COVID-19, IL CERCHIO SI STRINGE? IN ALLARME E SOTTO STRETTA OSSERVAZIONE IL TRIBUNALE CIVILE DI LECCE
Il cerchio del contagio sembra stringersi attorno a molti luoghi di lavoro: tra questi il Tribunale di Lecce.
Presso il Tribunale si è svolto mercoledì l’incontro da remoto con i sindacati sull’attuazione del lavoro agile, al fine del contenimento del contagio nell’emergenza; per altri impegni del’Ufficio è stato però rinviato a venerdì 6 novembre. Altre contrattazioni in videoconferenza sono già previste sempre in settimana presso la Corte di appello e la Procura generale
“Le decisioni sulle misure organizzative però – dice Giovanni Rizzo, segretario regionale del sindacato Confsal-Unsa – rischiano di essere scavalcate e disarmate dal rapido peggioramento dell’emergenza sia in generale sia negli stessi uffici giudiziari”.
Infatti, è stato segnalato un caso di positività al Covid-19 nella famiglia di un dipendente in servizio presso il Tribunale di via Brenta.
“Ci risulta che il dipendente del Tribunale sia stato sottoposto a tampone – continua Giovanni Rizzo – e quindi egli per ora può essere qualificato solo come contatto stretto di un positivo con relativa quarantena, mentre i colleghi di ufficio sono qualificabili come contatti indiretti. Se malauguratamente il dipendente sarà trovato positivo, i colleghi (ma si pensi anche al personale di ditte esterne, ai magistrati e agli avvocati) che lo hanno frequentato nei modi descritti dai protocolli saranno qualificati contatti stretti con relativa ipotesi di quarantena e di altre misure di prevezione. E’ inutile nascondersi che ciò influirebbe pesantemente sui servizi, poiché il numero delle persone da tracciare (a cura anche del medico competente), da seguire dentro e fuori l’ufficio e da isolare diverrebbe davvero molto elevato. Chiediamo quindi all’amministrazione e alla ASL di compiere uno sforzo sottoponendo a tampone l’intero personale del settore civile di via Brenta. Il potenziale aggravamento giustifica inoltre l’interessamento del sig Prefetto in esercizio dell’art. 11 del DPCM del 24.10.2020, che per la seconda volta la Confsal-Unsa richiede”.
Il segr. Regionale – Giovanni Rizzo



