Egregio Direttore, le invio di seguito una mia proposta nella speranza di vederla pubblicata sulla sua testata “il Gallo”, qualora dovesse ritenerla degna di attenzione e utile per i suoi lettori.
In ogni caso grazie per l’attenzione che vorrà dedicarle nel leggerla.
Non sono candidato, pertanto questo mio scritto non mira a fare propaganda elettorale, né tantomeno a screditare i sei candidati sindaco che, con dedizione, si sono messi al servizio del nostro paese.
Tuttavia, tra le tante domande poste nel confronto dei candidati sindaco tenutosi in città, avrei voluto rivolgerne una precisa a tutti loro: nella prossima imminente stagione estiva, dove andremo a fare il bagno?
Giorni fa scrivevo sui social che il mare di Tricase Porto e Marina Serra non è fatto solo di acqua e roccia.
È fatto anche di persone che lo vivono da generazioni.
Entriamo nel vivo della questione.
È vero: l’ordinanza n° 28 del 2012 della Capitaneria sancisce il divieto di balneazione nel porto, eccetto che sulla storica spiaggetta di Tricase Porto.
È altrettanto vero, però, che questa norma è stata saggiamente disattesa per anni.
Oggi lo scenario sta cambiando: la Guardia Costiera è già passata dal “Bolina” per intimare il rispetto del divieto, annunciando che a breve l’area portuale sarà interamente transennata, proprio come la piscina di Marina Serra.
Il nostro porto non può essere considerato solo un ormeggio per le barche, né un monumento freddo da guardare da lontano.
Non lo dico solo io ma lo stabilisce chiaramente il D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio): un bene culturale deve essere fruibile da tutti i cittadini.
A Tricase la balneazione è parte della storia tanto quanto le sue pietre!
Toglierci questa possibilità significa spegnere l’anima del porto e, di conseguenza, colpire duramente l’economia dei bar e dei ristoranti della zona.
Nel 2025 i dati stimati indicano flussi di circa 15.000 bagnanti a giugno, 25.000 a luglio e 40.000 ad agosto.
Questi numeri non si cancellano con un pugno di divieti: serve una soluzione immediata.
Per l’imminente stagione, l’unica via per salvaguardare il territorio è adottare le misure degli anni passati: delimitare lo specchio d’acqua con boe galleggianti dalla spiaggetta fino a Punta Cannone e al Muraglione, garantendo la coesistenza in sicurezza tra imbarcazioni e bagnanti.
Subito dopo, bisognerà avviare una progettazione definitiva.
Una soluzione strutturale potrebbe essere la divisione del porto in due aree, installando banchine amovibili e non impattanti – sul modello di Santa Maria di Leuca – dal muraglione alle scalette del Bolina.
In questo modo si lascerebbero la spiaggetta, punta cannone e il muraglione a uso esclusivo dei bagnanti, riservando ai diportisti la restante parte e il porto nuovo.
Questo piano richiederebbe la creazione di un varco di uscita a sud, protetto da un molo di contenimento contro le mareggiate.
Se si trovano i miliardi per il Ponte di Messina, si possono intercettare i fondi anche per quest’opera.
Non si accampi la scusa della qualità dell’acqua: i dati ufficiali di ARPA Puglia, e da ultimo l’ottenimento della bandiera blu, certificano acque “eccellenti” a ridosso del porto e le analisi delle micro alghe nel porto escludono ogni criticità sanitaria.
Al di là dei dati, io ho 74 anni e mi bagno qui da una vita – anche d’inverno – e come me migliaia di persone, senza che nessuno abbia mai contratto un malanno.
Grazie a correnti e sorgenti, il ricambio d’acqua nel nostro porto è repentino e naturale.
Semmai, è più malsana l’aria che respiriamo ogni giorno in città.
Né tantomeno si pensi che “riattivare le discese al mare” sulla costa rocciosa risolva il problema dei bagnanti. Chi conosce il nostro litorale sa che in estate il mare aperto è quasi sempre mosso, profondo e impraticabile.
Le discese servirebbero solo a qualche pescatore, non alle famiglie. Ricordiamo bene quante persone sono state risucchiate dal mare mosso sulla costa, non ultima la nostra concittadina nei pressi della piscina di Marina Serra.
Ricordiamo anche le strutture fragili spazzate via dalle mareggiate, come il ponticello a Marina Serra o la dispendiosa pedana a Tricase Porto, danneggiata prima ancora del montaggio completo.
La costa è fragile ed esposta: ecco perché servono progetti strutturali fissi e sicuri dentro il porto.
Voglio infine sollevare un caso emblematico: la sbarra montata sulla rampa d’accesso che impedisce il passaggio a pedoni, carrozzine e diversamente abili!
Questo provvedimento contrasta con lo spirito del Codice dei Beni Culturali e viola palesemente l’Articolo 10, comma 4 del Regolamento del Comune di Tricase del 22/9/2024, il quale consente la libera circolazione nelle aree operative, salvo dove vi siano operazioni pericolose in corso.
Glia accessi al mare vanno ampliati non ridotti; qualsiasi Amministrazione lungimirante non può usare le transenne e i divieti come unica risposta ai problemi.
Rivolgo un caloroso “in bocca al lupo” a tutti i candidati sindaco e ai futuri consiglieri.
Ai leoni di tastiera chiedo un dibattito civile e costruttivo, pur nella divergenza di vedute e opinioni.
Franco Turco



