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di Giuseppe Cerfeda
Le immagini della pedana comparsa nei giorni scorsi a Tricase Porto avevano acceso una discussione che, nel giro di poche ore, aveva travalicato i confini dei social trasformandosi in un caso politico e amministrativo.
Poi, quasi all’improvviso, la struttura è sparita, alimentando quello che in molti già definiscono il “giallo della pedana scomparsa”.
Al centro del confronto restano l’utilizzo degli spazi demaniali, la convivenza tra attività nautiche e balneazione e la sicurezza nello specchio portuale.
La pedana stagionale, installata nei pressi del Bolina per consentire l’attracco e l’accesso alle imbarcazioni in condizioni più sicure, sarebbe stata rimossa dopo pochi giorni per un presunto problema tecnico sul quale concessionario e Comune starebbero lavorando per trovare una soluzione e consentirne il riposizionamento.
L’obiettivo dichiarato resta quello di garantire maggiore sicurezza ai diportisti, evitando scivolamenti e difficoltà durante l’imbarco.
LA CAMPAGNA WHATSAPP
La discussione è stata alimentata da una tambureggiante campagna whatsapp con alcuni tricasini che chiedevano il ripristino di quello che, secondo loro, «deturpa ciò che per decenni è stato un patrimonio della città» e che «per qualche misero euro mercifica le nostre vita e cultura, il bagno nel porto».
I promotori dell’iniziativa invocavano supporto per dire «basta a soprusi, ordinanze e divieti. Vogliamo vivere il nostro mare come abbiamo sempre fatto».
IL CONCESSIONARIO DEL PORTO
Ignazio Turco, concessionario del porto per conto di Hobby Nautica S.n.c., aveva chiarito che la struttura era stata «realizzata nel pieno rispetto delle regole e dei dettami del Comune» (il nuovo regolamento è stato approvato all’unanimità in consiglio comunale, nda).
La pedana, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto avere carattere stagionale, con rimozione prevista al termine dell’estate.
Turco aveva inoltre ribadito che «l’area interessata rientra nello spazio demaniale già concesso alla società concessionaria del porto», escludendo utilizzi impropri o occupazioni arbitrarie.
Resta ora da capire quando il piccolo balletto della pedana potrà concludersi e se la struttura tornerà effettivamente al suo posto dopo gli aggiustamenti annunciati.
IL CLIMA RESTA ACCESO
Le spiegazioni, almeno per ora, non hanno attenuato il malumore che attraversa una parte della comunità locale.
Attorno al porto si intrecciano infatti questioni che investono un equilibrio delicato, consolidatosi negli anni tra consuetudini estive, turismo, attività nautiche e fruizione balneare.
Il punto più sensibile resta quello della balneazione nell’area portuale, pratica che nei mesi estivi ha caratterizzato diverse zone del porto di Tricase, pur in presenza di ordinanze che vietano i bagni negli ambiti portuali e nelle aree limitrofe agli accessi delle imbarcazioni.
LO SPAZIO DEDICATO ALLA BALNEAZIONE
La balneazione, intanto, resterà vietata fino a quando non sarà chiaramente delimitata (con le boe) la zona interdetta alle barche e destinata ai bagnanti.
Quale sarà la zona di balneazione? Immaginate un lido (con tanto di bagnino come prevede la normativa) in una sorta di triangolo: la base coincide con la spiaggetta, mentre i due lati seguono, da un lato, la banchina che conduce verso Punta Cannone e, dall’altro, una linea immaginaria (dal punto 1 al punto 2, vedi foto) che collega il punto di partenza della nuova pedana, (vicino al Bolina), con il centro della banchina di Punta Cannone, grosso modo all’altezza del faro rosso recentemente installato sui muraglioni.

L’intera area oltre le boe che delimiteranno questo perimetro sarà riservata esclusivamente al transito delle imbarcazioni e dunque interdetta alla balneazione.
Secondo quanto trapela da ambienti marittimi e amministrativi, la Capitaneria di Porto avrebbe manifestato la volontà di richiamare con maggiore rigore il rispetto delle disposizioni vigenti, applicando il divieto con criteri analoghi a quelli adottati negli altri porti italiani.
Altro punto: da quest’anno nello specchio d’acqua del porto non potranno più essere ormeggiate barche in seconda fila!
SICUREZZA E RESPONSABILITÀ
Sul tema abbiamo coinvolto anche il comandante Angelo De Tommasi, referente stampa della Capitaneria di Porto per la provincia di Lecce, che ricostruisce competenze, limiti e responsabilità tra Comune e autorità marittime.
Dalle sue parole emerge un principio considerato centrale: la necessità di evitare la promiscuità tra bagnanti e traffico nautico, soprattutto in aree dove operano imbarcazioni a motore e dove eventuali avarie o manovre impreviste possono trasformarsi in situazioni di pericolo.
De Tommasi chiarisce, inoltre, il ruolo della Capitaneria rispetto alle concessioni demaniali, ribadendo che la competenza amministrativa appartiene al Comune, mentre all’autorità marittima spettano le valutazioni tecnico-nautiche e gli aspetti legati alla sicurezza della navigazione.
NEL SEGNO DELLE REGOLE
La vicenda della pedana mettietogli diventa così il primo tassello di una discussione più ampia sul futuro del porto e sulla gestione degli spazi pubblici a mare.
Da una parte le esigenze delle attività nautiche e degli operatori concessionari, dall’altra le abitudini di residenti e turisti che da anni vivono il porto anche come luogo di balneazione.
Il confronto è appena iniziato. E promette di diventare uno dei temi più delicati dell’estate tricasina.
IL NODO SICUREZZA
Dopo il montaggio (e smontaggio) della pedana è esploso il dibattito tra residenti, operatori e frequentatori del porto.
Sullo sfondo il richiamo della Capitaneria di Porto al rispetto del divieto di balneazione previsto nelle aree portuali.
Il comandante Angelo De Tommasi chiarisce competenze, limiti e responsabilità tra Comune e autorità marittima.
Nel dibattito che da settimane accompagna la situazione del porto di Tricase, tra concessioni demaniali, utilizzo dello specchio d’acqua e sicurezza della balneazione, il chiarimento istituzionale assume un valore decisivo.
A fare ordine è proprio Capitano De Tommasi, che ricostruisce il quadro normativo e amministrativo entro cui si muovono Comune e autorità marittime.
«Per quanto riguarda la gestione del demanio marittimo destinato ad attività turistico-ricreative, comprese le concessioni legate alla nautica da diporto, la competenza appartiene agli enti locali. In questo caso al Comune, che opera su delega della Regione. La Capitaneria esprime un parere preventivo sugli aspetti tecnico-nautici e sulla sicurezza, mentre il provvedimento concessorio resta di esclusiva competenza comunale».
COMPETENZE DISTINTE
Un passaggio che definisce con nettezza la distinzione tra funzioni autorizzative e funzioni di vigilanza.
La Capitaneria, dunque, interviene sul piano della sicurezza della navigazione, mentre la titolarità amministrativa delle concessioni ricade sul Comune.
«Il parere della Capitaneria è necessario, soprattutto sugli aspetti legati alla sicurezza, però non ha carattere pienamente vincolante. Da molti anni le concessioni per porticcioli turistici e servizi ricreativi non vengono più rilasciate dalle Capitanerie di Porto. La competenza amministrativa, lo ribadisco, è comunale».
LA BALNEAZIONE IN AREA PORTUALE
Il nodo centrale resta quello della promiscuità tra attività balneare e traffico nautico.
Un tema che nel porto di Tricase torna ciclicamente al centro delle discussioni, soprattutto nei mesi estivi.
«L’ordinanza di sicurezza balneare parla chiaramente di divieto di balneazione negli ambiti portuali e fino a 200 metri dagli ingressi e dalle opere portuali. Il principio fondamentale è evitare la promiscuità tra bagnanti e barche a motore. La valutazione sulla sicurezza deve considerare anche eventuali avarie o situazioni impreviste durante le manovre delle imbarcazioni».
PREVENZIONE E RISCHI LEGATI ALLA NAVIGAZIONE
Il riferimento non riguarda soltanto la disciplina formale è anche una questione di prevenzione concreta.
L’eventualità di un’imbarcazione fuori controllo, spiegano dalla Capitaneria, rappresenta un rischio reale che giustifica l’esistenza di margini di sicurezza particolarmente rigidi.
Quella di Tricase, dove da anni parte dello specchio d’acqua portuale viene utilizzato anche per la balneazione, viene descritta come una situazione consolidata nel tempo, conosciuta dalla comunità locale, pur restando delicata sotto il profilo normativo.
INFORMAZIONE E CONSAPEVOLEZZA
Il referente stampa della Capitaneria di Porto avverte: «La cosa importante è che ogni situazione sia conosciuta e conoscibile. Chi frequenta abitualmente quei luoghi può essere consapevole dei rischi e delle regole, però il turista occasionale deve avere la possibilità di comprendere immediatamente quali siano i divieti e le condizioni presenti. La segnalazione e l’informazione restano aspetti fondamentali».
LE SANZIONI PREVISTE DALLE ORDINANZE
Vale la pena ricordare che sul fronte delle sanzioni, la normativa prevede importi rilevanti per chi viola le ordinanze balneari.
Così il Cap. De Tommasi: «La disciplina standard parla di una sanzione amministrativa da 1.032 euro. In alcune fattispecie turistico-ricreative la sanzione può ridursi a 100 euro. Diverso il caso delle unità professionali o utilizzate per attività lavorative: in quel caso le violazioni comportano conseguenze ben più severe».




