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È morto Enzo Bitonti, storico direttore della fotografia della Rai, originario di Tricase. Aveva 93 anni e alle spalle una lunga carriera trascorsa dietro la macchina da presa, al servizio del racconto televisivo e dell’informazione.
Una vita professionale che lo aveva portato lontano dal Salento, seguendo per la Rai alcuni dei passaggi più delicati e significativi della seconda metà del Novecento. Guerre, crisi internazionali, grandi avvenimenti politici e sociali: Bitonti apparteneva a quella generazione di operatori che raccontava il mondo attraverso le immagini, spesso direttamente dai luoghi in cui la storia prendeva forma.
Nato a Tricase nel 1933 e cresciuto in una famiglia legata alla fotografia, aveva poi affinato la propria formazione a Roma, dove iniziò il lungo percorso professionale in Rai nei primi anni Sessanta. Nel corso dei decenni lavorò a reportage, documentari e produzioni televisive, collaborando con giornalisti, registi e protagonisti della cultura italiana.
Tra le esperienze più importanti della sua carriera figurano le missioni in Medio Oriente, i reportage realizzati in Africa e i lavori dedicati ai grandi conflitti del Novecento. Il suo obiettivo seguì anche momenti destinati a entrare nell’immaginario collettivo europeo, fino agli anni della caduta del Muro di Berlino.
Accanto all’attualità e al giornalismo d’inchiesta, Bitonti coltivò anche una forte attenzione per il cinema, la cultura e la musica. Il suo nome è legato a numerose produzioni Rai e a lavori che, ancora oggi, costituiscono parte dell’archivio storico della televisione pubblica.
Nelle ultime ore della sua vita ha ricevuto a Tricase la benedizione del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, in visita nel Salento. Un momento dal forte valore simbolico per un uomo che aveva conservato nel tempo un legame particolare con la Terra Santa.
Nonostante Roma fosse diventata il centro della sua vita professionale, Bitonti non aveva mai smesso di tornare a Tricase e nel Capo di Leuca, ritrovando ogni estate i luoghi della propria infanzia e la casa affacciata sul Ciolo.
Se ne va così una figura che ha attraversato da protagonista una lunga stagione della Rai, quando il racconto televisivo passava anche dalla capacità di scegliere un’inquadratura, attendere la luce giusta e lasciare che fossero le immagini a parlare.




