Attualità
“Una domenica da dimenticare, Rocco lo ricordo così”
In Redazione la moglie del 49enne di Ruffano, tragicamente scomparso in moto: “Per Rocco si è mobilitata tantissima gente, voglio ringraziare pubblicamente tutti”
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di Sefora Cucci
Il volto, emblematicamente assorto nella consapevolezza delle impellenze che queste ore le richiedono, e uno sguardo proiettato altrove.
In quell’altrove dove i pensieri sono rivolti al futuro, suo e dei suoi figli.
Con emozione e commozione, Sabrina è stata accolta nella nostra Redazione con il calore e la dignità che la situazione ci ha imposto. Si è presentata da sola all’appuntamento.
Ad una settimana dal tragico incidente costato la vita a Rocco Perrone, originario di Casarano e residente a Ruffano, la moglie Sabrina Ciullo, ha chiesto alla nostra Redazione di poter rivolgere un ringraziamento alla comunità.
Il bisogno di dire “grazie”
Prima di riprendere la sua vita in mano e ricostruire inevitabilmente nuovi equilibri, Sabrina ha voluto incontrarci perchè ringraziare la comunità che le è stata vicina in questi giorni, e soprattutto durante i funerali, «è un dovere che non può solo passare dal mio profilo social» ma, «sono certa che attraverso il vostro giornale e con la comodità di un click, potrà arrivare davvero a tutti».
Il ricordo di Rocco
Sabrina è figlia unica e il suo papà era un macellaio. «Il destino ha voluto che ne incontrassi un altro e diventasse mio marito». E Rocco era un macellaio ironico, come già raccontato sulle nostre pagine.
Un uomo infaticabile, la cui attività (macelleria di giorno e braceria di sera), esprimeva la sua etica del lavoro come valore imprescindibile da trasmettere ai figli.
Sul suo profilo social, infatti, si incontrano tante ricette dettate da Rocco, che aveva un pensiero proprio per tutti, anche per chi non aveva troppa voglia di mettersi a cucinare.
Il giorno dell’incidente
La tragica mattina di domenica 26 aprile, Sabrina è arrivata sul posto con il figlio più piccolo, dopo una telefonata della cognata. Carabinieri e 118 erano già lì. Racconta così quel drammatico momento:
«Non dimenticherò mai quel lenzuolo bianco. Quella parte del lenzuolo che non riusciva a coprire Rocco e lasciava intravedere gli stivali che gli avevo regalato».
Sono stati giorni complessi. Le indagini sono ancora in corso per stabilire la dinamica degli eventi e le responsabilità.
La voce di Rocco nel cuore di Sabrina
Dentro Sabrina restano i messaggi vocali che Rocco aveva inviato alla nipote, il giorno prima di morire. Una coincidenza che ha il sapore amaro della fatalità in cui l’uomo dice:
«La vita è difficile. Nella vita ci sono tante volte in cui cadi ma ti devi alzare, più forte di prima. La vita è troppo bella, è troppo importante per buttarla via o per non tenerne cura».
E ancora, aggiunge Rocco:
«Nella vita ci sono tanti momenti belli, tante soddisfazioni, tanti ricordi, tante esperienze e non puoi non viverla. Ci sono pure momenti brutti ma sono proprio quelli che rendono la vita BELLA».
Oggi, queste parole, nate senza alcun presagio, risuonano con una forza quasi irreale. Come un testamento lasciato per caso dal destino, trasformatosi in un conforto profondo per la sua famiglia, sospeso tra la coincidenza e la fatalità.
La forza della Comunità: i ringraziamenti
Un dato costante che non ha mai abbandonato Sabrina è stato il calore delle persone. Della comunità tutta. «Non ho mai visto tanta gente» dichiara, riferendosi ai funerali di Rocco, e aggiunge «la vicinanza di tutti è stata un conforto. Non mi sono sentita mai sola. Tra le tante emozioni forti, ricordo quando sono venute le maestre della scuola, in cui lavoro come collaboratrice scolastica, a porgermi il loro affetto e quello dei bambini con le rispettive famiglie; ancora, la presenza dei dirigenti, dei docenti e dei compagni di classe delle scuole dei miei figli; i bikers di Casarano; i nostri cari clienti e tanti altri.
É stato confortante. Si sono mobilitati tutti e tutto questo mi ha dato una forza maggiore per andare avanti».
Nel ricordo di questa grande ondata di umanità, continua: «Grazie a tutti. Grazie per la vicinanza che mi avete dimostrato in questo momento di dolore perché avevo bisogno della vicinanza di tutti.
Il ringraziamento più grande va ai miei genitori Nadia e Gino perché, essendo figlia unica, si sono stretti attorno a me e ai miei figli. E ancora, a mia cognata Loredana per tutto l’amore che riesce a trasmettermi».
Un Amore che resta
Un moto di speranza conclude il suo discorso: «Era tutto per me. La mia forza. La mia Vita. Ha fatto di tutto per me e mi ha insegnato moltissimo. Sono certa che lui direbbe la stessa cosa di me. Spero che da lassù possa proteggere i nostri figli».
Rocco riposa nel cimitero di Casarano, come da sue volontà, accanto ai suoi cari.
Nel giorno dei funerali, quando il feretro ha sostato all’ingresso del camposanto, gli amici gli hanno reso omaggio con un ultimo, intenso saluto, affidato al rombo delle loro moto.
Attualità
Collemeto ritrova il suo medico: torna un presidio di salute per la comunità
Dopo mesi di carenza sanitaria seguiti al pensionamento dell’ultimo titolare, il dottor Alessandro Trono guiderà il nuovo ambulatorio di assistenza primaria
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La frazione di Collemeto vince la sfida contro la carenza di assistenza sanitaria territoriale e ritrova finalmente il suo presidio di salute.
Dopo un periodo di incertezza seguito al pensionamento dell’ultimo medico titolare nel 2025, i cittadini possono ora contare sulla presenza costante del dottor Alessandro Trono, che guiderà il nuovo ambulatorio di assistenza primaria.
Il risultato è il frutto di una sinergia istituzionale in cui Antonio Giovanni De Maria, presidente
dell’Ordine dei Medici di Lecce e referente aziendale per le Cure Primarie della ASL di Lecce, ha speso le forze in un’azione di mediazione che ha fatto leva sulla sua profonda conoscenza delle dinamiche territoriali.
Il lavoro di concerto ha permesso il superamento delle criticità burocratiche e logistiche, creando le condizioni ideali per attrarre un nuovo professionista nella frazione.
Importante anche il ruolo dell’amministrazione comunale di Galatina per individuare una sede idonea, mettendo a disposizione e ristrutturando integralmente un suo immobile situato in via Sassari, nei pressi dell’ufficio postale e dell’anagrafe.
La scelta strategica del luogo trasforma l’area in un vero e proprio polo di servizi integrati per la cittadinanza. «Avevamo preso un impegno solenne per garantire la presenza di un medico di Medicina Generale a Collemeto – afferma il presidente De Maria – e oggi possiamo dire di averlo mantenuto. Attraverso una certosina attività di concertazione tra Ordine, ASL e Comune, siamo riusciti a rispondere con efficacia alle richieste della comunità, garantendo quei principi di prossimità e fiducia che sono alla base del nostro sistema sanitario. Il dottor Trono saprà sicuramente interpretare al meglio le necessità assistenziali di questo territorio. Rafforzare la medicina di base è un tassello fondamentale per evitare accessi impropri ai Pronto soccorso e permettere agli ospedali di concentrarsi sulle acuzie, restituendo dignità alla cura territoriale. Come sempre l’Ordine è pronto e in prima linea per tutelare i colleghi e la salute pubblica».
Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Galatina, Fabio Vergine, che ha sottolineato
l’importanza dell’investimento strutturale compiuto dall’ente: «Come amministrazione abbiamo
voluto dare una risposta concreta e immediata mettendo a disposizione un immobile comunale
completamente a norma secondo le linee guida ASL. Restituire un ambulatorio moderno e funzionale a Collemeto significa investire sul benessere dei nostri concittadini, facilitando l’accesso alle cure e creando un punto di riferimento essenziale per le famiglie, proprio accanto agli altri uffici comunali di prossimità».
L’apertura dell’ambulatorio rappresenta un modello virtuoso di buona amministrazione e lavoro di
squadra, reso possibile anche grazie alla collaborazione del direttore del Distretto Socio Sanitario di
Galatina, Fabrizio Ciullo.
Da oggi, Collemeto non è più una periferia sanitaria, ma un esempio di come la cooperazione tra enti possa risolvere i problemi reali della popolazione.
Attualità
Un po’ di Casarano ai Giochi del Mediterraneo
Dalla provincia salentina ai grandi palcoscenici UEFA: la Green & Sport di Casarano protagonista della realizzazione dei terreni di gioco per gli impianti dei Giochi del Mediterraneo tra Taranto e Lecce
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di Antonio Memmi
A volte le eccellenze italiane non fanno rumore, non hanno uffici scintillanti a Milano, né manager che parlano inglese a ogni frase ma crescono lontano dai riflettori, in silenzio, tra competenza, sacrificio e chilometri macinati sui cantieri.
È il caso della Green & Sport di Casarano, un’azienda che da oltre trent’anni lavora dove il calcio vero comincia: sotto i piedi dei campioni.
Perché il prato di uno stadio non è un dettaglio estetico ma è tecnologia, ingegneria, agronomia e persino precisione chirurgica; è una macchina viva che deve reggere pioggia, sole, tacchetti, televisioni e milioni di euro di interessi. E quando UEFA e grandi consorzi di aziende e progettisti devono scegliere a chi affidare lavori delicatissimi, non guardano i proclami ma guardano la storia, i risultati e soprattutto l’affidabilità.
Non è un caso quindi che Green & Sport abbia appena firmato i contratti per due interventi tra i più importanti del panorama sportivo italiano. Il primo riguarda il nuovo terreno di gioco dello stadio “Erasmo Iacovone” di Taranto, impianto destinato a diventare un UEFA 3, cioè idoneo a ospitare competizioni europee fino alle semifinali di Champions League. Il secondo è ancora più prestigioso: il nuovo stadio di Lecce, omologato UEFA 4, il massimo standard possibile, quello che consente addirittura di ospitare una finale di Champions.
Dietro queste definizioni fredde e burocratiche si nasconde però un mondo di complessità enorme. In entrambe gli stadi infatti, il terreno di gioco dovrà essere completamente demolito, ricostruito da zero e a Lecce perfino spostato di quattro metri verso la tribuna. Non una semplice risistemazione, ma una trasformazione integrale.
E ogni fase dovrà ovviamente rispettare rigidissimi parametri UEFA: dalla stratigrafia del drenaggio all’impianto di irrigazione, fino alla risposta elastica con i materiali utilizzati del terreno. Nulla viene quindi lasciato al caso, soprattutto l’erba che poi è il risultato finale di tanto lavoro. Per entrambe gli stadi sarà utilizzata erba naturale in macroterma, quella che nel linguaggio comune viene chiamata “gramigna”.
Questa è una scelta tecnica precisa, studiata per resistere alle temperature del Sud e garantire durata, compattezza e capacità di recupero. Le zolle arriveranno a bordo di almeno 25 camion bilico refrigerati, in big roll lunghi 10 metri e larghi 1,20.
Un’operazione logistica impressionante, quasi militare per organizzazione e tempistiche. La vera impresa, però, è un’altra: i due lavori infatti dovranno procedere quasi in contemporanea quando già uno soltanto basterebbe a impegnare uomini, mezzi e competenze per mesi. I tempi quindi sono strettissimi, perché gli impianti dovranno essere pronti per i Giochi del Mediterraneo, con Taranto destinata addirittura a ospitarne la cerimonia inaugurale.
In questo scenario ad altissima pressione, dove ogni errore può trasformarsi in un problema mondiale, la scelta è ricaduta proprio su una realtà di Casarano; e questa non è soltanto una notizia sportiva ma è una notizia che riguarda un territorio intero.
Perché Green & Sport non arriva qui per caso. Negli anni ha lavorato su impianti che hanno ospitato gare internazionali e match di livello FIFA, costruendo credibilità sul campo, nel senso più letterale possibile del termine, senza marketing aggressivo, senza slogan ma solo con la professionalità. E forse è proprio questa la lezione più bella, in un’Italia che troppo spesso racconta il Sud come periferia dell’eccellenza, c’è invece un’azienda salentina che viene scelta per realizzare campi destinati al calcio internazionale più importante; significa che competenza, serietà ed esperienza possono ancora vincere sulle geografie e sulle conoscenze.
Casarano, stavolta, non è semplicemente il luogo da cui parte un’impresa ma è il simbolo di una professionalità che ha saputo conquistarsi il rispetto nazionale metro dopo metro (o zolla dopo zolla).
Attualità
Bandiera Blu a San Cataldo, la minoranza gela l’entusiasmo
La minoranza accoglie positivamente la conferma della Bandiera Blu per San Cataldo e Frigole, ma chiede all’amministrazione di Lecce tempi certi, un cronoprogramma pubblico e un’accelerazione immediata sugli interventi del CIS e sulla gestione delle marine
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La riconferma della Bandiera Blu a San Cataldo e alla Marina di Frigole con il bacino di Acquatina e Idrovora viene accolta dai consiglieri di minoranza del ccomune di Lecce come «una buona notizia per Lecce e per il suo sistema turistico», ma anche come un passaggio che impone subito un’accelerazione sulle politiche per le marine.
Nel comunicato firmato da Christian Gnoni, Antonio De Matteis, Giovanni Occhineri, Andrea Fiore e Marco De Matteis, il riconoscimento viene definito «importante che valorizza qualità ambientale, servizi e capacità di costruire un’offerta turistica sempre più attenta alla sostenibilità e alla qualità del mare». Un risultato che, precisano, «va accolto positivamente e deve spingere tutta la città a fare ancora di più».
Il richiamo alla continuità amministrativa
I consiglieri sottolineano come il risultato non sia improvviso: «La Bandiera Blu non nasce in pochi mesi, ma è il frutto di un percorso amministrativo e tecnico costruito nel tempo, fatto di investimenti, miglioramento degli standard e attenzione costante».
Nel testo viene richiamato anche il ruolo della precedente amministrazione: «Un lavoro avviato nella passata amministrazione, nel quale va riconosciuto anche il contributo dell’ex assessora all’Ambiente, Angela Valli, che ha seguito il percorso di candidatura e consolidamento del riconoscimento».
Nessun traguardo, ma una partenza
Nel comunicato i consiglieri chiariscono la loro posizione senza ambiguità: «La Bandiera Blu non può essere considerata un punto di arrivo. Deve diventare il punto di partenza di una strategia più ambiziosa sulle marine leccesi».
Le marine di San Cataldo e Frigole vengono descritte come aree con grande potenziale, ma ancora penalizzate da carenze strutturali: «Le marine leccesi hanno un potenziale enorme sul piano turistico, ambientale ed economico, ma necessitano ancora di investimenti strutturali, servizi efficienti, manutenzione, mobilità e una visione capace di renderle sempre più attrattive durante tutto l’anno e non soltanto nei mesi estivi».
CIS sotto accusa: serve un cronoprogramma pubblico
Il punto più critico riguarda il Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) Lecce–Brindisi–Costa Adriatica, indicato come leva strategica per il territorio.
Nel comunicato si elencano gli interventi previsti: «la riqualificazione dei lungomari e della darsena di San Cataldo, l’approdo di Frigole, l’ecomuseo delle bonifiche e nuove infrastrutture di valorizzazione del paesaggio costiero».
Ma la minoranza denuncia uno stallo: «Ad oggi, tuttavia, dagli atti pubblici disponibili emerge che molti interventi risultano ancora in fase di attuazione e avvio».
Da qui la richiesta politica centrale: «presentare un cronoprogramma pubblico e dettagliato degli interventi del CIS sulle marine leccesi, indicando tempi, priorità e stato di avanzamento delle opere».
Ostello e manutenzione: le altre criticità
Nel mirino anche la gestione dell’Ostello della Gioventù, su cui i consiglieri chiedono chiarimenti: «ci risulta essere stato chiuso per l’intero anno e aperto solo per un’iniziativa natalizia di cui conserva ancora gli addobbi».
Il quadro si allarga poi alla gestione generale del territorio: «I cittadini, gli operatori turistici e le attività economiche hanno il diritto di sapere come si intende valorizzare l’Ostello e quando i progetti del CIS diventeranno finalmente realtà», oltre alla necessità di «un salto di qualità nella manutenzione ordinaria, ad oggi scarsa e disorganizzata».
La chiusura
Il comunicato si conclude con un appello politico allo sviluppo delle marine: «Lecce ha tutte le potenzialità per rafforzare il proprio rapporto con il mare e fare delle marine un motore stabile di sviluppo e qualità urbana».
E ancora: «La Bandiera Blu di San Cataldo è un patrimonio di tutta la città: valorizzarla significa avere il coraggio di programmare, accelerare e investire ancora di più».
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