Vino: Unci AgroAlimentare chiede una pausa ai nuovi vigneti

Il comparto vitivinicolo italiano è chiamato a fare i conti con una fase di profonda trasformazione. Il rallentamento dei consumi, l’aumento delle giacenze in cantina e una produzione che negli ultimi anni ha continuato ad espandersi stanno imponendo una riflessione sulle strategie da adottare per tutelare redditività e futuro delle aziende agricole.

A sollevare la questione è Unci AgroAlimentare, che indica nella sospensione temporanea dei nuovi impianti una delle possibili risposte alla situazione attuale. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, negli ultimi anni le superfici vitate sono cresciute a un ritmo di circa 7mila ettari all’anno, mentre il mercato mostra segnali di crescente difficoltà nell’assorbire l’offerta.

«Continuare ad ampliare le superfici – prosegue il dirigente dell’associazione di settore del mondo cooperativistico – in un mercato saturo rischia di innescare una spirale ribassista sui prezzi, scaricando tutto il peso della crisi sull’anello più vulnerabile della filiera: i nostri viticoltori».

Il nodo della redditività

Il rischio individuato è quello di una pressione sempre maggiore sui prezzi riconosciuti ai produttori, con conseguenze particolarmente pesanti per le piccole e medie aziende. In questa prospettiva, la cooperazione viene indicata come uno strumento in grado di rafforzare il potere contrattuale delle realtà più fragili e contribuire alla costruzione di un sistema più equilibrato.

L’obiettivo, secondo Unci AgroAlimentare, deve essere quello di preservare il valore economico del lavoro agricolo e garantire una remunerazione adeguata lungo la filiera, evitando che eventuali squilibri tra domanda e offerta finiscano per ricadere soprattutto sui viticoltori.

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Clima e vendemmie, un equilibrio sempre più difficile

Alla contrazione dei consumi e alle scorte accumulate si aggiunge l’impatto del cambiamento climatico. Temperature più elevate, vendemmie anticipate e rese sempre più variabili stanno modificando tempi e modalità della produzione, rendendo più complessa anche la gestione dei volumi in cantina.

Da qui la richiesta di strumenti economici, innovazione e misure capaci di sostenere le imprese nei momenti di maggiore difficoltà, soprattutto di fronte a fenomeni meteorologici estremi e a stagioni produttive sempre meno prevedibili.

Tradizione e nuove abitudini di consumo

Un altro fronte riguarda la capacità di difendere l’identità delle produzioni tradizionali senza rinunciare ad adattarsi ai cambiamenti del mercato. La valorizzazione del patrimonio vitivinicolo italiano dovrà quindi accompagnarsi a nuove strategie di comunicazione e a una maggiore attenzione verso l’evoluzione dei gusti dei consumatori.

La prospettiva indicata passa anche dalla ricerca di sbocchi commerciali fuori dai mercati tradizionali, dalla maggiore presenza internazionale e dalla valorizzazione di produzioni sostenibili e tracciabili.

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Frantoio Palma – Tra gli articoli

«Unci Agroalimentare – conclude Scognamiglio – continuerà a battersi al fianco delle cantine e dei viticoltori affinché il vino italiano rimanga simbolo di qualità, equità sociale e orgoglio territoriale. Fermarsi a riordinare le forze non è un atto di resa, ma un gesto di grande maturità strategica».