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Vita mia: nuovo film e nuova vita per Edoardo Winspeare

Il regista salentino si racconta partendo dal suo primo film di 30 anni fa Pizzicata, oggi…

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di Luigi Zito


Conobbi Edoardo negli anni in cui girava “Pizzicata”.


Io, rientrato da poco “a casa” dopo una esperienza all’estero, stanco di dover subire la “solita litania” che recitava che in Salento nulla è realizzabile, friggevo dalla voglia di poter cuocere un futuro diverso, scintillante che si concretizzasse per me e la mia terra. Questa smania mi portò a vivere tante esperienze: nella musica, nella politica, nel sociale, e a conoscere (ad esempio all’interno dell’associazione del Presepe Vivente di Tricase, di cui divenni presidente, giusto appunto in quel periodo), una fauna di personaggi che, col senno di poi, sconfessando la “solita litania”, qualcosa per la loro terra hanno costruito.


Edoardo è uno di questi: ricordo ancora quando ci incantava con i racconti di Pizzicata, del fascino che serbava per quel mondo contadino di una volta, di come lo rapisse, dell’inquietudine che metteva nel volercelo raccontare.


Oggi, 30 anni dopo, dopo tanta esperienza e tanti film alle spalle, sono qui a chiedere all’amico cosa ci riserverà la visione di questo nuovo lavoro (Vita mia esce nelle sale il prossimo 9 aprile) e di consegnare, a chi leggerà questa intervista, un po’ della sua anima, della bellezza, del fascino, della storia che (cocciutamente), specchiandosi con il suo mondo, ha voluto raccontare.

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TRENT’ANNI DOPO PIZZICATA


Sono passati 30 anni dal tuo primo film “Pizzicata”: come è cambiato il regista Edoardo e come si è evoluto il cinema nel frattempo?


«Pizzicata è stato girato nel ’94 (uscito nel ’96), mentre il mio primo documentario è del 1989. Fine anni ’80, inizio anni ’90, resisteva ancora qualcosa del mondo contadino, ora è totalmente scomparso. Allora non si faceva che parlare di manufatturiero ed è scomparso anche quello. Oggi la Xylella e l’incuria sono il segno più evidente che in campagna non c’è più nessuno. Il cinema è cambiato tantissimo: i primi lavori li giravo in pellicola e dovevo far stare tutto in uno chassis di 10 minuti. Che ansia! Col digitale è tutto più facile.


Ero inesperto, prima c’era un’idea sacrale dell’inquadratura: bisognava mettere la macchina, l’obiettivo, una fatica.

Non c’era Internet, non c’erano i telefonini: nel 1994 non ce l’aveva quasi nessuno. Ricordo durante le prime riprese che avevamo un cellulare grossissimo per tutta la troupe e che telefonare costava… l’iradiddio».


REALTA’, SOGNI ED AUTENTICITA’ DEL CINEMA SALENTINO


Nei tuoi film hai sempre raccontato un Salento umano, carico di umori e colori, tradizioni e trasformazioni, con attori poco noti e uso del dialetto, spesso definito dalla critica “neorealismo salentino”: è ancora così? Cosa è cambiato in tutto questo tempo?


«Certo che mi faccio ispirare dalla realtà. I miei film sono realistici, ma non sono dogmatico. A esempio, in questo film ci sono le allucinazioni, in “Sangue Vivo” raccontavamo gli effetti della droga, dell’eroina. Non sono uno duro e puro, ci sono anche i sogni. Sono alla continua ricerca di autenticità, per questo uso attori non professionisti e li faccio parlare nella loro lingua. Se giro un film nel Salento, voglio salentini. Trovo così bella questa Italia dove esistono tanti dialetti, tanti accenti. Sono il pioniere del cinema salentino e spero cogliate l’ironia di questa mia affermazione. Non sono un pioniere del cinema che so, spagnolo, siciliano ma di una piccola provincia, di una penisola nella penisola. Questo è il Salento, il Finis Terrae, è qualcosa di speciale dove si respira un’energia incredibile, meno omologata, ecco perché affermo sempre: “Qui finisce il mondo, ma ne inizia un altro di fantasia”».


I FILM PIU’ AMATI

A quale dei tuoi film sei più legato e ti riconosci di più? Avresti cambiato qualcosa?


«Sono legato un po’ a tutti i miei film, sono come dei figli: uno è più bello però è un somaro; l’altro è bravissimo a scuola ma è una frana negli sport; sono tutti imperfetti.


A quale tengo di più? Direi “Pizzicata”, il primo, con tutte le sue ingenuità, e poi “Sangue Vivo”, “In Grazia di Dio” e anche la “Vita in Comune”. Quelli più importanti, che sono costati un botto, come “Miracolo” e “Galantuomini”, un po’ meno.


Avrei cambiato un sacco di cose: li avrei fatti più brevi, lavorato di più sulla recitazione, anche se devo ammettere che la forza dei miei prodotti sta proprio nella recitazione autentica. Magari poi incontro “il cristiano di Patù” e mi rimprovera: “Ma quann’è che ca pii l’attori veri, ca cuntene italianu?” Perché questi non sono attori? Sono come noi, sono verosimili, quindi veri».


STORIA ED AMBIZIONI DI CASA MIA


Cosa deve aspettarsi chi andrà a vedere “Vita mia”? Di cosa parla? C’è ancora un forte radicamento col nostro territorio? È autobiografico?


«Di vedere una grande storia tra due donne, diverse in tutto: estrazione sociale, educazione, provenienza geografica, lingua e grazie a queste si riscoprono. Racconta di come certi pregiudizi si superano proprio grazie alla conoscenza.


Importante è anche il periodo storico in cui è ambientato il film. Espone i drammi, le stratificazioni dell’Europa e di come il nostro continente oggi («lo penso veramente»), sia una speranza, un faro di civiltà, anche per tutti ‘sti autocrati che abbiamo, a destra e a sinistra, sopra e sotto, con tutti questi pazzi che credono che ormai conti solo la forza! Noi abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle il nazifascismo, il totalitarismo di stampo sovietico e questo ci ha inspirato a realizzare un’Europa unita. Poi c’è il fascino della Transilvania, dove abbiamo girato.


Il Salento che traspare è diverso: testimonia di una famiglia aristocratica decaduta, impoverita («molto autobiografico questo»).

Mi sono ispirato alla vicenda di mia madre, discende da una famiglia dell’impero Austro-Ungarico, incarna proprio la Mittel-Europa, è la Principessa del Lichtenstein anche se nutre uno sviscerato amore per il Salento: asserisce che è una terra di grande civiltà, di grandissima civiltà».


Dai una buona ragione ai salentini affinché vadano a vedere il tuo nuovo film.


«Ci sono l’Europa, l’amicizia, la Seconda Guerra Mondiale, il senso di colpa, l’insopprimibile bisogno di dire la verità. È poi un film molto femminile, con un gran finale, con due donne fiere, forti e affascinanti».


LA DEDICA SPECIALE


A chi dedica questo tuo nuovo lavoro?


«Beh, facile, a mia madre. Le voglio dire, però, che lei è molto più simpatica del personaggio che mi ha ispirato, nel film mi sono lasciato decisamente prendere dal racconto…».


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La meglio gioventù di Nardò: è B1

Il futuro del volley italiano si costruisce tra esperienza e nuove promesse

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di Marco Mastroleo

Archiviate le competizioni per club, il movimento pallavolistico femminile italiano è ora rivolto ai prossimi tornei internazionali, tra cui spicca l’imminente campionato europeo, dove le azzurre avranno l’occasione di continuare la lunga scia di incredibili successi, aperti con l’oro olimpico di Parigi. Come rivelato dal C.T. Julio Velasco potrebbe esserci un piccolo sconvolgimento nelle convocazioni, con l’introduzione di alcune talentuosissime giovani, per prepararle al confronto con la scena internazionale.

Investire nella next gen, infatti, è un atto vitale per un movimento sportivo, sia per avere un solido ricambio generazionale che tenga sempre alto il livello della squadra, sia per rinvigorire la rosa con maggior talento, dinamicità, e sana sfrontatezza.

Questo è evidente soprattutto nelle squadre di club minori, ed è stato il principale motivo del successo della stagione della Dream Volley Nardò femminile, la quale, dopo trent’anni, ha conquistato lo storico traguardo della promozione in Serie B1.

Ad essere premiato sul campo è stato soprattutto il coraggio della società neretina di costruire intorno alle veterane colonne portanti della squadra una rosa giovane, risoluta e combattiva. Emblema di questa politica è stata la scelta affidare la fascia di capitano a Martina Gorgoni, classe 2003 di Cutrofiano, per il suo talento e la sua grinta.

Lei ha voluto sottolineare l’importanza di condividere lo spogliatoio con giocatrici più esperte, trovando in esse un importante punto di riferimento per la crescita sua e delle sue compagne: «Nonostante fossimo un gruppo molto giovane e con poca esperienza nel campionato di B2 siamo state brave a bilanciare questo aspetto grazie alla figura di giocatrici come Silvia Antonaci e alla sua esperienza all’interno dello spogliatoio. Questo connubio è stato la nostra vera arma: ci ha permesso di scendere in campo senza subire la pressione trasformandola in una grande voglia di dimostrare il nostro valore».

Vincere il girone I, infatti, è stata una impresa, vista la lotta serrata contro le le molisane dell’Europea 92 Isernia per la testa della classifica, spuntata per 1 punto: «Il campionato è stato estremamente equilibrato, ma fin dall’inizio è emerso il duello punto a punto con Isernia.  Vincere gli scontri diretti ci ha dato quella spinta in più ed una consapevolezza incredibile e ci ha fatto capire anche che, se eravamo in cima alla classifica, era solo perché lo avevamo meritato sul campo».

Il percorso verso la promozione ha avuto anche momenti critici – come un piccolo calo a metà stagione che aveva portato alla separazione con la coach Cristina Laudisa e il conseguente ingaggio di Fabio Saccomanno – ma sono stati brillantemente superati: «Non è stato un percorso semplice, in quanto abbiamo avuto dei cali, poi il cambio di panchina a metà stagione. È stata una sfida nella sfida, perché in questi casi la reazione del gruppo è sempre un’incognita. Fortunatamente, tra la nostra disponibilità e i meriti del nuovo allenatore è arrivata la svolta decisiva: da quel momento non abbiamo più perso un punto, raggiungendo l’obiettivo che tanto sognavamo».

Il ruolino di marcia nelle ultime giornate, infatti, è stato straordinario, con ben dieci vittorie consecutive che si sono rivelate decisive nell’economia del campionato, soprattutto l’ultima, lo scorso 9 maggio, quando la Dream Volley ha sconfitto per 3-1 il Cerignola davanti al pubblico di casa, scrivendo una delle pagine più importanti della pallavolo neretina. In totale sono stati 68 i punti conquistati, avvalorati da 23 vittorie e sole 3 sconfitte: «Personalmente ho sempre creduto nella forza della squadra, ma ad inizio anno non avrei mai immaginato di chiudere la stagione in questo modo».

Protagonisti della vittoria sono stati i tanti tifosi granata, che hanno costantemente riempito le tribune del Pala “Andrea Pasca”, per supportare le proprie beniamine: «Vedere il palazzetto sempre pieno, sentire la loro presenza anche nelle trasferte più lontane e l’impegno che ci hanno dedicato nell’ultima partita è stata l’emozione più grande. Sentire il calore della gente ci ha fatto capire quanto sia profondo il legare tra la squadra e la città. Giocare in una atmosfera del genere ti trasmette una carica che va oltre la tecnica o la tattica. Oggi posso dire di essere fiera di aver avuto le mie compagne al mio fianco in ogni allenamento e i miei “compagni” tifosi sugli spalti ogni domenica. Li ringrazio di cuore per tutto l’impegno e la dedizione che ci hanno dimostrato».

Anche le istituzioni politico-amministrative del territorio non hanno fatto mancare la propria vicinanza alla squadra, come ha dimostrato la presenza al Pala “Andrea Pasca”della vicesindaca Maria Grazia Sodero e del vicepresidente della Regione Puglia con delega allo Sport Cristian Casili. Anche la squadra di basket locale, la A9 Pallacanestro Nardò ha espresso i propri complimenti nei confronti delle loro colleghe pallavoliste, che, certamente, arriveranno ai nastri di partenza della prossima, storica, stagione in serie B1 con la voglia di continuare a stupire e a raggiungere nuovi orizzonti, grazie alla loro sana ambizione e carica giovanile.

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Salve celebra la Giornata della Marina Militare

Domenica 14 giugno appuntamento nella sala convegni comunale di via Roma con la manifestazione promossa dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia

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Si terrà domenica 14 giugno, a partire dalle ore 18.30, presso la sala convegni comunale di via Roma a Salve, la manifestazione dedicata alla Giornata della Marina Militare e all’anniversario dell’Impresa di Premuda.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia – Gruppo “N. Meuli – O. Romano” di Salve, con il patrocinio delle Città di Salve e Tricase e in collaborazione con Unione dei Comuni “Terra di Leuca.

Nel corso della serata si svolgerà anche il 13° Concorso di Disegno, momento ormai tradizionale dell’appuntamento, dedicato alla valorizzazione della memoria storica e dei valori legati al mare e alla Marina Militare.

Il programma prenderà il via alle 18.30 con il ritrovo delle associazioni e delle autorità nella sala convegni. Alle 18.45 è prevista l’apertura ufficiale della manifestazione, seguita dalle allocuzioni delle autorità.

Alle 18.55 spazio alla proiezione del filmFumo nero all’orizzonte”, mentre dalle 19 prenderà il via la premiazione dei partecipanti al concorso.

L’evento rappresenta un’occasione di incontro e riflessione sulla storia della Marina Militare italiana, nel ricordo dell’Impresa di Premuda, una delle azioni più significative della Prima Guerra Mondiale.

L’ingresso è libero.

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Aeroporto: il cantiere che riapre la partita del collegamento con il basso Salento

L’avvio dei lavori rappresenta un intervento chiave per migliorare la mobilità tra il nodo aeroportuale brindisino e il sistema territoriale salentino. Le parole dell’onorevole Andrea Caroppo durante il sopralluogo

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di Sefora Cucci

Con l’avvio ufficiale del cantiere per il collegamento ferroviario tra la stazione di Brindisi Centrale e l’Aeroporto del Salento, avvenuto lunedì 4 maggio, prende forma una delle opere infrastrutturali più rilevanti per la mobilità del Sud della Puglia. Un intervento strategico che punta a rafforzare l’integrazione tra trasporto ferroviario e aereo e a migliorare l’accessibilità del principale hub aeroportuale del Salento.

Il progetto nel dettaglio

Il progetto consiste nella realizzazione di un nuovo collegamento diretto, lungo circa sei chilometri, tra la stazione di Brindisi Centrale e l’Aeroporto del Salento, e di due raccordi a singolo binario, lunghi circa due chilometri, che si innestano sulle linee ferroviarie Lecce–Bari e Brindisi–Taranto.

È prevista inoltre la costruzione della nuova stazione “Brindisi Aeroporto”, dotata di due binari di stazionamento serviti da due marciapiedi esterni, pensata per garantire un accesso diretto ai flussi passeggeri.

Il valore complessivo dell’opera è pari a 161 milioni di euro, di cui 71 milioni finanziati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La conclusione dei lavori è prevista per il 2028.

Un’infrastruttura strategica per turismo e mobilità

L’intervento ha una forte valenza turistica: l’aeroporto di Brindisi rappresenta una delle principali porte d’ingresso al Salento e al Sud della Puglia, soprattutto nei mesi estivi. Il collegamento ferroviario punta a rendere più semplice e rapido l’arrivo dei visitatori.

Il messaggio politico rilanciato all’inaugurazione

Erano presenti all’inaugurazione del cantiere: il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, gli onorevoli Mauro D’Attis e Andrea Caroppo, le consigliere regionali Isabella Lettori e Loredana Capone e la responsabile della Struttura “Progetti Adriatica” della Direzione Investimenti di Rfi, Elisabetta Cucumazzo.

Spicca l’ intervento diffuso sui canali social dal parlamentare di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Trasporti, Andrea Caroppo, che ha rilanciato un messaggio dal forte valore simbolico e territoriale per tutta la provincia di Lecce:

La Puglia non finisce a Lecce

Una frase che si inserisce nel dibattito più ampio sulla centralità del Salento nelle politiche infrastrutturali regionali e sulla necessità di considerare l’intero territorio fino a Santa Maria di Leuca come parte integrante delle strategie di sviluppo e connessione.

Il riferimento non è solo geografico, ma politico e infrastrutturale: sottolinea la percezione di una Puglia meridionale che, pur essendo centrale sul piano turistico ed economico, spesso vive una condizione di marginalità nei collegamenti interni.

Resta dunque aperta la questione del basso Salento, dove la rete dei trasporti pubblici è ancora meno capillare e dove la distanza dai grandi assi ferroviari si traduce in tempi di percorrenza spesso elevati.

Una sfida di sistema per la Puglia

Il nuovo collegamento ferroviario non è solo un’opera infrastrutturale, ma un banco di prova per la capacità della Puglia di costruire un sistema di mobilità realmente integrato.

Con un investimento complessivo di 161 milioni di euro e una scadenza dei lavori fissata al 2028, il collegamento Brindisi–Aeroporto del Salento rappresenta un passaggio chiave nella modernizzazione della rete infrastrutturale pugliese.

La vera partita però, si gioca oltre il cantiere: nella capacità di trasformare un’opera strategica in un fattore reale di coesione territoriale, capace di collegare Brindisi, Lecce e il basso Salento in un’unica rete finalmente continua e funzionale.

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