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A Turisano, un ragazzino sarebbe stato accerchiato, umiliato e derubato da tre coetanei nella villetta del paese.
A raccontare l’accaduto è stata una madre attraverso un post pubblicato su una pagina Facebook locale. Secondo quanto riferito, il figlio sarebbe stato avvicinato da un gruppo di ragazzini. I giovanissimi avrebbero aperto il suo zaino, portando via cinque euro e una torcia, per poi costringerlo a strisciare per terra mentre la scena veniva filmata con uno smartphone.
Nel suo messaggio la donna esprime amarezza per quanto sarebbe accaduto al ragazzo, definendo l’episodio il segno di una società sempre più segnata da comportamenti aggressivi e dalla mancanza di rispetto.
Sulla vicenda interviene Fernando Parrotto Rizzello, educatore professionale pedagogico-sociale di Taurisano, che ha affidato ai social una riflessione sul significato educativo e umano dell’accaduto. «Non sono i cinque euro o la torcia a colpire maggiormente – osserva – ma l’umiliazione subita da un ragazzo costretto a strisciare per terra davanti agli altri, mentre qualcuno rideva e riprendeva la scena».
Per l’educatore, episodi di questo tipo non possono essere archiviati come semplici bravate adolescenziali, perché rischiano di lasciare segni profondi in chi li subisce.
Parrotto Rizzello richiama inoltre la responsabilità degli adulti e della comunità, sottolineando come il problema non sia soltanto il gesto, ma anche l’eventuale indifferenza di chi assiste senza intervenire.
Nel suo intervento lancia infine un appello a famiglie, scuola e istituzioni affinché promuovano una cultura del rispetto, della solidarietà e della tutela dei più fragili. «Ogni ragazzo che torna a casa ferito da un’umiliazione – conclude – rappresenta una sconfitta per l’intera comunità. Solo scegliendo di non voltarci dall’altra parte possiamo trasformare questi episodi in un’occasione di cambiamento».




