Immagine di repertorio
Si chiude con 66 indagati l’inchiesta “Whisper”, la vasta indagine della Direzione distrettuale antimafia di Lecce su due presunte organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti, attive rispettivamente nell’area di Oria e nel territorio leccese.
L’operazione era sfociata lo scorso 10 luglio nell’esecuzione di 23 misure cautelari, 21 in carcere e due ai domiciliari, tra le province di Lecce, Brindisi, Bari, Roma, Vibo Valentia e Matera. I provvedimenti erano stati emessi dalla gip del Tribunale di Lecce Valeria Fedele, su richiesta della sostituta procuratrice della Dda Giovanna Cannarile.
Al centro dell’inchiesta un presunto traffico internazionale di cocaina, eroina, marijuana e hashish, alimentato, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, attraverso canali di approvvigionamento albanesi e calabresi.
Dall’Albania al Salento
L’indagine condotta dalla Dda leccese tra il 2022 e il 2025 affonda le proprie radici nell’operazione “Ura”, sviluppata tra settembre 2021 e giugno 2022 dal Centro operativo Dia di Bari anche attraverso la collaborazione investigativa tra le autorità italiane e quelle albanesi.
Da quelle attività sarebbe emerso un consistente traffico di droga gestito da un’organizzazione criminale albanese con base a Durazzo, con parte dello stupefacente destinato proprio alle province di Brindisi e Lecce.
Secondo l’accusa, nel Salento avrebbero quindi operato due distinti gruppi, entrambi in grado di movimentare importanti quantitativi di droga. Per i trasporti sarebbero stati impiegati anche donne, minori e cittadini albanesi utilizzati come corrieri, anche a bordo degli autobus di linea tra Italia e Albania.
Il bilancio complessivo delle attività investigative dà la dimensione dell’operazione: circa 58 chili di droga sequestrati, di cui 30 di eroina, 25 di marijuana e 3 di cocaina, oltre all’individuazione di due laboratori per il taglio e il confezionamento. Sequestrate anche armi, mentre nel corso delle diverse fasi dell’inchiesta sono state arrestate in flagranza 15 persone.
Il gruppo di Oria e i laboratori nelle campagne
Uno dei due filoni conduce a Oria. Gli investigatori avrebbero ricostruito l’esistenza di una stabile organizzazione dedita all’importazione dall’Albania di cocaina ed eroina.
La droga sarebbe stata custodita anche all’interno di un’officina per poi essere trasferita in due abitazioni di campagna trasformate, secondo gli inquirenti, in laboratori per il taglio e il confezionamento.
A raccontare il giro d’affari sarebbe anche una fotografia recuperata dal cellulare di una delle indagate: l’immagine ritraeva un manoscritto contenente una sorta di contabilità del gruppo. Per il solo periodo tra settembre e dicembre 2021 vi sarebbero state annotate consegne di 56 chili di eroina e quattro di cocaina, per un valore complessivo indicato in 411mila euro, con pagamenti già effettuati per 269mila euro.
Le intercettazioni avrebbero fatto emergere anche la ricerca di luoghi sempre più sicuri nei quali nascondere il denaro: tra le soluzioni prese in considerazione, secondo quanto emerso dalle indagini, persino pneumatici e loculi cimiteriali.
Nel corso delle indagini uno degli indagati avrebbe inoltre tentato di installare telecamere dotate di Sim 4G per controllare la caserma dei Carabinieri di Oria e alcuni degli accessi alla città, con l’obiettivo ipotizzato dagli investigatori di tenere sotto controllo eventuali movimenti delle forze dell’ordine.
Il filone leccese e gli ordini dal carcere
Il secondo fronte dell’inchiesta riguarda invece Lecce e la sua provincia.
Secondo la ricostruzione investigativa, al vertice del gruppo ci sarebbe stato un pregiudicato della zona nord del capoluogo che avrebbe continuato a impartire direttive anche durante la detenzione, servendosi della moglie e di altri componenti dell’organizzazione per mantenere i contatti con l’esterno.
Per l’eroina, il gruppo avrebbe fatto riferimento a fornitori albanesi di stanza a Policoro, mentre la cocaina sarebbe arrivata attraverso collegamenti con ambienti criminali calabresi delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia.
Le intercettazioni avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire ruoli e gerarchie interne. Il gruppo, secondo l’accusa, avrebbe puntato soprattutto su acquirenti capaci di assorbire quantitativi consistenti di stupefacente, evitando il piccolo spaccio.
Nel corso degli anni le indagini hanno portato a numerosi sequestri tra Salento, Basilicata e le altre zone interessate dai presunti traffici, fino all’operazione dello scorso luglio.
Con la chiusura delle indagini preliminari, sono complessivamente 66 le persone coinvolte nel procedimento. Le contestazioni formulate nei loro confronti costituiscono ipotesi accusatorie che dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.



