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Cronaca

Era mafia, 49nne resta in carcere

Confermata l’ordinanza dopo l’iter fino in Cassazione: nuovo sviluppo della maxioperazione del 2024.  Polizia di Stato e Guardia di Finanza eseguono la misura cautelare nei confronti di un uomo ritenuto parte dell’organizzazione criminale smantellata nel novembre 2024. Si sarebbe occupato del recupero di olii vegetali esausti in diversi centri pugliesi e lombardi, oltre ad aver favorito la latitanza di uno dei sodali

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Il GICO della Guardia di Finanza di Lecce e la Squadra Mobile della Questura di Lecce hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un quarantanovenne residente a Monteroni.


Il provvedimento rappresenta un ulteriore sviluppo dell’operazione che nel novembre 2024 portò a 35 misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, riciclaggio e altri reati.


L’indagine congiunta tra Polizia di Stato e Guardia di Finanza aveva fatto emergere una struttura criminale radicata nel territorio salentino, con ruoli ben definiti e collegamenti con trafficanti calabresi ed esteri.


Secondo le contestazioni, l’uomo sarebbe stato vicino a un esponente di vertice dell’associazione e si sarebbe occupato del recupero di olii vegetali esausti in diversi centri pugliesi e lombardi, oltre ad aver favorito la latitanza di uno dei sodali.


L’ordinanza è stata notificata presso la casa circondariale di Lecce, dove il quarantanovenne si trovava già detenuto per altra causa.


La misura cautelare conferma gli sviluppi giudiziari legati alla maxioperazione del 2024 che colpì un’organizzazione criminale operante nel Salento.

Il quarantanovenne di Monteroni resta in carcere in esecuzione del nuovo provvedimento.


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Cronaca

Perseguita la sua dottoressa e tenta di sfondare la porta dello studio

Un uomo di 49 anni fermato dai Carabinieri mentre cercava di entrare con violenza nello studio medico. La professionista aveva già denunciato messaggi minatori e a sfondo sessuale

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Momenti di forte tensione nella serata di ieri a Gallipoli, dove i Carabinieri della locale Stazione, con il supporto dei militari del N.O.R.M. della Compagnia di Gallipoli, hanno arrestato in flagranza di reato un uomo del posto, classe 1977, ritenuto responsabile di atti persecutori ai dannidi una dottoressa di medicina generale.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe tentato con insistenza di sfondare a calci e pugni la porta d’ingresso dello studio medico.

All’interno si trovavano la professionista e la sua segretaria che, temendo per la propria sicurezza, si sarebbero chiuse nei locali in attesa dell’arrivo dei militari.

I Carabinieri evitano conseguenze peggiori

La situazione è stata riportata sotto controllo grazie al rapido intervento dei Carabinieri, che sono riusciti a fermare l’uomo mentre continuava a colpire la porta nel tentativo di introdursi nello studio.

La presenza delle pattuglie in zona non sarebbe stata casuale: i militari, infatti, avevano già predisposto servizi di vigilanza e controllo dopo le precedenti segnalazioni della dottoressa.

Messaggi minatori e a sfondo sessuale

Dai primi accertamenti sarebbe emerso che l’uomo era paziente della stessa dottoressa e che da tempo avrebbe posto in essere comportamenti persecutori nei suoi confronti.

La professionista avrebbe ricevuto numerosi messaggi dal contenuto minatorio e a sfondo sessuale, inviati anche tramite l’applicazione di messaggistica WhatsApp, tali da ingenerare un concreto stato di paura per la propria incolumità. Minacce analoghe sarebbero state rivolte anche alla segretaria dello studio.

A causa delle reiterate molestie, la dottoressa aveva già provveduto a ricusare formalmente il paziente, informando la locale ASL.

Arresto e trasferimento nel carcere di Lecce

Colto in flagranza mentre tentava di introdursi con violenza nello studio medico, l’uomo è stato quindi arrestato e, al termine delle formalità di rito, trasferito presso la casa circondariale di Lecce su disposizione del Pubblico Ministero di turno della Procura della Repubblica.

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Cronaca

Tifosi violenti in trasferta nel Salento, sei DASPO

Provvedimenti del Questore di Lecce dopo i disordini dell’8 febbraio sulla statale 613: lancio di pietre e bottiglie contro la Polizia. Sei tifosi del Taranto sono stati colpiti da provvedimenti di DASPO emessi dal Questore di Lecce per gli episodi di violenza avvenuti durante i servizi di vigilanza legati alle partite Lecce-Udinese e Ugento-Taranto. Tra i reati contestati anche lancio di oggetti pericolosi e travisamento durante manifestazioni sportive

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La Questura di Lecce ha notificato sei provvedimenti di Divieto di Accesso alle Manifestazioni Sportive a tifosi del Taranto ritenuti responsabili dei disordini avvenuti l’8 febbraio nei pressi della SS 613, al confine tra le province di Lecce e Brindisi. Il gruppo avrebbe bloccato la carreggiata e lanciato pietre e bottiglie contro le forze dell’ordine dopo essere stato fermato per evitare contatti con altri tifosi. Le sanzioni vanno da uno a dieci anni, con obbligo di firma per i soggetti recidivi.

DISORDINI DURANTE I SERVIZI DI SICUREZZA

Il Questore della provincia di Lecce, Giampietro Lionetti, ha firmato sei provvedimenti di DASPO nei confronti di altrettanti tifosi del Taranto ritenuti responsabili di comportamenti pericolosi per l’ordine pubblico durante gli incontri calcistici dello scorso 8 febbraio.

Gli episodi si sono verificati durante i servizi di vigilanza predisposti in occasione delle partite Lecce-Udinese e Ugento-Taranto. Un gruppo di sostenitori tarantini è stato intercettato dalla Polizia mentre si dirigeva verso un’area di servizio lungo la SS 613, nei pressi del confine tra le province di Lecce e Brindisi.

Gli agenti hanno impedito l’accesso alla stazione di servizio per evitare possibili contatti con la tifoseria dell’Udinese, già presente sul posto.

LANCIO DI PIETRE E BOTTIGLIE CONTRO LA POLIZIA

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, il gruppo di tifosi avrebbe reagito bloccando la carreggiata con i propri mezzi. Subito dopo alcuni di loro si sarebbero travisati il volto dando vita a un fitto lancio di pietre e bottiglie di vetro contro i reparti delle forze dell’ordine.

Solo con l’arrivo di ulteriori rinforzi è stato possibile disperdere il gruppo, che successivamente ha proseguito verso Ugento. Nei pressi dell’impianto sportivo i tifosi sono stati identificati dalla DIGOS della Questura di Lecce.

Per loro è scattata la denuncia all’Autorità giudiziaria con accuse che includono lancio di materiale pericoloso, possesso di oggetti atti ad offendere e travisamento durante manifestazioni sportive.

DASPO FINO A DIECI ANNI

La Divisione Anticrimine della Questura ha quindi avviato l’istruttoria che ha portato all’emissione dei provvedimenti amministrativi.

Nel dettaglio: 10 anni di DASPO (con 5 anni di obbligo di firma) per un 23nne recidivo con due precedenti; 5 anni (con 2 anni di obbligo di firma) per un 25nne con un precedente DASPO; 5 anni per due tifosi di 45 e 48 anni, entrambi già destinatari di un precedente provvedimento; due anni per un 33enne; un anno per un 31nne.

L’IMPEGNO DELLA QUESTURA

Secondo la Questura di Lecce, l’adozione immediata dei DASPO è stata motivata dalla gravità delle condotte violente e dal rischio di reiterazione degli episodi, soprattutto in vista dei prossimi impegni sportivi della squadra tarantina.

L’operazione conferma l’attenzione delle forze dell’ordine nel contrastare ogni forma di violenza legata alle manifestazioni sportive, con l’obiettivo di garantire che lo sport resti un momento di aggregazione e sicurezza per tutti.

 

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Cronaca

Dalle misure alternative al carcere

In carcere dopo violazioni delle misure alternative. Un uomo arrestato a Surbo per una condanna legata a droga e armi, un giovane a Nardò per l’aggressione a un capotreno e una donna a Veglie per un furto aggravato commesso nel 2022. Tutti sono stati trasferiti nel carcere di Lecce

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Nelle ultime ore i Carabinieri hanno eseguito tre distinti provvedimenti dell’Autorità giudiziaria nei comuni di Surbo, Nardò e Veglie.

Gli arresti riguardano persone che avevano beneficiato di misure alternative alla detenzione ma che avrebbero violato le prescrizioni imposte. Le verifiche dei militari hanno portato alla revoca dei benefici e al ripristino della detenzione.

ARRESTO A SURBO PER DROGA E ARMI

Il primo intervento è avvenuto nel pomeriggio di martedì a Surbo, dove i Carabinieri della locale stazione hanno rintracciato e arrestato un uomo del posto, classe 1985.

L’uomo era sottoposto alla misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali, ma nei suoi confronti l’Autorità giudiziaria di Lecce ha emesso un ordine di carcerazione per una pena residua di un anno, dieci mesi e quattro giorni.

La condanna deriva da una vicenda del 2020: durante una perquisizione domiciliare erano stati trovati oltre un chilogrammo di marijuana, piante di cannabis e una pistola detenuta illegalmente.

AGGREDÌ CAPOTRENO

Poche ore dopo, a Nardò, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento di sospensione dell’affidamento in prova con contestuale carcerazione nei confronti di un giovane del posto, classe 1996.

Il provvedimento, emesso dall’Ufficio di Sorveglianza di Lecce, è scattato dopo violazioni delle prescrizioni imposte dalla misura alternativa.

La condanna – pari a quattro mesi e diciotto giorni di reclusione – è collegata a un episodio avvenuto anni fa presso la stazione ferroviaria di Nardò, quando un gruppo di giovani aggredì un capotreno che aveva contestato loro la mancanza del biglietto. L’uomo era stato denunciato per lesioni personali, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

DONNA IN CARCERE PER FURTO AGGRAVATO

Il terzo provvedimento è stato eseguito nella notte a Veglie, dove i Carabinieri hanno arrestato una donna del posto, classe 1975.

La Procura della Repubblica di Lecce ha disposto la revoca della sospensione dell’ordine di carcerazione, con il ripristino della misura detentiva.

La donna dovrà scontare due anni di reclusione per un furto aggravato commesso nel 2022: si era impossessata di un portafogli all’interno di un’abitazione privata e aveva successivamente utilizzato le carte di pagamento contenute al suo interno per effettuare acquisti.

TUTTI TRASFERITI NEL CARCERE DI LECCE

Al termine delle formalità di rito, i tre arrestati sono stati condotti presso la Casa circondariale di Lecce.

L’attività rientra nei controlli periodici effettuati dall’Arma dei Carabinieri per verificare il rispetto delle prescrizioni imposte ai soggetti che beneficiano di misure alternative alla detenzione e garantire l’esecuzione dei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria.

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