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La tragedia che ha strappato Lorena Isceri alla sua famiglia e sconvolto Squinzano trova ora la voce di suo padre.
Seduto davanti a un foglio, Franco prova a dominare il dolore e si rivolge direttamente alle più alte cariche dello Stato.
Le prime parole sono formali, quasi solenni. Subito dopo, però, resta soltanto la voce di un genitore ferito: «Illustrissimo signor Presidente della Repubblica, illustrissima Presidente del Consiglio dei ministri, politici tutti: sono Franco, il papà di Lorena, un padre distrutto».
Lo sguardo si abbassa sugli appunti mentre il ricordo torna alla figlia e alla vita che le è stata sottratta: «Mia figlia era una brava ragazza, straordinaria, educata, studiosa e dedita allo studio e al lavoro. Aveva tanti sogni e progetti, ma ora non li ha più».
Franco scandisce lentamente ogni parola. Nel suo racconto, quel cavalcavia non è soltanto il luogo nel quale si è consumato il dramma: è il punto in cui si è spezzata l’esistenza di un’intera famiglia. «E con lei, in fondo a quel cavalcavia, è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta».
Dal dolore nasce quindi un appello che non ammette divisioni politiche. Il padre di Lorena chiede alle istituzioni una risposta condivisa e provvedimenti capaci di impedire che altre famiglie conoscano la stessa sofferenza: «Chiedo a tutta la politica di essere unita. Prendete provvedimenti all’unanimità, senza destra né sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più».
La sua richiesta parte dall’educazione e dalla prevenzione: «Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi, per prendere provvedimenti affinché non succeda più».
Poi la voce cede. Franco si commuove, il dolore trattenuto fino a quel momento affiora e trasforma le ultime parole nella supplica di un padre: «Ve lo chiedo con tutto il cuore».
Prima di concludere, rivolge un pensiero a tutte le donne italiane. Un abbraccio pronunciato tra le lacrime, nel nome di Lorena.




