Segui ilGallo Live News su WhatsApp clicca qui
di Giuseppe Cerfeda
Quest’anno il livello si è alzato.
Non siamo più soltanto davanti all’ennesima estate di sterpaglie in fumo, pinete divorate e campagne annerite
Nel Salento le fiamme hanno sfregiato aree di pregio assoluto, dal Parco “Otranto-Leuca” al “Litorale di Ugento”, lambendo case, villaggi, attività turistiche, costringendo tante famiglie ad evacuazioni d’urgenza.
La formula più cruda, stavolta, è anche la più onesta: prima che ci scappi il morto.
Un incendio cancella ettari di macchia mediterranea è d è un gran peccato.
Però, mette in pericolo anche persone, centri urbani, economie locali, pezzi di identità collettiva.
Lo ha ricordato Loredana Capone, presidente della V Commissione regionale, dopo le audizioni convocate d’urgenza in Regione: «Un incendio non distrugge solo pinete o macchia mediterranea, ma mette in pericolo persone e centri urbani».
La lotta ai roghi, ha insistito Capone, si vince innanzitutto con la prevenzione: terreni curati, manutenzione, responsabilità di istituzioni, enti locali, proprietari pubblici e privati, cittadini.
IL VECCHIO BALLO DELLO SCARICABARILE
Eppure, ogni estate il copione torna uguale.
A fiamme spente, o ancora vive, riparte il balletto.
Destra, sinistra. Accuse, repliche, comunicati, richieste di chiarimento, promesse di rafforzamento.
Sembra la canzone di Giorgio Gaber che risuona tra le campagne bruciate del Salento: un passo di qua, uno di là, mentre il territorio resta in mezzo, annerito.
Capone parla di «rafforzamento del dispositivo regionale», di «aggiornamento dei protocolli operativi» e di «nuovi mezzi» come passi importanti, accompagnati da una cultura diffusa della cura del territorio.
Ricorda anche i 10 milioni di euro spesi per attrezzare l’aeroporto Gino Lisa di Foggia in vista dell’arrivo di un Canadair chiamato a rispondere anche alle esigenze interregionali di Abruzzo e Molise.
Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia usa toni durissimi.
Dopo quattro ore di audizione in V Commissione, il gruppo regionale guidato da Paolo Pagliaro parla di «troppe domande senza risposta» e di un sistema antincendio boschivo che avrebbe problemi strutturali, nonostante 70 milioni investiti dalla Regione.
Il riferimento, solo per ricordare i più eclatanti e recenti, è agli incendi di Ugento, del litorale adriatico tra Otranto, Santa Cesarea, Castro e Diso, tra Tricase e Andrano quelli alle porte di Tiggiano e sulla litoranea per Santa Maria Leuca (dove sono state divorate dalle fiamme 4 auto parcheggiate in strada), definiti la prova di «un copione che si ripete ogni anno».
MEZZI E ELICOTTERI, LA PROVINCIA È SCOPERTA
Il punto politico diventa operativo.
Fratelli d’Italia chiede conto delle risorse destinate alle associazioni di volontariato, della pulizia del sottobosco e delle strade interpoderali affidata agli operai forestali Arif, dei mezzi antincendio acquistati negli anni e rimasti inutilizzati, degli elicotteri, dei rifornimenti d’acqua e carburante, dei droni per il monitoraggio.
Nel documento viene ricordata una spesa di 8 milioni e mezzo di euro per due elicotteri destinati alle aree più impervie.
Le basi operative indicate sono Foggia e Grottaglie.
Nessuna in provincia di Lecce, nonostante il Salento sia indicato come territorio in prima linea per numero di incendi.
Da qui la proposta di utilizzare l’eliporto di Supersano, inaugurato nel 2012 da Aeroporti di Puglia e mai realmente valorizzato, capace di raggiungere in pochi minuti sia la costa adriatica sia quella ionica.
Intanto i Vigili del fuoco restano pochi, costretti a turni massacranti, chiamati a fronteggiare fronti vastissimi mentre l’intervento aereo dipende spesso da Canadair che partono da Lamezia Terme.
La Puglia, pur avendo investito per attrezzarsi, resta ancora senza un presidio pienamente operativo sul proprio territorio. E ogni minuto perso, davanti a vento e vegetazione secca, pesa come un macigno.
I NUMERI DELLA FERITA
Le cifre ascoltate in Commissione raccontano la dimensione del problema.
Secondo quanto riferito dal comandante regionale dei Carabinieri Forestali Angelo Vita, nel 2026 in Puglia si sono già registrati 76 incendi, 63 solo nell’ultimo mese.
Nei soli due fine settimana tra fine maggio e inizio giugno sono state elevate 1.400 sanzioni, per un totale di un milione di euro.
Numeri importanti, insufficienti a tranquillizzare.
Perché le sanzioni arrivano dopo. La prevenzione deve arrivare prima!
Cigli stradali, aree incolte, sterpaglie, sottobosco, accessi difficili, terreni abbandonati: è lì che il fuoco trova il suo innesco e la sua autostrada.
Da anni si ripete la stessa liturgia.
Si invoca il coordinamento, si annunciano campagne di sensibilizzazione, si promettono piani, si chiede ai cittadini di fare la propria parte.
Poi arriva giugno, arriva il vento, arriva il fuoco.
E il Salento scopre di essere ancora vulnerabile.
LA PAROLA CHE BRUCIA: MAFIA
Nel dibattito pubblico resta poi una parola che molti evitano.
Non la giornalista d’inchiesta casaranese Marilù Mastrogiovanni che l’ha scritta senza remore: mafia. Sacra Corona Unita.
Nei suoi post sui social ha denunciato ciò che considera «eclatante eppure taciuto: infiltrazioni nei lidi, nelle strutture ricettive, nei servizi di parcheggio, sicurezza e guardiania» lungo quel tratto di costa.
Mastrogiovanni ha anche ricordato Peppino Basile, morto il 15 giugno di 18 anni fa, oggi riconosciuto da Libera come vittima innocente di mafia.
Con lui, racconta, pubblicò nel 2005 la prima grande inchiesta investigativa de “Il Tacco d’Italia”.
Poi arrivarono minacce, isolamento, ferite personali e professionali.
Nulla, per lei e per il suo giornale, fu più come prima.
Questo passaggio pesa.
Perché parlare di incendi nel Salento soltanto come emergenza ambientale rischia di lasciare fuori una parte della verità.
Ci sono incuria, leggerezza, abbandono, criminalità spicciola, interessi economici.
In alcune aree è lecito sospettare ci possa anche essere un livello più profondo, legato al controllo del territorio, ai servizi imposti, alla pressione sulle attività turistiche, alla gestione opaca degli spazi costieri.
UNA PIAGA ANNUNCIATA
Il Salento non può più permettersi di trattare gli incendi come fatalità stagionale.
I parchi violati, le abitazioni evacuate, le famiglie in fuga, i turisti spaventati, gli operatori economici in ginocchio e i Vigili del fuoco allo stremo dicono che siamo oltre la soglia dell’allarme ordinario.
La politica, tutta, da anni non riesce a redigere e rendere operativo un piano efficiente contro una piaga ormai cronica.
Poi, dopo l’ennesimo rogo, tuona contro altri.
Regione contro Governo, maggioranza contro opposizione, Comuni contro cittadini, cittadini contro Comuni.
Il solito scaricabarile, mentre le fiamme fanno il loro mestiere e la cenere copre le responsabilità.
La prevenzione richiede manutenzione, personale, basi operative vicine, mezzi efficienti, volontari sostenuti davvero, convenzioni firmate per tempo, controlli continui, droni utili e non solo annunciati, campagne serie, sanzioni certe, monitoraggio dei territori più fragili.
Richiede anche il coraggio di guardare dove il fuoco produce vantaggi, intimidazioni, rendite, controllo.
Destra o sinistra, davanti a un fronte di fiamme cambia poco.
Conta chi arriva prima. Conta chi pulisce prima. Conta chi coordina prima. Conta chi dice le cose come stanno prima che nel Salento che ci scappi il morto.




