La bici intralcia il passo carrabile, ristoratore la travolge con il Suv: gara di solidarietà per il rider

L’appello lanciato sui social da Lecce Città Pubblica in favore del rider

Una bicicletta distrutta può significare un lavoro perduto.

È quanto sta vivendo Muhammad Iqbal, 52 anni, originario del Pakistan e residente a Borgagne, frazione di Melendugno.

Ogni sera raggiunge Lecce per effettuare consegne a domicilio: la sua bicicletta elettrica rappresenta lo strumento indispensabile per guadagnarsi da vivere.

Secondo il racconto dell’uomo, ripreso anche da “la Repubblica”, martedì sera il mezzo sarebbe stato lasciato nei pressi di un locale, davanti a un passo carrabile. Il titolare dell’attività, dopo averlo spostato, lo avrebbe travolto con il proprio Suv. Una ricostruzione sulla quale spetterà eventualmente alle autorità fare piena chiarezza.

«Quando l’ho fermato, mi ha spinto dicendo: “Vai via, vai via”. Non ho potuto fare niente. Mi sono sentito sopraffatto e triste», ha raccontato Muhammad. Il ristoratore avrebbe sostenuto di non essersi accorto della bicicletta e, sempre secondo la versione del rider, non avrebbe mostrato disponibilità a risarcire il danno.

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«Ora la mia bicicletta è rotta, ma sono una persona povera. Per me la bici è uno strumento di lavoro fondamentale», ha aggiunto il 52enne. Muhammad si è rivolto ai carabinieri, dichiarando tuttavia di non voler sporgere denuncia: «Mia madre dice di non fare nulla e di lasciar stare perché ci penserà Dio».

La mobilitazione per restituirgli il mezzo

La vicenda ha suscitato indignazione e dato vita a una gara di solidarietà. Il movimento Lecce Città Pubblica sta cercando di entrare in contatto con il rider e ha annunciato una raccolta per riparare la bicicletta o, qualora non fosse possibile, acquistarne una nuova.

Il movimento sottolinea come, davanti a un mezzo parcheggiato irregolarmente, esistano strumenti previsti dalla legge, dalle sanzioni alla rimozione, e rimarca la sproporzione tra il presunto gesto e la condizione di un lavoratore migrante impegnato in un settore fortemente precario.

Un particolare rende inoltre la vicenda ancora più controversa: secondo Lecce Città Pubblica, il locale coinvolto si avvarrebbe a sua volta dei servizi di consegna a domicilio.

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«Non è beneficenza. È un gesto semplice per dire che il suo lavoro conta, la sua dignità conta e che la prepotenza non può essere l’ultima parola», si legge nell’appello.

La FeLSA CISL: «Colpita la dignità di chi lavora»

Sull’accaduto interviene anche Valentina Pascali, segretaria regionale della FeLSA CISL Puglia, che invita a riflettere sul valore sociale e materiale del mezzo utilizzato dai rider.

«Per chi fa il rider, la bicicletta non è un passatempo o un mezzo qualunque, ma lo strumento di lavoro fondamentale, l’unico mezzo con cui sostentare se stesso e la propria famiglia. Distruggerla non è solo un atto materiale deprecabile, ma significa colpire direttamente la dignità e la sicurezza di una persona che lavora per vivere».

Pascali evidenzia inoltre «l’incredibile spietatezza nella leggerezza con cui si priva qualcuno del proprio sostentamento per un piccolo disagio» e conclude ponendo una domanda che supera i confini del singolo episodio:

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«Quanto spazio stiamo lasciando all’egoismo e all’arroganza, e come possiamo tornare a mettere al centro il rispetto per il lavoro e la dignità di ogni persona?»

Mentre si attende di conoscere l’esito della mobilitazione, Lecce prova così a rispondere alla sopraffazione con un gesto concreto: rimettere Muhammad in sella e restituirgli la possibilità di lavorare.