Lecce, furia in stazione: 31enne arrestato dopo aggressione agli agenti

A volte basta l’attesa di un treno per trasformare una domenica mattina in qualcosa che nessuno avrebbe immaginato. Alla stazione ferroviaria di Lecce, quella del 30 agosto si è conclusa con vetri colpiti a pugni, una porta danneggiata, una barra metallica brandita contro gli agenti e una violenta colluttazione negli uffici della Polizia Scientifica.

Al centro della vicenda un uomo di 31 anni, arrestato dalla Polizia di Stato con le accuse di danneggiamento aggravato, minacce, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

LA PRIMA SEGNALAZIONE IN STAZIONE

Tutto ha avuto inizio intorno alle 10,30, quando gli agenti della Polizia Ferroviaria sono intervenuti all’interno dello scalo su segnalazione della Sala Operativa del Compartimento Polfer di Bari.

Secondo quanto ricostruito dalla Questura, il 31enne appariva in evidente stato di alterazione psicofisica: agitato, con forte sudorazione, alito vinoso e occhi arrossati. Agli agenti avrebbe spiegato di dover raggiungere Brindisi per motivi di lavoro.

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Accertato che il primo convoglio utile sarebbe partito alle 12,15, i poliziotti lo hanno invitato ad attendere. L’uomo, tuttavia, si sarebbe allontanato in direzione del centro cittadino.

La vicenda sembrava destinata a chiudersi lì. Mezz’ora dopo, invece, una seconda chiamata ha nuovamente messo in movimento gli agenti.

URLA E TENSIONE IN PIAZZALE ORONZO MASSARI

La nuova segnalazione riguardava lo stesso uomo, questa volta in piazzale Oronzo Massari. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polfer insieme a una Volante dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura.

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Il 31enne sarebbe stato trovato disteso a terra mentre urlava frasi sconnesse, attirando l’attenzione di numerosi presenti.

Riportato momentaneamente alla calma, si sarebbe rifiutato di fornire le proprie generalità, assumendo, secondo la ricostruzione della Polizia, un atteggiamento intimidatorio. Da qui la decisione di accompagnarlo negli uffici della Polfer per procedere all’identificazione.

È proprio all’interno dei locali di polizia che la situazione sarebbe precipitata.

PUGNI AI VETRI E UNA BARRA METALLICA IN MANO

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Il 31enne avrebbe cominciato a colpire con i pugni i vetri antisfondamento, rivolgendo minacce e ingiurie ai poliziotti. Poi avrebbe preso a calci una porta antipanico fino a romperne il maniglione.

La barra metallica divelta sarebbe stata quindi utilizzata per colpire ripetutamente le vetrate.

Di fronte all’escalation, gli operatori hanno estratto il Taser intimando all’uomo di fermarsi. Prima che il dispositivo venisse utilizzato, il 31enne avrebbe lasciato cadere la barra e sarebbe stato immobilizzato e ammanettato.

Da lì il trasferimento negli uffici del Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura per le procedure di foto-segnalamento.

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LA COLLUTTAZIONE ALLA SCIENTIFICA

La tensione, però, era destinata a riesplodere.

Una volta liberato dalle manette per consentire il rilevamento delle impronte digitali, l’uomo, stando alla ricostruzione della Questura, avrebbe ricominciato a dimenarsi, scagliandosi contro gli agenti con pugni e calci.

Ne sarebbe nata una violenta colluttazione durante la quale due poliziotti delle Volanti e personale della Scientifica sono caduti a terra riportando diversi traumi.

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A consentire di contenere definitivamente il 31enne è stato l’intervento degli agenti della Polfer, che hanno azionato il Taser. Dopo alcuni minuti di resistenza, l’uomo è stato bloccato, ammanettato e messo in sicurezza.

DAL BINARIO A BORGO SAN NICOLA

Al termine degli accertamenti il 31enne è stato arrestato. Informato dell’accaduto, il pubblico ministero di turno presso la Procura della Repubblica di Lecce ha disposto il suo trasferimento nella Casa circondariale di Borgo San Nicola.

Come previsto dalle garanzie dell’ordinamento, i provvedimenti adottati nella fase delle indagini non equivalgono a un accertamento definitivo di responsabilità, che potrà essere stabilita esclusivamente nelle sedi giudiziarie competenti nel rispetto della presunzione di innocenza.

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Era arrivato in stazione dicendo di dover prendere un treno per Brindisi. Qualche ora più tardi, il viaggio aveva cambiato direzione. E il capolinea, almeno per quella domenica, aveva il nome di un carcere.