Miggiano, minacce in chiesa durante la Prima Comunione: assolto e sottoposto a libertà vigilata

«È la vostra fine». Quelle parole, urlate davanti a 24 bambini di nove anni pronti a ricevere la Prima Comunione e alle loro famiglie, avevano trasformato una mattina di festa in momenti di paura. A distanza di oltre un anno, il Tribunale di Lecce ha chiuso il procedimento a carico di un 42enne domiciliato a Miggiano: assoluzione perché, al momento dei fatti, era totalmente incapace di intendere e di volere.

Nei suoi confronti, l’uomo è difeso dall’avvocato Tony Indino di Tricase, è stata comunque applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata per un anno.

L’episodio risale all’8 giugno 2025. Secondo quanto ricostruito, l’uomo raggiunse la navata centrale della chiesa di San Vincenzo Levita e Martire mentre era in corso la celebrazione della Prima Comunione. Si portò ai piedi dell’altare e cominciò a urlare frasi sconnesse e dal tono minaccioso contro il parroco e i fedeli.

«È la tua fine, è la vostra fine», avrebbe gridato, gesticolando e interrompendo la funzione religiosa. La sua presenza si protrasse fino a quando venne accompagnato fuori dalla chiesa.

La vicenda, però, non si concluse quella mattina. Nel pomeriggio il 42enne tornò nella parrocchia durante i preparativi per la messa vespertina. Visibilmente agitato, si rivolse nuovamente al sacerdote e alle altre persone presenti, sostenendo che la chiesa gli appartenesse e annunciando conseguenze entro quaranta giorni.

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Dopo essere stato allontanato dalla sacrestia, riuscì a raggiungere ancora una volta l’ingresso dell’edificio religioso. Davanti ai fedeli pronunciò un’altra frase minacciosa: «Tra 40 giorni arriverà la vostra fine. Preparatevi tutti al peggio».

L’uomo venne quindi accompagnato nella caserma dei carabinieri e successivamente sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, convalidato il giorno seguente dal giudice tutelare.

Il Tribunale ha ritenuto accertata la condotta contestata, riconducibile al turbamento di funzioni religiose.

La perizia medico-legale disposta nel corso del procedimento ha però stabilito che il 42enne, all’epoca dei fatti, era affetto da un disturbo delirante cronico di tipo paranoide e da un disturbo legato all’uso di sostanze.

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Una condizione tale da escludere completamente la sua capacità di intendere e di volere.

Da qui l’assoluzione per vizio totale di mente. Il giudice ha tuttavia riconosciuto la permanenza di una pericolosità sociale, definita attenuata, disponendo la libertà vigilata per dodici mesi.

Durante questo periodo l’uomo dovrà continuare il programma terapeutico e riabilitativo già avviato presso il Centro di salute mentale di Tricase-Gagliano del Capo, con visite periodiche, trattamento farmacologico e monitoraggio clinico. Proseguirà anche il percorso presso il Ser.D. di Tricase.

La sentenza chiude il processo, mentre resta aperto il percorso di cura.

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