Corigliano
Ruba l’auto ma viene scoperto dai Carabinieri e arrestato
L’intervento tempestivo dei Carabinieri di Corigliano d’Otranto ha permesso di rintracciare il veicolo rubato sulla Statale 16
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I Carabinieri della Stazione di Corigliano d’Otranto hanno recuperato un’auto rubata e arrestato, in flagranza di reato, il presunto autore del furto.
Nella tarda mattinata di ieri, intorno alle ore 11.00, i militari dell’Arma, dopo aver acquisito una nota di ricerca diramata dalla Centrale Operativa della compagnia Carabinieri di Maglie relativa al furto di un’utilitaria, hanno immediatamente avviato le attività di localizzazione del veicolo segnalato.
L’attenzione e la tempestività dell’intervento hanno permesso di individuare l’autovettura lungo la Strada Statale 16, in direzione sud, dove i Carabinieri sono riusciti a bloccarla e a fermare il conducente, identificato in un 28enne, originario di Otranto e già noto alle Forze dell’Ordine.
L’azione dei militari ha consentito di restituire in tempi rapidi il mezzo al legittimo proprietario, un anziano cittadino, evitando ulteriori conseguenze derivanti dalla sottrazione del veicolo.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari, come disposto dal Pubblico Ministero di turno della Procura della Repubblica di Lecce, che conduce le indagini.
Corigliano
Rogo nella notte distrugge un furgone parcheggiato in strada
Le fiamme hanno avvolto un Fiat Doblò poco dopo le 3 del mattino. Decisivo l’intervento dei Vigili del Fuoco per evitare ulteriori danni, sul posto anche i Carabinieri
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Questa notte, intorno alle 03:20 circa, una squadra dei Vigili del Fuoco del Distaccamento di Maglie è intervenuta nel comune di Corigliano d’Otranto, in via San Leonardo, per l’incendio di un’autovettura.
All’arrivo sul posto, il veicolo, un Fiat Doblò regolarmente parcheggiato sulla pubblica via, risultava completamente avvolto dalle fiamme.
Le operazioni di spegnimento hanno consentito di estinguere il rogo e di impedire la propagazione dell’incendio ad altre autovetture o strutture limitrofe, garantendo la messa in sicurezza dell’area interessata.
Sul posto sono successivamente intervenuti i Carabinieri per gli accertamenti investigativi di competenza.
Corigliano
Operazione “Pegaso”, otto arresti nel Salento dopo le condanne definitive
I Carabinieri della Compagnia di Maglie hanno eseguito ordini di carcerazione tra Martano, Cursi e Corigliano d’Otranto. La Cassazione ha confermato le condanne per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso nell’ambito dell’inchiesta avviata nel 2023
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Nelle prime ore della mattinata odierna, nei territori di Martano, Cursi e Corigliano d’Otranto, i militari della Compagnia Carabinieri di Maglie hanno dato esecuzione a specifici ordini di esecuzione per la carcerazione, emessi dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Lecce nei confronti di 8 persone.
I provvedimenti scaturiscono dalla vicenda giudiziaria connessa all’operazione denominata “Pegaso”, sviluppata nel 2023 dal NORM della Compagnia Carabinieri di Maglie, che aveva già portato all’emissione di ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di un’articolata attività investigativa finalizzata al contrasto del traffico di sostanze stupefacenti.
Gli odierni destinatari dei provvedimenti risultano essere stati condannati in via definitiva a seguito del rigetto del ricorso in Cassazione, in relazione ai reati di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, aggravata dall’uso del metodo mafioso, nell’ambito del medesimo procedimento penale.
Al termine delle formalità di rito, i soggetti interessati sono stati condotti presso le case circondariali di Lecce e Bari, secondo le disposizioni impartite dall’Autorità Giudiziaria.
L’esecuzione dei provvedimenti odierni rappresenta l’epilogo giudiziario di un complesso percorso investigativo che ha evidenziato la capacità capillare e di controllo del territorio da parte dell’Arma dei Carabinieri, nonché l’efficacia del coordinamento tra fase investigativa e fase giudiziaria.
Aradeo
Maxi impianto agrivoltaico ad Appidè, esplode la protesta
Associazioni e comitati contro il maxi impianto agrivoltaico approvato dal MASE: «Il Salento non può essere trattato come una colonia energetica». Chiesto ai Comuni di valutare subito il ricorso al TAR
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Si allarga il fronte della protesta contro il nuovo impianto agrivoltaico approvato in località Appidè, nel territorio di Corigliano d’Otranto.
Le associazioni, i comitati e le realtà civiche firmatarie di un articolato comunicato parlano apertamente di «saturazione territoriale» e chiedono ai Comuni coinvolti di valutare «immediatamente» il ricorso al TAR contro il decreto autorizzativo.
Il progetto “Corigliano 43.8”, da 54,40 megawatt, interesserà circa 72 ettari tra Corigliano d’Otranto e Cutrofiano, con opere di connessione che coinvolgono anche Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone e Galatina.
Secondo i firmatari del documento, il nuovo intervento rappresenta «l’ultimo e più pesante tassello di una trasformazione ormai evidente»: nel quadrante rurale compreso tra Masseria Astore, Masseria Le Lame e Masseria Appidè si arriverà infatti a «circa 100 ettari di impianti fotovoltaici e agrivoltaici».
«Prima l’impianto Sorgenia. Poi Bardoscia2. Ora il maxi impianto in località Appidè. Tre progetti, un solo territorio colpito. Cento ettari di campagna concentrati in un fazzoletto di paesaggio storico-rurale, fatto di masserie, trame agrarie, visuali, muretti, percorsi agricoli e memoria contadina».
Per le associazioni non si tratta di «sviluppo ordinato delle rinnovabili», ma di «saturazione territoriale».
Uno dei punti centrali della contestazione riguarda il fatto che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica abbia approvato il progetto nonostante il parere negativo espresso dal Ministero della Cultura attraverso la Soprintendenza Speciale per il PNRR.
Nel comunicato si sottolinea infatti che il MiC «ha segnalato criticità rilevanti su paesaggio, PPTR, coni visuali, masserie storiche, trasformazione del territorio agricolo, impatti cumulativi e interesse archeologico». Nonostante ciò, aggiungono i firmatari, «il MASE ha approvato».
Da qui una serie di interrogativi politici e istituzionali: «A cosa servono i pareri di tutela se poi vengono superati con facilità? A cosa serve il PPTR se davanti ai grandi impianti energetici diventa un ostacolo da aggirare? A cosa serve parlare di paesaggio, agricoltura, masserie e identità se poi tutto arretra davanti alla parola “area idonea”?».
Secondo le associazioni, «la categoria delle aree idonee non può diventare una scorciatoia autorizzativa». E ancora: «Un’area definita idonea non è automaticamente compatibile con qualsiasi progetto. L’idoneità non può cancellare il paesaggio, i vincoli, i coni visuali, il rischio archeologico, il sistema delle masserie e gli impatti cumulativi».
Ampio spazio viene dedicato anche al tema dell’agrivoltaico. I firmatari contestano «l’uso ambiguo della parola “agrivoltaico”» e mettono in discussione la reale natura del progetto approvato.
«L’agrivoltaico vero dovrebbe integrare energia e agricoltura, mantenere la continuità delle colture e tutelare il suolo. Ma quando si parla di decine di ettari recintati, migliaia di moduli, cabine, cavidotti, viabilità interna e strutture metalliche, la domanda è inevitabile: siamo davanti a un progetto agricolo o a un grande impianto industriale mascherato da agrivoltaico?».
Nel documento si legge inoltre che «troppo spesso l’agrivoltaico rischia di diventare un cavallo di Troia: una parola rassicurante, usata per rendere accettabile una trasformazione industriale della campagna e per aprire la strada a rendite energetiche private».
Pur ribadendo che «nessuno nega la necessità di raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei sulle fonti rinnovabili», le associazioni ricordano che «la Puglia ha già dato moltissimo alla produzione energetica nazionale» e denunciano una pressione crescente sul territorio salentino.
«La questione non è più “rinnovabili sì o no”. La questione è: dove, come, per chi e a quale prezzo per il territorio?».
Da qui l’accusa più forte contenuta nel comunicato: «Il Salento non può essere trattato come una colonia energetica».
Secondo i firmatari, il territorio «non può essere il luogo dove si concentrano impianti, profitti e incentivi, mentre alle comunità locali restano pannelli, recinzioni, cabine, cavidotti, consumo di suolo, perdita di paesaggio e svalutazione del territorio agricolo».
Le associazioni chiedono quindi ai comuni di Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Galatina, Aradeo, Seclì e Galatone «di non restare fermi».
In particolare, Corigliano e Cutrofiano, «direttamente coinvolti nel quadrante Astore-Le Lame-Appidè», dovrebbero assumere «subito un’iniziativa pubblica».
Nel comunicato si afferma che «il ricorso al TAR contro l’ultimo decreto di approvazione del mega impianto in località Appidè deve essere valutato immediatamente».
Le associazioni precisano che il ricorso «non è una garanzia di vittoria, ma è lo strumento minimo per chiedere che siano valutati davvero il parere negativo del Ministero della Cultura, gli impatti cumulativi di circa 100 ettari nello stesso quadrante rurale, il rapporto con il PPTR, la tutela delle masserie storiche, la reale natura agrivoltaica del progetto e il rischio di trasformare definitivamente la campagna salentina in una piattaforma energetica».
Il documento si chiude con un appello rivolto alle amministrazioni locali: «Ora i Comuni devono scegliere: difendere il territorio o assistere in silenzio alla sua trasformazione».
A firmare il comunicato sono Forum Amici del Territorio ETS, Coordinamento Civico Ambiente e Salute, Noi Ambiente e Beni Culturali di Noha e Galatina e Nuova Messapia Soleto.
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