Cronaca
Scoperto nel Mar Ionio un relitto romano con carico di anfore
Individuata una grande nave oneraria di età tardo-imperiale grazie alla collaborazione tra Soprintendenza e Guardia di Finanza. Un’importante scoperta archeologica subacquea nelle acque del Mar Ionio: si tratta di una grande nave romana con il suo carico di anfore. Il ritrovamento, frutto della sinergia tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e la Guardia di Finanza, sarà ora oggetto di un articolato intervento di tutela e indagine grazie a un finanziamento di 780 mila euro del Ministero della Cultura
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C’è un momento, in mare, in cui il presente incontra il passato.
È successo nelle acque salentine, nel Mar Ionio, dove sotto decine di metri d’acqua è riemersa una storia rimasta in silenzio per secoli: il relitto di una grande nave romana, con il suo carico di anfore, adagiata sul fondale come una pagina ancora da leggere.
Non è stata una scoperta cercata, ma trovata.
È arrivata durante le normali attività di controllo della Guardia di Finanza di Gallipoli, grazie alla tecnologia, certo, ma soprattutto grazie all’attenzione e alla professionalità di chi il mare lo conosce e lo sorveglia ogni giorno.
Da lì, un lavoro paziente, fatto di immersioni, di collaborazione, di rispetto.
E di una scelta importante: il silenzio.
Un silenzio necessario, per proteggere questo patrimonio fragile da chi avrebbe potuto trasformarlo in bottino.
Perché il mare conserva, ma non difende da solo.
Servono istituzioni, servono uomini e donne, serve una visione condivisa.
Oggi sappiamo che quel relitto non è solo un insieme di legni e anfore.
È una testimonianza viva dei traffici, delle rotte, delle vite che hanno attraversato il Mediterraneo quando il mare univa più di quanto dividesse.
Ed è anche un esempio virtuoso di collaborazione tra la Soprintendenza e la Guardia di Finanza, rafforzata da un impegno comune e da risorse finalmente disponibili.
Proteggere ciò che è sommerso significa proteggere la nostra memoria collettiva.
Perché quel passato, anche se nascosto sotto l’acqua, parla ancora di noi.
E ascoltarlo è un dovere.
La scoperta durante le attività di controllo in mare
Nel corso delle ordinarie attività di vigilanza marittima, la Guardia di Finanza ha individuato un’anomalia sul fondale del Mar Ionio grazie all’impiego di sofisticate strumentazioni di bordo.
L’area rientra nella competenza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.
Le successive immersioni, condotte con il supporto del personale specializzato del II Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza di Taranto e in stretto coordinamento con la Soprintendenza, hanno rivelato la presenza di un relitto appartenente a una grande nave oneraria di epoca tardo-imperiale, con un carico significativo di anfore ancora in situ.
Riserbo e tutela contro il rischio di saccheggio
Considerata l’eccezionale rilevanza scientifica del giacimento subacqueo, le istituzioni coinvolte hanno scelto di mantenere il massimo riserbo sul ritrovamento.
Una decisione condivisa per prevenire il rischio di saccheggio e preservare l’integrità del deposito archeologico, in attesa di definire una strategia d’intervento adeguata.
Fin dal momento della scoperta, l’area è stata sottoposta a un costante monitoraggio da parte della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli, garantendo un presidio continuo del sito.
Finanziamenti e avvio delle indagini archeologiche
La Soprintendenza si è attivata tempestivamente per reperire le risorse necessarie alla documentazione, allo studio e alla messa in sicurezza del relitto.
L’assegnazione di 780.000 euro da parte del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici ha consentito di avviare ufficialmente l’azione congiunta di tutela e ricerca.
La recente notizia apparsa sulla stampa ha di fatto anticipato la comunicazione dell’avvio delle operazioni, che vedono la Soprintendenza come destinataria dei fondi e la Guardia di Finanza come partner operativo fondamentale.
Un’azione in linea con il Protocollo MiC–Guardia di Finanza
L’intervento si inserisce nel solco della collaborazione istituzionale rafforzata dal Protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e la Guardia di Finanza, sottoscritto dal Ministro Alessandro Giuli e dal Comandante Generale Andrea De Gennaro.
Come già avvenuto per il recupero condotto nelle acque di Ugento nel luglio scorso, anche questa operazione rappresenta un esempio concreto di cooperazione a tutela del patrimonio culturale sommerso.
Le prossime fasi: ricognizione, scavo e conservazione
Nei prossimi mesi, grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza, il Reparto Operativo Aeronavale di Bari e la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo di Taranto, verranno avviate attività di ricognizione sistematica e documentazione del relitto mediante le più moderne metodologie di indagine subacquea.
Queste operazioni saranno propedeutiche alla pianificazione di un complesso scavo archeologico subacqueo, al corretto recupero del carico e alle delicate attività conservative sui reperti e sui resti dell’imbarcazione, nel pieno rispetto dei principi della Convenzione UNESCO per la Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo.
Il ruolo strategico della componente aeronavale
La componente aeronavale della Guardia di Finanza si conferma un presidio fondamentale per la tutela della legalità e del patrimonio nelle acque territoriali e contigue, garantendo operatività continuativa 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, a supporto della sicurezza e della salvaguardia dei beni culturali sommersi.
Giuseppe Cerfeda
Cronaca
Caduta nel vuoto a Tricase: 42enne in ospedale
Una donna è precipitata dalla sua abitazione, al secondo piano di uno dei nuovi palazzi delle case popolari: soccorsa dal 118, è stata condotta al “Cardinale Panico”
Caduta nel vuoto e corsa in ospedale per una donna di Tricase che è tuttora ricoverata al “Cardinale Panico”.
L’episodio è avvenuto nella prima mattinata di oggi, nella zona 167 del paese. Una 42enne del posto è rimasta ferita dopo esser precipitata dalla sua abitazione, al secondo piano di uno dei nuovi palazzi delle case popolari di via Costantino.
Le cause sono in fase di ricostruzione, così come la dinamica. Una delle vicine di casa della malcapitata, poi soccorsa a sua volta per lo choc, avrebbe assistito all’accaduto: la 42enne, cadendo nel vuoto, avrebbe urtato il parapetto del balcone del piano sottostante, prima di finire al suolo a piano terra.
Una chiamata ai numeri d’emergenza ha fatto accorrere sul posto un’ambulanza del 118. I soccorsi prestati dal personale sanitario hanno permesso alla donna di raggiungere l’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase. Qui è tutt’ora sotto stretta osservazione del personale medico.
Cronaca
Cocaina e crack in casa, 2 arresti a Torre Vado
All’interno di un comò della camera da letto anche un fucile a canne mozzate, una doppietta risultata rubata a Racale, 20 cartucce a palla unica calibro 12 e un passamontagna
La Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di un 33enne di Taviano e una 26enne di Taurisano, resisi responsabili del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e crack, detenzione illegale di armi e munizioni, ricettazione, alterazione di arma, resistenza a Pubblico Ufficiale e lesioni.
Nelle settimane precedenti il personale del Commissariato di P.S. Taurisano della Questura di Lecce ricostruiva una probabile attività di spaccio in una casa nelle campagne tra Torre Vado e Morciano di Leuca all’interno della quale si ipotizzava anche la presenza di un’arma da fuoco.
A seguito di attività di appostamento e osservazione, gli operatori di polizia, una volta individuata la casa attendevano il momento opportuno per effettuare l’accesso e eseguire una perquisizione domiciliare.
Giunti nei pressi dell’abitazione, gli operatori venivano in un primo momento scambiati per dei potenziali acquirenti dal 33enne che faceva loro cenno di fermare l’autovettura davanti all’ingresso.
Il soggetto poco dopo riconosceva gli operatori di polizia che a quel punto si qualificavano e gli intimavano di fermarsi.
L’uomo, tuttavia, si dava a precipitosa fuga verso l’abitazione.
A questo punto, appena raggiunta la porta d’ingresso, riusciva ad entrare all’interno e, nel cercare di ostacolare l’ingresso dei poliziotti, chiudeva violentemente la porta provocando lievi lesioni a uno di loro.
Nonostante le resistenze dopo pochi minuti i poliziotti riuscivano ad accedere all’interno dell’abitazione e porre in sicurezza sia l’uomo che la donna che già si trovava all’interno.
Davano quindi seguito all’attività di polizia che dava esito positivo inquanto rinvenivano all’interno di un comò della camera da letto un fucile a canne mozzate doppietta calibro 12 risultato rubato a Racale, 20 cartucce a palla unica calibro 12 e un passamontagna, mentre nel locale cucina venivano rinvenuti soldi contanti per la somma totale di euro 50, sostanza stupefacente del tipo cocaina per un totale di 10,28 grammi, 2 cristalli di crack del peso di 0,30 gr, 3 bilancini di precisione e materiale per il confezionamento.
I due venivano tradotti presso il carcere di Borgo San Nicola a disposizione dell’A.G. per i reati di cui in oggetto.
Cronaca
Si infatua di una donna e la perseguita
La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza del GIP del Tribunale di Lecce nei confronti di un uomo di 28 anni, accusato di aver perseguitato una docente con telefonate, appostamenti e messaggi ossessivi. Disposto il braccialetto elettronico e il divieto di avvicinarsi a meno di mille metri
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Divieto di avvicinamento con applicazione del braccialetto elettronico per un 28enne di origini gambiane, indagato per atti persecutori e furto aggravato ai danni di una donna di cui si era infatuato.
Il provvedimento è stato eseguito nel pomeriggio dell’11 febbraio dagli agenti della Polizia di Stato, su ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Lecce, emessa su richiesta della Procura della Repubblica.
Le indagini della Squadra Mobile
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dalla sezione specializzata per i reati contro la persona, in danno dei minori e sessuali della Squadra Mobile di Lecce, sono scaturite dalla denuncia presentata dalla vittima.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe posto in essere una serie di comportamenti reiterati e invasivi: telefonate insistenti, messaggi continui e visite improvvise – quasi quotidiane – nei pressi dell’abitazione e del luogo di lavoro della donna, oltre che nei luoghi da lei abitualmente frequentati.
Una condotta che avrebbe generato nella vittima un perdurante e grave stato di ansia e paura, tanto da costringerla a modificare le proprie abitudini di vita e persino a cambiare, senza successo, il luogo di lavoro.
L’origine della vicenda
I due si erano conosciuti in passato nell’ambito scolastico: il 28enne frequentava l’istituto in cui la donna insegnava.
Già nel giugno 2024 l’uomo era stato destinatario di un ammonimento del Questore di Lecce, con l’invito a cessare ogni comportamento persecutorio.
Nonostante ciò, secondo l’accusa, avrebbe continuato con atteggiamenti ossessivi e vessatori.
In una delle ultime occasioni, avrebbe persino sottratto il telefono cellulare alla donna per impedirle di allertare le forze dell’ordine dopo l’ennesimo rifiuto alle sue avances.
Le misure cautelari
Alla luce degli elementi raccolti, il GIP ha disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lei abitualmente frequentati, imponendo all’indagato di mantenere una distanza minima di mille metri.
È stato inoltre applicato il braccialetto elettronico ed è stato vietato qualsiasi tipo di comunicazione con la donna.
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