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Cronaca

Tremendo schianto a Soleto: distrutte due moto

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Incidente nel territorio di Soleto, sulla strada provinciale che conduce a Lecce, attorno alle 13.





All’altezza del “Mio Market” lo schianto: coinvolte una Ford, condotta da una donna che usciva dal parcheggio, e tre moto, con i relativi conducenti rovinati sull’asfalto.





Uno di loro, in particolare, è rimasto ferito al suolo: cosciente ma immobilizzato dall’urto, è stato soccorso sul posto da alcune persone di passaggio prima dell’arrivo del 118.





L’ambulanza ha condotto i conducenti delle moto in ospedale, alcuni di loro in codice rosso.





Intervento della polizia per gestione del traffico e rilievi. Seguono aggiornamenti.





Le immagini




































Parte delle immagini su contributo di Protezione Civile Salento


Cronaca

Tensione in centro a Tricase: botte in piazza Cappuccini

Una discussione degenerata in uno scontro fisico ha scosso ieri sera il centro cittadino, mentre un video ripreso dai presenti documenta i momenti di caos sul marciapiede della piazza

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Ieri sera momenti di tensione in piazza Cappuccini a Tricase, dove una colluttazione tra alcune persone ha attirato l’attenzione dei presenti e dei residenti della zona.

Secondo quanto emerge da un video amatoriale diffuso nelle ultime ore, la situazione sarebbe degenerata rapidamente fino ad arrivare alle mani. La lite si è consumata sul marciapiede della piazza, sotto gli occhi increduli degli spettatori che hanno assistito alla scena.

Nel filmato si percepiscono momenti di forte concitazione, con urla e spintoni tra i coinvolti mentre alcune persone tentavano di riportare la calma. Fortunatamente, stando alle prime informazioni raccolte, non si registrerebbero feriti gravi.

Resta da chiarire l’origine della discussione che avrebbe portato alla colluttazione. L’episodio ha comunque suscitato preoccupazione tra i cittadini presenti nella centralissima piazza Tricase.

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Cronaca

Donna di 35 anni fornisce false generalità per evitare l’arresto mentre è ai domiciliari

La donna già sottoposta ai domiciliari per furto, è stata sorpresa per strada dalla polizia e ha fornito dichiarazioni non veritiere sulla sua identità. Scatta l’arresto

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La Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare, con la quale l’Autorità Giudiziaria ha disposto la sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere nei confronti di una donna di 35 anni, nata a Galatina.

La donna si trovava già agli arresti domiciliari dal 22 aprile scorso per furto in un supermercato. Tuttavia, nella tarda serata del 28 aprile, la donna era stata sorpresa in strada in compagnia di un’altra donna, da una volante della Polizia di Stato di Galatina.

Approfittando del fatto di non essere ancora conosciuta dagli operatori — poiché sottoposta alla misura alternativa da pochi giorni e non residente in precedenza in questo comune — la donna ha fornito false generalità, nel tentativo di eludere le responsabilità derivanti dal reato di evasione ed evitare l’arresto.

Il giorno successivo, la medesima unità operativa, ha proceduto a un nuovo controllo presso il domicilio della 35enne, riconoscendola senza alcun dubbio come la persona fermata la sera precedente. La donna che era con lei al momento del controllo risultava inoltre gravata da precedenti di Polizia e destinataria della misura di prevenzione dell’Avviso Orale emesso dal Questore della Provincia di Lecce.

Alla luce degli elementi raccolti, la 35enne è stata deferita in stato di libertà per i reati di evasione e false attestazioni a Pubblico Ufficiale.

Dell’accaduto è stata informata l’Autorità Giudiziaria che ha disposto l’aggravamento della stessa, sostituendo gli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere.

Al termine degli adempimenti di rito, la donna è stata condotta presso la Casa Circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce.

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Cronaca

A dodici anni con una pistola nello zaino

Dopo l’episodio avvenuto in una scuola del sud Salento riaffiora il tema della prevenzione educativa, del ruolo delle famiglie e della crescente familiarità dei minori con simboli e linguaggi della violenza

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di Giuseppe Cerfeda

A dodici anni si dovrebbe entrare in classe con libri, paure adolescenziali e sogni ancora acerbi.

A Taviano, invece, uno studente si è presentato a scuola con una pistola scacciacani priva di tappo rosso, caricatore inserito e cartucce a salve.

Un fatto che segue un episodio analogo verificatosi pochi mesi fa nello stesso istituto.

La vicenda ha inevitabilmente acceso una riflessione che supera il singolo caso di cronaca

L’arma, anche quando non destinata a sparare proiettili veri, conserva un valore simbolico forte, soprattutto nell’immaginario dei più giovani.

La presenza di una pistola tra i banchi di scuola racconta un disagio che merita attenzione e che coinvolge famiglie, istituzioni educative e contesto sociale.

IL PESO DEI MODELLI CULTURALI

Negli ultimi anni il linguaggio della violenza è diventato sempre più familiare agli adolescenti.

Social network, videogiochi, serie televisive e contenuti digitali espongono quotidianamente i ragazzi a immagini fondate sulla forza, sulla sfida e sull’ostentazione del potere.

In questo scenario anche una scacciacani può trasformarsi in un oggetto identitario, capace di suscitare curiosità, emulazione o desiderio di apparire.

La giovane età del protagonista dell’episodio rende ancora più evidente la necessità di rafforzare il dialogo educativo. La prevenzione passa dalla capacità degli adulti di riconoscere segnali di fragilità, isolamento o disagio emotivo prima che trovino espressione in gesti pericolosi.

SCUOLA E FAMIGLIE IN PRIMA LINEA

La scuola continua a rappresentare il primo presidio sociale capace di intercettare situazioni delicate.

In questo caso sono stati i compagni ad avvisare i docenti, consentendo un intervento immediato delle forze dell’ordine.

Un elemento che dimostra quanto sia fondamentale costruire ambienti scolastici fondati sulla fiducia e sul senso di responsabilità condivisa.

Accanto al ruolo degli insegnanti resta centrale quello delle famiglie.

Vigilare sugli oggetti presenti in casa, conoscere le frequentazioni dei figli, osservare comportamenti e cambiamenti improvvisi significa contribuire concretamente alla prevenzione.

Educazione emotiva, ascolto e presenza quotidiana rappresentano strumenti decisivi per contrastare derive sempre più precoci.

CAMPANELLO D’ALLARME

Il caso di Taviano assume il valore di un campanello d’allarme che non si può ignorare.

Ogni episodio che coinvolge minori e armi impone una riflessione collettiva sul rapporto tra giovani e violenza simbolica.

La risposta richiede continuità educativa, dialogo tra scuola e famiglie e una presenza adulta autorevole, capace di accompagnare gli adolescenti in una fase della vita sempre più fragile e complessa.

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