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Alezio

Nardò nei “Cammini di Leuca”, nel segno della storia e di Don Tonino

I “Cammini di Leuca” sono tre direttrici storiche che attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”. Oltre alla Via Traiana Calabra e la Via Leucandense, infatti, c’è la Via Sallentina, che si estende per 162 Km, lungo le tappe joniche di Vereto, Ugento, Alezio, Nardò, Manduria e Taranto, da attraversare in dieci giornate di cammino.

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Il tracciato dei cosiddetti “Cammini di Leuca” attraversa da secoli il territorio di Nardò e ora l’amministrazione comunale, accogliendo l’invito della fondazione Parco Culturale Ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, ha deciso di dare anche un riconoscimento formale a questa preziosa eredità della storia. Il Comune di Nardò, infatti, ha aderito al progetto della fondazione finalizzato a creare un modello di “turismo di comunità” che offre opportunità importanti a coloro, soggetti pubblici e privati, che lavorano per e con il turismo. In particolare, con questa nuova forma di turismo ecosostenibile in sintonia con l’ambiente, la natura e la ricerca di paesaggi incontaminati, che si sta imponendo anche grazie agli stili di vita che la pandemia da Covid19 ha imposto in tutto il mondo.

“Cammini di Leuca” è il marchio del Parco Culturale Ecclesiale (registrato presso l’Ufficio brevetti del Ministero dello Sviluppo Economico), che contraddistingue le realtà territoriali maggiormente sensibili a questi modelli di crescita personale e comunitaria, di accoglienza e di conoscenza. La presenza del marchio lungo i percorsi e presso le strutture garantisce la piena adesione a questo spirito. Il turismo lento e in particolare il mondo dei cammini stanno registrando rilevante attenzione mediatica e un grosso riscontro economico.


Il Parco Culturale Ecclesiale sta compiendo sforzi notevoli per realizzare questo importante progetto che riguarda centinaia di km di tracciato e relativo monitoraggio, segnaletica e manutenzione, formazione degli info-point, comunicazione, progettazione degli interventi, promozione del territorio e dei siti di interesse culturale, accoglienza, creazione dei database utili ai fini statistici e di programmazione strategica, e molto altro ancora. Si è scelto di proporre turismo lento e mobilità dolce, a piedi, in bicicletta, a cavallo e in barca a vela, perché avvicina le persone, consente di vivere esperienze profonde, in sintonia con lo spirito dei luoghi, sviluppando empatia tra le persone, comunanza, condivisione e – se possibile – fraternità. A questo progetto ora potrà dare il suo contributo anche la città di Nardò.


L’assessore al turismo, Giulia Puglia


«L’impegno della fondazione è straordinario», dice l’assessore al Turismo Giulia Puglia, «e partendo da una solida base storica e di fede, con i “Cammini di Leuca” e gli insegnamenti di don Tonino, sta costruendo un modello di “turismo di comunità” di cui Nardò vuole far parte a pieno titolo. Da un lato, per l’antica appartenenza ai cammini e in particolare a quello della via Sallentina, dall’altro per la perfetta affinità tra un modello di turismo lento e sostenibile e tutte le politiche su cui abbiamo lavorato in questi cinque anni. Questo modello di turismo rientra in modo esemplare nella vocazione del territorio neretino».


I “Cammini di Leuca” sono tre direttrici storiche che attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”.

Oltre alla Via Traiana Calabra e la Via Leucandense, infatti, c’è la Via Sallentina, che si estende per 162 Km, lungo le tappe joniche di Vereto, Ugento, Alezio, Nardò, Manduria e Taranto, da attraversare in dieci giornate di cammino. Si tratta, in pratica, di una strada romana paralitoranea che congiungeva Taranto con i principali centri del Salento. Probabilmente un itinerario storicamente inteso come prolungamento della via Appia, su una preesistente strada dei Messapi che congiungeva le loro città più fiorenti.


Citata da Plinio e da Strabone, si ritrova descritta nel suo completo sviluppo nella “Tabula Peutingeriana”, con l’indicazione di tutte le stazioni e delle relative distanze, attraverso il cuore dell’Arneo, un territorio paesaggisticamente straordinario, tranquillo, a basso traffico veicolare, fittamente costellato di terrazzamenti, trulli e muretti a secco. Per secoli è rimasta l’unica direttrice per raggiungere Taranto dal Salento ionico, ma sostanzialmente un tracciato di interesse locale, tagliato fuori dai grandi flussi commerciali e militari dell’epoca, finché le vicende storiche ne hanno determinato la scomparsa dal paesaggio e dalla memoria.


Attraverso una quota di adesione annuale, poi, il Comune (attraverso il Sindaco o un suo delegato) potrà partecipare al Forum “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, di cui fanno parte enti e persone in grado di fornire un apporto concreto in termini di progettazione e sviluppo di un modello di “turismo di comunità”. Infine, il Comune potrà aderire al protocollo Anci “Città della Pace”, usufruire di un corso di formazione (per una persona) per lo svolgimento delle mansioni relative a un info-point, entrare con le proprie iniziative e i propri eventi nel circuito della comunicazione del Parco Culturale.


Va detto che dal 2016 la fondazione propone “Carta di Leuca”, un laboratorio permanente, interculturale e interreligioso, che in estate diventa un meeting internazionale che, attraverso esperienze di volontariato e cammini lungo le antiche vie, si propone come grande occasione per sollecitare un maggiore impegno di tutti verso la pace. Il senso della Carta di Leuca è nella “convivialità delle differenze”: la profezia di don Tonino Bello che indica un impegno per contrastare le povertà, le mafie e ogni altra forma di illegalità e di abuso. In questa occasione, si svolge la marcia notturna “Verso un’Alba di Pace”, dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano alla Basilica Santuario di Santa Maria di Leuca.


Alessano

Strade da rifare: ecco quanto arriva ad ognuno dei Comuni

Cento milioni per le strade pugliesi. L’ammontare del finanziamento paese per paese. Ogni Comune riceverà il contributo calcolato sulla base di due criteri: il 55% sulla base della popolazione residente; il 45% sulla base dell’estensione territoriale

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Si è spesso discusso della difficoltà (eufemismo) dei Comuni a riassestare le disastrate vie dei nostri paesi per l’assenza totale di finanziamenti dedicati dopo lo stop al contributo statale.

Ora la svolta perché parlare di vie disastrose sarà anche poco… intellettuale ma è esattamente ciò in cui ci imbattiamo ogni santo giorno.

È notizia di questi giorni che la Regione Puglia, ha stanziato 100 milioni di euro da distribuire ai Comuni pugliesi con un contributo a fondo perduto.

Con quei soldi si punta a rendere più sicure le strade (almeno una parte di loro) martoriate da buche di ogni forma e dimensione, spesso anche causa di incidenti e molte volte di cadute e infortuni delle persone, con ulteriore dolore e indubbio danno ulteriore sui bilanci comunali (quando si dice la beffa oltre il danno!).

Ogni Comune riceverà il contributo calcolato sulla base di due criteri: il 55% sulla base della popolazione residente; il 45% sulla base dell’estensione territoriale.

Il contributo in euro per ognuno dei centri della provincia di Lecce

Alessano 153.063,69

Alezio 117.632,05

Alliste 145.076,34

Andrano 101.093,42

Aradeo 146.180,71

Arnesano 86.807,02

Bagnolo del Salento 40.674,99

Botrugno 59.668,70

Calimera 121.032,20

Campi Salentina 244.529,43

Cannole 70.083,25

Caprarica di Lecce 57.858,77

Carmiano 219.264,60

Carpignano Salentino 164.349,25

Casarano 363.709,89

Castrì di Lecce 68.847,50

Castrignano dei Greci 74.728,62

Castrignano del Capo 120.272, 56

Castro 43.042,22

Cavallino 227.261,63

Collepasso 109.797,90

Copertino 461.645,24

Corigliano 144.711,41

Corsano 94.421,89

Cursi 74.887,73

Cutrofiano 253.227,52

Gagliano del Capo 108.540,99

Galatina 554.851,39

Galatone 319.122,65

Gallipoli 376.525,46

Giuggianello 39.719,33

Giurdignano 59.252,83

Guagnano 165.181,63

Lecce 1.860.880,43

Lequile 204.058,50

Leverano 307.110,31

Lizzanello 221.119,42

Maglie 245.468,18

Martano 173.459,42

Martignano 37.261,14

Matino 217.478,36

Melendugno 329.756,14

Melissano 124.632,33

Melpignano 55.904,84

Miggiano 65.417,63

Monteroni 228.774,45

Montesano Salentino 56.121,83

Morciano di Leuca 75.115,80

Muro Leccese 106.303,03

Nardò 872.910,91

Neviano 108.058,81

Nociglia 56.113,05

Novoli 149.262,32

Ortelle 55.543,01

Otranto 258.849,30

Palmariggi 40.551,50

Parabita 170.857,65

Patù 42.856,13

Poggiardo 128.215,49

Porto Cesareo 167.574,19

Presicce-Acquarica 232.832,09

Racale 206.009,92

Ruffano 223.702,72

Salice Salentino 249.853,91

Salve 139.471,34

San Cassiano 47.812,32

San Cesario di Lecce 129.748,65

San Donato di Lecce 126.923,76

San Pietro in Lama 67.243,08

Sanarica 50.309,42

Sannicola 143.480,78

Santa Cesarea Terme 102.595,94

Scorrano 176.090,05

Seclì 45.845,87

Sogliano Cavour 67.478,75

Soleto 144.229,05

Specchia 122.480,87

Spongano 77.754,21

Squinzano 259.249,10

Sternatia 69.495,59

Supersano 143.100,52

Surano 42.642,69

Surbo 250.933,12

Taurisano 215.164,69

Taviano 213.988,17

Trepuzzi 249.787,37

Tricase 339.814,24

Tuglie 91.376,36

Ugento 401.134,49

Uggiano La Chiesa 93.888,07

Veglie 333.688,49

Vernole 237.686.01

Zollino 49.305,41

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Alezio

Alezio, dal 18 al 20 giugno le giornate europee dell’archeologia

Nel museo civico Messapico di Palazzo Tafuri e nella necropoli di Monte D’Elia

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In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, dal 18 al 20 giugno 2021 sono in programma visite alla Necropoli Messapica di Monte d’Elia e al Museo Civico Messapico di Palazzo Tafuri, organizzate dal Comune di Alezio (Lecce) d’intesa con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce e in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, cui è in capo la direzione scientifica delle attività di ricerca nella necropoli. Sarà inoltre presente l’associazione Archès.

Gli appuntamenti si apriranno venerdì 18 giugno, alle ore 18, nella sala conferenze del Museo Civico Messapico di Palazzo Tafuri, dove si terrà una conferenza di presentazione e l’apertura alle attività; presiederà i lavori il Sindaco Andrea Barone; parteciperà il direttore degli scavi Giovanni Mastronuzzi, professore di Archeologia classica all’Università del Salento. Al termine sarà possibile visitare, con una guida, il museo e l’area della necropoli.

Sabato 19 giugno, dalle ore 17 alle ore 19, presso la Necropoli di Monte d’Elia, in programma “A spasso nell’antichità”: il pubblico, organizzato in gruppi, verrà accompagnato da guide e potrà assistere a performance rievocative storiche che includeranno la ricostruzione di una fornace per la produzione di manufatti in ferro secondo le tecniche e tecnologie utilizzate dai Messapi, la simulazione di uno scontro armato tra opliti greci e messapi, l’illustrazione della tessitura antica, la scrittura dei Messapi, modi e forme di sepoltura presso gli antichi abitanti di Alezio con il racconto della città dei morti e il culto degli antenati.

Domenica 20 giugno in programma “Piccoli archeologi”: dalle ore 17 alle ore 19, presso il Museo Civico Messapico Palazzo Tafuri, si terranno laboratori di argilla per i più piccoli; si potrà imparare a costruire manufatti come vasi, piccole statuine e tavolette scrittorie, su cui incidere il nome in alfabeto messapico. I bambini saranno organizzati nel rispetto delle norme anti-Covid e guidati da esperti.

Informazioni e prenotazioni telefonando al numero 335 7670971, dalle ore 9 alle ore 12.
Le Giornate sono supportate e gestite dall’INRAP – Istituto nazionale di ricerca archeologica preventiva di Francia e organizzate per l’Italia dal Ministero della Cultura – Direzione generale Musei.
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Alezio

Addio a Luigi Quida, l’artista della visualizzazione del silenzio

Scomparso il pittore salentino “post impressionista”: nato a Galatina nel 1936, era un uomo semplice, schivo, aveva scelto di vivere ad Alezio, lontano dai clamori, dalle luci della ribalta, dalle distrazioni, per stare più a contatto con se stesso, per non perdere l’ispirazione e proseguire il suo percorso improntato alla figurazione

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Il mondo dell’arte piange una grave perdita: il grande pittore salentino Luigi Quida si è spento lo scorso 18 maggio all’età di 85 anni. Amava definirsi l’artista della visualizzazione del silenzio“, era un uomo semplice, schivo, aveva scelto di vivere ad Alezio, lontano dai clamori, dalle luci della ribalta, dalle distrazioni, per stare più a contatto con se stesso, per non perdere l’ispirazione e proseguire il suo percorso improntato alla figurazione. Lontano dalle logiche del mercato, ma non dalla vita artistica italiana e internazionale.

Le sue opere sono state esposte nelle gallerie di New York e San Francisco, di Berlino e Oporto, Basilea e Odessa, Toronto, Monaco, Amsterdam, Colonia, Ginevra e tante altre città. Innumerevoli le sue mostre in tutto il mondo e i riconoscimenti ricevuti: da Cavaliere al merito della Repubblica Italiana ad Accademico d’Europa, dalla nomina ad Araldo gentilizio e Gran collare del Marzocco dell’Accademia Araldica Internazionale “Il Marzocco” di Firenze alla Laurea Honoris Causa in Arte all’Università Interamericana di Buenos Aires.

Nato a Galatina il 9 marzo 1936, è stato definito dalla critica pittore post impressionista, ma forse sarebbe più corretto considerarlo tardo-impressionista per l’influenza che subisce dalla pittura di Monet. Il suo nome è apparso in numerosi annuari e cataloghi di arte contemporanea.

È stato ideatore e coordinatore del Centro di promozione culturale “Settearte Mediterranea”, nei suoi oli su tela ritrae la transitorietà dell’attimo, gli aspetti più poetici della realtà, attraverso paesaggi, figure e fondali marini, trattati con pennellate decise e leggere e un raffinato contrappunto di grigi e verdi, marroni e gialli oro, che gorgheggiano delicatamente con il bianco luminoso dei vestiti delle signore, con i loro chiffons, ombrellini, cappellini, che rievocano le tramontate atmosfere da Belle Èpoque.

Il segno distintivo di gran parte delle sue opere è un originalissimo fascio di luce bianca, che quasi sempre irrompe sulla tela. Per ottenere il massimo dell’espressività egli accosta sulla tavolozza, con la più completa libertà fantastica, lampioni, marciapiedi, carrozze con o senza cavalli, case, balconi fioriti, muretti, caffé, facciate barocche di chiese e palazzi e tanti altri elementi architettonici ricercati.

Nei suoi dipinti la trama pittorica è messa in risalto grazie allo studio rigoroso delle ombre e la consapevolezza delle possibilità offerte dal colore di rendere il cangiante variare delle cose attraverso l’incidenza della luce.

Le innumerevoli minuscole figure, dalle forme appena abbozzate con la punta del pennello e mai accuratamente descritte, dai vestiti variamente colorati, rendono bene l’animazione dei luoghi che rimangono sempre indeterminati (Parigi, Venezia…?) reinventati attraverso la soggettività dell’artista e liberamente visualizzati sulla tela. Però, la sua attenzione non è mai rivolta alle facili vedute panoramiche delle città e degli ambienti rappresentati, ma solo ad alcuni aspetti, resi originali dalla competenza compositiva e dalla solida padronanza nell’uso espressivo del colore.

Il tutto collocato in intriganti atmosfere di sapore crepuscolare, spesso di grande effetto. Alcune sue opere si possono ammirare presso la Galleria Arca di Lecce.

Luigi ha un figlio, Raffaele Quida, anch’egli artista e non poteva essere diversamente. Classe 1968, la sua ricerca indaga la percezione dello spazio e l’interazione dell’individuo con esso, attraverso la variabile temporale.

Le sue opere si realizzano attraverso l’uso di vari media – disegni, sculture, installazioni, performance – e di materiali che attinge tanto da elementi naturali quanto da prodotti industriali.

La sua formazione artistica si completa, dopo gli studi classici, al Centro Sperimentale Man Ray di Cagliari nel 2003.

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