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Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Walter Rizzo, nostro lettore di Specchia, che propone una riflessione critica sul rapporto tra immagine e sviluppo della comunità locale. Un intervento che, con toni volutamente provocatori, affronta temi legati alla crescita economica e sociale del paese, al ruolo delle istituzioni e alle priorità che, secondo l’autore, dovrebbero guidarne il futuro.
«Specchia, il mio paese, è un luogo dove si vince molto e si cresce poco.
Con il massimo rispetto per tutti coloro che sognano di possedere una Ferrari e che poi, per le ragioni più diverse, finiscono per accontentarsi di una Fiat Tipo, osservo da anni un fenomeno curioso: la proliferazione di campioni del mondo, campioni d’Italia, eccellenze assolute nelle più svariate discipline sportive, nei mestieri e perfino nell’amministrazione pubblica.
Peccato che, molto spesso, tali titoli assomiglino più a costose operazioni di autocelebrazione che a riconoscimenti realmente significativi. Servono soprattutto ad alimentare ego smisurati e a conferire una patina di grandezza a risultati che, in molti casi, sono modesti e talvolta persino farseschi.
Non a caso, numerosi amici dei paesi vicini mi chiedono perché continuiamo a chiamarci specchiesi e non, più coerentemente, spocchiesi. Una domanda che, a ben vedere, merita una riflessione.
Perché, al di là dei proclami, delle targhe, delle coppe, delle fasce celebrative e delle immancabili feste, la realtà racconta altro. Dal punto di vista economico non cresciamo. Il reddito pro capite resta tra i più bassi del Salento e l’emigrazione giovanile continua a svuotare il paese delle sue energie migliori.
Per questo la mia proposta politica, semplice ma qualificante, è di smettere di assecondare gli interessi degli affittatori e di concentrare ogni sforzo sul benessere dei cittadini che vivono Specchia dodici mesi all’anno.
Chi affitta case e strutture ricettive investa pure le proprie risorse nella promozione delle proprie attività: è giusto che lo faccia. L’amministrazione, invece, dovrebbe preoccuparsi anzitutto della qualità della vita degli anziani, delle opportunità per i giovani e dei servizi per chi abita il paese ogni giorno dell’anno.
I turisti, se vorranno venire, verranno comunque. E magari avranno l’occasione di imparare come si possa vivere bene in un piccolo borgo del Salento, invece di assistere all’ennesima rappresentazione provinciale di una comunità che confonde il folklore con lo sviluppo e la pizzica con il progresso.
Walter Rizzo
Tra i pochi specchiesi che, fortunatamente, non possono vantare alcun titolo di campione di qualcosa».




