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La recente traslazione (4 giugno), dal vecchio al nuovo cimitero di Tricase, dei resti mortali di Maria Bianca Gallone, X principessa di Tricase; Pietro Giovanni Battista Gallone, IX principe di Tricase; Maria Giuseppina Moncada, madre di Maria Bianca; Antonietta Melodia, moglie di Giuseppe Gallone, VIII principe di Tricase (vedi “il Gallo” n. 13), oltre ad essere stato un atto meritevole, visto le condizioni dei loculi ove le salme si trovavano, ha sollecitato l’interesse nella città per l’antica famiglia feudale e tra i più vecchi sono riemerse immagini di un passato ormai lontano.
ALLE ORIGINI DEL PRINCIPATO
Tricase, la cui origine è verosimilmente bizantina e risale all’XI secolo, appartenne nel corso della storia a diverse famiglie feudali sino a quando nel 1588 fu acquistato da Alessandro Gallone, nobile proveniente da una famiglia greca residente a Genova, quindi verosimilmente originaria del quartiere costantinopolitano di Galata, enclave genovese nell’Impero Romano d’Oriente.
Il nipote di Alessandro, Stefano II, ottenne dal re Filippo IV di Spagna il titolo di Principe di Tricase e nel 1661 fece costruire il grande palazzo principesco abbattendo gran parte della cinta muraria e colmando il fossato. Dell’antica cinta muraria sono tuttora ben visibili le due torri, una piccola poligonale e la cosiddetta Turris magna.
Del palazzo principesco, che si diceva contasse tante stanze quanti i giorni dell’anno per enfatizzarne le dimensioni enormi rispetto al paese, l’ambiente più importante è la Sala del trono, lunga 24,30 m e larga 11,70, un tempo ornata da un soffitto a cassettoni lignei con al centro l’emblema dei principi Gallone che si ripeteva sul pavimento a mosaico.
DAL POTERE FEUDALE ALL’ITALIA UNITA
Grazie ad una accorta politica economica i Gallone costituirono un grande feudo, divenendo, oltre che principi di Tricase, principi di Moliterno e di Marsiconovo, baroni di Caprarica, Tutino, Depressa, Principiano, Nociglia, Bernarda, Luforni, Supersano, Belvedere, Picerno, Sarcuni e San Chirico Raparo, Foresta e Torricella.
I principi non badarono solo alla loro fortuna, ma furono attenti alle sorti della città. Nel 1663, per volontà testamentaria del principe Stefano II Gallone fu istituita a Tricase la prima scuola pubblica che poi, nel 1746, fu affidata da Arcangelo Gallone alla gestione degli Scolopi.
Tra le altre opere volte al benessere dei Tricasini è almeno da ricordare che nel 1715 Lucrezia de Capua, sposa del principe di Tricase Stefano Gallone, realizzò a Tricase una spezieria di medicinali, ossia una farmacia ove si preparavano e vendevano rimedi naturali, erbe, spezie esotiche e unguenti.
A Cesare Gallone si deve la costruzione, iniziata nel 1624, della Chiesa di Sant’Angelo, mentre nel 1685 Jacopo Francesco Arborio Gattinara, marchese di San Martino, imparentato con Stefano Gallone, terzo principe di Tricase, fece erigere la Chiesa della Madonna di Costantinopoli, conosciuta comunemente come la Chiesa nuova, dall’insolita forma ottagonale, nel cui largo si tenne annualmente la fiera di San Vito.
Poi la fiera fu trasferita al centro di Tricase, il culto venne scemando e nel 1876 il vescovo Maselli interdisse al culto la chiesa, che divenne sede di leggende.
Nell’Italia unita si segnalò particolarmente Giuseppe Gallone (Napoli, 20 agosto 1819 – Napoli, 13 febbraio 1898), VII principe di Tricase. Imprenditore e studioso di filosofia e di religioni antiche, appartenne alla Massoneria e fu autore di varie opere di cui la più importante è L’olos svolto dal lato filosofico, religioso, politico, sociale (2 voll., Morano, Napoli 1893-1897). Fu senatore del Regno, per la categoria 21 (censo e imprenditoria), dal 1861 alla morte.
IL DECLINO DELLA CASATA
La fortuna dei Gallone, come quella di altre famiglie patrizie salentine, cominciò a declinare con il soggiorno dei nobili nella capitale (Napoli prima, Roma poi) e il conseguente affidamento della gestione dei feudi ad amministratori non sempre accorti.
Si aggiunga la crisi dell’economia dei latifondi. Il processo di vendita (e di svendita) dei beni e delle terre portò così ad una crisi irreversibile, nonostante i diversi tentativi di Maria Bianca (1895–1982), X Principessa di Tricase e VII di Moliterno, e della figlia Simonetta della Posta (1916–1986), sposata con Aldo Guerri dall’Oro.
Maria Bianca, che ebbe una personalità intraprendente tanto da divenire consigliere comunale (la prima donna consigliere del Comune di Tricase), nonché fine poetessa e autrice di diversi saggi, vide così la fine della Casata.

Donna Simonetta con i suoi familiari si spostarono in altra parte della Penisola e la principessa Maria Bianca assistette alla vendita del palazzo che il 4 gennaio 1958 fu acquistato dal Comune di Tricase, divenendo sede comunale.
Il palazzo fu oggetto di una poco felice opera di gestione che vide lo smantellamento di molti dei soffitti a cassettoni e la scomparsa degli stemmi nobiliari, come furono cementizzati alcuni passaggi della Turris magna, nella quale si trovavano le secolari prigioni.
Gli eredi della principessa mantengono il titolo nobiliare e hanno aggiunto il cognome Gallone al proprio, portando avanti la continuità dinastica. Un pronipote di Donna Bianca (come si usava chiamarla), Simon, ha il titolo di XII principe di Tricase.
UN PATRIMONIO DA PRESERVARE
Le vicende principesche, qui molto sommariamente richiamate, vogliono essere di stimolo non solo ad accurate opere di ricostruzione storica delle famiglie nobiliari (e dei personaggi celebri) che hanno reso illustre il nostro Salento, ma ad una maggiore attenzione per così dire “visiva”.
I personaggi del passato vivono indubbiamente nella memoria storica degli studiosi, ma sarebbe opportuno che il nostro territorio, che peraltro attrae turisti curiosi, rendesse una più esplicita testimonianza con restauri accurati e con studi aggiornati di luoghi e cose e personaggi da ricordare.
La presenza dei principi a Tricase costituisce per la comunità una grande ricchezza, grazie alla loro committenza dal punto di vista artistico e sociale: pensate al palazzo, alla chiesa di S. Angelo, alle tele di Veronese, Palma il giovane, Tintoretto junior, che sono un unicumper la Provincia di Lecce e che ci incitano a considerare Tricase non solo una località amena per il mare o il cibo, ma come un centro di vera promozione culturale.
Così, per una città che è stata sede di principato è bene ricordare gli illustri defunti che hanno ben governato.




