Palazzo Aymone, secoli di storia nel cuore di Tricase

di Ercole Morciano

Chi da piazza Pisanelli percorre via Principe Giuseppe Gallone, sulla sommità dell’altopiano, tra il Palazzo Trunco-Cafiero a sinistra (ora casa canonica) e il Palazzo “dei secondogeniti” (ora Nardi ed altri), scorge a destra la sagoma austera del sei-settecentesco Palazzo Aymone. La sua facciata mistilinea, i conci a vista perfettamente squadrati anche nelle pareti tondeggianti, il bel cornicione che alleggerisce e decora tutto il prospetto, l’ampio portone centrale con i due accessi laterali, danno al palazzo quell’aspetto di fortezza che non guasta nel complesso architettonico della piazzetta dominata dalla chiesa di San Michele Arcangelo, dal Palazzo de Nitto e dal Palazzo Toma (ora Coluccia).

È questo uno dei luoghi meglio conservati della città che, salvo la costruzione sul retro della chiesa, ha mantenuto la sua originalità nonostante i tentativi di abbruttirla (vedi la recente collocazione di due vasi cilindrici in cemento, con due alberelli di olivo, sul marciapiede dove si affaccia una tipica costruzione del ‘600).

Il Palazzo Aymone presenta all’interno un atrio, in parte scoperto, su cui si affaccia una finestra (l’altra, quella di sinistra, è dipinta per simmetria), dell’appartamento al piano nobile che si raggiunge attraverso una scalinata dalla quale si accede anche ad altri ambienti, tra cui lo studio legale degli avvocati della famiglia Aymone. Sull’atrio d’ingresso, al piano terra, troviamo anche altri ambienti già adibiti a stalla e più recentemente in autorimessa, oltre a locali destinati a magazzini essendo la famiglia proprietaria di terreni agricoli i cui prodotti venivano, dai “coloni” coltivatori, conferiti al palazzo. Allo stoccaggio dei prodotti erano destinati anche gli ampi locali ipogei che, con le loro volte “a botte” costituivano anche le fondamenta sulle quali insistevano le stanze del palazzo voltate elegantemente a padiglione o a crociera. Dal piano interrato si raggiunge anche il frantoio ipogeo del palazzo che si estende per buona parte della piazzetta S. Angelo verso via F.lli Peluso.

Vari ambienti del palazzo furono pavimentati a mosaico dai F.lli Peluso verso la fine dell’Ottocento, precisamente nel 1885, com’è attestato dalla soglia da essi elegantemente pavimentata: F.[rate]lli/ P.[elu]so/ F.[ecero]/ 1885. La loro opera costituisce forse la peculiarità più ammirevole dell’intera nobile dimora. Lo stemma di famiglia, racchiuso in una elegante cornice vagamente barocca, si presenta in forma di scudo sannitico sormontato dall’elmo piumato. Nello scudo si osserva un leone coronato, rampante contro un albero di pino (simbolo di nobiltà generosa) terrazzato, fustato e affiancato da una stella cometa. Quest’arme si differenzia alquanto rispetto a quella esibita doppiamente sull’altare di patronato nella chiesa di S. Domenico, cui è conforme quella posta al centro dell’arco d’ingresso del Palazzo De Nitto in piazzetta S. Angelo in cui la variante più significativa è la sostituzione del pino col cipresso, in araldica simbolo della fama imperitura.

Alla famiglia Aymone si deve anche la costruzione della più antica villa di Tricase-Porto.

Pubblicità
Centro Formazione e Lavoro OPN

Posta sulla salita verso il borgo dei pescatori, immersa nel verde, fu edificata nel 1612 in forma di fortezza a difesa dalle incursioni barbaresche e pertanto dotata di saettiere e piombatoi, nell’Ottocento passò in proprietà de Nitto per matrimonio tra Maria Aymone e Francesco de Nitto, di famiglia notabile di Latiano (V. – M. Peluso, Guida di Tricase, pp. 137, 159-160.)

La pregevole casa degli Aymone in Tricase presenta anche un fronte su via S. Spirito, nn. 23-25, con un corpo di fabbrica che in passato costituiva un unicum con la parte di piazzetta S. Angelo. È per questo che l’arciprete Noè Summonte, parroco dal 1840 al 1891 e redattore dello Status Animarum di Tricase del 1842, diede il nome di Isola Aymone all’insieme dei fabbricati compresi tra le attuali piazza S. Angelo, via Raeli, via S. Spirito e via Guidone Aymone (R. Fracasso, L’antico ospedale di Tricase 1584-1963, Editrice Salentina, Galatina 2005, Tav. 5).

La Famiglia Aymone (D’Ahimone, D’Aymonis, Ajmone) è una delle famiglie più antiche di Tricase. Già attestata nell’Inventario del 1455, vi sarebbe giunta da Napoli come affermò il chierico coniugato Guidone Aymone, UJD (dottore nei due diritti, civile e canonico). Avvocato, al pari del figlio Antonio, visse nella seconda metà del sec. XVI e istituì, garante il vescovo di Alessano, una dote annuale di 25 ducati a favore “di un’orfana onesta che prenda marito”.  L’unica sua figlia Porzia sposò nel 1595 Marcantonio Manieri, di nobile famiglia neretina, ma morì di parto l’anno dopo nel dare alla luce la figlia Angelica. La famiglia Aymone, imparentatasi con le altre famiglie notabili, diede a Tricase esponenti nei vari ambiti della vita pubblica, ecclesiastici, militari e civili e godette di patronato sull’altare di S. Paolo apostolo, nella chiesa di S. Domenico. Ricoprirono la carica di sindaco: G. Domenico verso la fine del ‘700, Gaetano, Giambattista e Salvatore nell’Ottocento, Edgardo nel Novecento.

L’esponente maggiormente noto anche in campo nazionale è stato Vittorio (Tricase 1920-Lecce 2010) noto avvocato, giurista e professore universitario che concepì in modo nuovo la difesa penale nel rispetto della tradizione. Un’epigrafe con la sua immagine bronzea, opera dello scultore Vito A. Guglielmo, gli è stata dedicata dai tricasini sul prospetto della sua casa natale.

Pubblicità
Ciullo