Sigfrido Ranucci a Tricase: cinquant’anni di potere sotto inchiesta

Sigfrido Ranucci durante il suo spettacolo ‘Diario di un trapezista’ a Cerveteri, Roma, 25 agosto 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

C’è un filo oscuro che, secondo Sigfrido Ranucci, attraversa cinquant’anni di storia italiana: parte dai santuari della P2, passa per i governi Berlusconi e arriva fino alle stanze del potere contemporaneo. Un intreccio di interessi, riforme e contrapposizioni istituzionali che il giornalista ricostruisce nel suo ultimo libro, “Il ritorno della casta. Assalto alla giustizia”, pubblicato da Bompiani.

Il volume sarà presentato domenica 20 settembre, alle 19,30, nel piazzale antistante la Chiesa di Sant’Antonio, in via Diocleziano a Tricase. Ranucci dialogherà con Michela Santoro. L’ingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

L’appuntamento rientra nella rassegna “Dialoghi a Oriente”, promossa dal bimestrale religioso-sociale “Siamo la Chiesa” della Parrocchia Sant’Antonio da Padova, in collaborazione con la Libreria Idrusa di Alessano.

Al centro del libro c’è la riforma costituzionale della magistratura, letta dall’autore come il punto d’arrivo di un lungo scontro tra politica e giustizia. Ranucci mette in relazione vicende apparentemente lontane, ripercorrendo passaggi della storia repubblicana e interrogandosi sulle conseguenze che il nuovo assetto potrebbe produrre sull’equilibrio fra i poteri dello Stato.

La tesi sostenuta nel volume è netta: dietro la promessa di rendere i processi più rapidi potrebbe nascondersi una giustizia più costosa, appesantita dalla burocrazia e destinata a procedere a due velocità. Da una parte, secondo la ricostruzione proposta, maggiori garanzie per i colletti bianchi; dall’altra, un percorso sempre più difficile per i cittadini comuni e per le fasce più deboli.

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Il giornalista richiama anche il sacrificio dei ventotto magistrati uccisi nell’esercizio delle loro funzioni e il ruolo svolto dalla magistratura nel fare luce su alcune delle pagine più oscure della Repubblica. L’indipendenza dei giudici, sostiene Ranucci, non rappresenta un privilegio riservato a chi indossa la toga, bensì una tutela per l’intera collettività contro il rischio che il potere politico possa trasformarsi esso stesso in legge.

Come nelle sue inchieste televisive, la domanda conclusiva resta quella che accompagna da sempre il suo lavoro: chi paga il conto? Un interrogativo che sposta l’attenzione dalle dispute istituzionali alle conseguenze concrete delle decisioni politiche sulla vita quotidiana delle persone.

In Rai dal 1990, Sigfrido Ranucci ha lavorato come inviato per le rubriche del Tg3 e successivamente per Rai News 24. Ha realizzato inchieste sul traffico illecito di rifiuti e sulla criminalità organizzata, recuperando anche l’ultima intervista rilasciata dal giudice Paolo Borsellino. Ha raccontato l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, lo tsunami di Sumatra del 2004 e diversi scenari di guerra nei Balcani e in Medio Oriente.

Dal 2017 al 2026 ha guidato “Report” su Rai3, raccogliendo l’eredità della sua ideatrice Milena Gabanelli. È autore, insieme a Nicola Biondo, del saggio “Il patto” e del libro per ragazzi “Navigare senza paura”. Nel 2024 ha pubblicato per Bompiani “La scelta”, dal quale è nato lo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”. Nel febbraio 2026, insieme alla redazione di “Report”, ha ricevuto il premio per il giornalismo televisivo intitolato ad Andrea Purgatori.

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