A chi gli chiese cosa provasse al pensiero di aver compiuto ottant’anni, un Ernesto Calindri ancora in splendida forma rispose: “Nulla di particolare. Sono solo sorpreso per esserci arrivato così in fretta”. Maria Rosaria Turco lo scorso 13 febbraio di anni ne ha compiuti ben cento e forse anche lei avrà avuto la sensazione di esserci arrivata d’un fiato. Ma per avere un’idea di quanto lunghi siano cento anni -un secolo, perbacco!-, e soprattutto quelli di cui è stata testimone, basti pensare che nacque a Tricase -ancora Regno d’Italia!- nel 1910 sotto Papa (San) Pio X, con Sidney Sonnino capo del Governo e la Pro Vercelli con lo scudetto sulle maglie.

Tricase contava appena ottomila anime, l’Italia circa trentatré milioni, e la popolazione mondiale era di poco inferiore ai due miliardi. Si andava in bicicletta o a cavallo, oltre che a piedi, si cenava a lume di candela e le donne non avevano diritto di voto. Da quell’anno si son succeduti ben nove Pontefici, una quarantina di Presidenti del Consiglio e un’infinità di Governi. Ci son stati due Guerre Mondiali, il Fascismo, la fine della Monarchia, la nascita della Repubblica e persino lo sbarco sulla luna in virtù di un progresso tecnologico inarrestabile che ha finito col cambiare abitudini e stili di vita. La popolazione mondiale oggi supera i sette miliardi e quella tricasina è nel frattempo più che raddoppiata grazie anche al suo contributo di madre feconda, avendo messo al mondo dieci figli, nove dei quali viventi. Rosaria è stata una donna forte, coraggiosa e ottimista; non le ho mai visto una sigaretta fra le dita se non, per gioco, in un lieto Natale di tantissimi anni fa; ha mangiato con moderazione e ha sempre sorseggiato un po’ di vino durante i pasti ma chissà quante persone della stessa tempra e con le stesse sane abitudini non ce l’hanno fatta a vivere così a lungo.
Dunque, non può esser questo il segreto della sua durata! La longevità, e lei ne è pienamente consapevole, è un dono di Dio del quale, tutt’al più, ci si può mostrar degni, come lei ha fatto, amando e rispettando la vita soprattutto nei momenti difficili. Alla sua, poi, stanno contribuendo, a costo di sacrifici e di rinunce, le tre figlie conviventi che la assistono instancabilmente, non essendo più autonoma anche se lucida e tenace e con intatto quel sottile senso di ironia che non l’ha mai abbandonata. Non è cosa da poco, l’assistenza amorevole! In tempo di badanti -preziose ma fatalmente fredde- e case di riposo -talvolta inevitabili, ma d’una tristezza agghiacciante- l’amore filiale e il calore della propria casa assicurano quella serenità che può allungare la vita. Chissà che il Signore non ci renda testimoni anche di simili prove per indurci a recuperare il garbo e la coscienza d’altri tempi, sempre più minacciati dai falsi valori di quest’epoca! A Rosaria, mia nonna, l’augurio di continuare a scaldare ancora a lungo il cuore di chi le vuol bene e, magari, anche il pensiero grato di chi un giorno -volesse il cielo!- potrà godere il frutto che le riflessioni sull’esperienza del suo sereno invecchiare avranno saputo produrre.
Guido



