Un soffio per vedere ciò che non si può vedere: il recente libro del vescovo missionario Fernando Panico

di Ercole Morciano

Dato alle stampe da poco, è già in circolazione il libro Il soffio. Come se vedessi l’invisibile scritto da Mons. Fernando Panico, missionario del Sacro Cuore (MSC), vescovo emerito di Crato, in Brasile e stampato presso Serafino Arti Grafiche Tricase.

È un libro che, come premette l’autore, «nasce dal silenzio… perché nel silenzio egli ascolta il soffio che tutto muove»: è il soffio il protagonista del libro, benché egli non abbia «forma, non pesa, eppure apre il cuore, accende lo sguardo, sostiene il cammino».

E proprio sull’immagine del soffio dello Spirito che Mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca, sviluppa la sua profonda presentazione (11-14) ricca di riferimenti biblici, mistici ed ecclesiali.

Il soffio dello Spirito, egli afferma, è per un vescovo emerito «immagine e realtà: immagine di un movimento che attraversa l’essere, realtà di una presenza che accompagna, apre e rinnova». Così egli conclude: «Anche senza governo attivo, il vescovo emerito rimane un canale del soffio divino, un custode del respiro vitale della Chiesa, capace di trasformare l’esperienza passata in luce e speranza per il futuro della comunità cristiana».

IL LIBRO

Il testo si articola in quattro sezioni. Nella prima, intitolata Il soffio delle origini, (17-49), l’autore ripercorre, sull’onda della memoria custodita nel suo cuore, le tappe iniziali della sua vita negli anni trascorsi a Tricase: dal soffio iniziale che «non si sa quando entra», al suono della campana «che annuncia la vita», all’acqua «che scorre e purifica» da una fontana, figura della Chiesa o che viene versata al fonte battesimale per salvare, alla terra che « accoglie e custodisce…sostiene e parla», per giungere al fuoco «ardore che purifica e invia».

Pubblicità
LWS tra gli articoli

Molto belli i ricordi d’infanzia legati al fuoco: il falò della notte di Natale davanti all’ingresso della chiesa madre; quello del braciere domestico che diventava centro dello stare insieme famigliare; il fuoco del fabbro, ritrovato poi in Brasile, legato alla sinfonia dei clangori e alla figura dell’incudine che «per quanto batta forte il martello, non risponde, resiste». Il vento, «linguaggio di Dio…respiro che invia», chiude la prima sezione.

Nella seconda sezione Pane, Vino, Olio, (50-69) il vescovo emerito presenta un «trittico di gesti, aromi e colori simboli che [gli] hanno insegnato la presenza silenziosa di Dio, che soffia sulla vita quotidiana». Qui la memoria sfocia nella poesia, la liturgia si trasforma in realtà, la materia diventa segno e mistero.

Il soffio della mia vita è il titolo della terza sezione (70-98). È la parte più densa di ricordi personali: «una casa, una terra, una fede». La famiglia, in particolare il padre e la madre, i primi segni della vocazione, l’infanzia «memoria viva …soffio che ancora sostiene», il seminario, la missione: sono le tappe il cui il soffio dello Spirito traccia orizzonti sempre più ampi… sempre più nuovi…sempre più ricchi di mistero, fino all’episcopato dove la sua guida si accoglie «con le ginocchia piegate».

«Il soffio invisibile entrato nella mia vita attraverso il pane, il vino e l’olio rimane presente, ora nelle mani, nei passi lenti, nel silenzio della preghiera quotidiana» del vescovo emerito: così premette l’autore al testo della quarta e ultima sezione Il soffio non è cessato (99-121).

Pubblicità
Il Gallo numeri luglio 26 visibilità Tra gli articoli

Una realtà riguardante il vescovo emerito, che già delineata in dottrina nella presentazione di Mons. Vito Angiuli, diventa quasi poesia sgorgata dal cuore, alla cui sapienza l’autore si affida quando scrive «Il soffio rimane, non si stanca, non si esaurisce. Non esige, non trattiene, non domina. Semplicemente conduce, come vento leggero o tempesta che rinnova».

Il libro, avverte l’autore, va letto senza fretta, non chiede di essere capito subito, ma attraversato con passo lento; il lettore «non deve cercare concetti ma risonanze perché il libro vuole condurre a quel luogo tranquillo che c’è in ciascuno di noi…dove la vita rinasce…dove il soffio e l’essere si incontrano in armonia».

Alla pregevolezza del contenuto il volume unisce la l’accattivante cura editoriale e il ricco corredo iconografico delle immagini e delle fotografie.

Grazie Don Fernando.

Pubblicità
Festa della Municeddha Tra gli articoli
Mons. Fernando Panico