Attualità
Rifiuti: la nuova frontiera
Estate pulita? Presentato il nuovo Centro di Biostabilizzazione di Poggiardo. Con le tre Ato al completo, dopo anni sembra scongiurata la “solita” emergenza rifiuti della bella stagione.
Il nuovo impianto di Poggiardo
Con l’avvio a pieno regime del Centro di selezione e linea di biostabilizzazione di Poggiardo, anche i Comuni ricadenti nella fascia centrale della provincia di Lecce e facenti capo all’Ato Lecce 2 non dovrebbero più incorrere nella, purtroppo solita nelle ultime stagioni estive, emergenza rifiuti. Il nuovo impianto di Poggiardo, facente parte del Progetto Ambiente dell’Ato Lecce 2 (per la cui realizzazione, insieme alla discarica di servizio prevista a Corigliano, sono stati destinati quasi 17 milioni di Euro con il cofinanziamento della Comunità Europea), sorge a fianco della vecchia discarica su una superficie di circa 5 ettari e con i suoi 17 biotunnel dovrebbe entrare in funzione entro un mese, al massimo 45 giorni, dopo i test, positivi, effettuati negli ultimi giorni. Sollevato il sindaco di Poggiardo, Silvio Astore, “perché finalmente non dovremo più sopportare i miasmi e i cattivi odori del vecchio impianto sicuramente non efficiente: abbiamo sopportato fin troppo. Continueremo a vigilare, però il collaudo effettuato ci dà grande fiducia per un futuro diverso”. Ma cosa accade ai rifiuti quando arrivano nel Centro poggiardese? Dopo la raccolta differenziata vengono ulteriormente selezionati, poi insufflati con l’ossigeno da grosse pompe e resi inerti. Quello che rimane può poi essere tranquillamente riutilizzato per copertura di discariche dismesse (il cosiddetto “capping”), il riempimento di cave e per i sottofondi stradali su cui apporre in seguito l’asfalto. Finalmente, dunque, un’estate tranquilla per i 46 Comuni dell’Ato Lecce 2? Secondo il Sindaco di Poggiardo “tutto lascerebbe pensare che sarà così e noi di Poggiardo siamo felici di dare un apporto decisivo in tal senso, come del resto abbiamo già fatto in passato in momenti critici”. Su una cosa però Astore non transige: “Nei prossimi giorni invierò ai Sindaci del Bacino Ato Lecce 2 e a tutti gli autotrasportatori una nota perché, se non saranno messi a norma tutti gli autocompattatori, io sarò di un rigore estremo e tutti i rifiuti torneranno al mittente. La “conditio sine qua non” è che gli autocompattatori debbano essere a norma ed io sto avvertendo tutti per tempo perché chi non dovesse avere i soldi disponibili per mettersi a norma, dovrà trovare una soluzione adeguata. Lungo le strade di Poggiardo non ci dovrà essere traccia di percolato (liquido che fuoriesce dai rifiuti in decomposizione, Ndr). E di questo informerò il Prefetto ed il Presidente della Regione. Pur senza voler mettere il naso nelle cose della Cogeam, la Ditta titolare dell’impianto, mi permetto di consigliare l’assunzione, per chi dovrà operare in questo stabilimento, degli operai che già hanno lavorato al vecchio impianto della Sud Gas ed hanno acquisito la giusta esperienza”. Astore poi non perde l’occasione per ribadire un suo vecchio cruccio e rivolgere l’ennesima filippica agli amministratori di Nardò: “Chiudere anzitempo la loro discarica è stato un errore che ha portato i costi dello smaltimento dei rifiuti per l’Ato Lecce 2 dai 5 milioni del 2006 ai 17,5 milioni di euro di oggi, con uno spreco di denaro pubblico enorme. Ora Nardò deve mettersi in testa che va riaperta quella discarica nella misura in cui va messa in sicurezza con l’utilizzo del materiale biostabilizzato che uscirà fuori dall’impianto di Poggiardo. Materiale che ha un indice respirometrico dinamico superiore a 400, che garantisce che il rifiuto è stato reso inerte e può essere utilizzato per il capping delle discariche di tipo A1: vale per quella vecchia di Poggiardo, per quelle di Cavallino, Ugento e Corigliano per la cosiddetta “post mortem”. Vale a dire che quelle discariche vanno “cappate” e per 30 anni vanno monitorate, controllate e messe in sicurezza. Ai colleghi che come me hanno avuto la sventura di avere sul proprio territorio una discarica A1 consiglio di non irrigidirsi e spiegare ai propri amministrati che non si tratta più di aperture di discariche, ma solo di messa in sicurezza. Finché si dirà “no” a priori per paura di perdere il consenso…”. Anche secondo l’ingegner Francesco Pirti, direttore tecnico di cantiere, “pur con il sovraccarico dell’estate non dovrebbero esserci problemi. Si faranno due turni di sei ore, ognuno dei quali con sei operatori alla volta e non dovrebbero esserci problemi di sorta. Qui”, spiega l’ingegnere, “si produce una frazione secca che può essere in parte riutilizzata, indicativamente per un 30%. La parte di sopravaglio (materiali sempre biostabilizzati ma non inerti, Ndr) andrà a Cavallino dove sarà trattata nell’impianto che produce Combustibile Derivato dai Rifiuti. La restante parte nella discarica di servizio”. Che per oggi vuol dire Burgesi di Ugento, in attesa di sapere come andrà a finire la questione di Corigliano d’Otranto… (Giuseppe Cerfeda)
Cavallino all inclusive
Cavallino fa buon viso a cattivo gioco. La sua è la prima piattaforma completa in provincia per lo smaltimento dei rifiuti. Piattaforma che serve tutto il comparto dell’Ato Lecce 1, capoluogo compreso. Cavallino garantisce la presenza della stazione di conferimento, della biostabilizzazione dei rifiuti e la combustione dei derivati da rifiuti (CDR). Una convivenza non gradita ma resa possibile. Gaetano Gorgoni, oggi vice sindaco, è il testimone e la memoria di un lungo percorso che, a suo dire, ha saputo evitare danni peggiori alla sua comunità. “La città non guarda con simpatia a questo impianto. Eppure tanti passaggi burocratici, amministrativi e operativi sono stati compiuti per rendere accettabile la situazione. La Regione scelse questo sito negli anni ’80 e, nonostante la mia opposizione dal ’92 in poi, fui costretto a realizzarlo per scongiurare la minaccia della nomina di un Commissario ad acta. Obbligato dunque a farlo ma con l’intenzione di farlo bene. Con le stesse motivazioni, sempre nella metà degli anni ’90, rifiutai i contributi regionali per non vincolarci ai vecchi criteri delle cave di semplice discarica. Oggi possiamo definire Cavallino un sito modello di sperimentazione per tutta la Puglia”. Un’anomalia comunque c’è ed ha creato problemi. La discarica è entrata in funzione nel 2000, la Regione ha completato i lavori per il biostabilizzatore nel settembre 2009. Nel frattempo l’accumulo di rifiuti ha mutato l’orografia dei luoghi, prima solo pianeggiante e ora “arricchita” di rilievi di circa 12 mt d’altezza. “E la capacità di lavorazione dell’impianto di CDR non permette di eliminare il pregresso di tutti gli anni precedenti. Una piccola parte è stata trasferita a Massafra ma il grosso è ancora qui”. Nel frattempo la discarica Guarini è già esaurita ed è entrata nella fase di postgestione. Significa estrazione di percolato e biogas, recupero ambientale attraverso anche la piantumazione. Una fase che dura 30 anni di monitoraggio. Intanto la seconda discarica di servizio/soccorso a servizio, Le Mate, di quasi 400 mila mc, garantirà vita alla piattaforma di Cavallino, CDR compreso, ancora per dieci anni. Poi il sito chiuderà e dovranno essere individuati altri siti fuori dal feudo. (Aldo Mea)
Nardò: Castellino aspetta ancora
La discarica di Castellino è chiusa dal punto di vista amministrativo ma non da quello tecnico. Vale a dire – usando una metafora – che si trova nella stessa situazione in cui starebbe una casa il cui proprietario se ne va, gira la chiave nella toppa e non dà neanche una pulita per terra. Chiusa, quindi, è chiusa: una montagna di rifiuti che si staglia all’orizzonte della famigerata contrada alle porte di Nardò; però, a tre anni di distanza dalla delibera che ne sanciva la fine dell’attività da parte del presidente Nichi Vendola, all’epoca Commissario Straordinario dell’Emergenza Rifiuti, non è ancora stata messa in sicurezza. Il motivo? Semplice: mancano i soldi, che nelle casse del gestore della discarica sarebbero dovuti entrare grazie all’aumento della tariffa per gli altri Comuni conferenti, stabilito dal governatore Raffaele Fitto ai tempi del contestatissimo ampliamento. L’aumento, però, non è mai stato effettivamente praticato e il risultato è che manca tuttora la disponibilità finanziaria per mettere in sicurezza la discarica attraverso un’accurata post gestione. Tramontata l’ipotesi, pure più volte ventilata ma mai accettata dal sindaco di Nardò, Antonio Vaglio, che l’impianto potesse continuare a funzionare attraverso il conferimento della sola frazione secca del rifiuto (che sarebbe servito anche a rimodellare il profilo di chiusura finale della discarica facendolo diventare “a panettone”), al Comune di Nardò non resta che un’unica strada da perseguire. La spiega con la consueta chiarezza Mino Natalizio, che, pur non essendo più l’assessore all’Ambiente, continua a sedere nel Consiglio di Amministrazione dell’Ato Le/2. “E’ quanto mai necessario”, afferma Natalizio, “continuare a perseguire, nei confronti dei Comuni che per anni hanno sversato i loro rifiuti nella discarica di Castellino, la richiesta delle somme necessarie per la corretta chiusura e successiva post gestione delle stessa, così come peraltro previsto dall’ordinanza di Fitto del 2004, confermata poi dalle successive ordinanze di Vendola. È bene ricordare che tali somme, tra l’altro, richieste ufficialmente dal Comune di Nardò all’Ato Le/2, sono comprensive anche del ristoro ambientale che porterà nelle casse comunali alcune centinaia di migliaia di euro”. La discarica di Castellino, insomma, anche se amministrativamente chiusa, continua ad essere motivo di scontro, con buona pace di chi crede che il problema sia stato risolto. (Ilaria Marinaci)
Corigliano non si mette a… servizio
Una fase di stallo e la richiesta di un’ulteriore variante: la discarica di Corigliano d’Otranto è ferma e il problema dell’impiantistica per l’Ato Le/2 resta all’ordine del giorno. Ci vorranno almeno un paio di mesi per gli esiti delle analisi del Cnr-Isra sulla discarica di Corigliano e le aree contermini, che certamente creeranno uno slittamento sui tempi stessi di fruizione del sito per tutto il consorzio Ato Le/2. Tre le fasi strategiche da valutare: lo studio geofisico e il sondaggio in profondità sul sito della discarica; l’attività di verifica dell’acquifero; l’esame del rischio. E intanto Ada Fiore, neo rieletto sindaco di Corigliano, ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per rappresentare un’ipotesi di utilizzo alternativo della discarica di servizio di Corigliano. La prima cittadina evidenzia come questa sia divenuta motivo di confronto e dibattito per Associazioni ambientaliste, tecnici, geologi, esperti ambientali, politici ed altro, “dibattito incentrato sull’opportunità o meno di posizionare una discarica di servizio su una ricca falda idrica utilizzata dall’Acquedotto Pugliese, per dissetare l’intero Salento durante i periodi estivi e di carenza irrigua. Io stessa”, scrive la Fiore, “mi sono più volte confrontata con Lei, facendo leva sull’incarico istituzionale, e sulla medesima sensibilità e attenzione per le problematiche ambientali, che penso ci contraddistingua. Oggi, che i cittadini pugliesi e di Corigliano d’Otranto hanno confermato la fiducia nel nostro operato premiandoci nelle consultazioni elettorali, sono ancor più motivata nel proporLe ulteriori ipotesi responsabili e costruttive di gestione della discarica di Corigliano. Ipotesi in grado di contemperare i vari interessi in gioco in questa annosa vicenda, che nostro malgrado ci vede attori principali, con il fine ultimo di utilizzare in maniera diversa l’impianto di Corigliano”. La Fiore ritiene plausibile l’ipotesi, supportata dal parere di tecnici del settore, dell’utilizzo diversificato del sistema impiantistico a servizio dell’Ato Le/2, con l’adozione di alcune modalità necessarie per il buon esito di quanto proposto, ossia: l’avvio di una ulteriore separazione del rifiuto indifferenziato nei 46 Comuni ricadenti nell’Ato Le/2, tra rifiuto secco non riciclabile e rifiuto organico; l’utilizzo dei biotunnel presenti nell’impianto di Poggiardo per produrre direttamente “compost”: l’impianto lo consentirebbe, essendo sia il processo di biostabilizzazione che di compostaggio entrambi processi aerobici. “Questo, di fatto”, sostiene la Fiore, “aiuterebbe a chiudere il ciclo dei rifiuti oltre che ad eliminare ogni forma di tensione collettiva alimentata anche da parti politiche. Da Sindaco mi sto impegnando a suggerire delle soluzioni alla Regione: mi auguro che si colga il nostro sforzo in tal senso e che si voglia prendere in considerazione ciò che proponiamo per il bene stesso della nostra città”. (Mauro Bortone)
Ugento fa per 24
L’impianto di Biostabilizzazione di Ugento è stato avviato a regime il 9 novembre 2009 ed inaugurato il successivo 25 novembre. È a servizio dei 24 Comuni dell’Ato Lecce/3. L’impianto occupa una superficie di circa 8 ettari ed è stato progettato e costruito dalla Società “Progetto Ambiente Lecce Tre”, della quale fanno parte la Cogeam ed altre imprese del territorio. “La gestione”, afferma Eugenio Ozza, sindaco di Ugento, “è affidata per quindici anni alla Cogeam, a seguito di una convenzione”. Nell’impianto viene trattata la frazione residuale della raccolta differenziata, in due fasi. La prima, quella di biostabilizzazione, consiste nell’apertura dei sacchi e nell’omogeneizzazione dei rifiuti, che vengono poi sottoposti ad un trattamento aerobico di alcuni giorni all’interno di un biotunnel, al fine di igienizzare i rifiuti stessi e di ridurre la parte putrescibile. “Il trattamento dura sette giorni, ma già dopo tre giorni le flore batteriche putrescibili muoiono, perché trattate ad una temperatura di 56° C”, afferma l’ing. Carmine Carella, progettista e direttore dei lavori dell’impianto di Ugento. La seconda fase, quella di selezione, consiste invece nel separare la frazione secca (che viene poi inviata presso l’impianto di Cavallino per la produzione di combustibile) da quella umida (che, resa inodore dai vari trattamenti, viene pressata, imballata e depositata nella discarica adiacente, la quale presenta elevati standard di sicurezza che ne assicurano l’impermeabilizzazione e quindi l’assenza di dispersione di percolato). Tutto l’impianto è stato progettato e costruito secondo criteri di tutela dell’ambiente: non vi sono né emissioni odorose né vengono superati i limiti acustici di legge. Il progettista ha poi assicurato che “l’impianto è stato progettato per servire al meglio la quantità di rifiuti derivanti dai Comuni dell’Ato Lecce/3, anche con i considerevoli aumenti di quantità del periodo estivo”. Stessa rassicurazione viene dall’assessore all’Ambiente del Comune di Ugento, Massimo Lecci: “Per la prossima stagione estiva non abbiamo elementi che ci facciano presupporre alcuna situazione di emergenza”. L’impianto di biostabilizzazione di Ugento sorge nei pressi della tristemente famosa “discarica Burgesi”, chiusa nel giugno scorso e per la quale sta per avviarsi la fase di post-gestione. “La Provincia”, assicura l’assessore Lecci, “ha sollecitato la ditta Monteco, che gestisce la discarica, ad avviare la fase di post-gestione, secondo il progetto redatto in precedenza. Organizzeremo, probabilmente nel mese di settembre, un incontro con i cittadini, nella frazione di Gemini, durante il quale la Monteco illustrerà, insieme alla Provincia, come avverrà la post-gestione della discarica”. La vecchia discarica verrà tenuta sotto controllo per un periodo di 30 anni. (Pierangelo Tempesta)
Ato Le/3: Taviano ne chiede la soppressione
Intanto il Comune di Taviano ha chiesto alla Regione di attivarsi per dare esecuzione urgente a quanto previsto dall’art. 1 comma 1 quinques del D.L 2/2010 (convertito in legge il 26/03/2010) che prevede la soppressione delle Ato entro un anno dall’entrata in vigore della precitata legge. Tale disposizione ha riproposto la soppressione delle Ato tra le misure finalizzate al contenimento delle spese negli Enti Locali, anche in virtù di quanto stabilito dalla Finanziaria 2008 che prevedeva che lo Stato e le Regioni, nell’ambito della rispettiva competenza legislativa, potessero provvedere all’accorpamento e/o alla soppressione delle Ato con la contestuale riallocazione delle stesse agli enti locali secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. L’Amministrazione guidata dal sindaco Salvatore D’Argento, pertanto, ha richiesto alla Regione di intervenire delegando alle Province e/o alle Unioni dei Comuni la materia relativa alla gestione dei rifiuti, e con la soppressione delle Ato ha richiesto anche la rescissione dei contratti posti in essere dalle stesse Ato per quanto concerne la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. L’Amministrazione tavianese, nella medesima delibera, ha anche proposto di rivedere la tariffa di 55,00 euro fissata per la gestione dell’impianto complesso di Ugento, in quanto il Comune di Taviano non utilizza l’impianto di selezione e stoccaggio dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, poiché corrisponde già alla Ditta incaricata per la selezione dei rifiuti differenziati la somma di 20mila euro annui. “Considerando la condizione disastrosa dell’Ato Lecce3”, ha commentato D’Argento, “che opera con contratti di capitolato che portano vantaggi non ai cittadini ma alle ditte private, quello che si spera è che la Regione possa mettere ordine e garantire trasparenza nell’intero ciclo di gestione dei rifiuti. Ci auguriamo, così, che i cittadini possano finalmente beneficiare dei vantaggi della differenziata “porta a porta”, sia in termini di risorse che in termini di minor costo di smaltimento dei rifiuti nell’impianto di bio-stabilizzazione”.
Attualità
Sessantenni in festa a Specchia
La “generazione 1965” si è ritrova per festeggiare i 60 anni
Non più un traguardo di “confine”, ma il fischio d’inizio di un entusiasmante secondo tempo. I sessantenni di Specchia hanno celebrato la loro storia tra memoria, emozione e uno sguardo rivolto al futuro.
C’è stato un tempo in cui compiere sessant’anni evocava l’immagine del tramonto. Ma per i nati nel 1965, quella soglia varcata nel 2025 ha tutto un altro sapore: quello della consapevolezza, della vitalità e di una saggezza che non spegne l’energia, ma la orienta verso nuovi orizzonti.
Nascere nel 1965 significava, spesso, emettere il primo vagito tra le mura di casa, in un’Italia che correva veloce verso il futuro. Erano gli anni della Fiat 500 F, dell’inaugurazione del traforo del Monte Bianco e delle note di Bobby Solo che vinceva Sanremo, a giugno di quell’anno i Beatles suonarono in Italia per l’unico concerto della loro storia, l’avvento della minigonna rivoluzionò la moda internazionale e sugli schermi cinematografici venne proiettato un film iconico come “Per qualche dollaro in più” di Sergio Leone.
Questa generazione ha vissuto una metamorfosi epocale: sono cresciuti tra le corti del borgo antico di Specchia e i campi di calcio improvvisati ed estemporanei, formandosi con valori semplici e solidi, per poi attraversare il passaggio dal bianco e nero del televisore a valvole a quello a colori, dal gettone telefonico alla rivoluzione digitale degli smartphone.
Un bagaglio di esperienze umane che “nessun algoritmo potrà mai replicare”.
Il 30 dicembre scorso, i “ragazzi e le ragazze del ’65” di Specchia hanno voluto onorare questo traguardo con una giornata densa di significato. Il primo momento, toccante e solenne, si è svolto nella Chiesa Madre, dove don Antonio Riva ha presieduto una Santa Messa, concelebrata da Don Antonio Caccetta, come ringraziamento per l’età raggiunta e in suffragio dei coetanei scomparsi troppo presto: Alessandro Ferraro, Costantino Lanciano, Ruggero Riso e Irene Scarascia. Un modo per riannodare i fili di una storia collettiva che non dimentica nessuno.
I festeggiamenti sono poi proseguiti presso il ristorante “La Noviera” a Specchia, per ballare e cantare le canzoni e le musiche degli anni ‘ 80, mirabilmente proposte dal DJ Elvix. Non si è trattato di un incontro casuale: già nel 2015 la classe si era ritrovata per i 50 anni, facendosi una promessa che è stata puntualmente mantenuta dieci anni dopo.
Tra i tavoli, la musica e i brindisi, a farla da padrona è stata la convivialità. Aneddoti d’infanzia e di gioventù, con risate che hanno accorciato le distanze del tempo, dimostrando che i legami nati tra i banchi di scuola o nei vicoli bianchi di Specchia sono rimasti intatti, resistendo alle intemperie della vita, con la convinzione che i sessant’anni non sono un punto di arrivo, ma una nuova e vibrante partenza,” è stato il commento diffuso tra i partecipanti. Al termine della serata, tutti i partecipanti hanno ricevuto un piccolo tamburello salentino, personalizzato per l’incontro, riportante la frase: “Non sono 60…ma 30 + 30 di esperienza” e le parole: “Qualità” e “Resilienza”.
Oggi, questa generazione si conferma il cuore pulsante della comunità: persone che hanno ancora la forza di fare tutto, ma con la maturità di chi sa dare il giusto peso alle cose. Perché i decenni passano, ma le radici, proprio come quelle degli ulivi che circondavano Specchia fino a pochi anni fa, restano vive e profonde.
I sessantenni partecipanti sono stati: Stefania Branca, Sonia Cardigliano, Anna Carluccio, Maria Grazia De Rinaldis, Lucia Giangreco, Walter Indino, Maria Antonietta Musio, Fernando Palma, Maria Letizia Pecoraro, Antonio Penna, Daniele Riso (figlio di Ruggero), Roberta Branca (figlia di Irene Scarascia), Antonio Rizzo, Lucia Sanapo, Alberto Scarcia, Antonio Osvaldo Scupola, Salvatore Scupola, Giorgio Stendardo, Giuseppe Tranne, Nicola Petracca, Claudio Mannoni, Assunta Ungaro, Lory De Donno, Roberto Rizzo, Stefano Strambaci, Maurizio Santoro, Anna Rita Riso, Rocco De Giorgi, Salvatore Indino.
Ai quali si aggiungono gli assenti, ma giustificati: Assuntina Scarcia, Anna Rita Maglie, Nadia Rizzo, Vincenza Branca, Michelangelo Sanapo, Maria Grazia Sanapo, Gianna Martinucci e Daniela Sanapo.
📍 Segui il Gallo
Live News su WhatsApp 👉 clicca qui
Attualità
Cinzia De Rocco, Persona dell’Anno a Casarano
Prestigioso riconoscimento all’imprenditrice culturale e anima della galleria Percorsi d’Arte di piazza San Giovanni
📍 Segui il Gallo
Live News su WhatsApp 👉 clicca qui
di Antonio Memmi
A voler dare corpo ad una tradizione, in corrispondenza della fine dell’anno, Casarano Oggi, lo storico sito “tuttocasarano” e Radio Diffusione, ha lanciato il sondaggio per individuare e premiare la persona dell’anno.
Casarano così, quest’anno celebra l’impegno culturale e la passione per l’arte premiando Cinzia De Rocco come Persona dell’Anno 2025.
Imprenditrice culturale e anima della galleria Percorsi d’Arte di piazza San Giovanni, Cinzia rappresenta da anni un punto di riferimento per la promozione artistica e creativa sul territorio.
Casaranese DOC, ha un percorso che nasce da una solida formazione artistica: prima all’Istituto d’Arte “Giannelli” di Parabita, poi all’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove si laurea in pittura approfondendo il rapporto tra arte e comunicazione visiva. Competenze che ha messo a frutto nel settore della grafica pubblicitaria ed editoriale, senza mai perdere di vista però il legame con la sua comunità.
Ma la sua caparbia attività non si è mai limitata a questo perché parallelamente, ha portato l’arte nelle scuole, lavorando a stretto contatto con studenti e docenti per avvicinare le giovani generazioni al patrimonio artistico del Salento. Un impegno che nel 2002 si è tradotto nella nascita dell’associazione culturale e della galleria Percorsi d’Arte, spazio dedicato all’arte moderna e contemporanea, con un’attenzione costante ai talenti emergenti.
Cinzia però è anche l’anima dell’annuale appuntamento “le parole sono pietre” che ogni anno, a settembre, porta a Casarano l’arte in ogni sua forma, con la capacità e la forza di valorizzare luoghi originali e qualche volta dimenticati della città.
Dopo una breve pausa, nel 2022 la galleria ha poi riaperto con slancio rinnovato, tornando a essere un luogo vivo di confronto, esposizione e crescita culturale. In un momento storico di crisi, in cui l’offerta culturale si è mediamente ridotta, Percorsi d’Arte si è quindi affermata come un vero e proprio presidio culturale, punto di riferimento per chi crede ancora nel valore dell’arte come motore di comunità.
«Ringrazio tutti per questo riconoscimento», ha dichiarato Cinzia De Rocco, «essere nominata Persona dell’Anno mi gratifica perché dimostra che, svolgendo il proprio lavoro con impegno e passione, è possibile lasciare un’impronta nell’ambito culturale della nostra cittadina».
Un riconoscimento che va oltre il titolo: è il segno di una città che, nonostante le difficoltà, continua a credere nella cultura e in chi, soprattutto, ogni giorno, con fatica, la rende possibile.
Attualità
Cappottamento sulla SS275 in prossimità di Miggiano
Auto fuori traiettoria, ribaltamento senza gravi conseguenze: illeso il conducente
Spavento nella tarda mattinata di oggi per un uomo alla guida di un’auto sulla strada statale 275 Maglie-Leuca.
Per ragioni non meglio specificate, un ragazzo si è cappottato con la vettura che stava guidando nel tratto di strada che porta da Lucugnano (Tricase) a Montesano Salentino, in prossimità dell’abitato di Miggiano.
La macchina è uscita fuori traiettoria per poi ribaltarsi. Fortunatamente il conducente, della zona, non ha riportato ferite gravi. Al contrario, non ha avuto bisogno dell’intervento del 118. In autonomia, il giovane si è recato presso l’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase, in pronto soccorso.
Sul luogo del sinistro sono intervenuti i carabinieri della locale Compagnia. Non vi sarebbero altri mezzi coinvolti nell’accaduto.
-
Cronaca2 settimane faRitrovata senza vita in casa una 67enne a Tricase: vani i soccorsi
-
Cronaca1 giorno faLite a Tricase: uomo ferito al volto
-
Cronaca4 giorni fa59enne perde la vita in un incidente dopo il turno di lavoro
-
Attualità4 settimane faTricase e Lecce fra i migliori ospedali, secondo l’Agenas
-
Attualità3 settimane faLuca Abete: “Il figlio di Capitan Findus è a Tricase Porto”
-
Cronaca4 settimane faColtelli, furti e inseguimenti: di notte con i carabinieri
-
Cronaca2 settimane faAuto in fiamme nella zona Draghi a Tricase
-
Corsano1 settimana faTiggiano, latitante dal 2017, torna per il Natale e viene arrestato

