Cronaca
Soleto e Galatina, il Biometano della discordia
Opposizioni e ambientalisti si inalberano. Il sindaco Graziano Vantaggiato: «Allarmismo e illazioni, per noi ambiente è priorità». Mal di pancia anche a Galatina
A Soleto (ed anche a Galatina) non si dormono sonni tranquilli da quando è salito all’ordine del giorno il progetto per la realizzazione di un impianto di digestione anaerobica per il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi per la produzione di biometano.
Una struttura da ubicarsi nella zona industriale dei due comuni (per la precisione sul territorio soletano) per la lavorazione di 40mila tonnellate annue del cosiddetto FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).
Il tema è oggi dibattutissimo nei due centri, paradossalmente in un momento in cui la possibilità di vederlo sorgere è minata da una scadenza già non rispettata.
Per ripartire dal principio (quantomeno dal punto di vista burocratico) dobbiamo tornare indietro sino allo scorso anno.
È il 12 dicembre quando il CdA dell’ASI (Area di Sviluppo Industriale) delibera la preassegnazione alla ditta Forenergy srl dei lotti richiesti per la realizzazione dell’impianto, per un totale di 41mila metri quadrati (lotto nr. 143, 145, 148, 149, 159, 160, 161 e 209).
Nel documento viene indicato un termine di sei mesi per acquisire parere del servizio tecnico e rilascio dei relativi nullaosta, trascorsi i quali la preassegnazione decade.
La scadenza non viene rispettata e passa quasi un anno, ma pubblicamente ancora non se ne parla fino a quando, poche settimane fa, l’8 ottobre scorso, viene convocata in Provincia una Conferenza dei Servizi sul tema.
La polveriera esplode mentre al tavolo di Palazzo dei Celestini, con le autorità competenti, siedono (in modalità telematica) la Forenergy srl; Arpa Puglia, l’Asl di Lecce, l’ASI di Lecce, il sindaco ed il vicesindaco di Soleto e, in qualità di uditore, l’Associazione “Coordinamento Civico Ambiente e Salute della provincia di Lecce”. Manca il Comune di Galatina che aveva inviato, vanamente, una diffida per non essere stato invitato, ritenendosi “comune interessato”: in linea d’aria, i lotti sono più vicini all’abitato galatinese che a quello soletano.
A dare fuoco alle polveri è la sezione del PD di Soleto che diffonde un volantino in cui informa la cittadinanza della seduta.
Parte qui l’escalation di preoccupazione, accentuata dal silenzio che nei mesi trascorsi avrebbe fatto da contorno all’iter: le comunità di Soleto e Galatina si allarmano mentre iniziano le schermaglie tra il sindaco di Soleto Graziano Vantaggiato e la minoranza del consiglio comunale. A quattro consiglieri di quest’ultimo si uniscono sei consiglieri di minoranza di Galatina, per firmare una nota con cui chiedono all’ASI la decadenza dalla preassegnazione e dall’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto.
I cittadini, intanto, si interrogano sull’opportunità dell’opera (è necessaria? Che vantaggi porta? È sovradimensionata?) e sui potenziali rischi che comporterebbe (dalle emissioni di polveri a quelle odorifere, passando per le ricadute legate al transito dei mezzi ed agli scarti da essi trasportati).
La popolazione, già vessata negli anni dalla mal digerita presenza di altri grandi stabilimenti in zona (uno su tutti il caso del cementificio Colacem, da sempre oggetto di grandi battaglie ambientalistiche), ripone grande attenzione sul tema.
Lo racconta il consiglio comunale monotematico di Soleto, seguito con grande interesse dalla cittadinanza.
Dal canto suo, la nascita dell’impianto porterebbe alla tanto agognata e quasi mai realizzata chiusura del ciclo dei rifiuti in loco.
Prima però, chiedono le minoranze, si approfondisca. Intanto, la Conferenza dei Servizi di ottobre è stato un passaggio dirimente ma non risolutivo. Mancano una mezza dozzina di pareri degli enti preposti prima di potersi attendere nuovi passi avanti.
«OPERA SOVRADIMENSIONATA»
Missiva indirizzata all’ASI, i dieci firmatari (Ancora, De Pascalis, E. Miceli e G. Miceli di Soleto, con Amante, Antonaci, A. Antonica , S. Antonica, Mariano e Tundo di Galatina) hanno chiesto che «si valuti la possibilità di non procedere con celerità e a deliberare un’ulteriore nuova preassegnazione fino a che le comunità di Galatina e Soleto non abbiano compiuto un democratico coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni e degli altri eventuali stakeholders».
Così il capogruppo di minoranza di Soleto Gabriele Miceli, candidato sindaco dell’ultima tornata elettorale con Soleto si può: «Non condividiamo questo agire politico. Noi abbiamo sempre messo in primo piano trasparenza e partecipazione. Il dibattito deve essere quanto più ampio possibile, dove ognuno può e deve fare la sua parte. Progetti del genere richiedono programmazione, in modo da discutere tutti insieme sulle reali opportunità e soprattutto su alternative più sostenibili. Crediamo che questo sia un impianto sovradimensionato, che va ben oltre il fabbisogno locale. È un’opera imprenditoriale che ruota attorno al digestato prodotto e alla produzione di energia. Non sono questi i modelli di sostenibilità ambientale sul tema dei rifiuti».
Una frecciatina poi al sindaco Vantaggiato: «Grazie al consiglio monotematico da noi richiesto è emerso che la posizione dell’attuale amministrazione è confusa, poco chiara e non perfettamente allineata».
Il riferimento è (anche) alla decisione del consigliere Remo Cagnazzo che, pur restando nella maggioranza, dopo aver appreso della presenza del sindaco alla Conferenza dei Servizi ha rassegnato le sue dimissioni da capogruppo di Per Soleto.

L’Assise di Soleto del 29 ottobre: seduta straordinaria per l’impianto di digestione anaerobica per il trattamento di rifiuti e produzione di biometano
«ALLARMISMO E ILLAZIONI»
Da qui ripartiamo nel parlare della questione col primo cittadino di Soleto, Graziano Vantaggiato.
Sindaco, che lettura dà della decisione del consigliere Cagnazzo?
«È una chiave di lettura che ha voluto dare ai suoi elettori, mandando loro un segnale politico forte, vista la loro posizione ben strutturata sull’impianto. Ma con la maggioranza non vi è alcun problema: ha preso parte alle sedute successive e vi resta a tutti gli effetti».
Cosa si sente di dire, invece, a coloro che manifestano preoccupazione per la realizzazione dell’impianto?
«Partirei innanzitutto dalla chiarezza. La documentazione sin qui vagliata parla di impianto di compostaggio, mentre la dialettica spesso ha messo in gioco termini non appropriati, come “discarica”, “inceneritore”, “termovalorizzatore” o “biomasse”. Sono realtà ben differenti e confonderle può generare allarmismo».
Pensa che la minoranza stia utilizzando anche questa strada?
«La presa di posizione della minoranza è priva di motivazioni tecniche, pertanto al momento è assolutamente strumentale. Basti pensare che alcuni anni fa avevano proposto loro un impianto di questo tipo, dimostrandosi quindi più che favorevoli alla sua realizzazione».
Non concorda con l’idea che il mancato coinvolgimento della cittadinanza in un iter di questo tipo possa creare dei sospetti coni d’ombra?
«I coni d’ombra sono accuse senza fondamento. Illazioni che non posso accettare. Anche perché tutti potevano e dovevano sapere della proposta progettuale, che non era nascosta a nessuno. Detto ciò, sulla questione oggi non c’è ancora nulla da discutere pubblicamente. È chiaro si possano avere pensieri divergenti in merito e che, nel caso in cui questo progetto andasse avanti, si dovrebbe lavorare per trovare un giusto equilibrio tra l’idea del proponente e le necessità del territorio. Ma al momento esiste solo una proposta progettuale, la cui approvazione ed autorizzazione non è peraltro responsabilità del Comune di Soleto».
Se il progetto andasse in porto, quali sarebbero i benefici che ne potrebbe trarre questo territorio?
«Qualora fosse realizzato, andando quindi a rispettare tutte le condizioni di sicurezza di natura ambientale, un impianto del genere dovrebbe necessariamente avere delle ricadute positive. Tre su tutte: in primis l’abbassamento dei costi di conferimento dei rifiuti; in termini ambientali, poi, porterebbe alla chiusura in loco del ciclo dei rifiuti; sul piano dell’impiego, infine, porterebbe senz’altro dei posti di lavoro sul territorio. Al netto di ciò, la priorità resta il rispetto dell’ambiente. Su questo vigileremo: sappiamo bene di non poter sacrificare questo principio per dei benefici di natura economica».
LE PERPLESSITÀ DEGLI AMBIENTALISTI
Tra i contrari alla realizzazione dell’impianto vi sono comitati ed associazioni ambientaliste del territorio. Coordinamento Civico Ambiente e Salute Prov. di Lecce, NoiAmbiente e Beni Culturali di Noha e Galatina, Nuova Messapia, Associazione Italiana Medici per l’Ambiente – ISDE Italia – sez. di Lecce, Naturalmente No Rifiuti e Galatone Bene Comune hanno risposto alle nostre sollecitazioni, raccogliendo le loro perplessità in una nota congiunta.
«La provincia di Lecce presenta da anni una situazione ambientale e sanitaria di estrema gravità emersa da asseverati studi epidemiologici, dall’Istituto Superiore di Sanità e dai dati pubblicati dal Registro Tumori Puglia Salute, che riguardano la Provincia di Lecce, in particolare il Distretto di Galatina definita “Area cluster”, tanto da risultare, la città con i picchi di patologie tumorali più alti rispetto agli altri comuni del circondario.
In Provincia di Lecce si sono registrate, negli ultimi anni, svariate autorizzazioni da parte degli enti preposti per impianti di trattamento dei rifiuti speciali, con capacità complessiva di gran lunga superiore alle necessità locali, tali da connotare il Salento leccese come un grosso polo di rifiuti speciali e pericolosi.
Tra Galatina/Soleto, si concentrano numerosi opifici industriali insalubri. La quantità dei rifiuti ad oggi in gestione, giunge a circa 800.000 t/anno creando impatti cumulativi non approfonditi a dovere incidendo pesantemente sulle matrici ambientali, acqua, aria, terra e, quindi, sulla salute dei cittadini.
In questo quadro sconfortante si aggiungono le richieste di nuovi impianti industriali per la produzione di biogas da rifiuti organici e speciali. Come, per esempio, e non ancora l’ultimo Forenergy srl, che presenta forti criticità già nella fase progettuale come evidenziato con osservazioni da parte delle associazioni: scorrendo gli elaborati appare subito evidente come non tratti solo di “rifiuti solidi urbani”, provenienti cioè dalla raccolta differenziata urbana, ma anche da una nutrita serie di rifiuti speciali; nel progetto emerge una forte indeterminazione dei rifiuti destinati all’impianto. Il rischio concreto è che dall’autorizzazione ottenuta per un impianto di trattamento della FORSU (rifiuti urbani), si giunga poi a gestire, a discrezione, unicamente rifiuti speciali. Aggravando la già pesante connotazione del comprensorio di Galatina quale concentrazione di impianti di gestione dei rifiuti speciali. Questo in una annosa carenza di una corretta programmazione regionale.
Il biogas, poi, non è “economia circolare” che, com’è noto, definisce un complesso di relazioni produttive in cui i prodotti di scarto o rifiuto di una attività diventano materia prima di un’altra. Infatti, proprio la Comunità Europea con la Direttiva 2008/98/CE stabilisce che il recupero di materia sia prioritario rispetto al recupero di energia. Il trattamento anaerobico ha come attività prevalente il recupero energetico e questo è dimostrato dalle analisi dei bilanci di massa standard di un impianto anaerobico. Venendo ai rischi per la salute, va ricordato che il digestato fatto di rifiuti fermentati in questi impianti attraverso la “digestione anaerobica” (in assenza d’aria) è risaputo avere potenzialmente impatti significativi sull’ambiente e sulla salute umana in relazione al possibile contenuto di sostanze tossiche. In particolare, si possono trovare concentrazioni pericolose di metalli pesanti, che verrebbero trasferiti ai campi coltivati con relative conseguenze sanitarie. Va detto infine che, se l’obiettivo è gestire la frazione organica domestica dei rifiuti, le alternative ci sono e sono adottabili sin da subito, dal compostaggio domestico e agricolo alla compostiera di comunità aerobica. L’esempio eclatante è la compostiera di comunità attiva da qualche anno a Melpignano».
Lorenzo Zito
* Impianto di biometano: l’immagine in evidenza è puramente indicativa e realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificale
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Cronaca
Scontri dopo il derby, DASPO a tifosi dello Scorrano
Al termine dell’incontro di calcio, un gruppo di tifosi dello Scorrano si è posizionato all’esterno dello stadio, con in mano bastoni e aste di bandiere, mentre i tifosi della squadra ospite del Cutrofiano sono stati tenuti all’interno dello stadio, per evitare scontri
Polizia di Stato: adottati dal Questore due D.A.SPO. a carico di tifosi dello Scorrano calcio
Il Questore della Provincia di Lecce ha emesso due D.A.SPO. a carico di un 33enne e di un 29enne, entrambi residenti a Scorrano, a seguito dei fatti avvenuti lo scorso 23 novembre, in occasione dell’incontro di calcio “Lorenzo Mariano Scorrano – Calcio Cutrofiano A. Manco”, disputatosi presso lo stadio comunale di Scorrano.
Durante lo svolgimento della partita, i tifosi di entrambe le squadre si sono resi responsabili di lancio di oggetti, petardi e fumogeni sul terreno di gioco, sugli spalti e sulla pubblica via, causando il danneggiamento del manto di erba del terreno di gioco.
Al termine dell’incontro di calcio, un gruppo di tifosi dello Scorrano si è posizionato all’esterno dello stadio, con il volto coperto, con l’intento di attendere l’uscita dei tifosi ospiti, pertanto sono stati bloccati all’uscita dello stadio, perché trovati con in mano bastoni e aste di bandiere, mentre i tifosi della squadra ospite del Cutrofiano sono stati tenuti all’interno dello stadio, per evitare scontri.
Durante questi concitati momenti, però, sono stati lanciati diversi petardi che sono esplosi vicino ai Carabinieri in servizio, causando loro un temporaneo disturbo alla vista e all’udito; inoltre uno di essi veniva urtato da un tifoso, riportando lesioni.
Per tali fatti, i due tifosi dello Scorrano sono stati entrambi denunciati per essersi travisati durante le manifestazioni sportive, nelle quali è vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
L’istruttoria finalizzata all’emissione delle misure di prevenzione è stata curata dalla Divisione Anticrimine della Questura, su proposta della Stazione Carabinieri di Scorrano.
Per il 33enne il provvedimento è di anni UNO, per il 29enne è di anni TRE.
Cronaca
Bus per la scuola: «Piove sul bagnato!»
Acqua (o liquido dei radiatori) e studenti stipati in piedi: la denuncia dei genitori sulla tratta tra Presicce-Acquarica e Tricase. «Corriere sovraffollate, ragazzi costretti a viaggiare senza posti a sedere e un grave episodio avvenuto durante una corsa sotto la pioggia». La replica di SEAT SRL che spiega l’accaduto e difende la regolarità del servizio
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Un nuovo episodio torna a far discutere sul servizio di trasporto scolastico lungo la tratta Presicce-Acquarica – Tricase, gestita da SEAT SRL.
A segnalarlo sono diversi genitori, che parlano di «disagi quotidiani» vissuti dai propri figli, costretti spesso a viaggiare in condizioni ritenute inaccettabili.
Secondo quanto riferito, «da tempo le famiglie denunciano un sovraffollamento sistematico delle corriere, con oltre 30 studenti costretti a rimanere in piedi per l’intera durata del tragitto, a causa della mancanza di posti a sedere».
Segnalazioni sarebbero già state inviate in passato sia all’azienda di trasporti sia alla Polizia Locale di Presicce -Acquarica, senza che – a detta dei genitori – la situazione migliorasse.
L’EPISODIO DEL LIQUIDO SUL PAVIMENTO
A peggiorare il quadro, un episodio avvenuto nei giorni scorsi durante una corsa di ritorno, documentato anche con i filmati che vi proponiamo sotto.
Nel video si vede chiaramente del liquido scuro che invade il corridoio dell’autobus, mentre all’esterno piove abbondantemente.
Una scena definita dai genitori “vomitevole” e che ha destato forte preoccupazione, soprattutto considerando la presenza di studenti minorenni a bordo.
«Nulla sono servite le ripetute chiamate e le tante segnalazioni», scrive una mamma, «un abbonamento costa circa 50 euro al mese e non ci sembra possibile che i ragazzi viaggino in questo modo ogni giorno».
LA REPLICA DI SEAT SRL
Alla denuncia ha risposto SEAT SRL, chiarendo la propria versione dei fatti.
Secondo l’azienda, non si sarebbe trattato di infiltrazioni di acqua piovana, bensì della rottura di un radiatore dell’impianto di climatizzazione dell’autobus.
«Il liquido visibile nel corridoio», hanno spiegato da SEAT, «ha il colore scuro tipico dell’acqua dei radiatori domestici. L’impianto è posizionato nelle cappelliere a tetto. Considerata la pioggia abbondante, i ragazzi hanno pensato a infiltrazioni, ma il guasto è avvenuto posteriormente e l’autista non poteva accorgersene immediatamente».
Il mezzo, un autobus articolato lungo 18 metri, sarebbe stato «prontamente riparato una volta rientrato in sede», con le scuse rivolte all’utenza.
POSTI IN PIEDI: REGOLARE MA CONTESTATO
Per quanto riguarda il sovraffollamento, SEAT precisa che «i mezzi impiegati sono omologati al trasporto di passeggeri in piedi».
In particolare, trattandosi di autobus di classe 2, la normativa consentirebbe la circolazione entro i 30 chilometri con passeggeri non seduti.
La carta di circolazione del mezzo coinvolto, sempre secondo l’azienda, autorizzerebbe il trasporto di 38 persone in piedi.
«Il titolo di viaggio», sottolinea SEAT, «specifica chiaramente che non è garantito il posto a sedere. Si tratta di una situazione comune su molte corse scolastiche in Italia, costantemente monitorata dagli organi competenti».
LA RICHIESTA DEI GENITORI
Nonostante le spiegazioni fornite, i genitori ribadiscono la loro richiesta di «maggiore attenzione, sicurezza e dignità per gli studenti».
Pur riconoscendo il rispetto formale delle norme, chiedono che venga valutata la qualità reale del servizio, soprattutto quando coinvolge ragazzi che ogni giorno affidano la propria incolumità al trasporto pubblico.
Cronaca
Anziano aggredito per soldi
Un uomo di 86 anni rifiuta di consegnare il denaro e viene colpito alla testa: paura in via Adriatica a Lecce. L’intervento tempestivo della Polizia di Stato ha portato all’arresto dell’aggressore, ora detenuto nel carcere di Lecce. L’anziano ha riportato ferite giudicate guaribili in 25 giorni
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Un episodio di violenza che riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza urbana quello di via Adriatica.
Un anziano di 86 anni, residente in città, è stato aggredito in strada dopo un acceso diverbio con un uomo che pretendeva del denaro.
A lanciare l’allarme è stato un passante, che ha contattato il Numero Unico di Emergenza 112 segnalando la presenza di una persona anziana in difficoltà.
Sul posto sono intervenuti in pochi minuti gli agenti della Squadra Volante della Questura di Lecce, che hanno trovato l’anziano ferito alla testa e visibilmente scosso.
Dai primi accertamenti è emerso che la vittima era stata colpita dopo essersi rifiutata di consegnare il denaro richiesto.
L’aggressore, un uomo di 41 anni di origini pakistane, senza fissa dimora e richiedente protezione internazionale, è stato immediatamente bloccato e arrestato con l’accusa di tentata rapina.
L’uomo è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lecce, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.
Nel frattempo, la posizione dell’arrestato sarà ulteriormente esaminata dall’Ufficio Immigrazione della Questura per la valutazione di eventuali provvedimenti di competenza.
L’anziano è stato trasportato in ospedale dai sanitari del 118: dopo le cure del caso, è stato dimesso con una prognosi di 25 giorni.
Le sue condizioni, pur non essendo critiche, hanno destato forte preoccupazione tra i residenti della zona, scossi dall’accaduto avvenuto in pieno giorno e in un’area urbana frequentata.
Un episodio che, ancora una volta, richiama l’attenzione sull’importanza della vigilanza del territorio e sul ruolo fondamentale delle segnalazioni dei cittadini, rivelatesi decisive per un rapido intervento delle forze dell’ordine.
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