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Chiediamo tutti scusa ad Elisa

Questione di civiltà: «Chiedo di poter fare una vita normale, di poter studiare in tranquillità come tutti e magari riuscire anche a vivere i miei 19 anni. Vi sembra troppo?»

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Marciapiedi striminziti, bruscamente interrotti dai pali della luce e con rampe d’accesso perimetrate dalle strisce blu dei parcheggi a pagamento (!), bar, pizzerie, ristoranti, uffici pubblici, banche e persino scuole ancora abbondanti di barriere architettoniche. È l’altra faccia della medaglia di un Salento e dei suoi paesi che, con la loro bellezza e la squisitezza di chi ci vive, ammaliano milioni di turisti. Altra faccia della medaglia che non possiamo continuare a tenere nascosta, così come non possiamo continuare a tenere la testa nella sabbia come gli struzzi, quando a persone come Elisa non viene data la possibilità di vivere una vita semplicemente normale, così come è suo diritto.


Elisa Bernardi è una meravigliosa ragazza di 19 anni di Supersano che, come tutte le sue coetanee, scoppia dalla voglia di vivere, scoprire, apprendere, di ritagliarsi un ruolo per poter far parte di questo mondo e, se possibile, migliorarlo.


Ha un unico, piccolo, problema: è costretta a muoversi con una sedia a rotelle e tutto quello che fa rischia di diventare un’impresa epica per l’inadeguatezza che la circonda.


Frequenta il primo anno di Digital Management presso il Dipartimento di Scienze dell’Economia all’Università del Salento ed è in perfetta regola con gli esami nonostante tutte le difficoltà che ha incontrato.


«Come chiunque», esordisce timida nella nostra chiacchierata, «ho bisogno di utilizzare i trasporti».


Il desiderio di Elisa è uguale a quello degli altri ragazzi di 19 anni: «Dopo un anno trascorso a studiare, c’è il desiderio di divertirsi, magari anche andare in discoteca, come pensavo di poter fare anch’io. Il mio pensiero è stato quello di tanti altri, cioè di poter utilizzare una navetta per gli spostamenti così come fanno tanti miei coetanei sia per questioni di sicurezza che di comodità. Quindi ho iniziato a chiedere informazioni ed ho scoperto che la possibilità c’era ma con un deciso aggravio del costo: per un minivan da 9 posti con autista si passava dalla normale tariffa di 80 euro, all’esorbitante cifra di 400 euro! Come sarà facile intuire, un conto è dividere 80 euro per nove persone un altro dover arrivare a quota 400: in questo caso  sarebbe necessario avere amici molto facoltosi».


Elisa nelle sue rimostranze non è mai lamentosa e, oltre alla personalità debordante, mette in mostra una dignità che dovrebbe essere di insegnamento ad ognuno di noi.  «Lo stesso tipo di problema», prosegue nel racconto della sua Odissea quotidiana,  «l’ho avuto anche per recarmi a Lecce e frequentare l’Università. Soprattutto all’inizio dell’anno, poi le cose si sono parzialmente sistemate».


Parzialmente? «Inizialmente», spiega, «davanti alle nostre richieste storcevano un po’ il naso, ritenendo difficile l’impresa». Glissando sul fatto che qualcuno (Sud Est) le ha chiesto di telefonare 48 ore prima di ogni viaggio per verificare la disponibilità della pedana, la ragazza approfondisce: «Per il viaggio di andata la questione è stata egregiamente risolta anche grazie alla disponibilità dei dipendenti della STP, sempre pronti a superare eventuali intoppi o inconvenienti».


Anche in questo caso, però, c’è un… però! Ed anche abbastanza incomprensibile oltre che censurabile: nell’era di internet e degli acquisti online, «ti obbligano ogni mese ad andare a San Cesareo di persona per rifare tutto l’abbonamento. Alle altre persone che usufruiscono del bus basta recarsi presso il tabaccaio del paese a me («o alla mamma che continua da avere una pazienza infinita»), invece, tocca andare a San Cesario… Online? Non si può! Forse pensano che una persona disabile non sia in grado di navigare su internet!».


La mamma, Barbara, ricorda anche come abbia pensato per la sua Elisa di trovare un alloggio a Lecce per evitare il problema trasporti, affiancandole magari una persona che potesse assisterla: «Pensavamo di poter accedere a dei fondi che potessero contribuire alle spese. Ma così non è stato». Ha provato a bussare all’università? «Mi hanno chiuso le porte in faccia! Elisa ha fatto domanda per la casa dello studente ma tutte le ipotesi che le hanno prospettato, vuoi per l’accesso, vuoi per il bagno o l’ingresso in mensa, non erano adatte alla sua situazione e alla sedia a rotelle da 200 chili che si porta dietro. A quel punto abbiamo pensato di trovare una stanza un po’ più grande sperando nel famoso contributo ma…».


«L’unico contributo che potevano darci», riprende la parola Elisa, «era relativo al vitto e all’alloggio per l’eventuale persona deputata all’assistenza. A conti fatti la mia permanenza a Lecce sarebbe venuta costare tra i 1.500 e i due mila euro al mese solo per alloggio. Cifra che la mia famiglia non avrebbe potuto accollarsi insieme alle altre spese per l’università».


La studentessa fa anche presente che «esiste un bando della Regione Puglia che si occupa di fornire assistenza… per 8 ore a settimana! A chi ha redatto questo bando», tuona, «come può venire in mente una cosa del genere? Otto ore a settimana? E che ci facciamo? E nelle altre 112 ore che fanno? Ci mettono in frigorifero? E dire che lo chiamano progetto per la vita indipendente… che indipendenza ci stanno dando?».


Altro aneddoto riguardante l’università: «Son venuta a sapere come altri prima di me, impossibilitati per ovvi motivi a partecipare all’Erasmus, abbiano chiesto di organizzare delle vacanze studio per diversamente abili. Dall’ufficio integrazione hanno risposto negativamente, ritenendo inutile mandare in viaggio delle persone disabili. Non possiamo fare la nostra vita, né esplorare il mondo. Cosa ci consentono? Di studiare con il triplo della fatica degli altri?».


Ritornando alla corriera che l’accompagna in facoltà a Lecce, la ragazza sottolinea come «alcuni problemi non riguardano solo chi è costretta sulla sedia a rotelle. Alla fermata è un’impresa arrivarci, bisogna attraversare tra le auto ed è molto pericoloso. Arrivati sul posto c’è una mini tettoia, arriva la corriera e succede che 30-40 persone si affrettano per prendere posto. Di inverno, se piove, io con l’ombrellino dove vado? Se mi si bagna la sedia, si blocca e rimango là…».

Quello che ad Elisa preme sottolineare è che la sua denuncia, sempre esposta con molto garbo, non è solo per sé stessa ma per chiunque si trovi a dover lottare ogni giorno contro le barriere strutturali, culturali e, soprattutto, di arretratezza ideologica del mondo che si ritiene normale. Anche in facoltà. E già, perché se arrivare all’università è stata e, per certi versi, continua ad essere un’impresa, frequentarla da studente sulla sedia a rotelle lo è ancora di più: «C’è un banco accessibile ma fisso, incollato alle sedie, che mi costringerebbe a seguire le lezioni di lato. Così abbiamo provveduto a comprarne uno mobile a nostre spese ma questo banco si perde sempre perché, nonostante l’adesivo che ne indica la proprietà, i docenti lo usano come base per i proiettori…».


Quelle che vanno chiamate con il loro nome, vale a dire discriminazioni, e che ci dovrebbero fare maledettamente vergognare, proseguono anche fuori dall’università. Elisa, a conferma della sua energia positiva, d’estate lavora in un negozio per mettere da parte qualche spicciolo, e quello «è uno dei posti accessibili a Supersano, come il marciapiede di piazza Margottini che apre al bar che ci ospita (al momento dell’intervista, NdA) e qualche altro locale che frequento e che dopo un po’ si è attrezzato. Anche», sorride, «dopo che ho chiesto se potevo scegliere da sola il gusto del gelato o se dovevo per forza mandare il fattorino… In tutta onestà la situazione, negli anni, è migliorata».


Ciononostante, non ce ne voglia alcuno, raggiungiamo il massimo della vergogna quando Elisa ci racconta della banca: «Se devo prelevare e non ho la mamma con me, devo dare la mia carta ed il mio pin a qualcuno che prenda i soldi al posto mio!».


La signora Barbara sottolinea: «Ci hanno detto che hanno aperto molti anni fa, quando ancora la legge non li obbligava…».


E qui il nostro senso di vergogna, se possibile, aumenta ancora di più…


Eppure Elisa ha «incontrato tante bellissime persone. Ho un bel gruppo di amici, andiamo in mensa insieme, ci confrontiamo, non posso lamentarmi».


A dire il vero, lo ribadiamo, quella di lamentarsi è l’ultima cosa che viene in mente ad Elisa che è determinata a cambiare le cose ed anche per questo ha voluto entrare «nel direttivo di Federazione Universitari che mi sostiene in tutte le battaglie, a differenza di altri gruppi che sostenevano andasse privilegiato l’interesse generale dell’università rispetto al caso specifico. Devo dire», sorride amaro, «che non è il massimo sentirsi definire caso specifico e non una studente come tutte le altre. Il fatto che io non possa andare autonomamente in facoltà, evidentemente, fa di me un caso specifico».


Ciò che davvero ci fa schifo è che quello che dovrebbe essere scontato e assolutamente mai pietito, diventi quasi una concessione. Elisa chiarisce: «Chiedo di poter fare una vita normale, di poter studiare in tranquillità come tutti e, magari, riuscire anche a vivere i miei 19 anni. Vi sembra troppo?».


Ci sembra il minimo!


Elisa si congeda con l’invito rivolto a tutti, «di guardare la realtà con occhi diversi. Quello che oggi serve a me in futuro potrebbe servire per una qualunque altra necessità. Facciamo l’esempio banale della rampa per accedere ad un marciapiede: oggi la utilizzo io, domani potrebbe servire per accompagnare una persona anziana, o spingere un passeggino con un bimbo».


Nel salutarci Elisa ci regala nuovamente il suo meraviglioso sorriso e ringrazia, ma siamo noi a dover esserle grati: se alla fine di quest’articolo saremo riusciti  appena a smuovere le coscienze anche di poche persone, allora avremo dato un senso al nostro lavoro. Grazie a te, quindi, Elisa.


Giuseppe Cerfeda


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Campi elettromagnetici, Matino è ok

Eseguito monitoraggio degli impianti di radiotelecomunicazione per la telefonia cellulare presenti sul territorio comunale. ARPA Puglia esclude situazioni di rischio per la popolazione

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A seguito della richiesta di monitoraggio ambientale avanzata dall’amministrazione comunale e della successiva interlocuzione con ARPA Puglia, sono state effettuate specifiche attività di controllo sui campi elettromagnetici generati dagli impianti di radiotelecomunicazione per la telefonia cellulare presenti sul territorio comunale.

In particolare, come comunicato da ARPA Puglia, nelle giornate del 25 novembre e del 2 dicembre 2025 il personale tecnico dell’Unità Operativa competente ha eseguito misurazioni dei campi elettromagnetici presso siti ritenuti di interesse radioprotezionistico in relazione agli impianti segnalati.

Gli esiti delle misurazioni hanno evidenziato valori inferiori ai limiti stabiliti dalla normativa vigente, escludendo situazioni di rischio per la popolazione.

I rapporti di misura costituiranno parte integrante dei certificati di conformità di postattivazione, che saranno trasmessi al Comune di Matino e pubblicati sul sito istituzionale di ARPA Puglia, secondo le modalità previste al link sul sito di Arpa Puglia.

«L’amministrazione comunale», spiega il sindaco Giorgio Salvatore Toma, «ha ritenuto necessario attivare le competenti strutture tecniche regionali per garantire un controllo puntuale e rigoroso sugli impianti di telefonia presenti sul territorio. La salvaguardia della salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente rappresentano principi fondamentali dell’azione amministrativa. I risultati comunicati da ARPA Puglia confermano la conformità degli impianti ai limiti di legge e forniscono un quadro rassicurante per la comunità. Resta ferma la volontà dell’amministrazione di proseguire in un’attività di vigilanza costante, improntata alla massima trasparenza e collaborazione con gli enti preposti».

Il sindaco Toma, infine, ribadisce «l’impegno dell’amministrazione comunale a garantire informazione, controllo e trasparenza, restando a disposizione dei cittadini per ogni ulteriore chiarimento o approfondimento sul tema».

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Capitale Italiana del Mare 2026, c’è anche Santa Cesarea

“Il mare che cura, protegge e accoglie”. Candidatura da un milione di euro, sostenuta dalla Provincia e da un’ampia rete di Comuni e Istituzioni pugliesi, che punta su eventi culturali, tutela ambientale, benessere e accoglienza

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Il Comune di Santa Cesarea Terme ha ufficialmente presentato la propria candidatura al titolo di Capitale Italiana del Mare 2026, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le Politiche del Mare, con il progetto dal titolo “Il mare che cura, protegge e accoglie.

Il riconoscimento prevede l’assegnazione di un finanziamento di un milione di euro destinato alla realizzazione del programma nell’anno di riferimento.

Una competizione nazionale di alto profilo, che vede Santa Cesarea Terme confrontarsi con località di primo piano del panorama marittimo italiano, tra cui città del calibro di Genova, Taranto, Riccione, Messina e altri importanti centri costieri. Una sfida ambiziosa che rende ancora più significativo il forte sostegno espresso dal territorio salentino.

La proposta nasce da una visione chiara e radicata nell’identità locale, che interpreta il mare non solo come elemento paesaggistico, ma come spazio di benessere, cultura, tutela ambientale e accoglienza.

Il programma di attività, previsto tra marzo e dicembre 2026, si sviluppa lungo tutto l’anno con un calendario diffuso di iniziative capaci di coinvolgere residenti e visitatori anche oltre la stagione estiva.

Il progetto prevede rassegne di cinema e teatro sul mare, eventi culturali e performance all’aperto, visite guidate tematiche e multilingua dedicate alle grotte marine, alle torri costiere, al sistema termale e alle frazioni, oltre a passeggiate ecologiche, giornate di volontariato ambientale e attività di sensibilizzazione lungo la costa.

Accanto agli eventi, sono previste azioni per il potenziamento dei servizi di informazione e accoglienza turistica, anche attraverso strumenti digitali dedicati, l’installazione di totem informativi multilingua, interventi per migliorare accessibilità e fruizione inclusiva dei luoghi e la sperimentazione di soluzioni di mobilità sostenibile nei periodi di maggiore afflusso.

Elemento distintivo della candidatura è il forte legame tra mare e benessere, che trova nelle Terme di Santa Cesarea un riferimento identitario unico nel panorama nazionale, affiancato da una particolare attenzione alla tutela degli ecosistemi costieri e marini, anche grazie alla collaborazione con Plastic Free e ad altre realtà impegnate nella sostenibilità ambientale.

La candidatura assume una chiara dimensione territoriale e sovracomunale.

È sostenuta da: Provincia di Lecce, Aeroporti di Puglia, Terme di Santa Cesarea, l’IISS Polo Tecnico Mediterraneo “A. Moro” di Santa Cesara Terme, il CNA di Lecce, il GAL Capo di Leuca, Plastic Free Onlus, il Parco Naturale Regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, e numerosi Comuni del Salento: Aradeo, Carmiano, Carpignano Salentino, Casarano, Castrignano del Capo, Cavallino, Galatina, Leverano, Maglie, Martano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Novoli, Ortelle, Parabita, Poggiardo, Racale, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, San Pietro in Lama, Sogliano Cavour, Spongano e Uggiano La Chiesa.

Accanto alle istituzioni pubbliche, sostengono la candidatura anche tantissimi enti del terzo settore, organismi di sviluppo locale, istituzioni formative e realtà imprenditoriali del territorio.

«Abbiamo scelto di candidarci con un progetto concreto e riconoscibile», dichiara il sindaco di Santa Cesarea Terme, Pasquale Bleve, «capace di mettere in relazione mare, cultura, ambiente e benessere. Il sostegno così ampio che stiamo ricevendo dimostra che questa candidatura non riguarda solo Santa Cesarea Terme, ma rappresenta un’opportunità reale per tutto il territorio salentino, chiamato a misurarsi in una sfida nazionale di grande livello».

In attesa della valutazione finale, con il verdetto atteso per febbraio, la candidatura di Santa Cesarea Terme rappresenta già un risultato significativo: aver costruito una rete ampia e coesa attorno a un progetto che guarda al mare non come risorsa da consumare, ma come patrimonio da valorizzare nel tempo, con ricadute concrete per comunità e territori.

 

 

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FORPRO: con CTM, il sud del Libano riparte dall’agricoltura comunitaria

Nuovo progetto dell’ets salentino nel distretto di Tiro: Formazione e Produzione per la sicurezza alimentare in Libano

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Promuovere l’accesso al cibo, rafforzare la sicurezza alimentare e sostenere le comunità più vulnerabili attraverso pratiche di agricoltura sostenibile: sono questi gli obiettivi principali di FORPRO – Formazione e Produzione per la Sicurezza Alimentare in Libano, il nuovo progetto avviato nel distretto di Tiro dall’ETS salentina “Cooperazione nei Territori del Mondo (CTM)” in partenariato con l’Unione delle Municipalità di Tiro.

L’iniziativa, realizzata con i fondi dell’Otto per mille a gestione diretta statale, si inserisce nel quadro degli interventi di cooperazione internazionale a sostegno della popolazione libanese colpita da una crisi economica e sociale senza precedenti, aggravata negli ultimi anni dalla guerra, dalla pressione dei flussi migratori e dall’aumento dei prezzi dei beni essenziali. In questo contesto, FORPRO punta a rafforzare la capacità delle comunità locali di produrre cibo in modo autonomo e sostenibile, valorizzando risorse pubbliche e competenze territoriali.

UN DISTRETTO IN GINOCCHIO

Il distretto di Tiro, nel Sud del Libano, è oggi uno dei territori più colpiti dagli effetti combinati della crisi bellica, economica ed energetica e al progressivo indebolimento dei servizi pubblici. A partire dall’ottobre 2023 il territorio del Sud del Libano è stato oggetto di numerosi attacchi e bombardamenti che hanno causato la distruzione di case, infrastrutture pubbliche e terreni agricoli, la morte di oltre 4.000 civili e il ferimento di oltre 16.500 persone nel paese. Inoltre, il Paese ha registrato un drastico aumento dell’inflazione, con un’impennata dei prezzi dei generi alimentari di base che ha reso sempre più difficile per molte famiglie garantire un’alimentazione adeguata. Il prezzo del pane, alimento essenziale per la sopravvivenza quotidiana, ha subito aumenti molto rilevanti, incidendo in modo diretto sul potere d’acquisto delle fasce più fragili della popolazione.

Parallelamente, la povertà è cresciuta in modo significativo, coinvolgendo oggi oltre metà della popolazione libanese, con un impatto ancora più forte sui rifugiati e sui lavoratori del settore informale. In questo scenario, la sicurezza alimentare è diventata una priorità critica: molte famiglie, per necessità, stanno modificando la propria dieta orientandosi verso alimenti più economici ma anche più calorici e meno nutrienti, con conseguenze rilevanti sul piano della salute e del benessere. La pressione sulle risorse locali, unita alla ridotta capacità di importazione di beni alimentari, rende sempre più urgente investire in sistemi di produzione locali, resilienti e accessibili, capaci di rispondere ai bisogni immediati e di rafforzare nel tempo l’autonomia delle comunità.

IL PROGETTO

La strategia del progetto FORPRO è quella di promuovere l’accesso al cibo attraverso pratiche di autoproduzione e la messa a disposizione di terreni pubblici ai contadini e alle famiglie vulnerabili. Contemporaneamente, la proposta mira ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza nell’uso di strumenti di coltivazione sostenibili, sia dal punto di vista economico che ambientale. L’approccio adottato punta ad accorciare la filiera alimentare, riducendo la dipendenza dal mercato e dalle importazioni, e a incentivare forme di produzione e distribuzione dal basso, radicate nei territori e gestite direttamente dalle comunità con il coinvolgimento attivo delle donne.

Il progetto prevede la creazione e il rafforzamento di orti comunitari e iniziative di agricoltura sociale su terreni pubblici messi a disposizione dai municipi, in particolare nelle aree individuate come prioritarie per l’avvio delle attività pilota. Tra queste, l’area di Ras El Ein, situata nei pressi della Riserva Naturale di Tiro, rappresenta un esempio concreto di integrazione tra tutela ambientale, uso sostenibile delle risorse e inclusione sociale, grazie al coinvolgimento diretto di famiglie vulnerabili e piccoli produttori agricoli.

Le strategie del progetto mirano a promuovere un’agricoltura ecologicamente sostenibile, capace di migliorare la qualità della dieta e di rafforzare la resilienza delle famiglie, favorendo al tempo stesso la creazione di reti locali di cooperazione. FORPRO sostiene l’accesso a mezzi di produzione, formazione tecnica, pratiche di trasformazione e conservazione dei prodotti, oltre a forme di micro-distribuzione e commercializzazione locale, in un’ottica di sviluppo inclusivo. I risultati attesi comprendono il rafforzamento delle competenze agricole, l’aumento della disponibilità di cibo prodotto localmente e il miglioramento della capacità delle famiglie di far fronte alle difficoltà economiche attraverso sistemi produttivi autonomi e sostenibili.

«UN PERCORSO CHE CONTINUA»

«Questo progetto rappresenta per CTM un ulteriore passo nel percorso di sostegno alle comunità del distretto di Tiro, con cui collaboriamo da anni su temi legati alla sicurezza alimentare, allo sviluppo locale e alla resilienza sociale», dichiara Alberto Piccinni, Legale Rappresentante di CTM. «FORPRO si inserisce in continuità con le precedenti progettualità portate avanti sul territorio, rafforzandole attraverso un’attenzione specifica al rapporto tra l’ambiente, la comunità, gli enti e le risorse pubbliche. Lavorare insieme alle municipalità e alle comunità locali ci consente di costruire interventi che non rispondono solo alla logica emergenziale, ma che puntano a creare basi più solide per l’autonomia futura delle famiglie, integrando formazione, accesso alla terra e supporto tecnico in un’unica strategia di sviluppo sostenibile».

LE ATTIVITÀ GIÀ AVVIATE

Sul finire del 2025 hanno preso avvio le prime attività operative del progetto, segnando l’inizio concreto del percorso di formazione e accompagnamento delle comunità coinvolte. Dopo la costituzione del comitato di gestione locale e la selezione dei formatori, è stata avviata una campagna di informazione nei municipi del distretto per promuovere la partecipazione degli agricoltori e delle famiglie vulnerabili alle iniziative previste. In seguito a una fase di registrazione e valutazione preliminare dei bisogni, sono state organizzate le prime sessioni formative, che coinvolgeranno un più di 200 beneficiari in incontri teorici e pratici curati dagli esperti di Agricultural Movement in Lebanon, Tyros Lag e della stessa Unione delle Municipalità

I primi moduli di formazione hanno affrontato temi centrali per l’agricoltura sostenibile, come le tecniche di coltivazione a basso impatto, la fertilizzazione naturale, la gestione del suolo, la conservazione dei prodotti e le prime nozioni di trasformazione e commercializzazione. Le attività si sono svolte sia in spazi messi a disposizione dall’Unione sia direttamente in campo, favorendo un apprendimento basato sull’esperienza e sul confronto tra pari. Questo primo ciclo di incontri rappresenta l’avvio di un percorso più ampio che, nei prossimi mesi, porterà alla realizzazione degli orti e semenzai comunitari, all’ottimizzazione dei sistemi di irrigazione e alla distribuzione dei materiali necessari per sostenere concretamente la produzione agricola locale.

CTM, DA LECCE AL MONDO DA 40 ANNI

CTM – Cooperazione nei Territori del Mondo nasce a Lecce nel 1985 solcando un percorso di cooperazione e solidarietà internazionale e promuovendo lo sviluppo integrale della persona e dell’ambiente, la lotta alla povertà e all’esclusione
sociale sempre al fianco dei più vulnerabili: bambini, donne, disabili, malati, rifugiati, anziani.
Da allora, insieme a numerosissimi partner locali e internazionali, ha sviluppato
più di 50 iniziative superando lo sterile paradigma dell’aiuto per abbracciare la logica della condivisione e della reciprocità partendo dal Salento per raggiungere:
Repubblica Dominicana, Ecuador, Albania, Siria e soprattutto il Libano, un paese
con il quale si è instaurata una amicizia autentica e duratura. Negli ultimi anni infatti sono state numerosissime le iniziative e gli scambi svolti tra il Salento e Libano come
BLU TYRE – Partenariato Locale per lo Sviluppo Marino e Costiero Sostenibile, suggellato con un patto di amicizia tra il Comune di Tricase e la Municipalità di Tiro, oppure il progetto “Caseificio Inclusivo”, che ha permesso di migliorare i servizi di mantenimento della catena del freddo per la produzione casearia di Oum El Nour, organizzazione che si occupa dell’integrazione sociolavorativa di donne vittime di violenza e tossicodipendenti.

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