Connect with us

Attualità

Tricase: le ragioni del dirigente dell’Ufficio Tecnico

In una lettera inviata al sindaco, alla segretaria comunale, alla presidente del consiglio comunale e a tutti i consiglieri: «Leggere quell’intervista su “il Gallo”, mi ha letteralmente colto di sorpresa, scioccato ed amareggiato per gli addebiti e le gravi affermazioni rivolte alla mia persona. Mi riservo di valutare azioni a tutela della mia immagine per la qual cosa ho conferito apposito incarico legale»

Pubblicato

il

Continua a far discutere l’intervista in esclusiva concessaci dal sindaco Antonio De Donno e pubblicata sia sulla edizione cartacea che sul nostro sito.


Dopo la levata di scudi delle opposizioni che hanno annunciato un’assemblea pubblica per il pomeriggio di sabato 17 febbraio, si è mosso anche il dirigente di Lavori Pubblici e Patrimonio, Vito Ferramosca, direttamente e più volte tirato in ballo dal primo cittadino.


L’ingegnere lo ha fatto scrivendo una lettera inviata direttamente al sindaco e per conoscenza al presidente del consiglio Rosanna Zocco, ai consiglieri comunali e alla segretaria generale Marcella De Carlo.


LA LETTERA


«Egregio Sindaco, scrivo la presente a seguito della Sua intervista pubblicata sul numero 03(774)/10-23 febbraio 2024 de “il Gallo», esordisce Ferramosca «il cui contenuto ritengo lesivo della mia professionalità, onestà intellettuale e morale oltre che dell’onorabilità personale e dell’Ufficio Tecnico che rappresento».


«Da dipendente comunale», si difende, «ho sempre onorato gli obblighi e i doveri di diligenza, obbedienza e fedeltà che mi legano contrattualmente all’Ente. Il mio fascicolo personale […] parla da solo. In tanti anni di onorato servizio,ho iniziato la mia collaborazione con il Comune di Tricase con l’amministrazione del sindaco Luigi Ecclesia nel 1999»), ho sempre cercato di perseguire gli obiettivi che le varie amministrazioni che si sono succedute si erano prefissate ed ho agito sempre per il bene della Città anche a discapito delle esigenze familiari, facendomi carico delle carenze di personale e portando avanti con abnegazione e sacrificio le incombenze di tutti e tre i settori tecnici (Lavori pubblici, Urbanistica ed Ambiente). I giorni di ferie non goduti sono oltre 150».


Rivolgendosi direttamente al sindaco, il dirigente dell’ufficio tecnico aggiunge: «Lei stesso ha attestato stima e fiducia nei miei confronti confermandomi responsabile del Settore Lavori Pubblici ed Urbanistica, sconfessando le voci che in campagna elettorale volevano vedermi “ai cimiteri”; quando l’amministrazione ha ristrutturato la pianta organica, scindendo il Settore predetto nei Settori


“Pianificazione Territoriale” e “Lavori Pubblici e Patrimonio”, Lei mi ha conferito l’incarico di Responsabile di quest’ultimo. Incarico, tra l’altro, riconfermato con il recente Decreto Sindacale n. 65 del 29/12/2023. Ritenevo, per queste ragioni, di contare sulla sua fiducia nelle mie provate capacità umane e professionali, che, è bene dirlo, sono state sempre valutate ottimamente anche da questa amministrazione comunale, tramite l’organo tecnico all’uopo deputato, l’unico titolato a valutare l’operato dei funzionari responsabili di Settore».


Poi ammette che leggere quell’intervista su “il Gallo”, «mi ha letteralmente colto di sorpresa, scioccato ed amareggiato per gli addebiti e le gravi affermazioni rivolte alla mia persona. Mi riservo di valutare azioni a tutela della mia immagine per la qual cosa ho conferito apposito incarico legale ma intanto mi preme precisare e rendere noto […], i fatti e gli atti che hanno interessato ed interessano le vicende sulle quali lei si è soffermato nella predetta intervista chiamando in causa il sottoscritto e l’Ufficio da me diretto».


Poi l’ing. Ferramosca entra «nel merito delle singole questioni trattate nell’articolo. Nella parte in cui si parla delle Acque bianche a Depressa e nel rione di Caprarica faccio presente che l’intervento di costruzione del collettore a servizio dell’abitato di Caprarica non ha alcuna relazione con l’evento eccezionale dell’ottobre 2022. Lo abbiamo ribadito collegialmente e alla Sua presenza nel verbale del Tavolo tecnico del 20 ottobre 2022 […]. L’evento è stato di tale portata che l’impianto di captazione di progetto, comunque, non avrebbe potuto sostenere quelle portate che si sono riversate in maniera così importante e in un brevissimo lasso di tempo sull’abitato.


In merito al mancato appalto entro la data del 30 giugno e al conseguente annunciato definanziamento dell’opera […], ritengo che le eventuali responsabilità siano da attribuire a tutto l’apparato amministrativo e burocratico. Basti soffermarsi alla lettura di questi semplici dati: tra la data di adozione della variante urbanistica (29/07/2022) e quella di approvazione (27/04/2023) sono trascorsi quasi nove mesi (la competenza è del consiglio comunale); è notorio il coinvolgimento dell’amministrazione comunale nella fase di progettazione e di esecuzione di tutte le opere pubbliche (l’istituzione della “pre-commissione” ne è la riprova) e in special modo di questa opera pubblica. Più volte il progettista incaricato ha illustrato le scelte progettuali, ascoltato e, per certi versi, recepito le indicazioni fornitegli da assessori e consiglieri. Anche a seguito delle riunioni tenutesi nelle apposite commissioni consiliari sull’argomento in vista della convocazione dei consigli comunali, ove lo scrivente ha ampiamente relazionato su ogni aspetto tecnico e amministrativo, compreso quello inerente le procedure espropriative sulle quali, tra l’altro, vi sono state lunghe discussioni e si sono addirittura paventate ipotesi di delocalizzazione dell’intervento, l’amministrazione comunale era perfettamente a conoscenza del rischio di definanziamento. Il tentativo di recuperare nella fase di esecuzione dell’opera e nei termini del cronoprogramma concesso per la realizzazione dell’opera non è andato a buon fine e di tale circostanza si è venuti a conoscenza solo durante la videoconferenza con il dirigente ministeriale. Il progetto esecutivo è stato trasmesso in maniera completa e conforme in data 3 luglio 2023 quindi oltre la data di scadenza. I procedimenti espropriativi sono stati incardinati nel 7° settore “Pianificazione del Territorio”


con deliberazione della Giunta Comunale n. 226 del 09/11/2022 e a far data dal 01/04/2023 le competenze sono passate alla Responsabile del citato Settore, sicché non è addebitabile al sottoscritto alcuna responsabilità.  Durante la videoconferenza, alla quale ha partecipato anche Lei, il dirigente del Ministero ha chiarito che la scelta di realizzare quel tipo di opera pubblica che ha comportato i tempi tecnici necessari per la variante urbanistica e la dichiarazione di pubblica utilità e indifferibilità della stessa, è stata dell’amministrazione comunale e che si sarebbe eventualmente potuto “ripescare” il finanziamento richiedendo, per le vie istituzionali, l’emanazione di un nuovo apposito Decreto.


Mi fa personalmente piacere che Lei si sia attivato per la richiesta di un altro finanziamento e spero con tutto il cuore che venga presto concesso. Tenga presente che comunque il tempo non è trascorso invano. L’appalto dei lavori è stato già avviato. Le procedure espropriative sono sostanzialmente concluse. Resta solo da perfezionare l’aggiudicazione dei lavori. Quindi al netto della copertura finanziaria nulla osta alla realizzazione dell’opera pubblica».


L’ing. Ferramosca prosegue nella sua lunga tesi difensiva: «Mi chiedo per quale motivo l’Ufficio tecnico non avrebbe dovuto procedere ad appaltare l’opera se il progetto esecutivo, presentato per tempo, fosse stato regolarmente approvato nei modi di legge e se i procedimenti espropriativi fossero stati regolarmente completati, considerando che quotidianamente ottemperiamo ai nostri adempimenti, anche al di fuori del normale orario di lavoro, nei termini di scadenza. Certamente lungi da me e dai miei collaboratori architettare ipotizzate e fantasiose “strategie per rallentare l’azione amministrativa“, affermazione decisamente “forte” e di estrema gravità non fosse altro perché, delle conseguenze, ne saremmo direttamente responsabili».


Poi il responsabile dell’Ufficio tecnico suggerisce: «Alla domanda “di come arginale l’acqua e scongiurare i disastri non si risponde con la realizzazione di un collettore pluviale come quello del progetto in questione. Come più volte suggerito dall’Ufficio e dai progettisti, per difendere l’abitato dalle cosiddette “bombe d’acqua” occorre dotarsi di un sistema di captazione esterno e in difesa dell’abitato che intercetta l’acqua piovana prima di entrare nell’abitato costituito da appositi canali di sbarramento per il deflusso delle acque».


Secondo Ferramosca, «il problema è generale e riguarda l’abitato di Lucugnano, di Depressa, di Tutino della Zona Draghi, di Sant’Eufemia ecc. In conclusione, avrei rubricato l’accaduto come un incidente di percorso al quale si cerca di porre rimedio, anziché indicare il dirigente come il responsabile della perdita del finanziamento e del relativo danno all’intera comunità che, oggettivamente, suona veramente come un un’accusa pesantissima smentita dai documenti e dai fatti e quindi non supportata da elementi oggettivi».


L’ingegnere dell’Ufficio tecnico passa poi ad analizzare la «parte dell’intervista in cui si discute del “Centro Storico Lavori a rilento” Lei (scrive sempre rivolgendosi al sindaco Antonio De Donno) riferisce testualmente: “Anche in questo caso addebito molte responsabilità all’Ufficio Tecnico. Tante volte mi sono raccomandato di fare in fretta. Sono stati capaci di far passare l’estate e le festività natalizie. Questo perché non ci si formalizza contro le ditte che non rispettano i tempi…”. Sinceramente non riesco a comprendere tali esternazioni, anche se comprendo il disagio dei residenti, ma tali situazioni sono state ponderate sin dall’inizio del cantiere cercando di venire incontro alle attività commerciali del centro storico ed interessando ambiti dove tali attività commerciali sono meno presenti».


Scendendo nei particolari aggiunge: «Ci si trova in un contesto del centro storico molto particolare, caratterizzato dalla presenza di numerosi sottoservizi compressi in spazi molto angusti e da numerosissimi ipogei. Tale situazione ha comportato e comporta ancora la necessità di ricercare soluzioni agli imprevisti ed agli inconvenienti quotidiani nel rispetto della legge e ciò, conseguentemente, determina un rallentamento del programma dei lavori che non può essere addebitato ad inadempimenti né dell’Ufficio e/o dell’impresa, ma alle circostanze sopravvenute ed impreviste che hanno visto coinvolti Enti (Soprintendenza archeologica e belle arti) e gestori di pubblici servizi (Enel distribuzione, Acquedotto, 21 rete gas e Telecom) per il coordinamento delle attività di rispettiva competenza, finalizzate all’ottenimento del miglior risultato possibile per evitare future manomissioni del basolato. Il tutto nell’interesse dell’amministrazione e dei principi di economia e di efficienza».

«Basti pensare», precisa, «che i lavori di sistemazione del basolato su Via Tempio hanno dovuto cedere il passo a quelli per: il recupero della rete fognante e la sostituzione di tutti gli allacci idrici (operati da AQP) per le utenze; la realizzazione di un importante cavidotto (ben 5 tubazioni da 160 mm di diametro) per il futuro adeguamento delle linee elettriche di media e bassa tensione da parte di Enel; alle indagini archeologiche su 14 ipogei. Ne sono riapparsi almeno altrettanto davanti al Tempio; alla esecuzione di allacci alle reti pubbliche del gas e dell’acquedotto di utenze che ancora non erano servite»


«Forti dell’esperienza su Via Tempio», continua ad esporre la sua versione dei fatti Ferramosca, «si è proceduto a richiedere ad Acquedotto pugliese di anticipare i lavori di sostituzione della rete idrica sulle strade interessate dalla sistemazione della pavimentazione stradale ossia: via Monsignor Ingletti, via Carità e via Catalano. Acquedotto ha approntato la progettazione […], l’affidamento e l’esecuzione dei lavori che allo stato sono terminati. Le rispettive aree di cantiere risultano riconsegnate all’impresa. Con il verbale di sopralluogo del 18 gennaio scorso alla presenza dell’ufficio di Direzione Lavori, della Soprintendenza, dell’Impresa, dello scrivente e, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, del consigliere Ippazio Cazzato, si sono definite tutte le modalità operative per il prosieguo dei lavori. I lavori di basolatura su Via Mons. Ingletti procedono. Quelli su via Tempio sono ripresi e, come era prevedibile, sono emersi nello spazio antistanti il Tempio numerosi ipogei che, come al solito e come è d’obbligo, dovranno essere ispezionati censiti e georeferenziati nei modi di legge».


«Tutto ciò», precisa, «senza inadempimenti contrattuali da parte dell’Impresa che ha come termine ultimo per la fine dei lavori la data del 15/09/2024 e che potrebbe giustamente richiedere una proroga per la sospensione parziale dei lavori sulle vie interessate dalla sostituzione della rete idrica.


Per quanto attiene alle competenze in merito dell’Ufficio Tecnico faccio presente che l’opera in questione ha un apposito Ufficio della Direzione dei Lavori, debitamente integrato da questa amministrazione comunale con altri professionisti, che ha l’onere e l’obbligo di garantire l’amministrazione stessa sul rispetto dei vari termini contrattuali. Il Dirigente dell’Ufficio ed il R.U.P. si esprimono, per quanto di rispettiva competenza, sugli atti che gli vengono sottoposti adottando i conseguenti provvedimenti».


«Pertanto», chiude il cerchio Ferramosca, «ogni addebito e/o contestazione che si legge nella Sua intervista con riferimento ai detti lavori appare veramente ingiusta ed infondata quanto meno se riferita al sottoscritto e all’Ufficio del quale è responsabile».


IN CONCLUSIONE…


In coda alla sua lunga lettera, l’ing. Vito Ferramosca garantisce al sindaco che «da parte mia continuerò a prestare la mia attività con la solita professionalità e dedizione augurandomi che si crei quel rapporto di stima e di fiducia che peraltro, anche di recente, proprio Lei mi ha confermato e come è attestato dalle valutazioni ricevute dall’Ufficio competente».


Prima della chiosa della lettera, però, asserisce che «per evitare pubbliche polemiche, ho preferito indirizzare la presente nota alla S.V. e non anche chiedere, come pure avrei potuto fare, una intervista al “il Gallo” che certamente mi avrebbe in qualche modo “risarcito” dalle offese ricevute, ma avrebbe creato nella cittadinanza molto disorientamento; la mia fedeltà al comune e la responsabilità che sento nei confronti dell’Ente per il quale lavoro mi hanno suggerito di evitare».


Su tutto il resto non entriamo nel merito e, anzi, riteniamo giusto o, meglio, doveroso, pubblicare la versione dei fatti del dirigente dell’Ufficio tecnico per offrire a chi ci legge completezza di informazione.


Poi, come sempre, sarà il lettore a comprendere e farsi la sua idea.


Nel caso specifico si tratta di argomenti di interesse pubblico e se è vero che “i panni sporchi si lavano in famiglia“, ciò vale solo quando si tratta di questioni private. E non ci sembra questo il caso.


Compito della stampa è anche quello di scovare informazioni, sempre di interesse pubblico, che non si vorrebbero rendere pubbliche.


E quello che abbiamo fatto, sempre nel rispetto delle regole.


Senza volerci appendere alcuna medaglia al collo, la nostra sensazione, infine, è quella di aver fatto venire alla luce una situazione non certo idilliaca per l’interesse collettivo, come le posizioni in antitesi tra sindaco e responsabile dei Lavori Pubblici confermano.


E riteniamo che sia un bene per tutti.


Perché da qui, forse, si potrà ricominciare a pensare al “bene della Città”, alla luce del sole e senza alimentare sospetti.


Giuseppe Cerfeda


Attualità

Campi elettromagnetici, Matino è ok

Eseguito monitoraggio degli impianti di radiotelecomunicazione per la telefonia cellulare presenti sul territorio comunale. ARPA Puglia esclude situazioni di rischio per la popolazione

Pubblicato

il

📍 Segui il GalloLive News su WhatsApp 👉 clicca qui 

A seguito della richiesta di monitoraggio ambientale avanzata dall’amministrazione comunale e della successiva interlocuzione con ARPA Puglia, sono state effettuate specifiche attività di controllo sui campi elettromagnetici generati dagli impianti di radiotelecomunicazione per la telefonia cellulare presenti sul territorio comunale.

In particolare, come comunicato da ARPA Puglia, nelle giornate del 25 novembre e del 2 dicembre 2025 il personale tecnico dell’Unità Operativa competente ha eseguito misurazioni dei campi elettromagnetici presso siti ritenuti di interesse radioprotezionistico in relazione agli impianti segnalati.

Gli esiti delle misurazioni hanno evidenziato valori inferiori ai limiti stabiliti dalla normativa vigente, escludendo situazioni di rischio per la popolazione.

I rapporti di misura costituiranno parte integrante dei certificati di conformità di postattivazione, che saranno trasmessi al Comune di Matino e pubblicati sul sito istituzionale di ARPA Puglia, secondo le modalità previste al link sul sito di Arpa Puglia.

«L’amministrazione comunale», spiega il sindaco Giorgio Salvatore Toma, «ha ritenuto necessario attivare le competenti strutture tecniche regionali per garantire un controllo puntuale e rigoroso sugli impianti di telefonia presenti sul territorio. La salvaguardia della salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente rappresentano principi fondamentali dell’azione amministrativa. I risultati comunicati da ARPA Puglia confermano la conformità degli impianti ai limiti di legge e forniscono un quadro rassicurante per la comunità. Resta ferma la volontà dell’amministrazione di proseguire in un’attività di vigilanza costante, improntata alla massima trasparenza e collaborazione con gli enti preposti».

Il sindaco Toma, infine, ribadisce «l’impegno dell’amministrazione comunale a garantire informazione, controllo e trasparenza, restando a disposizione dei cittadini per ogni ulteriore chiarimento o approfondimento sul tema».

Continua a Leggere

Attualità

Capitale Italiana del Mare 2026, c’è anche Santa Cesarea

“Il mare che cura, protegge e accoglie”. Candidatura da un milione di euro, sostenuta dalla Provincia e da un’ampia rete di Comuni e Istituzioni pugliesi, che punta su eventi culturali, tutela ambientale, benessere e accoglienza

Pubblicato

il

📍 Segui il GalloLive News su WhatsApp 👉 clicca qui 

Il Comune di Santa Cesarea Terme ha ufficialmente presentato la propria candidatura al titolo di Capitale Italiana del Mare 2026, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le Politiche del Mare, con il progetto dal titolo “Il mare che cura, protegge e accoglie.

Il riconoscimento prevede l’assegnazione di un finanziamento di un milione di euro destinato alla realizzazione del programma nell’anno di riferimento.

Una competizione nazionale di alto profilo, che vede Santa Cesarea Terme confrontarsi con località di primo piano del panorama marittimo italiano, tra cui città del calibro di Genova, Taranto, Riccione, Messina e altri importanti centri costieri. Una sfida ambiziosa che rende ancora più significativo il forte sostegno espresso dal territorio salentino.

La proposta nasce da una visione chiara e radicata nell’identità locale, che interpreta il mare non solo come elemento paesaggistico, ma come spazio di benessere, cultura, tutela ambientale e accoglienza.

Il programma di attività, previsto tra marzo e dicembre 2026, si sviluppa lungo tutto l’anno con un calendario diffuso di iniziative capaci di coinvolgere residenti e visitatori anche oltre la stagione estiva.

Il progetto prevede rassegne di cinema e teatro sul mare, eventi culturali e performance all’aperto, visite guidate tematiche e multilingua dedicate alle grotte marine, alle torri costiere, al sistema termale e alle frazioni, oltre a passeggiate ecologiche, giornate di volontariato ambientale e attività di sensibilizzazione lungo la costa.

Accanto agli eventi, sono previste azioni per il potenziamento dei servizi di informazione e accoglienza turistica, anche attraverso strumenti digitali dedicati, l’installazione di totem informativi multilingua, interventi per migliorare accessibilità e fruizione inclusiva dei luoghi e la sperimentazione di soluzioni di mobilità sostenibile nei periodi di maggiore afflusso.

Elemento distintivo della candidatura è il forte legame tra mare e benessere, che trova nelle Terme di Santa Cesarea un riferimento identitario unico nel panorama nazionale, affiancato da una particolare attenzione alla tutela degli ecosistemi costieri e marini, anche grazie alla collaborazione con Plastic Free e ad altre realtà impegnate nella sostenibilità ambientale.

La candidatura assume una chiara dimensione territoriale e sovracomunale.

È sostenuta da: Provincia di Lecce, Aeroporti di Puglia, Terme di Santa Cesarea, l’IISS Polo Tecnico Mediterraneo “A. Moro” di Santa Cesara Terme, il CNA di Lecce, il GAL Capo di Leuca, Plastic Free Onlus, il Parco Naturale Regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, e numerosi Comuni del Salento: Aradeo, Carmiano, Carpignano Salentino, Casarano, Castrignano del Capo, Cavallino, Galatina, Leverano, Maglie, Martano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Novoli, Ortelle, Parabita, Poggiardo, Racale, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, San Pietro in Lama, Sogliano Cavour, Spongano e Uggiano La Chiesa.

Accanto alle istituzioni pubbliche, sostengono la candidatura anche tantissimi enti del terzo settore, organismi di sviluppo locale, istituzioni formative e realtà imprenditoriali del territorio.

«Abbiamo scelto di candidarci con un progetto concreto e riconoscibile», dichiara il sindaco di Santa Cesarea Terme, Pasquale Bleve, «capace di mettere in relazione mare, cultura, ambiente e benessere. Il sostegno così ampio che stiamo ricevendo dimostra che questa candidatura non riguarda solo Santa Cesarea Terme, ma rappresenta un’opportunità reale per tutto il territorio salentino, chiamato a misurarsi in una sfida nazionale di grande livello».

In attesa della valutazione finale, con il verdetto atteso per febbraio, la candidatura di Santa Cesarea Terme rappresenta già un risultato significativo: aver costruito una rete ampia e coesa attorno a un progetto che guarda al mare non come risorsa da consumare, ma come patrimonio da valorizzare nel tempo, con ricadute concrete per comunità e territori.

 

 

Continua a Leggere

Attualità

FORPRO: con CTM, il sud del Libano riparte dall’agricoltura comunitaria

Nuovo progetto dell’ets salentino nel distretto di Tiro: Formazione e Produzione per la sicurezza alimentare in Libano

Pubblicato

il

Promuovere l’accesso al cibo, rafforzare la sicurezza alimentare e sostenere le comunità più vulnerabili attraverso pratiche di agricoltura sostenibile: sono questi gli obiettivi principali di FORPRO – Formazione e Produzione per la Sicurezza Alimentare in Libano, il nuovo progetto avviato nel distretto di Tiro dall’ETS salentina “Cooperazione nei Territori del Mondo (CTM)” in partenariato con l’Unione delle Municipalità di Tiro.

L’iniziativa, realizzata con i fondi dell’Otto per mille a gestione diretta statale, si inserisce nel quadro degli interventi di cooperazione internazionale a sostegno della popolazione libanese colpita da una crisi economica e sociale senza precedenti, aggravata negli ultimi anni dalla guerra, dalla pressione dei flussi migratori e dall’aumento dei prezzi dei beni essenziali. In questo contesto, FORPRO punta a rafforzare la capacità delle comunità locali di produrre cibo in modo autonomo e sostenibile, valorizzando risorse pubbliche e competenze territoriali.

UN DISTRETTO IN GINOCCHIO

Il distretto di Tiro, nel Sud del Libano, è oggi uno dei territori più colpiti dagli effetti combinati della crisi bellica, economica ed energetica e al progressivo indebolimento dei servizi pubblici. A partire dall’ottobre 2023 il territorio del Sud del Libano è stato oggetto di numerosi attacchi e bombardamenti che hanno causato la distruzione di case, infrastrutture pubbliche e terreni agricoli, la morte di oltre 4.000 civili e il ferimento di oltre 16.500 persone nel paese. Inoltre, il Paese ha registrato un drastico aumento dell’inflazione, con un’impennata dei prezzi dei generi alimentari di base che ha reso sempre più difficile per molte famiglie garantire un’alimentazione adeguata. Il prezzo del pane, alimento essenziale per la sopravvivenza quotidiana, ha subito aumenti molto rilevanti, incidendo in modo diretto sul potere d’acquisto delle fasce più fragili della popolazione.

Parallelamente, la povertà è cresciuta in modo significativo, coinvolgendo oggi oltre metà della popolazione libanese, con un impatto ancora più forte sui rifugiati e sui lavoratori del settore informale. In questo scenario, la sicurezza alimentare è diventata una priorità critica: molte famiglie, per necessità, stanno modificando la propria dieta orientandosi verso alimenti più economici ma anche più calorici e meno nutrienti, con conseguenze rilevanti sul piano della salute e del benessere. La pressione sulle risorse locali, unita alla ridotta capacità di importazione di beni alimentari, rende sempre più urgente investire in sistemi di produzione locali, resilienti e accessibili, capaci di rispondere ai bisogni immediati e di rafforzare nel tempo l’autonomia delle comunità.

IL PROGETTO

La strategia del progetto FORPRO è quella di promuovere l’accesso al cibo attraverso pratiche di autoproduzione e la messa a disposizione di terreni pubblici ai contadini e alle famiglie vulnerabili. Contemporaneamente, la proposta mira ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza nell’uso di strumenti di coltivazione sostenibili, sia dal punto di vista economico che ambientale. L’approccio adottato punta ad accorciare la filiera alimentare, riducendo la dipendenza dal mercato e dalle importazioni, e a incentivare forme di produzione e distribuzione dal basso, radicate nei territori e gestite direttamente dalle comunità con il coinvolgimento attivo delle donne.

Il progetto prevede la creazione e il rafforzamento di orti comunitari e iniziative di agricoltura sociale su terreni pubblici messi a disposizione dai municipi, in particolare nelle aree individuate come prioritarie per l’avvio delle attività pilota. Tra queste, l’area di Ras El Ein, situata nei pressi della Riserva Naturale di Tiro, rappresenta un esempio concreto di integrazione tra tutela ambientale, uso sostenibile delle risorse e inclusione sociale, grazie al coinvolgimento diretto di famiglie vulnerabili e piccoli produttori agricoli.

Le strategie del progetto mirano a promuovere un’agricoltura ecologicamente sostenibile, capace di migliorare la qualità della dieta e di rafforzare la resilienza delle famiglie, favorendo al tempo stesso la creazione di reti locali di cooperazione. FORPRO sostiene l’accesso a mezzi di produzione, formazione tecnica, pratiche di trasformazione e conservazione dei prodotti, oltre a forme di micro-distribuzione e commercializzazione locale, in un’ottica di sviluppo inclusivo. I risultati attesi comprendono il rafforzamento delle competenze agricole, l’aumento della disponibilità di cibo prodotto localmente e il miglioramento della capacità delle famiglie di far fronte alle difficoltà economiche attraverso sistemi produttivi autonomi e sostenibili.

«UN PERCORSO CHE CONTINUA»

«Questo progetto rappresenta per CTM un ulteriore passo nel percorso di sostegno alle comunità del distretto di Tiro, con cui collaboriamo da anni su temi legati alla sicurezza alimentare, allo sviluppo locale e alla resilienza sociale», dichiara Alberto Piccinni, Legale Rappresentante di CTM. «FORPRO si inserisce in continuità con le precedenti progettualità portate avanti sul territorio, rafforzandole attraverso un’attenzione specifica al rapporto tra l’ambiente, la comunità, gli enti e le risorse pubbliche. Lavorare insieme alle municipalità e alle comunità locali ci consente di costruire interventi che non rispondono solo alla logica emergenziale, ma che puntano a creare basi più solide per l’autonomia futura delle famiglie, integrando formazione, accesso alla terra e supporto tecnico in un’unica strategia di sviluppo sostenibile».

LE ATTIVITÀ GIÀ AVVIATE

Sul finire del 2025 hanno preso avvio le prime attività operative del progetto, segnando l’inizio concreto del percorso di formazione e accompagnamento delle comunità coinvolte. Dopo la costituzione del comitato di gestione locale e la selezione dei formatori, è stata avviata una campagna di informazione nei municipi del distretto per promuovere la partecipazione degli agricoltori e delle famiglie vulnerabili alle iniziative previste. In seguito a una fase di registrazione e valutazione preliminare dei bisogni, sono state organizzate le prime sessioni formative, che coinvolgeranno un più di 200 beneficiari in incontri teorici e pratici curati dagli esperti di Agricultural Movement in Lebanon, Tyros Lag e della stessa Unione delle Municipalità

I primi moduli di formazione hanno affrontato temi centrali per l’agricoltura sostenibile, come le tecniche di coltivazione a basso impatto, la fertilizzazione naturale, la gestione del suolo, la conservazione dei prodotti e le prime nozioni di trasformazione e commercializzazione. Le attività si sono svolte sia in spazi messi a disposizione dall’Unione sia direttamente in campo, favorendo un apprendimento basato sull’esperienza e sul confronto tra pari. Questo primo ciclo di incontri rappresenta l’avvio di un percorso più ampio che, nei prossimi mesi, porterà alla realizzazione degli orti e semenzai comunitari, all’ottimizzazione dei sistemi di irrigazione e alla distribuzione dei materiali necessari per sostenere concretamente la produzione agricola locale.

CTM, DA LECCE AL MONDO DA 40 ANNI

CTM – Cooperazione nei Territori del Mondo nasce a Lecce nel 1985 solcando un percorso di cooperazione e solidarietà internazionale e promuovendo lo sviluppo integrale della persona e dell’ambiente, la lotta alla povertà e all’esclusione
sociale sempre al fianco dei più vulnerabili: bambini, donne, disabili, malati, rifugiati, anziani.
Da allora, insieme a numerosissimi partner locali e internazionali, ha sviluppato
più di 50 iniziative superando lo sterile paradigma dell’aiuto per abbracciare la logica della condivisione e della reciprocità partendo dal Salento per raggiungere:
Repubblica Dominicana, Ecuador, Albania, Siria e soprattutto il Libano, un paese
con il quale si è instaurata una amicizia autentica e duratura. Negli ultimi anni infatti sono state numerosissime le iniziative e gli scambi svolti tra il Salento e Libano come
BLU TYRE – Partenariato Locale per lo Sviluppo Marino e Costiero Sostenibile, suggellato con un patto di amicizia tra il Comune di Tricase e la Municipalità di Tiro, oppure il progetto “Caseificio Inclusivo”, che ha permesso di migliorare i servizi di mantenimento della catena del freddo per la produzione casearia di Oum El Nour, organizzazione che si occupa dell’integrazione sociolavorativa di donne vittime di violenza e tossicodipendenti.

Continua a Leggere
Pubblicità
Pubblicità

Più Letti