Ugento
Ugento: una discarica in pieno centro storico
Rifiuti solidi urbani, pezzi di lamiere, scatoloni, eternit e materiale altamente nocivo, tutto in pieno centro storico, a Ugento. A lamentare la presenza della micro
Rifiuti solidi urbani, pezzi di lamiere, scatoloni, eternit e materiale altamente nocivo, tutto in pieno centro storico, a Ugento. A lamentare la presenza della micro discarica in una casa abbandonata e semidistrutta di via Raheli sono i ragazzi della Federazione Italiana Giovani Comunisti, che, per voce del vice coordinatore Luciano Bortone, fanno sapere che “tale luogo è diventato un vero e proprio nido di serpenti e topi, che si vedono saltellare da un angolo all’altro per tutta la giornata. Gli stessi sono anche giunti a infestare le abitazioni vicine”. Durante l’estate, poi, la micro discarica “diventa un richiamo per zanzare di ogni genere, che infestano la zona, rendendo l’isolato quasi invivibile”. Non è da trascurare, infine, il problema del cattivo odore causato dal surriscaldamento dei rifiuti. Secondo le parole di Bortone, i residenti in zona avrebbero più volte segnalato il problema alla Polizia Municipale e alle autorità di competenza, senza però ottenere alcun risultato. La situazione, quindi, è divenuta insostenibile sia per i residenti che per i clienti dell’albergo che si trova nelle immediate vicinanze. Per questi motivi la Fgci ha chiesto un sopralluogo da parte del Nucleo di Vigilanza Ambientale, affinché la zona venga messa in sicurezza, i rifiuti siano rimossi e l’area sia bonificata a cura dei soggetti obbligati. “Se essi non fossero noti o identificabili”, conclude Bortone, “dovrà essere lo stesso Comune a rimediare”.
Pierangelo Tempesta
Appuntamenti
Ugento, “Rispetto e Legalità”: a scuola un incontro contro bullismo e cyberbullismo
In occasione della Giornata Internazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, venerdì 6 febbraio all’Auditorium della scuola secondaria “I. Silone” di Ugento si terrà un incontro con gli interventi di esperti del mondo della giustizia, dell’impegno sociale e della sicurezza digitale. Un momento di confronto aperto alla comunità per promuovere responsabilità civile, cittadinanza attiva e cultura del rispetto
In occasione della Giornata Internazionale contro il Bullismo e Cyberbullismo, presso l’Auditorium della scuola secondaria “I. Silone” di Ugento, si terrà l’incontro “Rispetto e Legalità”.
Interverranno Francesco Mandoi, ex Procuratore Nazionale Antimafia Aggiunto; don Antonio Coluccia (nella foto in alto), prete antimafia e fondatore dell’ Opera Don Giustino; Luigina Quarta, ingegnere informatico e consulente per Procure e Tribunali.
Il dibattito sarà moderato dalla nostra Sefora Cucci.
Appuntamento venerdì 6 febbraio a partire dalle 10,30.
L’evento, che sarà accompagnato da alcuni interventi dei ragazzi della scuola, coinvolgerà studenti, genitori, docenti e soggetti istituzionali in un percorso di sensibilizzazione.
Attraverso il dibattito, gli ospiti partiranno dall’analisi del fenomeno che spesso è alla base di microcriminalità e discriminazione sociale, per fornire gli strumenti utili a contrastarlo.
Parole chiave: responsabilità civile e comunità. Perché la formazione di una cittadinanza attiva passa necessariamente dalla comunità che la forma, se ne prende cura e la tutela.
L’evento è aperto a tutti.
Visita la notizia al sito dell’istituto cliccando qui
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Cronaca
Scoperto nel Mar Ionio un relitto romano con carico di anfore
Individuata una grande nave oneraria di età tardo-imperiale grazie alla collaborazione tra Soprintendenza e Guardia di Finanza. Un’importante scoperta archeologica subacquea nelle acque del Mar Ionio: si tratta di una grande nave romana con il suo carico di anfore. Il ritrovamento, frutto della sinergia tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e la Guardia di Finanza, sarà ora oggetto di un articolato intervento di tutela e indagine grazie a un finanziamento di 780 mila euro del Ministero della Cultura
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C’è un momento, in mare, in cui il presente incontra il passato.
È successo nelle acque salentine, nel Mar Ionio, dove sotto decine di metri d’acqua è riemersa una storia rimasta in silenzio per secoli: il relitto di una grande nave romana, con il suo carico di anfore, adagiata sul fondale come una pagina ancora da leggere.
Non è stata una scoperta cercata, ma trovata.
È arrivata durante le normali attività di controllo della Guardia di Finanza di Gallipoli, grazie alla tecnologia, certo, ma soprattutto grazie all’attenzione e alla professionalità di chi il mare lo conosce e lo sorveglia ogni giorno.
Da lì, un lavoro paziente, fatto di immersioni, di collaborazione, di rispetto.
E di una scelta importante: il silenzio.
Un silenzio necessario, per proteggere questo patrimonio fragile da chi avrebbe potuto trasformarlo in bottino.
Perché il mare conserva, ma non difende da solo.
Servono istituzioni, servono uomini e donne, serve una visione condivisa.
Oggi sappiamo che quel relitto non è solo un insieme di legni e anfore.
È una testimonianza viva dei traffici, delle rotte, delle vite che hanno attraversato il Mediterraneo quando il mare univa più di quanto dividesse.
Ed è anche un esempio virtuoso di collaborazione tra la Soprintendenza e la Guardia di Finanza, rafforzata da un impegno comune e da risorse finalmente disponibili.
Proteggere ciò che è sommerso significa proteggere la nostra memoria collettiva.
Perché quel passato, anche se nascosto sotto l’acqua, parla ancora di noi.
E ascoltarlo è un dovere.
La scoperta durante le attività di controllo in mare
Nel corso delle ordinarie attività di vigilanza marittima, la Guardia di Finanza ha individuato un’anomalia sul fondale del Mar Ionio grazie all’impiego di sofisticate strumentazioni di bordo.
L’area rientra nella competenza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.
Le successive immersioni, condotte con il supporto del personale specializzato del II Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza di Taranto e in stretto coordinamento con la Soprintendenza, hanno rivelato la presenza di un relitto appartenente a una grande nave oneraria di epoca tardo-imperiale, con un carico significativo di anfore ancora in situ.
Riserbo e tutela contro il rischio di saccheggio
Considerata l’eccezionale rilevanza scientifica del giacimento subacqueo, le istituzioni coinvolte hanno scelto di mantenere il massimo riserbo sul ritrovamento.
Una decisione condivisa per prevenire il rischio di saccheggio e preservare l’integrità del deposito archeologico, in attesa di definire una strategia d’intervento adeguata.
Fin dal momento della scoperta, l’area è stata sottoposta a un costante monitoraggio da parte della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli, garantendo un presidio continuo del sito.
Finanziamenti e avvio delle indagini archeologiche
La Soprintendenza si è attivata tempestivamente per reperire le risorse necessarie alla documentazione, allo studio e alla messa in sicurezza del relitto.
L’assegnazione di 780.000 euro da parte del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici ha consentito di avviare ufficialmente l’azione congiunta di tutela e ricerca.
La recente notizia apparsa sulla stampa ha di fatto anticipato la comunicazione dell’avvio delle operazioni, che vedono la Soprintendenza come destinataria dei fondi e la Guardia di Finanza come partner operativo fondamentale.
Un’azione in linea con il Protocollo MiC–Guardia di Finanza
L’intervento si inserisce nel solco della collaborazione istituzionale rafforzata dal Protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e la Guardia di Finanza, sottoscritto dal Ministro Alessandro Giuli e dal Comandante Generale Andrea De Gennaro.
Come già avvenuto per il recupero condotto nelle acque di Ugento nel luglio scorso, anche questa operazione rappresenta un esempio concreto di cooperazione a tutela del patrimonio culturale sommerso.
Le prossime fasi: ricognizione, scavo e conservazione
Nei prossimi mesi, grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza, il Reparto Operativo Aeronavale di Bari e la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo di Taranto, verranno avviate attività di ricognizione sistematica e documentazione del relitto mediante le più moderne metodologie di indagine subacquea.
Queste operazioni saranno propedeutiche alla pianificazione di un complesso scavo archeologico subacqueo, al corretto recupero del carico e alle delicate attività conservative sui reperti e sui resti dell’imbarcazione, nel pieno rispetto dei principi della Convenzione UNESCO per la Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo.
Il ruolo strategico della componente aeronavale
La componente aeronavale della Guardia di Finanza si conferma un presidio fondamentale per la tutela della legalità e del patrimonio nelle acque territoriali e contigue, garantendo operatività continuativa 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, a supporto della sicurezza e della salvaguardia dei beni culturali sommersi.
Giuseppe Cerfeda
Cronaca
Discarica Burgesi: «Caro Decaro…»
Il Comitato scrive al neogovernatore: «Annullare la Delibera 130 per dare credibilità alla svolta ambientale». Quaranta associazioni e cittadini di Ugento e Presicce-Acquarica chiedono un atto di discontinuità alla nuova Presidenza regionale. L’11 febbraio l’udienza al TAR sulla riapertura del sito
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Una lettera aperta, lunga e articolata, indirizzata al Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. È l’iniziativa con cui il Comitato No Burgesi, che riunisce circa quaranta associazioni locali e numerosi cittadini dei comuni di Ugento e Presicce-Acquarica, torna a chiedere con forza una presa di posizione chiara sul futuro della discarica Burgesi, nel basso Salento.
Al centro dell’appello c’è la richiesta di annullare la Delibera regionale n. 130 del 2025, adottata dalla precedente giunta, che prevede nuove sopraelevazioni del sito e l’ulteriore conferimento di rifiuti.
Un atto che, secondo il Comitato, contraddice apertamente gli impegni di cambiamento e di svolta ambientale più volte annunciati dal nuovo Presidente.
BURGESI, UNA FERITA LUNGA QUASI QUARANT’ANNI
Nella lettera si ricostruisce la storia di Burgesi: attiva dal 1987, la discarica ha accumulato circa 1 milione e mezzo di tonnellate di rifiuti, con cumuli arrivati a 21 metri di altezza.
Negli anni, denunciano i firmatari, il sito è stato interessato anche da sversamenti illegali di sostanze inquinanti, tra cui PCB, con conseguenze ancora oggi monitorate su falda, aria e suolo.
Un carico ambientale e sanitario che, secondo il Comitato, non può più essere sopportato da un territorio che da decenni chiede alternative e una pianificazione diversa della gestione dei rifiuti.
LE PROMESSE DI CAMBIAMENTO E IL NODO DELLA DELIBERA 130
Il Comitato riconosce e guarda con attenzione alle dichiarazioni programmatiche del Presidente Decaro e al lavoro avviato dall’assessorato regionale all’Ambiente per un nuovo piano dei rifiuti: riduzione del conferimento in discarica al 10%, incremento della raccolta differenziata di qualità, politiche di “end of waste” e di economia circolare.
Ma è proprio qui che nasce la contestazione: come conciliare questi obiettivi con il mantenimento in vigore della Delibera 130/2025, che autorizza nuovi conferimenti e innalzamenti delle discariche pugliesi, a partire da Burgesi?
Una contraddizione definita “macroscopica” dai firmatari, aggravata dal fatto che la Regione Puglia si è costituita in giudizio contro il ricorso presentato dai territori, difendendo di fatto l’atto impugnato.
L’11 FEBBRAIO L’UDIENZA AL TAR
Il passaggio decisivo è fissato per mercoledì 11 febbraio, quando il TAR di Bari discuterà il ricorso contro la Delibera 130. Per il Comitato, quella data rappresenta un banco di prova politico oltre che giuridico.
«Se la Regione non cancellerà definitivamente quella delibera», si legge nella lettera, «sarà difficile credere alla reale volontà di una svolta culturale in materia ambientale».
Da qui l’invito diretto al neogovernatore a intervenire prima dell’udienza, assumendo un atto di responsabilità che segnerebbe una netta discontinuità con il passato.
«ESSERE IL PRESIDENTE DEI PUGLIESI»
Il tono dell’appello resta fermo ma istituzionale.
Nessun “processo alle intenzioni”, ma una richiesta di coerenza tra parole e azioni.
Annullare la Delibera 130, sottolinea il Comitato, significherebbe rompere un silenzio istituzionale durato anni e restituire dignità a un territorio che chiede ascolto.
La sfida lanciata alla nuova Presidenza è tutta qui: dimostrare, con un atto concreto, di essere non solo il Presidente della Regione, ma davvero “il Presidente dei Pugliesi”, capace di partire proprio dalle comunità più colpite per costruire una nuova politica ambientale.
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