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Castrignano del Capo

Leuca, la variante va in porto: ecco la planimetria

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Dal nostro cartaceo, in distribuzione a partire da oggi, l’approfondimento sulla vicenda di cui avevamo parlato in chiusura di 2020: l’approvazione della variante funzionale al porto di Leuca. In aggiunta a quanto già trattato, le precisazioni del sindaco Santo Papa e la planimetria del porto.


a cura di Lorenzo Zito


Castrignano del Capo è finalmente pronta a porre fine alla lunga storia della variante tecnico funzionale al Piano Regolatore Portuale per il porto di Santa Maria di Leuca. Una questione sorta di fatto al momento della concessione del porto turistico alla “Porto Turistico Marina di Leuca Spa”, quasi 13 anni fa. E scatenata dalla diatriba messa in piedi dai pescatori che, a ragion veduta, pretendevano l’assegnazione del secondo braccio del molo, finito con la concessione nella disponibilità del porto turistico.


Una lunga storia


Parte tutto nel maggio 2008. La Regione Puglia firma una concessione demaniale marittima 50ennale. Ne beneficia la Porto Turistico Marina di Leuca, di proprietà per il 51% della Igeco spa e per il 49% del Comune di Castrignano: una s.p.a. nata nel 1999 (come recita il suo sito web) “dalla volontà dell’amministrazione locale di dar vita ad un soggetto economico che potesse operare il completamento funzionale del porto di Leuca e avviarne la gestione”.


Sorge subito la questione della suddivisione delle aree portuali. La concessione, infatti, prevede l’assegnazione del secondo braccio del molo ed aree a terra al porto turistico. I pescatori, dal canto loro, ne rivendicano con forza l’utilizzo per necessità logistiche (“Sul terzo braccio sorgeva la problematica del moto ondoso”, ci spiega il sindaco Santo Papa) e di spazio (il primo sarebbe stato insufficiente). La tensione che ne nasce porta a proteste e tafferugli in riva al mare.


In Prefettura quindi, nel novembre 2008, si incontrano il Comune, la società Porto Turistico Marina di Leuca ed una rappresentanza dei pescatori leucani. Alla presenza della Regione e del Questore, viene siglato un accordo. Emersa l’esigenza di evitare lo sgombero dei pescatori dal secondo braccio, le parti siglano un impegno formale: il Comune di Castrignano del Capo si impegna a dotarsi di uno strumento di pianificazione che lasci alla pesca il secondo braccio e le aree a terra e che, al contempo, porti un’adeguata compensazione nei confronti del porto turistico, che si vede a quel punto privato dello spazio assegnatogli in concessione.


Alla tempestività dell’accordo dinanzi al prefetto, non fa seguito altrettanta solerzia. Passano gli anni e si trascinano dietro una scadenza importante: la concessione demaniale marittima prevedeva che, entro 18 mesi dalla sua sottoscrizione e pena la sua revoca, la “Porto Turistico Marina di Leuca” avrebbe dovuto effettuare alcuni lavori di ammodernamento interni al porto (quali il prolungamento del molo di sottoflutto, il dragaggio dello specchio d’acqua in concessione, la realizzazione di pontili fissi e della palazzina servizi, la creazione della darsena e la viabilità di raccordo del porto con la città).


Mentre il tira e molla della riorganizzazione portuale ristagna nella darsena, i lavori non decollano trascorrono otto anni. L’amministrazione affida ad un professionista esterno l’incarico di redigere la variante. Il lavoro svolto in questo lasso di tempo non districa la questione. Nel marzo 2016, il Comune di Castrignano del Capo prende atto di quanto riportato dalla Conferenza dei Servizi: per la Capitaneria di Porto e per la Regione Puglia le planimetrie presentate agli enti non rispettano pienamente gli accordi presi nel 2008 in Prefettura. Mancherebbero l’adeguata compensazione alla società mista e la piena disponibilità del secondo braccio ai pescatori (impegnato, su carta, anche per l’imbarco delle escursioni turistiche). Chiaramente, su queste basi, anche la porto turistico osteggia la proposta.


Il passaggio di testimone


Nel giugno 2016 la sindaca Rosafio cede il passo a Santo Papa. Intanto, incalzano altre scadenze. La Regione Puglia convoca i sindaci dei Comuni con aree portuali: c’è un bando da non perdere. È un PON partito nel 2014 e destinato a chiudersi nel 2020, foriero di finanziamenti per una serie di importanti interventi quali: dragaggio; opere di difesa; opere con finalità turistiche. Fino ad adeguata compensazione non si può però attingere ai finanziamenti, perché destinati ad opere che resteranno nella disponibilità degli enti pubblici.


Il sindaco riconosce alla questione Piano Regolatore Portuale un’importanza di primordine: “Mi sono subito attivato per portare a termine la variante. Lo sforzo, per rimettere assieme tutti gli elementi ed incanalarli nell’interesse comune, non è stato banale. Ma l’esito è stato soddisfacente: dal 2016 ad oggi, abbiamo raccolto una serie di pareri mancanti (quasi una decina), tutti positivi”.


Nell’aprile 2017 l’attuale amministrazione presenta una nuova bozza d’accordo sulla variante alla Regione. In una delle sue prime stesure si nota anche un eliporto proteso sul mare, alla fine del terzo braccio. “Avrei voluto realizzarlo”, racconta Santo Papa, “lo ritenevo utile viste le attività di soccorso che sovente interessano Leuca, ma non è stato possibile”. Il documento contiene comunque quanto dovuto: c’è la compensazione; il secondo braccio va ai pescatori assieme alle adiacenti aree a terra ed alla darsena. La società Porto Turistico perde circa 12mila quadri: cede un’area prossima ai 28mila metri quadri e ne acquisisce di nuove per circa 16mila. A far quadrare il tutto, l’assegnazione di alcune aree a terra alla società partecipata. Spazi che le danno continuità tra il bacino portuale e alcune sue proprietà esterne al porto. L’accordo è totale, al punto che il socio di maggioranza, la Igeco, soggiace alla sua sottoscrizione la sospensione del contenzioso avviato nel frattempo col Comune di Castrignano del Capo.


La bozza è prossima al traguardo, ma passa ancora del tempo. Nel mese di ottobre il sindaco scrive alla Regione per sollecitare una risposta. Nel frattempo, si scopre che la Igeco è in odore di mafia, viene raggiunta da una interdittiva e commissariata. L’attuale opposizione lo sottolinea in un esposto che, nell’estate del 2019, presenta in Procura. Il documento, redatto all’attenzione dei prefetti di Roma e di Lecce, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Governatore Emiliano, del Comandante della Capitaneria di Porto di Gallipoli e delle Procure di Lecce e Potenza, punta il dito contro l’amministrazione, ritenuta colpevole della cristallizzazione della questione.

Il clima attorno al porto intanto non è dei migliori: più volte ne viene denunciato il declino, prossimo allo stato di abbandono (l’esplosione di uno pneumatico del carroponte ne diviene esemplare). E la minoranza, per giunta, incalza. Paventando un intervento degli organi di Stato a revoca della concessione alla società mista Porto Turistico (vista l’inadempienza in merito ai lavori da eseguire), col susseguente rischio-beffa: che la Igeco possa, in un tale scenario, rivalersi sul Comune per i danni economici che ne deriverebbero.


Il sindaco Santo Papa ha una spiegazione: “Il rilevante tempo trascorso per l’attuazione della variante portuale è dovuto sia alla mancanza di assunzione del previsto impegno formale che assicurasse ai pescatori il primo e secondo braccio e aree a terra, e di converso adeguata compensazione alla Porto Turistico, che al lungo periodo impiegato prima che gli uffici regionali decidessero sulla necessità o meno di sottoporre il progetto di variante a VAS (valutazione ambientale strategica). Finalmente, nel luglio 2020, la Regione si esprime con dei suggerimenti. Ci indica delle modifiche che potrebbero essere apportate alla variante per far sì che sia a carattere tecnico funzionale anziché tecnico strutturale. La differenza sostanziale sta nel fatto che la prima non comporta l’obbligo di valutazione ambientale strategica, mentre la seconda sì”.


I giorni nostri


Superato anche questo scoglio, alla variante mancava solo un parere per andare in porto. Quello dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Merdionale. “Parere necessario data la presenza dei canali che sfociano nel porto”, spiega il sindaco.


L’ok arriva lo scorso dicembre. Segue quindi il consiglio comunale, l’ultimo del 2020. Viene, finalmente, approvata la variante stabilendo che il secondo braccio e le relative aree a terra vadano ai pescatori assieme alla darsena. Il terzo braccio del molo invece è suddiviso tra: l’imbarco e sbarco a fini turistici; i natanti di passaggio (la cui sosta in “rifugio” è gratuita per il primo giorno); ed in parte la società Porto Turistico Marina di Leuca (segue planimetria).


È l’ultimo capitolo di una storia infinita.


La minoranza esulta: “L’assegnazione dell’intero terzo braccio del molo alla società mista (NdA, intento, questo, accostato negli anni alle volontà dell’attuale sindaco) sarebbe stata inammissibile. Così come lo sarebbe stata un’ulteriore attesa: gli anni trascorsi non hanno fatto che ritardare la ripresa economica dell’intera marina. Che ha anche corso il rischio di una revoca della concessione, sinonimo di ulteriori spese per il Comune”.


Per Santo Papa invece a gioire devono essere i pescatori: “È la loro vittorio e quella della gente. Non della politica”.


Tra Punta Meliso e Punta Ristola si staglia un orizzonte non banale. Per il prossimo futuro tornano d’attualità i lavori di ammodernamento previsti dalla concessione 50ennale. Al contempo, un orecchio è teso verso Bari: non è escluso che la Regione possa ritenere necessaria una nuova concessione demaniale marittima. Sulla bilancia, pesa anche l’interdittiva antimafia in capo alla Igeco. Elemento che potrebbe aprire scenari imprevedibili. Tra questi, anche un non più tanto onirico capovolgimento dei rapporti di forza nella società mista. La comunità di Castrignano spera nell’acquisizione, da parte del Comune, di quelle quote che le permetterebbero di decidere le sorti del porto turistico. Il sindaco si dice al lavoro in questo senso: “La battaglia di legalità che ho avviato dal mio insediamento, mira anche alla riscossione completa delle tasse, per importi milionari, dovute da chi opera sul territorio comunale. Chissà che con quel tesoretto…”.


(la vicenda si è arricchita di ulteriori spunti in giornata: leggi “È bagarre sul molo di Leuca“)




Attualità

Senz’acqua per un giorno

Lavori in corso e sospensione dell’erogazione idrica a Santa Maria di Leuca, Presicce – Acquarica e Castro

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Acquedotto Pugliese sta effettuando interventi per il miglioramento del servizio negli abitati di Leuca, Presicce – Acquarica (località Presicce) e Castro per questo gli utenti potrebbero andare incontro a disagi.

A SANTA MARIA DI LEUCA

I lavori riguardano interventi per la realizzazione in sostituzione di un nuovo tronco idrico previsto nell’appalto di Risanamento Reti 4-Lotto 7.

Per consentire l’esecuzione dei lavori, sarà necessario sospendere temporaneamente la normale erogazione idrica lunedì 2 febbraio su via Doppia Croce (nel tratto compreso tra via Ugo Foscolo e via E. Martinez) in Contrada Masseria Li Turchi (nel tratto compreso tra via Panoramica e la prima traversa di Contrada Masseria Li Turchi) e in via Panoramica.

La sospensione avrà la durata di 8 ore, a partire dalle ore 8,30 con ripristino alle ore 16,30.

A PRESICCE – ACQUARICA

Acquedotto Pugliese sta effettuando interventi per il miglioramento del servizio nell’abitato di Presicce.

I lavori riguardano interventi per la realizzazione in sostituzione di un nuovo tronco idrico previsto nell’appalto di Risanamento Reti 4-Lotto 7.

Per consentire l’esecuzione dei lavori, sarà necessario sospendere temporaneamente la normale erogazione idrica martedì 3 febbraio su via Preite (nel tratto compreso tra via Rossini e via Bellini), in via Della Resistenza (nel tratto tra Via I Maggio e via Carducci), in via Puccini (nel tratto tra Via I Maggio e via Carducci) e in via Primo Maggio (nel tratto tra Via Della Resistenza e via Puccini).

La sospensione avrà la durata di 8 ore, a partire dalle ore 8,30 con ripristino alle ore 16,30

A CASTRO

I lavori riguarderanno l’installazione di nuove opere acquedottistiche in via Litoranea per Santa Cesarea, angolo Via Mucurrune.

Per consentire l’esecuzione dei lavori, sarà necessario sospendere la normale erogazione idrica giovedì 5 febbraio su via Litoranea per Santa Cesarea (strada compresa tra Vecchia Castro al pozzetto origine verso Santa Cesarea), via Mucurrune, via Zinzulusa, Via Vivaldi, Via Indipendenza.

La sospensione avrà la durata di 8 ore, a partire dalle ore 8 con ripristino alle ore 16.

In tutte queste località i disagi saranno avvertiti esclusivamente negli stabili sprovvisti di autoclave e riserva idrica o con insufficiente capacità di accumulo.

Acquedotto Pugliese raccomanda i residenti delle aree interessata di razionalizzare i consumi, evitando gli usi non prioritari dell’acqua nelle ore interessate dall’interruzione idrica.

I consumi, infatti, costituiscono una variabile fondamentale per evitare eventuali disagi.

 

 

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Alessano

Fondazione De Francesco: premiati 19 ragazzi

Grande successo per la seconda edizione della cerimonia di consegna per le Attestazioni di Merito – Pietro De Francesco. L’evento è stato organizzato per onorare la memoria del fondatore del gruppo DFV, e presieduta dai figli Tina, Franco e Luciano. Da quest’anno l’ente fa anche parte di AssiFero – Associazione Italiana Fondazioni ed Enti Filantropici

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Durante la serata, i 19 studenti premiati hanno ricevuto l’Attestazione di Merito Pietro De Francesco del valore di tremila euro.

I PREMIATI

I ragazzi provengono da sei istituti del sud Salento: IISS “Don Tonino Bello” di Tricase e Alessano, IISS “G. Salvemini” di Alessano, Liceo “G. Stampacchia” e Liceo “G. Comi” di Tricase, Liceo “Leonardo da Vinci” e IISS “Cezzi – De Castro – Moro” di Maglie.

I riconoscimenti sono stati assegnati a: Alessandra Buccarello (Castrignano del Capo), Benedetta D’Amico (Tricase), Emma Baglivo (Lucugnano), Laura Zocco (Tricase), Alessandro Borlizzi (Corsano), Grace Martella (Tiggiano), Manuel Ponzo (Presicce-Acquarica), Alessandro Stefanelli (Alessano), Diego Ponzetta (Barbarano del Capo), Sofia Tornese (Morciano di Leuca), Francesco Gavino Merola (Ortelle), Luca Alfarano (Presicce-Acquarica), Maria Pizzolante (Tricase), Alessandro De Iaco (San Cassiano), Amela Hoxha (Soleto), Aurora Omini (Castrignano dei Greci), Antonio Rini, Nicole Di Santo (Diso) e Letizia De Cagna (Scorrano).

Ogni studente ha ricevuto il riconoscimento in presenza dei dirigenti e dei docenti dell’istituto di provenienza.

«FIDUCIA AI GIOVANI, INVESTIRE NEL LORO FUTURO»

«La Fondazione è nata per contribuire allo sviluppo culturale, economico e sociale del territorio attraverso azioni concrete nei settori dell’istruzione e dell’imprenditoria», ha dichiarato Tina De Francesco, presidente della Fondazione, «premiare il merito ha significato dare fiducia ai giovani e investire nel loro futuro».

I fondatori sottolineano come il legame con la comunità sia profondo e condiviso anche dai ragazzi premiati.

Dai colloqui conoscitivi è emerso come lo studio, il miglioramento personale, i viaggi e le relazioni siano elementi fondamentali di crescita: ogni esperienza insegna qualcosa e può trasformare anche sogni che sembrano irraggiungibili in obiettivi realizzabili.
L’ospite di quest’anno è stato Oscar Di Montigny, presidente della Grateful Foundation e Managing Partner di Grateful Sphere.

Ha moderato l’incontro la giornalista Barbara Politi.

L’evento si è svolto con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, dell’Unione dei Comuni Terre di Leuca e di Unitelma – Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (sede di Alessano).

Alla realizzazione hanno contribuito DFV Group, FDS Italy, EMMEGIEMME Shoes, LW Gas e Luce, AGB, Master, Ensinger, Technoform e Vito Martella Impianti Industriali.

Il coordinamento dell’iniziativa e la comunicazione sono stati gestiti da Mariangela Martella, Segretario Generale della Fondazione, Tamara Dongiovanni consulente marketing e Luana Prontera giornalista e specialista della comunicazione.

La presidente Tina De Francesco ha preannunciato ai ragazzi il loro futuro coinvolgimento nelle attività della Fondazione.

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Attualità

Leuca: Torre dell’Uomo Morto da… resuscitare

Proposta di progetto di recupero e riutilizzo commissionata da Caroli Hotels a BDF Architetti, immaginando la torre come punto d’incontro: un giardino sul mare, terrazze, piccoli eventi culturali, mostre, musica, parole…

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Ci sono luoghi che non sono solo pietre o muri, ma memoria viva.

La Torre dell’Omo Morto, a Santa Maria di Leuca, è uno di questi.

Da secoli osserva il mare, silenziosa.

Ha difeso la costa, ha custodito storie, paure, speranze.

Oggi però quella torre, così simbolica per tutti noi, vive in uno stato di abbandono che non le rende giustizia.

Il progetto di cui parliamo oggi è una proposta di recupero e riutilizzo, commissionata da Caroli Hotels a BDF Architetti, lo studio di Vincenzo Bagnato e Pasquale De Nicolo.

Un progetto che nasce dall’ascolto del territorio e dal rispetto profondo della sua identità.

Non si tratta solo di restaurare un monumento, ma di restituirlo alle persone.

Di trasformare un luogo isolato in uno spazio vivo, accessibile, condiviso.

Immaginiamo la torre come punto d’incontro: un giardino sul mare, terrazze, piccoli eventi culturali, mostre, musica, parole. Uno spazio dove residenti e visitatori possano fermarsi, guardare l’orizzonte e sentirsi parte di una storia più grande.

Recuperare la Torre dell’Omo Morto significa prendersi cura della nostra memoria collettiva, ma anche investire nel futuro di Leuca.

Perché la bellezza, quando viene condivisa, diventa forza, identità, comunità.

LA STORIA

La Torre dell’Omo Morto o degli “Uomini morti” sorge a Santa Maria di Leuca, (Castrignano del Capo), su un terreno registrato al catasto al foglio 25 part. 127, di proprietà della famiglia Fuortes (Eredi di Gioacchino Fuortes).

La denominazione “degli uomini morti” deriva dal fatto che nella grotta sottostante furono trovate ossa umane; èé anche detta “vecchia” per distinguerla da quella “nuova” o “di Filippo II”, ormai demolita e al cui posto oggi sorge il Faro.

È una torre circolare fortificata costruita con funzione di vedetta e difesa dai pirati, realizzata totalmente in muratura e dotata di un ambiente interno voltato a cupola.

Le mura hanno uno spessore medio di circa 5 metri, ed al loro interno è ricavata una scala che conduce alla sommità della torre.

L’ambiente interno, originariamente adibito a cisterna per l’acqua piovana, comunica con l’esterno attraverso un’apertura circolare del diametro di 1,60 m.

Per ragioni di sicurezza, tutte le torri marittime erano prive di ingresso alla base, sicché ad esse si accedeva dal piano superiore per mezzo di una scala in legno removibile.

È credibile che ciò valesse anche per la Torre dell’Omo Morto, le cui aperture attualmente rilevabili sono senz’altro posteriori; del resto, anche l’imponente scala di pietra ormai demolita ma di cui c’è traccia nelle fotografie d’inizio secolo, venne costruita allorché era ormai da tempo cessata ogni minaccia sia dal mare che dall’entroterra.

La Torre dell’Omo Morto è uno degli ultimi esempi di bastione difensivo con questa tipologia, perché, come ricorda Mario de Marco, già dalla seconda metà del ‘500 gli ingegneri regi idearono una nuova tipologia a pianta quadrangolare.

Nella zona a sud di Otranto e di Gallipoli si trovano numerose torri costruite con la medesima forma strutturale della Torre dell’Omo Morto (muratura a due paramenti riempita a pietrame informe misto a malta e pozzolana, base troncoconica coronata da un cordolo su cui si innesta una parte cilindrica che sviluppa all’interno un ambiente voltato), ma esse sono antecedenti, poiché risalgono alla prima metà del XVI secolo.

La Torre dell’Omo Morto è invece stata costruita sicuramente dopo il 1560, allorchè Andrea Gonzaga successe nella Contea di Alessano in seguito alla morte della madre Isabella di Capua.

Il marito di Isabella di Capua, Ferdinando Gonzaga, capitano generale dell’esercito di Carlo V, in quegli anni veniva spesso da Mantova nel Regno di Napoli per presidiare le coste minacciate dai pirati barbareschi; pertanto, con ogni probabilità, fu lui a promuovere la costruzione della Torre, i cui costi non potevano essere certamente sostenuti dalla piccola Università di Salignano che, nel 1550, contava appena 38 fuochi, pari a circa 190 abitanti.

Come ricorda Giovanni Cosi, la Torre venne armata nel 1576 con un pezzo d’artiglieria chiamato“mezzo Falconeto”, della portata di due libbre e lungo sette palmi; sul focone, fissata a due perni, vi era un’etichetta con le lettere “C.II.R.LXVII”, che indicavano il peso di due cantare e sessantasette rotoli (c.ca 238 kg).

Nel 1696 il Sindaco di Castrignano Pietro Ciaccia chiese al notaio Domenico Donnicola di stipulare un atto pubblico al fine di effettuare i necessari lavori di riparazione sulla Torre, che vennero poi realizzati dall’ Università di Castrignano (che allora aveva la giurisdizione sulla Torre) per ordine del governatore della Terra d’Otranto.

Nel 1846, come ricorda l’Arditi, la Torre venne disarmata.

Attualmente la Torre dell’Omo Morto, vincolata dalla Legge 1089/1939, risulta in stato di completo abbandono e degrado, dopo aver subito un intervento di consolidamento in base ad un progetto del 1987.

IL PROGETTO

La Torre dell’Omo Morto si trova in una posizione assai strategica sul lungomare di S. Maria di Leuca: di fronte alla rotonda, ne costituisce un naturale punto di riferimento e forte elemento di identità paesaggistico-architettonica; la presenza, peraltro, della storica Villa Fuortes fa di questo punto del lungomare un vero e proprio “centro” per tutta la città.

L’edificio versa in uno stato di forte degrado sia da un punto di vista materico che funzionale; nonostante un intervento di consolidamento effettuato non molti anni fa, la costruzione medievale è infatti pericolante e difficile da raggiungere e visitare, oltre che impossibile da utilizzare per alcun tipo di attività.

Il motivo principale che ha determinato lo stato di abbandono della Torre e che ne continua a renderne difficile l’utilizzo è il suo isolamento rispetto all’asse urbano principale costituito dalla strada litoranea.

È per questa ragione che il suo recupero passa necessariamente attraverso un intervento di riqualificazione esteso a tutta l’area su cui essa insiste, e non può prescindere dal coinvolgimento della antistante Villa Fuortes.

Il progetto prevede la modellazione morfologica dell’area che, definendo un nuovo sistema di accessi, la colleghi al resto del percorso trasformandola in un vivo punto di riferimento per tutto il lungomare.

La modellazione del terreno, nell’assoluto rispetto della roccia calcarea esistente, recupera l’originaria quota di attacco a terra della Torre e definisce un sistema di risalita dalla strada costituito da terrazze pavimentate, rampe, scalinate e affacci, che consentono di passeggiare, sostare, godere del panorama a 360° sul mare e sul territorio circostante; queste zone pavimentate, alternate ad aree verdi che nell’insieme creano un vero e proprio giardino sul mare, diventano qua e là delle piccole piazze ideali per ospitare manifestazioni all’aperto come rappresentazioni teatrali, piccoli concerti, mostre, sagre, ecc.

L’interno della Torre è costituito da un ambiente circolare voltato a cupola del diametro di 8,40 m, a cui si accede attraverso tre ingressi (uno orientato a nord, uno a sud e uno a est) che lo collegano direttamente con l’esterno. La muratura, dello spessore di circa 4 metri, ospita, in corrispondenza dell’ingresso a nord, una scala in pietra che conduce alla sommità dell’edificio.

Lo spazio così configurato risulta idoneo per ospitare al suo interno attività di tipo museale e culturale.

Il progetto propone quindi un suo utilizzo per mostre temporanee, piccole conferenze o incontri di varia natura.

Il progetto prevede inoltre la sistemazione della copertura attraverso la realizzazione di un pavimento ligneo, la chiusura del lucernaio centrale con un vetro, e l’installazione di una ringhiera di protezione, al fine di creare una terrazza panoramica accessibile attraverso la scala interna.

Le potenzialità del monumento della Torre e del progetto di riqualificazione possono trasformare quest’ area di S. Maria di Leuca in un importante polo culturale che possa inserirsi in un più ampio circuito regionale, attualmente in fase di realizzazione in altre città della Puglia, che riesca concretamente a costruire una rete di divulgazione della cultura del mare e della navigazione tradizionale.

Per l’intero complesso è previsto un misurato sistema di illuminazione indispensabile per esaltare le caratteristiche morfologiche del terreno e quelle architettoniche del monumento, dando visibilità e riconoscibilità all’intero complesso.

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