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Attualità

De Castris: “Se si vuole davvero salvare il Paese, la politica salvi le imprese”

Intervista a Pier Nicola Leone De Castris (Confindustria Lecce)

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di Giuseppe Cerfeda


Quella di produrre fuori dall’Italia e abbattere così i costi del lavoro è un’abitudine, purtroppo, già nota anche alle nostre latitudini. La novità, se si vuole, è la tendenza anche per aziende che non sono i soliti “colossi” di esternalizzare la produzione. E i più bravi e fortunati riescono anche ad aprirsi un mercato in Paesi fino a poco tempo fa inimmaginabili come Albania e Romania. Chi sceglie di uscire dai confini nazionali, sia chiaro, lo fa perché costretto da costi del lavoro impossibili da sostenere e da un mercato stagnante. Tutto questo però ha una conseguenza immediata cioè un’ulteriore contrazione della forza lavoro e quindi dei liquidi disponibili e quindi della capacità d’acquisto con un ulteriore ricaduta, negativa, sul mercato interno. Il cane che si morde la coda… E questa nuova “esterofilia” è confermata dal presidente di Confindustria Lecce, Piernicola Leone De Castris: “Sempre più aziende, non necessariamente legate ad un’esigenza territoriale, fanno scelte di questo tipo. È un fenomeno che si sta sviluppando e i motivi sono davanti agli occhi di tutti. Fare impresa in Italia diventa ogni giorno più difficile soprattutto per l’eccessiva burocrazia e per una tassazione che ha superato i limiti sopportabili. Tant’è vero che, purtroppo, tante aziende hanno chiuso o stanno chiudendo”. Siamo a ridosso di nuove elezioni e quindi nuovo premier, nuovo Governo e, si spera, nuove politiche. Cosa potrà venire di buono da Roma? “Chi avrà la responsabilità di governo dovrà prestare attenzione alle imprese e al valore sociale che queste hanno sul territorio come volàno di sviluppo. Se non si mettono in condizione le imprese di essere competitive a livello internazionale è difficile che queste continuino a produrre in Italia”.

E Confindustria? Che cosa state facendo per le imprese salentine? “Noi abbiamo già lanciato delle idee, poi è la parte politica a doverle raccogliere e portarle avanti prestando attenzione alle nostre imprese che non vuol assolutamente dire esclusivamente prelievi fiscali. Come evidenziato dai dati diffusi dai più importanti Centri di analisi economica, non ultimo il Centro Studi di Confindustria, la diminuzione del Pil prosegue e sono in ribasso tutti gli indicatori congiunturali. Devono far riflettere altresì i dati relativi alla mortalità delle imprese nel Sud, con 340 mila aziende fallite in due anni. Siamo di fronte ad una situazione davvero difficile, che necessita di una forte presa di coscienza sia a livello locale, sia nazionale ed europeo, per rimettere le imprese nelle condizioni di risollevarsi, per non compromettere i traguardi raggiunti e per consentire di superare definitivamente la congiuntura economica”.


Burocrazia, riforma del lavoro e rapporto banche-imprese


I punti sui quali voi di Confindustria insistete sono snellimento della burocrazia, riforma del mercato del lavoro e rapporto banca-impresa. “È fondamentale il superamento di un rapporto oggettivamente debole tra due soggetti distanti fra loro, la banca e l’impresa, muovendosi con determinazione verso l’abbattimento delle barriere informative e superando tutti quegli elementi deteriori di opacità, frammentazione e fragilità nella relazione informativa ed operativa con le banche.

Sul fronte delle garanzie occorre spingere sull’utilizzo di strumenti come i Cofidi o il Fondo nazionale di garanzia per le PMI, che forniscono sostegno per le più svariate esigenze finanziarie delle imprese. Sarebbe opportuno incrementare ulteriormente tale dotazione per rendere lo strumento maggiormente efficace e vicino ai reali bisogni delle imprese. Riteniamo che si possa ipotizzare, seguendo l’esempio della Lombardia, che la nostra Regione chieda alla Banca Europea per gli investimenti l’attivazione di linee di credito o di un fondo per soddisfare le esigenze di finanziamento legate al cash flow aziendale. Tale previsione non richiederebbe alcuna garanzia e costituirebbe un valido aiuto per il sistema produttivo. Non si tratterebbe, infatti, di prestiti legati ad investimenti, ma, attraverso un meccanismo on-line, dimostrando di avere uno o più ordini da parte di fornitori, si otterrebbero finanziamenti a tassi agevolati, che contribuirebbero a risolvere i fabbisogni di liquidità delle imprese in un momento di forte restrizione e di ritardi nei pagamenti da parte delle Amministrazioni Pubbliche.  Allo stesso tempo, occorre avviare iniziative a supporto delle esigenze di medio lungo periodo, anche mediante ipotesi di collaborazione banche/Fondi di Investimento per favorire la partecipazione al capitale di rischio delle imprese. Si potrebbe, inoltre, pensare all’utilizzo di strumenti che esistono da sempre sul mercato come per esempio i prestiti obbligazionari ordinari e/o convertibili che una banca, in presenza di un progetto industriale serio, potrebbe acquistare finanziando, così, l’impresa. Oppure si potrebbe pensare alla concessione, all’imprenditore, di mutui decennali finalizzati all’aumento di capitale sociale garantito da pegno su azioni o quote, operazione che, nella ratio, si avvicina molto al prestito obbligazionario convertibile.

E sul fronte del credito? “Occorre soffermarsi sul tema della corretta valutazione del merito creditizio e sui limiti che i sistemi di valutazione basati sul rating hanno dimostrato. La sostanziale irrilevanza degli elementi qualitativi nella valutazione, infatti, ha determinato effetti distorsivi nell’erogazione del credito. E’ lecito attendersi che la valutazione sia approfondita e che non penalizzi le imprese perché presentano temporanei cali di fatturato dovuti alla crisi”.

E la riforma Fornero? “Realizzare un mercato del lavoro più dinamico, flessibile ed inclusivo, capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità. Questi erano gli obiettivi della riforma Fornero, che ha introdotto modifiche sostanziali nella disciplina che regola i rapporti di lavoro e in tema di ammortizzatori sociali, licenziamenti e flessibilità.

Non so se si possa parlare più di luci o più di ombre di questa riforma, poiché ha reso ancora più farraginoso e rigido il meccanismo di entrata ed uscita dal mondo del lavoro, di fatto costituendo, soprattutto in un momento economico così difficile, un deterrente per le imprese che vogliono assumere. Numerosi sono gli incontri organizzati per far chiarezza su una legge che ha bisogno di interpretazioni autentiche e che, ancora una volta, appesantisce l’attività e le incombenze per le imprese. La stessa competenza dei consulenti del lavoro è messa a dura prova. Non è così che si può fare impresa!

Particolarmente critici sono gli imprenditori sulla parte relativa alla flessibilità in entrata che ha irrigidito ancora di più l’attuale sistema, rendendo difficile e sistematica l’assunzione. Peraltro, le soluzioni adottate per la flessibilità in uscita, sono alquanto contraddittorie e molto spesso penalizzanti o insostenibili, specialmente per le piccole e medie imprese.

E’ fondamentale, invece, creare opportunità di lavoro e, credo, sia necessario lavorare su interventi che possano offrire al nostro Paese un migliore punto di equilibrio tra le esigenze di flessibilità delle imprese e le aspettative di occupazione che provengono dalla società”.


La situazione nel Salento


La reale situazione nel Salento? “Il nostro sistema industriale, caratterizzato storicamente da piccole e medie imprese che operavano nei settori tradizionali, ad alto tasso di manodopera e basso contenuto tecnologico, ha subito più di altre realtà gli effetti ed i contraccolpi della globalizzazione. Inevitabilmente, le imprese salentine, a partire dal 2001, hanno dovuto affrontare un duro e, allo stesso tempo, doloroso processo di selezione, finalizzato al riposizionamento qualitativo, che ha determinato anche una pesante emorragia occupazionale. I comparti maturi come la moda (il vecchio TAC – Tessile, Abbigliamento e Calzaturiero), il Legno-Arredo, l’Alimentare, hanno intrapreso e stanno tuttora completando un processo di riposizionamento sulle fasce alte e medio – alte del mercato. Questo processo, però, sta facendo i conti con costi piuttosto elevati in termini di occupazione ma anche di valore aggiunto complessivo”.

Non si riesce proprio a scorgere una piccola luce in fondo al tunnel? “Al momento direi di no, anche se gli imprenditori ed io con loro devono essere ottimisti. Però, se ci si guarda intorno, è difficile vedere luce… vedo solo aziende che chiudono non aziende che si sviluppano. Purtroppo, non dipende solo da noi, ma dal sistema Paese che deve essere più moderno ed aperto alle sfide mondiali”.

Per fortuna che…


Proprio nulla che ci possa far tornare sorriso? “Fortunatamente si stanno contestualmente rafforzando settori ad alto valore aggiunto come il Metalmeccanico, la Meccatronica, l’Information Technology ed anche settori fino a ieri non particolarmente sviluppati come l’Aeronautica e l’Aerospaziale.

Comparti come Turismo, Accoglienza e Benessere contribuiscono ad accrescere il Pil provinciale e, in sinergia con un Agroalimentare che nonostante tutto registra trend incoraggianti, stanno rendendo famoso il “made in Salento” nel mondo.  E poi, nonostante un contesto di generale debolezza e ritardo, il Salento vanta anche fattori positivi: elevata vocazione produttiva nel settore manifatturiero e d’impresa; persistenza di un elevato grado di concentrazione di piccole e medie imprese; notevole dinamismo del settore Terziario; posizione geografica vantaggiosa rispetto ai Paesi del bacino Mediterraneo; buon livello di sicurezza; qualificazione professionale della forza lavoro; presenza di un polo d’eccellenza universitario che opera nel campo della ricerca e innovazione con importanti funzioni di raccordo con il sistema produttivo locale.  In questo contesto, l’imprenditoria salentina è riuscita ad avviare, anche grazie a partnership con l’Università del Salento ed altri centri di ricerca, una riorganizzazione produttiva, manageriale e finanziaria, volta allo sviluppo di marchi e processi produttivi ma anche di nuovi settori ed attività, che privilegiano la nascita e lo sviluppo di attività brain intensive, come risposta all’ormai superato modello tradizionale di specializzazione produttiva basato su attività a medio-basso contenuto di conoscenza. Energia, Materiali Innovativi, Metalmeccanica, Aeronautica, Avionica, Aerospaziale, Farmaceutica, Nautica, Ict, Comunicazione, Turismo, Salute e Benessere, sono tutti comparti nei quali l’economia salentina è attrezzata per giocare, già nell’oggi, un ruolo da protagonista”.


A chi vincerà le elezioni dico…


Cosa possiamo dire a chi tra non molto ci governerà? “Non si può permettere che l’inestimabile patrimonio di produzioni italiane e per quanto ci riguarda pugliesi e salentine, dal manifatturiero alla moda, dal metalmeccanico all’aeronautico, dall’alimentare all’arredo, per non parlare di comparti quali turismo, edilizia, salute e benessere, venga perduto. Non possiamo permettere che la qualità dei nostri professionisti e collaboratori venga vanificata a causa dell’emorragia occupazionale a cui, purtroppo, stiamo assistendo ormai da diverso tempo!”.


“La nostra industria ha le carte in regola per giocare la propria partita a livello globale. A patto che tutti si mettano a lavorare nella stessa direzione. Siamo stanchi del diffuso clima anti impresa in cui siamo costretti ad operare; siamo in una situazione nella quale non possiamo permetterci di puntare l’indice l’un contro l’altro: deve prevalere il senso di responsabilità”.

“Le imprese stanno facendo e continueranno a fare per intero il loro dovere.

Il mondo è cambiato, le regole del gioco sono mutate. Paesi fino a qualche tempo fa definiti emergenti sono le prossime “terre da esplorare”, l’obiettivo delle nostre imprese.

è  necessario però mettere queste ultime nelle condizioni di poter indagare quei mercati, sostenendone gli sforzi ed agevolandone i programmi, piuttosto che appesantendole con cavilli burocratici”.

“Il nostro Paese ha bisogno di nuove regole e del rispetto delle stesse; di leggi chiare e durevoli nel tempo, di tagli netti ai costi della politica e delle Istituzioni, di innovazione in alcuni istituti del welfare, di una riforma del Lavoro che stimoli la produttività, non freni il dinamismo imprenditoriale e premi i lavoratori.

Il nostro Paese necessita di una minore pressione fiscale, di un sistema bancario che creda e per questo investa nell’imprenditoria, di opportunità per i giovani.

La nostra classe dirigente è chiamata a trovare soluzioni che rimettano il Paese nelle condizioni di competere e creare occasioni di sviluppo, ma soprattutto è chiamata a formare chi governerà nel futuro.

Non si può e non si deve lasciare nulla al caso. Occorre agire. In gioco c’è il futuro nostro e delle prossime generazioni”.


Attualità

S.O.S. clima: 2025 terzo anno più caldo di sempre

Per la prima volta nella storia moderna, la media triennale delle temperature globali (2023-2025) ha superato la soglia critica di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Ecco che succede e cosa rischiamo

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Mentre c’è ancora chi dall’altra parte del mondo straccia accordi costruiti con anni di fatica o, alle nostre latitudini, ad andare in Tv, vestendo panni istituzionali, per ridicolizzare (o tentare di farlo) scienziati e studiosi che mettono in guardia dai cambiamenti climatici, il 2025 è stato ufficialmente confermato come il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale.

Secondo i dati del servizio Copernicus Climate Change (C3S) e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), questo risultato consolida un trend allarmante: gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi di sempre.

SUPERATI I LIMITI DELL’ACCORDO DI PARIGI

Per la prima volta nella storia moderna, la media triennale delle temperature globali (2023-2025) ha superato la soglia critica di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Sebbene l’Accordo di Parigi si riferisca a medie di lungo periodo (20-30 anni), gli scienziati avvertono che questo superamento triennale indica un’accelerazione della crisi climatica che potrebbe portare al superamento definitivo del limite entro la fine di questo decennio.

RISCALDAMENTO NONOSTANTE “LA NIÑA”

Un dato particolarmente preoccupante è che il 2025 ha raggiunto temperature quasi da record nonostante la presenza de La Niña, un fenomeno naturale che solitamente esercita un effetto raffreddante sul pianeta.

Questo dimostra che il riscaldamento causato dai gas serra è ormai così potente da sovrastare i cicli naturali di raffreddamento.

RECORD REGIONALI ED EVENTI ESTREMI

Il 2025 non è stato solo un anno di statistiche, ma di impatti reali.

Circa 770 milioni di persone (l’8,5% della popolazione mondiale) hanno vissuto l’anno più caldo mai registrato nelle loro specifiche regioni, in particolare in Asia e Cina.

In Europa l’estate 2025 è stata la più calda mai registrata per il continente.

Non sono stati risparmiati gli Oceani: le temperature superficiali marine sono rimaste eccezionalmente elevate, alimentando fenomeni meteorologici estremi come inondazioni, ondate di calore e incendi.

ACCELERAZIONE DEL RISCALDAMENTO TERRESTRE

Sulla terraferma, il riscaldamento è ancora più rapido.

Nel 2025, la temperatura media sulle terre emerse è stata di 2,03°C superiore alla media pre-industriale, segnando il terzo anno consecutivo sopra la soglia dei 2 gradi per le aree abitate.

IMPATTO E RISCHI

Il persistere di temperature record comporta rischi sistemici per l’ambiente e la società come eventi meteorologici estremi: l’accumulo di calore nell’atmosfera e negli oceani aumenta l’intensità e la frequenza di ondate di calore, tempeste e siccità.

Problemi per l’agricoltura e la sicurezza alimentare: il 2025 ha visto una diminuzione della disponibilità idrica e della resa delle colture.

In Italia, giugno 2025 è stato il più caldo di sempre, mettendo a dura prova il settore agricolo.

Un colpo anche per la Salute Pubblica: le ondate di calore prolungate rappresentano un rischio diretto per la salute, specialmente per le fasce vulnerabili, e favoriscono la propagazione di incendi boschivi.

Ecosistemi e Oceani sotto pressione: le temperature superficiali marine eccezionalmente elevate nel 2025 hanno accelerato la perdita di biodiversità e la pressione sulle regioni polari.

Giuseppe Cerfeda

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Appuntamenti

Il mercato del lavoro tra i banchi di scuola

Il secondo modulo del percorso progettuale ha preso il via ieri presso l’Ites Olivetti di Lecce, e proseguirà il19 gennaio al Liceo Da Vinci di Maglie, il 26 gennaio all’IISS Giannelli di Parabita e il 27 gennaio all’IISS Meucci di Casarano

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È ripartito nelle scuole, “Parità di genere nel lavoro: donne, lavoro e inclusione”, il Progetto di orientamento integrato triennale, promosso dalla Consigliera di parità della Provincia di Lecce Antonella Pappadà, e finanziato con il contributo della Regione Puglia, Assessorato all’Istruzione.

Il secondo modulo del percorso progettuale, dal titolo “Il mercato del lavoro”, ha preso il via ieri presso l’Ites Olivetti di Lecce, e proseguirà lunedì 19 gennaio (ore 10-13) al Liceo Da Vinci di Maglie, il 26 gennaio (ore 9-12) presso l’IISS Giannelli di Parabita e il 27 gennaio all’IISS Meucci di Casarano. 

Incontreranno studentesse e studenti delle classi del quarto anno coinvolte, le esperte Roberta Sbrò, responsabile Area Lavoro ForumLab e Andreina Madaro, psicologa del lavoro, Area Aziende ForumLab.

Antonella Pappadà

«Sono felice di dare avvio alla seconda annualità di ‘”Parità di genere nel lavoro. Donne lavoro e inclusione”, che tanto successo ha riscosso tra le studentesse e gli studenti dei quattro istituti superiori del territorio provinciale, a cui è stato proposto in via sperimentale, a partire dallo scorso anno», afferma la consigliera di Parità Antonella Pappadà, «ringrazio nuovamente per la preziosa collaborazione i dirigenti scolastici Annarita Corrado, Patrizia Colella, Cosimo Preite e Roberta Manco. Questo Progetto rappresenta la prima azione concreta contenuta nel Protocollo di intesa che ho promosso e sottoscritto con un ampio partenariato costituito dalle associazioni datoriali del territorio Confindustria, Confartigianato, CNA, Confimprese Salento Confesercenti, i sindacati Cigl, Cisl e Uil, l’Università del Salento, la Camera di Commercio di Lecce, Arpal Puglia,  gli Ordini Professionali dei Commercialisti, dei Consulenti del Lavoro, l’Ordine degli Avvocati per il tramite del suo Cpo, gli enti di Formazione Aforisma, Forum Lab, le associazioni Creis  ETS e Next E, e che ha visto coinvolto anche il Consiglio Notarile di Lecce, aderente al Tavolo Tecnico permanente e altri professionisti esperti»

«L’obiettivo del secondo modulo dedicato al mercato del lavoro è migliorare nelle ragazze e nei ragazzi la consapevolezza della scelta del percorso di formazione e aiutarli concretamente ad individuare le proprie attitudini, passioni, desideri, valori e aspettative riguardo la propria posizione nel mondo del lavoro, superando anche quei limiti e stereotipi di genere che hanno imparato a riconoscere con il primo modulo formativo», conclude la consigliera Pappadà.

Il moduloIl mercato del lavoro si sviluppa in 5 incontri di 3 ore ciascuno, per un totale di 60 ore di formazione.

Le attività proposte coinvolgeranno gli studenti e le studentesse che hanno già seguito il primo modulo intitolato “Oltre gli stereotipi”.

Tra i punti di forza del Progetto triennale della Consigliera di parità, infatti, vi è proprio la continuità, insieme al metodo dell’ascolto attivo dei ragazzi e delle ragazze, stimolati a partecipare ad attività che suscitano curiosità e interesse e al racconto di esperienze dirette da parte di testimonial.

Il Progetto “Parità di genere nel lavoro: donne, lavoro e inclusione”, premiato alla “Call for best practice #nogendergap” – edizione 2025 della Regione Puglia”, ha tra gli obiettivi principali: imparare a riconoscere stereotipi e pregiudizi, diffondere l’educazione e la formazione alla parità di genere nel lavoro, favorire la conoscenza e la possibilità sia per le donne che per gli uomini di accedere a un lavoro dignitoso e, ancora, promuovere una cultura di parità di genere per sradicare le iniquità anche nei confronti delle persone con disabilità.

Il terzo ed ultimo modulo incentrato su “Il lavoro tra diritti e doveri: soggetti di diritti e di doveri sarà realizzato il prossimo anno scolastico  2026 – 2027, nelle classi quinte.

La realizzazione del percorso progettuale triennale è curata dal Servizio Risorse umane e Pari opportunità della Provincia di Lecce, guidato dalla dirigente Francesca Carano, con l’Ufficio pari opportunità, composto da Iuna My e Donatella Angelini, in collaborazione con il Gruppo operativo.

Quest’ultimo è formato dai seguenti componenti del Tavolo tecnico permanente “Donne, lavoro e inclusione”, costituito dalla consigliera di Parità, nel 2024: Serenella Molendini (Creis – Centro ricerca europea per l’innovazione sostenibile – ETS), Duilia Del Mastro (Ordine Consulenti del lavoro), Emanuela Paola Vitali (ConfimpreseSalento), Ada Chirizzi (Cisl), Emanuela Aprile (Confartigianato), Luisa Crusi (Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti contabili), Mario Fioretti (Uil), Fabiana Signore (Coordinamento PO Uil), Barbara Rodio (Arpal Puglia), Simona Cancelli (Cgil), Elisabetta Salvati (Aforisma), Maria Luisa Serrano (Presidente CPO Ordine Avvocati Lecce), Marco Sponziello (Presidente Associazione Next EU), Paola Rizzo (consulente Politiche di inclusione sociale).

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Attualità

A Spongano germoglia la comunità educante

Un progetto per crescere insieme, a partire dai più piccoli

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A Spongano prende forma un nuovo percorso dedicato alle famiglie e ai bambini da 0 a 6 anni, promosso dal Comune di Spongano e dal Coordinamento Pedagogico Territoriale. Un progetto che nasce dal desiderio profondo di mettere i bambini al centro di ogni scelta e di ogni azione, riconoscendo l’infanzia come tempo prezioso e fondativo, da accompagnare con cura, ascolto e responsabilità condivisa.

L’iniziativa si pone l’obiettivo di attivare una comunità educante capace di sostenere la crescita armonica dei minori, valorizzare il ruolo genitoriale e rafforzare le relazioni di prossimità attraverso la costruzione di reti solidali tra famiglie, scuola, servizi e territorio. Una comunità che si riconosce corresponsabile del benessere dei bambini e che sceglie di crescere insieme, passo dopo passo.

Le azioni, ad accesso gratuito, si svilupperanno per fasi, accompagnate da una costante attenzione ai processi che si generano e finalizzate alla costruzione di un patto educativo capace di dare continuità agli interventi e di rispondere alla mappatura dei bisogni educativi che sarà realizzata nel corso dei mesi.

Tra i percorsi che animeranno il progetto saranno attivati spazi di ascolto e sostegno alla genitorialità, condotti da professionisti qualificati, insieme a proposte pensate per favorire la relazione, l’espressione emotiva e il legame educativo tra adulti e bambini. Attraverso il teatro, la lettura e il gioco, i genitori potranno allenare la relazione educativa, trovando occasioni per riconoscersi, dare nome alle proprie emozioni e costruire fiducia.

Spongano sceglie così di seminare futuro: piccoli semi che, attraverso la cura quotidiana e la partecipazione di tutti, potranno crescere e diventare una comunità capace di educare, sostenere e accompagnare ogni bambino nel suo percorso di crescita. Perché educare insieme significa prendersi cura, oggi, del domani di tutti.

«Questo progetto nasce da un ascolto profondo del nostro territorio e dei suoi silenzi», dichiara il Vicesindaco Giancarlo Marti. «È un invito a ritrovare il ritmo lento delle relazioni autentiche, dove ogni incontro diventa seme di fiducia, ogni parola un ponte, ogni gesto un filo che unisce. Costruire una comunità educante significa scegliere di non delegare mai la crescita dei nostri bambini, ma di vivere con loro il viaggio, passo dopo passo, con cura e responsabilità condivisa. È un cammino di piccoli passi, di mani che si stringono, di cuori che si aprono. A Spongano vogliamo piantare oggi i semi di ciò che fiorirà domani in possibilità, nei legami, nella fiducia e nell’appartenenza che ci rendono comunità».

«Il progetto rappresenta una scelta educativa mirata a riconoscere l’infanzia come un bene comune e a coinvolgere la comunità nel sostegno alla crescita dei più piccoli», aggiunge l’assessore all’Istruzione Serena Bramato. «Offrire supporto alle famiglie, valorizzare il ruolo educativo dei genitori e promuovere spazi reali di incontro, ascolto e relazione perché vediamo l’infanzia come un pilastro fondamentale per il benessere di tutta la comunità. Così essere “comunità educante” non è solo un concetto astratto, ma una scelta concreta: prendersi cura dei più piccoli oggi, per formare cittadini che saranno protagonisti responsabili e attivi nella società di domani».

Le singole azioni previste e le finalità saranno condivise durante l’incontro di presentazione organizzato sabato 17 gennaio, alle ore 16.30 presso il Centro di Aggregazione Giovanile di Spongano, alla presenza dei partner di progetto: Ultimi Fuochi Teatro, ETS Narrazioni, Una Mano in più Onlus, Ass.ne Reverie, Espero srl, le istituzioni scolastiche territoriali.

Concluderà l’assemblea il Sindaco Gigi Rizzello, che afferma: «In questi anni abbiamo lavorato per creare spazi reali, accessibili e accoglienti, in cui famiglie e bambini possano incontrarsi, riconoscersi e sentirsi accompagnati. Questo progetto nasce dalla convinzione profonda che crescere un bambino non sia mai un fatto individuale, ma un gesto collettivo che coinvolge l’intera comunità: un ulteriore passo nel cammino che abbiamo scelto di intraprendere insieme, per costruire una comunità più consapevole, solidale e attenta ai bisogni dei più piccoli».

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