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Cronaca

Lecce celebra l’Arma nel suo 207esimo anniversario

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Ricorre oggi il 207° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Anche quest’anno le misure di contenimento della pandemia non hanno consentito di celebrare l’evento con la solennità del passato, ma si è preferita una simbolica cerimonia, svolta all’interno della Caserma intitolata al Cap. De Tommaso, sede della Legione Allievi Carabinieri, alla quale ha preso parte un ridotto numero di Autorità.
La mattinata si è aperta con la deposizione di una corona d’alloro al Sacrario del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri da parte del Comandante Generale Gen C.A. Teo Luzi, e dei Presidenti dell’Associazione Nazionale Carabinieri, dell’Associazione Nazionale Forestali e dell’Opera Nazionale di Assistenza per Orfani dei Militari dell’Arma, che hanno reso omaggio ai Caduti (seguono foto. Gli scatti in piazza Duomo sono di repertorio).
Successivamente, alla Legione Allievi Carabinieri, davanti a uno schieramento in formazione ridotta composto dalla Bandiera di Guerra, dalla Banda e da un Reparto in armi, il Comandante Generale si è rivolto a tutti i Carabinieri e agli ospiti presenti ricordando la vicinanza dell’Arma al Paese in questo difficile momento segnato dalla pandemia che ha comportato la perdita di 30 Carabinieri, mentre oltre 12.000 sono rimasti contagiati. “Nessuna delle 5.500 Stazioni Carabinieri ha cessato le proprie attività”, ha sottolineato il Gen. Luzi, evidenziando l’esempio concreto dell’originaria vocazione dell’Istituzione, che si ritrova nelle Regie Patenti del 1814 (suo atto di nascita) e sancisce la missione dell’Arma volta a garantire “il buon ordine e la pubblica tranquillità … per contribuire alla maggiore felicità dello Stato”. “La “felicità dello Stato” – ha continuato il Gen. Luzi – è un concetto che appartiene all’Arma da sempre – tanto antico quanto attuale – giunto sino ai nostri giorni intatto, per evocare il legame tra i cittadini e i “propri” Carabinieri”.
Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Lecce, Colonnello Paolo DEMBECH, Sua Eccellenza il Prefetto di Lecce, Dott.ssa Maria Rosa TRIO, hanno onorato la ricorrenza rendendo omaggio questa mattina ai Caduti, con la deposizione di una corona d’alloro alla Targa commemorativa dell’evento posizionata all’interno del cortile della Stazione Carabinieri di Lecce Santa Rosa.
Le misure di contenimento della pandemia non hanno consentito, infatti, di prevedere la tradizionale cerimonia militare in Piazza Duomo, come accaduto fino a qualche anno fa.
Nella cerimonia tenutasi a Roma, Il Comandante dell’Arma ha poi voluto rivolgere l’attenzione al futuro presentando un’Arma che oggi guarda al rilancio del Paese attraverso la tecnologia e la transizione ecologica. “C’è una sicurezza da migliorare attraverso la tecnologia e una sicurezza da preservare nonostante la tecnologia” ha ribadito il Gen. Luzi “l’impegno dell’Arma sarà sempre più rivolto allo spazio virtuale. Per imprimere efficienza a tutti i servizi, a vantaggio dei cittadini, ma anche per contrastare l’uso ostile della rete da parte della criminalità, enormemente cresciuto durante la pandemia” i Carabinieri, ha poi concluso “sono – per struttura e per capacità – la polizia ambientale, determinati a svolgere un ruolo decisivo a tutela dello sviluppo sostenibile, anche per iniziative internazionali di “diplomazia ambientale”, mettendo a disposizione di altri Paesi le competenze, davvero uniche, del comparto forestale”.
Un ricordo particolare è stato rivolto dal Vertice dell’Arma al Carabiniere Vittorio Iacovacci, proditoriamente ucciso in Congo unitamente all’Ambasciatore Luca Attanasio. Concreta dimostrazione della silenziosa fedeltà dell’Istituzione alla Nazione che vede ogni militare mantenere fede al proprio giuramento.
Da 207 anni i Carabinieri sono al fianco degli italiani, con le Stazioni e Tenenze territoriali, a cui si affiancano, con indissolubile sinergia, le Stazioni Forestali e i Reparti Speciali che consentono la tutela e la salvaguardia della popolazione in ogni aspetto: dalla salute all’ambiente, dalla tutela della normativa del lavoro a quella del patrimonio culturale, fino al contrasto al terrorismo. Gli interessi della collettività sono costantemente tutelati da uomini e donne che, guidati dai valori dell’Arma e dalla vocazione alla salvaguardia del prossimo, hanno scelto di intraprendere la vita militare.
Nel riconoscere l’importanza e come segno di vicinanza, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un messaggio indirizzato al Generale Luzi, ha rivolto l’augurio più fervido degli italiani all’Arma, sottolineando come essa “si è adoperata, attraverso tutte le sue articolazioni, per contrastare l’emergenza sanitaria che ha condizionato così significativamente la vita del Paese negli ultimi 15 mesi.” Il Capo dello Stato ha evidenziato come sono risultate “…preziose le specifiche competenze del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute e il rilievo dell’operato del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro che ha contribuito al rispetto delle misure precauzionali anti Covid-19, favorendo la ripresa delle attività produttive in un’adeguata cornice di sicurezza per la salute dei lavoratori”.

Il Ministro della Difesa, nel prendere la parola durante la cerimonia, ha posto l’attenzione alla circostanza che, anche nella fase di uscita dalla crisi economica e sociale, l’Arma costituirà sicuro punto di riferimento quale Istituzione a presidio della legalità … confermando la tradizione di coraggio, dedizione e sacrificio che ha caratterizzato la sua storia al servizio del Paese. L’On. Guerini, dopo avere evidenziato i brillanti risultati operativi conseguiti quale frutto di una incrollabile passione e di una costante attenzione all’adeguamento della presenza sul territorio a vantaggio delle aree maggiormente colpite da fenomeni di illegalità, ha proseguito ricordando come l’Arma, sin dalle sue origini è stata percepita non solo come una componente dello Stato, ma come lo Stato stesso tra i cittadini.

Anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa, nel suo messaggio augurale per la ricorrenza, ha ricordato che “I Carabinieri, attraverso il servizio di prossimità, espressione della capillare articolazione territoriale delle Stazioni, rappresentano il punto di riferimento per i cittadini”, facendo emergere che l’Arma “operando in ambito interforze e inter-agenzia risulta perfettamente integrata nello strumento militare. Essa vanta un ampio ventaglio di capacità che supportate dal bagaglio della propria tradizione, le consentono di concorrere pienamente a tutte le attività della Difesa in Patria e all’Estero”.

Nel corso della celebrazione, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Mario Draghi ha consegnato alla Bandiera dell’Arma dei Carabinieri la Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: “Fedele custode dei diritti garantiti dalla Costituzione, l’Arma dei Carabinieri, attraverso il Comando per la Tutela del Lavoro, con eccezionale senso di abnegazione, offriva prova di straordinario impegno e ammirevole dedizione nel garantire il rispetto delle norme poste a salvaguardia dei rapporti d’impiego, delle prestazioni d’opera e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Impegnato in complesse attività di controllo e investigative, il Reparto conseguiva risultati di assoluto rilievo nel contrasto allo sfruttamento illecito delle maestranze e all’odioso fenomeno della tratta degli esseri umani. Le peculiari capacità professionali maturate nel tempo e le affinate metodologie d’intervento permettevano al Reparto di affermarsi anche all’estero come autorevole modello di riferimento, riscuotendo ovunque l’ammirazione dell’opinione pubblica, delle più alte Autorità nazionali e degli Organismi internazionali. Territorio nazionale ed estero, 1926 – 2020”. Un riconoscimento molto importante che inorgoglisce l’Arma che già nel 1926 aveva creato un apposito Reparto Speciale – il primo tra tutti – a tutela della dignità e sicurezza del lavoro.
Nel proseguo della cerimonia la vedova del V.Brig. Mario Cerciello Rega ha ricevuto dal Ministro dell’Interno, alla presenza del Ministro della Difesa, la Medaglia d’Oro al Valor Civile, tributata alla memoria del militare, assassinato a Roma il 26 luglio 2019. Successivamente, il Ministro della Difesa ha consegnato al Ten. Massimo Andreozzi la Medaglia d’Argento al Valore dell’Arma per la determinazione e il coraggio dimostrati nel corso di un intervento volto a far desistere un uomo con intenti suicidari avvenuto a Mira (VE) il 09 luglio 2020.
Consegnato anche il Premio Annuale a sei Comandanti di Stazione, a sottolineare il ruolo nevralgico che queste realtà capillarmente diffuse in tutta Italia, svolgono in favore dei cittadini.

Il 5 giugno ricorre anche la Giornata Mondiale dell’Ambiente, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1971. Per la circostanza e per ricordare i 160 anni dell’Unità d’Italia è stato organizzato uno spettacolare e originale concerto della Banda Musicale dell’Arma sulla piana di Castelluccio di Norcia, di fronte al “Bosco Italia”, la cui forma richiama i contorni della Penisola

“È la storia di Noi Carabinieri”, ha soggiunto nella particolare circostanza il Comandante Provinciale, “una storia vissuta in guerra e in pace, anno dopo anno, giorno dopo giorno, per la grandezza e la sicurezza del nostro Paese; un periodo di oltre due secoli durante i quali Carabinieri hanno saputo meritare, nel duro e quotidiano espletamento del servizio, l’affetto e l’ammirazione delle popolazioni loro affidate.
Sono sentimenti, questi, che ci inorgogliscono, ma che ci impegnano, ancora di più, ad essere sempre all’altezza delle secolari tradizioni e, soprattutto, del lavoro di chi ci ha preceduto e che, giunto al termine del proprio “turno di guardia”, ci ha consegnato un’Istituzione solida ed efficiente”.

Un anno, il 2020, che ha visto il Comando Provinciale di Lecce impegnato su poliedrici fronti, ottenendo proficui risultati sia sul versante repressivo che preventivo. I dati – certo non da leggersi come una mera “chiusura di esercizio”, bensì quale starter per rinnovare gli sforzi in aderenza alla pressante domanda di sicurezza che quotidianamente promana dalla cittadinanza – registrano infatti oltre 65.000 servizi esterni, nel corso dei quali sono state controllate 170.000 persone e 150.000 veicoli. Parimenti confortanti i risultati ottenuti sul fronte repressivo, ove, in forza dell’azione sinergica tessuta con la locale magistratura, ammontano a circa 750 i soggetti arrestati e a oltre 5.600 quelli denunciati a piede libero. L’Arma salentina ha perseguito in totale 19.500 reati, che rappresentano l’82% del totale di quelli denunciati in tutta la Provincia.
Pressoché incessanti poi, come è giusto che accada, le chiamate pervenute al 112 (oltre 600 al giorno), esponenzialmente lievitate durante il prosieguo dell’emergenza sanitaria, nel corso della quale, ai fini del contenimento epidemico del coronavirus sono state accertate 1.500 violazioni e sono state controllate circa 60.000 persone.

Tra le operazioni di servizio, un cenno particolare merita l’arresto di Giovanni Antonio De Marco.
Il 28 settembre 2020, gli uomini del Nucleo investigativo del Reparto Operativo collaborati da quelli della Sezione Anticrimine di Lecce, eseguivano il fermo di P.G. del giovane studente d’infermieristica, cl. 99, resosi autore del duplice efferato omicidio in pregiudizio dei fidanzati Manta Emanuela e De Santis Daniele.
Il 21 ottobre 2020, sempre il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, dava esecuzione, nell’ambito dell’operazione, denominata convenzionalmente “La Svolta”, a n. 23 provvedimenti cautelari di custodia cautelare in carcere, nei confronti di altrettanti soggetti accusati a vario titolo dei reati di cui agli artt. 110, 575 e 577 C.P. (omicidio in concorso), artt. 56, 110, 575 e 577 C.P. (tentato omicidio in concorso), artt. 73 e 74 D.P.R. 309/90 (associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti) ed art. 2 e 4 legge 895/67 (detenzione illegale e porto di armi in luogo pubblico).
Il 14 marzo 2021 sempre gli investigatori del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo traevano in arresto, Notaro Sergio cl. 60, pregiudicato di spicco a capo di un’associazione armata di tipo mafioso, comunemente denominata Sacra Corona Unita, operante nel nord Salento ed in particolare nel paese di Squinzano. Il predetto che si era sottratto alla cattura facendo perdere le proprie tracce mesi prima, veniva riconosciuto colpevole dei reati di cui agli artt. 416 bis c.p.; (associazione per delinquere di tipo mafioso) 73-74 d.p.r. 309/90, ( associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope) 110-628, 629 c.p. – art 7 legge 152/91 (estorsione e rapina in concorso aggravata dal metodo mafioso) commessi in lecce e provincia dal 2008 al 2013 per cui dovrà espiare la pena definitiva di anni 13 (tredici) mesi 5 (cinque) giorni 27 ( ventisette) di reclusione.
Il 23 novembre 2020, i militari della Compagnia di Lecce eseguivano un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, traendo in arresto 3 soggetti ritenuti responsabili – a vario titolo – dei reati di rapina aggravata, ricettazione, furto di autovettura, furto in abitazione, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo, commessi in concorso, sin dal mar 2020.
le indagini permettevano di ricostruire quattro rapine ad esercizi commerciali – panifici, tabacchi, supermercato – commesse con volti travisati, mediante l’utilizzo di armi comuni da sparo, nel periodo marzo/aprile 2020, durante la prima fase del lockdown.
L’inchiesta proseguita anche attraverso attività tecnica, consentiva di ricostruire le modalità esecutive dei correi che, in concomitanza delle rapine, utilizzavano auto già oggetto di furto o all’uopo asportate, nel tentativo di eludere le investigazioni.

Il 4 marzo 2021, in Poggiardo i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Maglie, traevano in arresto in flagranza di reato 2 persone, un albanese ed un ucraino mentre viaggiavano a bordo di un furgone, con :
n.6 involucri per complessi kg. 63,6 di hashish;
n.70 involucri per complessivi kg. 265,1 di marijuana.
occultati all’interno del citato veicolo.

Il 3 marzo 2021, i carabinieri di Otranto intervenivano in Uggiano La Chiesa, lungo la s.p. 358, ove un’autovettura condotta da una ragazza di Poggiardo, a causa della perdita di controllo del veicolo, si era ribaltata sul fianco rimanendo sulla carreggiata.
I militari operanti, allo scopo di prestare immediato soccorso e liberare la suddetta rimasta bloccata nell’abitacolo denso di fumo a causa dell’esplosione degli air-bag, provvedevano ad infrangere il parabrezza anteriore del veicolo riuscendo alla fine ad estrarla. A seguito di ciò l’App. Sc. VERI Alessandro, medicato presso l’ospedale civile di Scorrano veniva riscontrato affetto da “ferite escoriate e trauma mano dx e sx”, riportate a seguito del tentativo di soccorso.

Il 22 novembre 2020, i carabinieri della Stazione di Casarano hanno arrestato nella flagranza Afendi Antonio Amin, cl. 91, poiché sorpreso da quei carabinieri – che nel corso di pattuglia transitavano alle ore 17 circa in Via Solferino – immediatamente dopo aver sferrato una coltellata al fianco sinistro di una persona, con cui aveva avuto poco prima un diverbio per motivi di viabilità, anche alla presenza della convivente, che nel frangente si era frapposta tra i due al fine di scongiurare ulteriori conseguenze. il pronto intervento di quei carabinieri, rimasti illesi, ha consentito di disarmare il prevenuto – sottoponendo a sequestro un coltello a scatto di 21 cm di lunghezza di cui 9 di lama – e di immobilizzarlo.

La sera di Natale, i militari della Stazione di Leverano, su attivazione della centrale operativa, intervenivano in quel Largo Santa Croce, dove era stato segnalato un cittadino extracomunitario in stato confusionale. Operanti giunti sul posto identificavano predetto in Mohamed Ifeany, nato in Algeria il 24 dic 1992, residente a Galatone, di fatto domcilato Nardò, località Boncore, il quale riferiva di essere stato dimesso dall’ospedale di Copertino e non ricordava più la strada per fare rientro al proprio domicilio. I Carabinieri, dopo le cure del caso, rifocillavano l’uomo e lo accompagnavano press il suo domicilio.

Il 13 gennaio 2021, in Vernole, l’Appuntato Scelto Q.S. Montinaro Alfredo, addetto al Norm – Sezione Radiomobile della Compagnia di Campi Salentina, mentre percorreva quella via della Repubblica, libero dal servizio, a bordo della propria autovettura, giunto all’altezza dell’istituto scolastico comprensivo per l’infanzia, in una zona densamente frequentata, notava un ciclista che lo precedeva, pensionato, scendere dal velocipede ed accasciarsi al suolo. Il militare, abbandonava repentinamente proprio veicolo, raggiungeva malcapitato, che aveva perso conoscenza e non dava segni di vita, ed iniziava operazioni rianimazione mediante massaggio cardiaco. dopo circa 10 minuti di continue manovre il cuore dell’anziano riprendeva a pulsare e lo stesso riprendeva conoscenza, tra lo stupore e gli applausi delle numerose persone presenti che assistevano compreso i sanitari del 118, allertati da altro militare presente sul posto, che stabilizzavano l’anziano, si complimentavano con il militare aggiungendo che il suo immediato intervento aveva evitato conseguenze tragiche, e provvedevano a trasportare il paziente presso ospedale Lecce dove veniva ricoverato e sottoposto ad intervento chirurgico.

Dall’Arma leccese, dunque, l’impegno a proseguire lungo il rassicurante cammino intrapreso, con la consapevolezza della necessità di ampliare e vivificare i risultati sinora raggiunti, che suggellano l’efficacia e il ruolo insostituibile che l’Istituzione, da sempre, svolge per assicurare, con le altre Forze di Polizia, attraverso il magistrale ruolo della Prefettura e la lungimirante guida dell’Autorità Giudiziaria, ordine e sicurezza in ogni dove.

Però, ha tenuto infine a precisare il Comandate Provinciale, Col Paolo Dembech, “non avremmo potuto esprimerci al meglio senza il consenso, l’apprezzamento e il concorso degli onesti cittadini, i quali, con la loro vicinanza, a volte le loro critiche e soprattutto i loro suggerimenti, ci hanno consentito di incentivare al meglio il nostro dispositivo operativo e migliorare la professionalità per rendere a queste accoglienti realtà una qualità di vita sociale sempre migliore”.
E infine, “Speriamo, il prossimo anno, di tornare a festeggiare la gloriosa Arma dei Carabinieri e il suo legame forte e indissolubile con i cittadini salentini nel meraviglioso scenario di Piazza Duomo”.

Cronaca

Arrestato latitante

I finanzieri del GICO del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Lecce hanno rintracciato e tratto in arresto un cittadino di origini albanesi, latitante in campo internazionale

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I finanzieri del GICO del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Lecce, nel corso di un’attività info-investigativa,  hanno rintracciato e tratto in arresto un cittadino di origini albanesi, latitante in campo internazionale.

In particolare i militari, alla vista dell’uomo, lo hanno fermato e successivamente gli hanno notificato il provvedimento di arresto provvisorio ai fini estradizionali verso l’Albania, in quanto colpito da mandato di cattura emessodal Tribunale Penale di Lushnja, dovendo scontare la pena di 2 anni di reclusione per possesso di armi ed esplosivi.

I fatti, avvennuti all’interno di un bar albanese, risalgono al dicembre 2015.

La successiva perquisizione domiciliare ha consentito di rinvenire una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa e con caricatore inserito contenente quattro colpi, oltre a documenti di riconoscimento falsi che gli avevano consentito di coprire la latitanza.

Per tale ultima ragione il cittadino albanese è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Brindisi, territorialmente competente (l’uom è stato arrestato a Fasano, NdR), per detenzione abusiva di armi e munizioni nel territorio nazionale, e condotto presso la casa circondariale di Brindisi, in attesa di giudizio.

Al momento sono al vaglio anche le responsabilità ascrivibili in capo ad una connazionale albanese, che avrebbe offerto ospitalità nella propria abitazione al ricercato.

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Cronaca

Gagliano del Capo: in auto con cocaina e soldi

Arrestato 31nne del posto. Deferito a piede libero anche il fratello con cui aveva avviato un’intensa attività di spaccio nel capo di Leuca

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La Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di un 31nne di Gagliano del Capo, che dovrà rispondere di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e resistenza a pubblico ufficiale.

Nelle settimane precedenti, il personale della squadra investigativa del Commissariato di Taurisano aveva appreso che l’uomo assieme al fratello aveva avviato un’intensa attività di spaccio nelle zone di Gagliano del Capo e dintorni.

A seguito di attività di appostamento e osservazione, gli operatori di polizia hanno atteso il momento opportuno per fermare il sospettato che si stava dirigendo presso un luogo dove avrebbe dovuto incontrare il fratello.

Una volta agganciata la sua autovettura, poco dopo averlo visto uscire dall’abitazione, è nato un piccolo inseguimento terminato proprio nel punto di incontro, poco fuori il centro abitato di Gagliano del Capo.

Il 31nne, vistosi alle strette con le tre pattuglie della polizia che gli avevano chiuso le vie di fuga intimandogli l’alt, ha abbandonato la propria autovettura fuggendo a piedi in una campagna.

Al termine dell’inseguimento, pochi minuti dopo, l’uomo è stato messo in sicurezza.

Sul posto, nel frattempo, era stato fermato anche il fratello, un uomo di 35 anni anch’esso di Gagliano del Capo, che era giunto per l’incontro.

Nei confronti di entrambi sono state effettuate delle perquisizioni, con l’ausilio di una pattuglia cinofila della Guardia di Finanza.

Le ricerche hanno permesso di rinvenire in totale circa 18 grammi di cocaina suddivisa in 19 dosi e tremila euro in contanti, oltre a materiale per il confezionamento.

Il 31nne è stato tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio di stupefacente e resistenza a pubblico ufficiale e sottoposto ai domiciliari, il 35enne è stato deferito a piede libero per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

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Cronaca

Truffavano anziane da Padova fino al Salento

La Guardia di Finanza ha smantellato un’organizzazione a delinquere finalizzata alle estorsioni e alle truffe a donne anziane. Dieci indagati. In corso arresti, perquisizioni e sequestri per 2,5 milioni di euro. Oltre 1.200 le vittime

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Dall’alba di questa mattina, oltre 70 militari del Comando Provinciale di Padova, con il supporto dei Reparti competenti per territorio, stanno eseguendo cinque misure cautelari personali, di cui una in carcere e due degli arresti domiciliari nonché un sequestro preventivo del profitto dei reati di 2,5 milioni di euro all’esito di una complessa attività di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica patavina e finalizzata a tutelare le fasce deboli della popolazione, a perseguire gli indebiti arricchimenti e a contrastare le condotte di estorsione e riciclaggio dei proventi illeciti.

In particolare, i Finanzieri del Gruppo Padova hanno disarticolato una strutturata associazione a delinquere – radicata nel padovano ma attiva in numerose località del territorio nazionale – finalizzata a commettere una serie indefinita di estorsioni e truffe a donne anziane, occupandosi poi di riciclare i profitti illeciti in beni di lusso.

Dieci persone, tutte di nazionalità italiana, sono state denunciate alla locale Procura della Repubblica, cinque delle quali, domiciliate nel padovano, destinatarie di misure cautelari personali disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova, il quale ha altresì ordinato il sequestro dei profitti illeciti, quantificati in 2,5 milioni di euro.

In dettaglio, per il capo dell’associazione a delinquere, è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per i due più stretti collaboratori gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e per altri due principali indagati l’obbligo di dimora con divieto di allontanarsi dal proprio comune di residenza in orario notturno e obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria.

Sono in corso perquisizioni nei confronti di tutti i componenti dell’organizzazione criminale, nonché presso la società al centro delle indagini attiva nel settore delle vendite “porta a porta”, avente sede legale nel veneziano e sede operativa nell’hinterland padovano.

Acquisizioni documentali sono inoltre in fase di esecuzione presso diverse società, con sedi nelle province di Roma, Treviso, Mantova e Lecce, anch’esse attive nel settore delle vendite a domicilio e ritenute conniventi con l’impresa padovana nel trasferirsi tra loro elenchi di potenziali vittime.

Si sta procedendo, altresì, a cautelare immobili, autovetture, cassette di sicurezza, conti correnti, disponibilità finanziarie, denaro contante, beni di lusso, quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento e accessori, fino a concorrenza del profitto del reato ad oggi quantificato.

Le indagini hanno avuto origine dall’ordinario controllo economico del territorio, durante il quale è stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso.

Gli accertamenti eseguiti sul loro conto hanno sin da subito fatto emergere evidenti incongruenze tra quanto dichiarato all’Amministrazione Finanziaria e il tenore di vita, nonché anomalie nella clientela della società da loro amministrata, composta integralmente da donne ultrasessantenni.

Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, hanno delineato il modo d’agire degli indagati che, sulla scorta di elenchi nominativi comprati da altre società operanti nel medesimo settore, quasi quotidianamente, avvalendosi di una rete di agenti di vendita, battevano, in modalità “porta a porta” specifiche aree territoriali, già consapevoli di trovare, in alcune abitazioni, anziani, casalinghe, pensionati e persone “sole”.

Con grande abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni private e, qui, rendevano edotte le vittime che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.

L’acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo.

In alcuni casi, i venditori porta a porta, diversi di loro già gravati da precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole ad ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza che aumentava cosi nell’importo delle rate e nella durata. Eclatante il caso di una vittima del padovano che in soli tre anni ha ricevuto quattro visite degli accaniti venditori ed è stata obbligata ad acquistare prodotti, ivi incluso un dispositivo per magnetoterapia, per complessivi 22.000 euro, oltre a 3.000 euro di interessi del finanziamento prolungato fino al 2030.

In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l’obbligo di ulteriori acquisti: da qui la contestata condotta di estorsione.

Molte casalinghe, alla luce della pervicacia e insistenza degli indagati, che dinanzi a loro inscenavano anche finte telefonate con sedicenti responsabili delle aziende con cui erano stati stipulati i pregressi contratti, sono cadute nella rete del gruppo delinquenziale, sottoscrivendo, loro malgrado, nuovi ordini di acquisto, pur non avendone alcuna necessità e al solo fine di liberarsi dell’oppressione esercitata dai venditori presentatisi nelle loro abitazioni.

Più di 1200 sono le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui, principalmente, Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Urbino, Pavia, Perugia, Pesaro, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.

I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, hanno consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

La complessa indagine della Guardia di Finanza di Padova, svolta in piena sinergia con la locale Magistratura, e nel cui ambito è stato acquisito un solido quadro investigativo, ha permesso di bloccare l’operato di uno spregiudicato sodalizio criminale, a tutela delle fasce deboli della popolazione e a contrasto delle condotte di estorsione, truffa e riciclaggio dei proventi illeciti, reati di cui ora dovranno rispondere i responsabili.

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