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Melpignano: il cibo dell’anima

L’anima del cibo in un piatto: tris di cene-incontri pensate per rieducare al rispetto del cibo, del lavoro per crearlo, delle maestranze locali, dello scambio di pensieri

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Soul Food, l’anima del cibo in un piatto. Le riflessioni attorno alla tavola, il confronto nel gusto di un territorio. La rassegna è un tris di cene-incontri pensate per rieducare al rispetto del cibo, del lavoro per crearlo, delle maestranze locali, dello scambio di pensieri.

soulfoodOrganizzato dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino di Castiglione d’Otranto e dall’azienda Pr.ali.na., sfida imprenditoriale del Mezzogiorno degli anni ’90, Soul Food dopo la serata del 25 luglio incentrata sui cereali, domani sera (venerdì 1° agosto),  scoprirà il gusto inedito della canapa. Pianta unica per i molteplici usi e per le qualità nutrizionali, per la prima volta dopo decenni è stata nuovamente coltivata quest’anno nel leccese. Si discuterà dell’esperienza di Assocanapa, l’associazione nata nel 1998 in Piemonte per favorire i canapicoltori italiani e la rinascita di una moderna filiera, tanto che gli ettari di produzione quest’anno hanno superato quota mille. Alle ore 20, dunque, sul tema “Coltivare la canapa, coltivare un’idea”, la responsabile dell’area sud e il coordinatore regionale di Assocanapa, Rachele Invernizzi e Andrea Carletti, si confronteranno con Alessandro Rizzo, membro della condotta Slow Food Lecce. Alle 21, la cena a tema sarà una sorprendente mescolanza dell’uso culinario di questa pianta e di ortaggi e formaggi locali. Da non perdere la pasta fatta in casa con farina di canapa. Al termine, concerto Solopiano del maestro Luigi Botrugno.

L’ultimo appuntamento è per venerdì 8 agosto, quando a raccontarsi saranno i parchi costieri pugliesi: Otranto- Leuca, Ugento, Torre Guaceto e Dune Costiere. Alle 20, “Costruire un’identità: dialogo tra le parti” metterà a confronto i ragionamenti dei responsabili delle aree protette, Francesco Minonne, Gianfranco Ciola, Marco Dadamo e Cosimo Perrotta, storico del pensiero economico e coordinatore del blog Sviluppo felice. Protagonista della tavola sarà, stavolta, il pesce, quello fresco pescato nei nostri mari e “ripensato” nel suo rapporto con l’entroterra. Alle 22, il live di Marco Pezzullo con il suo Selfie Trumpet and Loop.

Soul Food”, spiegano gli ideatori, Valentina Avantaggiato e Donato Nuzzo, “è un atto simbolico per restituire vita e bellezza, la bellezza della produzione, ad un luogo destinato per antonomasia ad essere ai margini, abbandonato, imbruttito dall’isolamento: la zona industriale. Un atto di riappropriazione di una fetta di territorio che ha segnato nel tempo la marginalità del lavoro di uomini e donne alla periferia della contemporaneità. La bellezza non è figlia di tutti i luoghi, di tutte le logiche progressiste e neo liberali, ma di chi la conserva nella logica dell’appartenenza plurale, nell’abbraccio più completo, viscerale, poetico. Riconvertiamo i luoghi di produzione della nostra terra in aziende di cultura, dignità e bellezza”.

Per ogni cena è previsto un numero massimo di quaranta commensali. Per info e prenotazioni: 3381490947.

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Infarto alla guida su litoranea ad Andrano: un morto

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Tragico schianto nel pomeriggio di oggi sulla litoranea Andrano-Tricase, in territorio della marina di Andrano.

Un uomo di Specchia, Salvatore Serafino, 64 anni, è finito con l’auto contro un palo. All’arrivo dei soccorsi non c’era più nulla da fare.

La vittima avrebbe perso il controllo del mezzo a causa di un infarto. Il decesso, secondo i primi riscontri dei sanitari, potrebbe essere avvenuto prima dello schianto.

Sul posto anche carabinieri e polizia locale.

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“Sfuggiti a quarantena per tornare in Salento”: bufala semina panico ad Andrano

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Cresce l’allarme, cresce la psicosi.

Il coronavirus è sulla bocca di tutti, anche su quella di chi talvolta farebbe meglio a riflettere prima di parlare: si susseguono infatti le storie inventate e le fake news.

Le app di messaggistica pullulano di notizie che poco hanno di veritiero. E tra le numerosissime false testimonianze di presunti infermieri di vari ospedali d’Italia che ne avrebbero viste di cotte e di crude, spunta un messaggio audio che racconta di una coppia che sarebbe sfuggita alla quarantena del lodigiano per raggiungere Castiglione d’Otranto.

Lo mettiamo in chiaro subito, è una bufala.

Una informazione non vera che ha messo oggi scompiglio nel territorio di Andrano. Nell’audio una voce femminile racconta che la coppia avrebbe un figlio. Quest’ultimo frequenterebbe la scuola dove lavora una insegnante, presunta moglie di uno dei contaminati.

Il panico ha iniziato a correre tra i telefonini e le famiglie della zona. In tanti, in breve, si sono convinti che la coppia in questione fosse sfuggita alla quarantena consigliata loro dai medici e che “era in chiesa per festeggiare il 50esimo di matrimonio dei genitori di uno dei due”.

Nel pomeriggio è arrivata una nota ufficiale del sindaco di Andrano, Salvatore Musarò, che ha gettato acqua sul fuoco.

Il primo cittadino, specificando che sono state informate le autorità competenti, ha affermato che le persone in questione non risiedono nei comuni della Lombardia sottoposti a misure cautelari.

E inoltre, la famiglia attorno alla quale è stata costruita la falsa storia, è rientrata in Salento ben prima del periodo in cui sono scattate le misure anti coronavirus in Lombardia.

Il sindaco infine invita a “non diramare notizie allarmistiche e prive di fondamento”.

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Andrano

“La vita rovinata per un piatto di alici”

L’odissea di Edoardo Esposito, 54enne commerciante tricasino, da sei anni in cura per infestazione da Anisakis dopo una cena a base di pesce in un ristorante di Andrano. Al processo si costituisce parte civile e chiede un risarcimento danni di centomila euro

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Dopo sei anni che per il protagonista della vicenda sono stati un autentico calvario, il processo per lesioni gravi che coinvolge il 50enne ristoratore di Andrano (G. R. difeso dall’avv. Francesco Accoto) è arrivato in Tribunale.

L’involontario e sfortunato protagonista della vicenda è Edoardo Esposito, commerciante di Tricase, oggi 54enne.

La sera di Ferragosto del 2014 insieme alla famiglia decise di festeggiare in un ristorantino della zona e gran parte del gruppo scelse di farlo a base di frutti di mare e pesce crudo. A tavola arrivarono anche delle alici marinate, destinate a cambiare per sempre la vita di Esposito.

Furono proprio quelle alici, servite a tavola nonostante il ristorante fosse sprovvisto dell’abbattitore per neutralizzare le larve, a provocargli l’infestazione da Anisakis, e la conseguente colite ulcerosa che da allora l’hanno costretto ad un continuo via vai tra ospedali e medici provocandogli effetti collaterali tutt’altro che trascurabili.

Presente ieri in aula, il commerciante tricasino, assistito dall’avvocato Stefano Stendardo ha raccontato la sua odissea al giudice: «A Tavola eravamo in dodici e il giorno dopo in otto ci sentimmo male», ha detto, «mia moglie non ebbe problemi e subito mi fece riflettere il fatto che lei non avesse mangiato pesce. La preoccupazione aumentò quando seppi che i miei commensali stavano meglio mentre io continuavo ad avere la febbre a 40° ed oltre». Il problema persisteva e così Esposito cominciò a girovagare tra medici, ospedali e centri di cura per una terapia che ancor oggi, sei anni dopo, è costretto a continuare. Gli fu diagnosticata quasi subito da un gastroenterologo dell’ospedale di Poggiardo l’infezione da Anisakis. Le cure non sembravano avere effetto così si rivolse al “Gemelli” di Roma dove si è sottoposto per quattro  anni, con continui viaggi da Tricase fino alla Capitale, ad una terapia sperimentale. Terapia a cui ancora oggi Esposito deve sottoporsi. Fortunatamente, però, il tragitto per potersi curare è decisamente più breve perché uno specialista del Policlinico romano si è trasferito nel Salento, più precisamente a Galatina, ed è lui a seguire l’andamento clinico del paziente.

La cura attuale consiste nell’assunzione quotidiana di 12 pastiglie ed una terapia biologica con flebo ogni 8 settimane esatte.

Tante medicine, soprattutto il tanto cortisone assunto nel primo anno di cura, però, hanno avuto degli effetti collaterali come il diabete di Tipo 2 e, nel caso dei medicinali assunti per la colite ulcerosa, problemi di tipo cardiaco.

Il commerciante tricasino che, a domanda del giudice, ha risposto di aver speso in questi sei anni «tra i 15 e i 16mila euro» ha anche ricordato come quella sera di Ferragosto «provai a fare assaggiare le alici a mia figlia che all’epoca aveva appena nove anni. Fortunatamente era troppo presa dai suoi giochi e non ne volle sapere…».

Nel processo Esposito si è costituito parte civile ed ha formulato una richiesta di risarcimento danni pari a 100 mila euro.

La prossima udienza con l’ascolto di altri testimoni è prevista per il prossimo 10 marzo.

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