Attualità
Si fermano le attività, il borgo antico si spopola: Ruffano chiude i battenti
Calato il sipario va via anche il pubblico. Diverse attività ristorative si fermano, il paese cambia pelle e si interroga: Ruffano è orfana di Antonio Cavallo o di una visione programmatica?
a cura di Lorenzo Zito
L’estate del 2025 verrà ricordata a Ruffano come quella delle chiusure. Trattoria Il Borgo; Fuori Posto pub; Il Circolo; Alchimia. Sono tutte attività di natura ristorativa del centro storico che, in serie e nell’arco di pochi mesi, hanno gettato la spugna. Chi in via definitiva, chi con promessa (o auspicio) di tornare.
Il borgo antico, che negli ultimi anni era diventato il fiore all’occhiello della città e lo scenario di eventi di grandissimo richiamo e capaci di convogliare migliaia e migliaia di visitatori (Natale, Epifania, San Valentino, Il Borgo di Bacco, per citarne alcuni), all’improvviso si spopola. Calato il sipario, va via anche il pubblico. Noia e silenzio riprendono il sopravvento. La Ruffano “modello”, tanto ammirata ed anche invidiata su scala regionale in questi anni ultimi anni, non c’è più.

La congiuntura astrale è singolare. Il cielo che brillava sulla cittàsi è scurito dallo scorso marzo, quando l’amministrazione guidata da Antonio Cavallo, al deflagrare in paese dell’inchiesta su un presunto sistema di corruzione negli appalti pubblici, ha rassegnato le sue dimissioni. L’estate era iniziata da poco quando le indagini hanno terminato il loro corso (e le decisioni dei giudici sono ancora lunghe da venire).
Mentre le lancette scorrono, però, Ruffano cambia pelle. Per qualcuno vive un ritorno al passato, una ricaduta nell’oblio da cui era riuscita a risollevarsi. Per altri, è la tanto attesa prova del nove. La conferma di quanto paventato dalle poche voci fuori dal coro degli ultimi anni, secondo le quali la bolla di sapone è scoppiata ed ha trasformato il sogno in incubo.
“Chiudiamo perché…”
Tra i titolari delle attività commerciali citate, non tutti hanno voglia di esprimersi sulla questione. “Il Circolo”, che aveva aperto poco meno di due anni fa in piazzetta Ruffo (uno dei più intimi e incantevoli scorci del centro), preferisce non commentare. Mentre per “Alchimia”, ubicato pochi metri più giù, sono giorni particolari: è in corso un passaggio del testimone, con il subentro di una nuova gestione. A luglio era stato questo il congedo: “Chiudiamo in modo temporaneo/definitivo. Dopo una decisione non facile,ma frutto di una riflessione attenta, per una serie di situazioni, tra cui possibili nuove strade e cambiamenti personali e professionali”.

Da una idea di Camilla Santo (all’epoca poco più che ventenne) è nato invece cinque anni fa “Fuori Posto”. Tra le attività che si sono fermate questa era la più longeva. All’interno di alcuni locali restaurati dell’antico Palazzo Pizzolante-Leuzzi, dove i meno giovani ricordano uno storico bar del centro, Camilla ha dato continuità all’arte di famiglia, che da sempre è impegnata nel settore ristorativo, con un’idea innovativa. “Aprimmo in pieno periodo Covid con per proporre qualcosa di nuovo, facendo intrecciare il cibo con la cultura. Lanciammo tanti eventi culturali, musica, libri. Andò subito bene: molte persone iniziarono a venire a trovarci anche da fuori, iniziando a conoscere e vivere il centro storico di Ruffano. A questo si sono uniti poi gli eventi organizzati dal Comune che, mi sento di dire, hanno fatto molto bene e ci hanno offerto anche ulteriore possibilità di lavorare. Al contempo però è come se questiavessero risposto ad un bisogno diverso da quello primario del centro storico. Nel senso che non è nato quel senso di comunità che andasse oltre il singolo momento, oltre quella vetrina. Un po’ come se al di fuori di quel contesto mancasse quella spinta che porta in piazza le persone anche nei momenti di minore appeal, come è da noi l’inverno. Altrove non è così. Penso alla vicina Taurisano, dove la gente tiene molto a vivere il proprio paese. Mentre Ruffano sembra meno aggregativa, sembra esser ancora abituata ad uscire dal proprio paese per cercare stimoli. Noi”, continua Camilla Santo, che nel suo percorso formativo ha studiato Sviluppo Territoriale e Innovazione Sociale, “nel chiudere abbiamo fatto una scelta anche pragmatica ed aziendalista: per fortuna lavoriamo molto nel settore anche su altri fronti (abbiamo delle collaborazioni con Parco Gondar, con La Notte della Taranta e non solo), motivo per cui abbiamo a malincuore deciso di fermarci laddove lo sforzo non trovava il giusto riscontro. Le cause del trend che vive il borgo antico però penso siano molteplici. Tra queste vedo, oltre alla questione culturale già illustrata, una programmazione incapace di creare quel giusto mix tra flusso e sentimento popolare, ed anche un dialogo coi commercianti (che pure non è mancato) migliorabile. Ad ogni modo Fuori Posto non cessa di esistere: l’obiettivo è quello di tornare un giorno per riproporci, ancora una volta, con un’idea nuova”.

Pamela Giordano è invece la titolare del bar trattoria “Il Borgo”, che ha accolto sino a poco fa la sua clientela in piazza Nazario Sauro. Il locale era collocato all’interno di un altro bijoux del borgo antico, sotto a quella che fu la dimora dell’illustre scultore ruffanese Antonio Bortone (oggi denominata “Casa Bortone” ed inserita tra i luoghi del cuore FAI).
“Quello di Ruffano era un bel centro storico”, ci racconta Pamela Giordano parlando al passato, “ma dopo Cavallo è praticamente morto”. Sono diversi gli ostacoli con cui la trattoria ha recentemente dovuto fare i conti: “Da oltre un anno quest’area è interessata da lavori di riqualificazione che, con la chiusura della piazza prima e della strada poi, ci hanno isolati. A ciò si aggiunga che nell’ultimo periodo è diventato un problema poter collocare i tavoli all’aperto. Per dirimere questa questione con il Comune mi sono dovuta rivolgere ad un avvocato, ma senza esito. Alla fine, ho deciso di chiudere”. Il tema dei cosiddetti dehor è stato dibattuto in paese quest’estate, avendo interessato anche altre attività. Per alcune di queste, si sarebbe rivelato ostativo il luogo su cui collocare i tavolini. Non tutte infatti affacciano su piazze o ampi marciapiedi, motivo per cui, essendo i dehor assoggettati al codice della strada, la polizia locale ha potuto concederne l’utilizzo solo in alcuni punti, o in fasce orarie ristrette all’apertura dei locali.
Fattori però, questi, che possono in un certo qual modo dirsi estemporanei. Ragioni secondarie, che come raccontano anche le singole testimonianze, si iscrivono al registro delle concause. Ciò non allevia, tuttavia, il dolore di una chiusura: “Lo facciamo a malincuore e con un gran peso sui conti delle nostre famiglie”, commenta Pamela Giordano, “tutto questo ci ha rovinato: ci abbiamo rimesso tanto economicamente”.
Visioni opposte
Il Comune è commissariato da sei mesi ed alle urne mancano ben tre stagioni. Il lavoro del viceprefetto Claudio Sergi in città è ancora lungo ed il momento storico forse non si presta a trarre conclusioni. Ma il paese sta già cogliendo l’occasione per interrogarsi: Ruffano è orfana di Antonio Cavallo o di una visione programmatica?

“Abbiamo creduto tanto nella rivitalizzazione del centro storico come potenziale motore per la ripresa di Ruffano. Non a caso, sono diversi gli incentivi che la nostra amministrazione ha dato sia per l’apertura di nuove attività che per la riqualificazione del borgo, attraverso la ristrutturazione delle facciate o altri interventi. La storia recente racconta che la strada intrapresa era quella giusta. Mentre gli ultimi mesi ci dicono che, probabilmente, questi interventi, seppur validi, non sono stati sufficienti”, spiega Antonio Cavallo, eletto sindaco di Ruffano per due volte consecutive. Nel 2017 e poi, con una sorta di plebiscito (85% di preferenze), nel 2022. Il percorso di risalita che il paese aveva intrapreso porta la sua firma. L’epilogo della sua amministrazione, di contro, ha segnato un vero choc per la comunità locale. “Ora, al di là dello spopolamento con cui Ruffano deve fare i conti (simile nei tratti e nelle concause a quello di tanti altri piccoli Comuni del nostro territorio), ciò che da sempre mi ha preoccupato di più è il rischio che la comunità perda la propria anima”, continua Cavallo. “Il mio desiderio è sempre stato che Ruffano diventasse davvero di tutti. Un paese che si riconosce nella propria storia e che guarda avanti grazie all’energia dei cittadini. Se ognuno di noi riscopre la gioia e la responsabilità di sentirsi parte della comunità, allora il centro storico tornerà a pulsare di vita. Un grande esempio, oggi, ce lo danno i più giovani, che con grande forza di volontà e spirito d’iniziativa continuano a dar vita a momenti di convivialità e confronto, anche intergenerazionale, con eventi come “Una perdita di tempo festival” o le “Ruffaniadi”. Queste sono piccoli grandi esempi da cui ripartire, dimostrazioni del fatto che Ruffano c’è ed è ancora viva, scintille su cui soffiare per far rinascere il fuoco che questa comunità ha dimostrato di avere dentro. Perché il centro storico che si svuota non è solo una questione estetica, ma è il segnale di un legame sociale che si spegne. Senza relazioni, senza luoghi di incontro, il paese diventa fragile, e la sua storia rischia di ridursi a cartolina. È per questo che, nei quasi otto anni di amministrazione, la mia giunta ha sempre lavorato alla partecipazione come strumento per invertire questa rotta. L’ascolto, il confronto e l’umiltà condivisa, il rendere i cittadini non solo destinatari di decisioni, ma co-protagonisti. Dare a tutti voce, spazio e responsabilità è stata la strada che abbiamo intrapreso per inseguire il bene comune”.

Ha un’idea differente Massimo Cantoro, primo nei non eletti tra i candidati sindaco del 2022. La sua prospettiva, da consigliere di minoranza, era emersa già nel corso di questi due anni e mezzo di Cavallo bis. L’attuale contesto offre un’opportunità per soppesarla.
“Non è mai facile commentare una chiusura in serie di attività,come quella di cui stiamo parlando. Dietro ad ognuna di esse ci sono sogni, ambizioni, energie, investimenti che vanno via. Ne va anche di un pezzo della vita di questi ragazzi che avevano deciso di mettersi in gioco”, esordisce Cantoro. “Tuttavia mi duole constatare di aver avuto ragione: l’amministrazione Cavallo ha avuto scarsa lungimiranza. Ciò che sta accadendo è la riprova del fatto che quegli eventi che hanno dato lustro alla città sono stati delle mere operazioni commerciali, i cui effetti si sono dimostrati limitati nel tempo e non hanno creato dei benefici a lungo termine per il paese. Questo vuol dire che le tante risorse che sono state messe in campo per realizzarli non sono state investite in modo adeguato. Da dove ripartire quindi? Pensando al momento che Ruffano oggi vive, mi viene in mente il giudice Gratteri, che ho avuto modo di conoscere personalmente ai tempi del mio servizio in Calabria (NdR, Cantoro è poliziotto di professione) e che ho avuto il piacere di riascoltare in Salento recentemente: la questione morale deve essere al centro del dibattito dei cittadini. Mi auguro che i giovani mettano al centro delle loro vite legalità, giustizia e responsabilità, e le coltivino come valori assoluti perché è solo attraverso questi che un paese ed una comunità possono crescere. Ruffano oggi è scossa dalla vicenda giudiziaria che ha travolto l’amministrazione e, mentre ne attendiamo l’esito, si adopera per superare questo momento di sbandamento anche grazie a chi fa proprio, quotidianamente, esercizio di responsabilità, come gli uffici comunali. A loro (ed al commissario prefettizio) va il mio ringraziamento per la serietà e la professionalità spese per il nostro paese”.

Ha un punto di vista chiaro sul fenomeno anche Maria Rosaria Orlando, già vicesindaca per l’amministrazione guidata da Carlo Russo, l’ultima prima dell’ascesa di Antonio Cavallo, iniziataquando lei, alle urne del 2017, collezionò quasi il 40% dei voti da candidata alla carica di prima cittadina, arrivando seconda. “I borghi del nostro Sud sono legati purtroppo da un destino comune segnato dal fenomeno dello spopolamento, dall’innalzamento dell’età media degli abitanti e dalla condizione di marginalità alla quale sono confinati per via della loro posizione geografica”, esordisce Maria Rosaria Orlando. “Associata a questi elementi di contingenza è l’assenza o l’incompletezza di strumenti veramente accessibili e utili a supporto del tessuto imprenditoriale locale. Provo a spiegare meglio: un artigiano locale ha difficoltà ad accedere o a inanellare una serie di agevolazioni che non sono alla sua portata (NIDI, Resto al Sud, Titolo II etc etc). Per questo motivo occorre definire e realizzare percorsi di supporto ad hoc. L’ Amministrazione Comunale”, spiega, “non può certo sostituirsi ad altri enti o addirittura all’iniziativa imprenditoriale, può invece indirizzare verso strumenti agevolativi: la logica del voucher, però”, spiega riferendosi agli anni targati Cavallo, “ha dimostrato di essere poco efficace o non sufficiente. Molte volte si rivela occasione per ottenere risorse pubbliche senza sentire addosso una responsabilità. Tantomeno un esercizio commerciale può pensare di vivere o sopravvivere di eventi pubblici. Occorre educare meglio all’iniziativa di impresa”.
Così è (se vi pare)
Per una fotografia completa, è doveroso sottolineare che sono diverse le attività che resistono e che donano ancora lustro a Ruffano. Ve ne sono di “quasi” storiche (e nate in tempi non sospetti), come la Farmacia dei Sani, ma anche di più giovani, come l’homerestaurant da Pinella, capace nel suo piccolo di lasciare un gustoso ricordo di Ruffano in visitatori da ogni latitudine. Ve ne sono poi anche altre che hanno aperto e poi chiuso durante l’arco dell’amministrazione Cavallo. È il caso della pizzeria al taglio Cubico, una proposta di qualità nata da spirito d’iniziativa giovanile, che non ha trovato però il riscontro atteso. Esempi non esaustivi, non ce ne vogliano i citati o i non menzionati. Casistiche preziose per ricordarci che l’humus indirizza, ma non determina. Una scelta imprenditoriale, d’altronde, è fatta di tanti fattori. Legarne l’esistenza (e le fortune) alla sola presenza di un sindaco o ad atto amministrativo sarebbe riduttivo, e per certi versi oltraggioso anche dello stesso sforzo compiuto da chi si adopera per avviarla. Di questo, in cuor loro, son consapevoli tutti i protagonisti di questa storia. Il trend però non può essere ignorato e trova certamente una chiave di lettura anche nel lavoro che le ultime amministrazioni hanno compiuto.
Chi scrive si trasferiva a vivere a Ruffano otto anni fa. L’accoglienza, all’epoca, per chi vi giungeva da Tricase come fece il sottoscritto, era condita da massimo stupore. L’identità popolare era sotto i tacchi, ben lontana dai picchi registrati nei recenti “anni d’oro”. La forza centrifuga, dite, è rimasta? Probabilmente sì. E le verità che emergono se si cercan spiegazioni, lo abbiamo visto, son molteplici.
Le versioni, diverse o contrastanti. Accadde anche cent’anni fa, tra le pagine di una delle più grandi commedie del maestro Luigi Pirandello. In quel caso, la “verità oggettiva” che la piccola comunità inseguiva riguardava una famiglia venuta da fuori. Stavolta, Ruffano dovrà indagare se stessa. Qui, non saranno i giudici a determinare l’esito di quanto dibattuto. Sarà la comunità a dover fare i conti col suo futuro, ed una disamina bilanciata potrà aiutarla a scongiurare quel ritorno nel cono d’ombra che tanto teme. Molto della prossima campagna elettorale (tutt’altro che vicina) partirà senz’altro da qui. Così è (se vi pare).
Attualità
Senz’acqua per un giorno
Lavori in corso e sospensione dell’erogazione idrica a Santa Maria di Leuca, Presicce – Acquarica e Castro
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Acquedotto Pugliese sta effettuando interventi per il miglioramento del servizio negli abitati di Leuca, Presicce – Acquarica (località Presicce) e Castro per questo gli utenti potrebbero andare incontro a disagi.
A SANTA MARIA DI LEUCA
I lavori riguardano interventi per la realizzazione in sostituzione di un nuovo tronco idrico previsto nell’appalto di Risanamento Reti 4-Lotto 7.
Per consentire l’esecuzione dei lavori, sarà necessario sospendere temporaneamente la normale erogazione idrica lunedì 2 febbraio su via Doppia Croce (nel tratto compreso tra via Ugo Foscolo e via E. Martinez) in Contrada Masseria Li Turchi (nel tratto compreso tra via Panoramica e la prima traversa di Contrada Masseria Li Turchi) e in via Panoramica.
La sospensione avrà la durata di 8 ore, a partire dalle ore 8,30 con ripristino alle ore 16,30.
A PRESICCE – ACQUARICA
Acquedotto Pugliese sta effettuando interventi per il miglioramento del servizio nell’abitato di Presicce.
I lavori riguardano interventi per la realizzazione in sostituzione di un nuovo tronco idrico previsto nell’appalto di Risanamento Reti 4-Lotto 7.
Per consentire l’esecuzione dei lavori, sarà necessario sospendere temporaneamente la normale erogazione idrica martedì 3 febbraio su via Preite (nel tratto compreso tra via Rossini e via Bellini), in via Della Resistenza (nel tratto tra Via I Maggio e via Carducci), in via Puccini (nel tratto tra Via I Maggio e via Carducci) e in via Primo Maggio (nel tratto tra Via Della Resistenza e via Puccini).
La sospensione avrà la durata di 8 ore, a partire dalle ore 8,30 con ripristino alle ore 16,30
A CASTRO
I lavori riguarderanno l’installazione di nuove opere acquedottistiche in via Litoranea per Santa Cesarea, angolo Via Mucurrune.
Per consentire l’esecuzione dei lavori, sarà necessario sospendere la normale erogazione idrica giovedì 5 febbraio su via Litoranea per Santa Cesarea (strada compresa tra Vecchia Castro al pozzetto origine verso Santa Cesarea), via Mucurrune, via Zinzulusa, Via Vivaldi, Via Indipendenza.
La sospensione avrà la durata di 8 ore, a partire dalle ore 8 con ripristino alle ore 16.
In tutte queste località i disagi saranno avvertiti esclusivamente negli stabili sprovvisti di autoclave e riserva idrica o con insufficiente capacità di accumulo.
Acquedotto Pugliese raccomanda i residenti delle aree interessata di razionalizzare i consumi, evitando gli usi non prioritari dell’acqua nelle ore interessate dall’interruzione idrica.
I consumi, infatti, costituiscono una variabile fondamentale per evitare eventuali disagi.
Attualità
Cassa Edile: 1,5 milioni per lavoratori e imprese salentini
Accordo tra ANCE e sindacati per rafforzare tutele, sostegno al reddito e legalità nel settore edile. Presentato un accordo contrattuale che destina oltre 1,5 milioni di euro a lavoratori e aziende virtuose
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La Cassa Edile della provincia di Lecce annuncia un investimento superiore a 1,5 milioni di euro a favore dei lavoratori del settore edile e delle imprese considerate virtuose.
L’iniziativa nasce da un accordo contrattuale sottoscritto da ANCE Lecce, FENEAL-Uil Lecce, FILCA-Cisl Lecce e FILLEA-Cgil Lecce.
Le risorse, gestite tramite la Cassa Edile, sono destinate ad ampliare il sostegno al reddito dei lavoratori, degli imprenditori e dei loro nuclei familiari, con particolare attenzione agli ambiti della sanità, del welfare e delle misure di supporto alla famiglia, in un contesto segnato da difficoltà economiche e denatalità.
L’accordo si inserisce in una strategia di sviluppo del comparto edile salentino orientata alla legalità, alla concorrenza leale e al contrasto del lavoro irregolare e del caporalato.
I dettagli dell’intesa saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in programma lunedì 2 febbraio, alle ore 11, presso la Sala Convegni della Cassa Edile, in viale Leopardi 160/A a Lecce. Interverranno i rappresentanti della Cassa Edile, di ANCE Lecce e delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo
Attualità
ASL Lecce, caos nei laboratori analisi: software in tilt e servizi al collasso
Prenotazioni bloccate, prelievi contingentati e disagi per pazienti e operatori. Giovanni D’Ambra (CISAL Sanità): «Aumenta il rischio clinico e lo stress lavoro-correlato. Situazione non più tollerabile»
Il nuovo software gestionale dei laboratori analisi dell’ASL di Lecce continua a presentare gravi malfunzionamenti.
La CISAL Sanità, con una denuncia formale firmata dal segretario provinciale Giovanni D’Ambra, parla di criticità strutturali, rischio clinico, stress per i lavoratori e possibile danno erariale.
Diffida l’Azienda e minaccia il ricorso alle autorità competenti.
I continui blocchi del software gestionale in uso nei laboratori analisi dei presidi ospedalieri salentini, soprattutto quello di Casarano, stanno provocando gravi disservizi, con pesanti ricadute sull’utenza e sul personale sanitario.
A denunciarlo è la Federazione CISAL Sanità di Lecce, che con una nota ufficiale indirizzata ai vertici aziendali, alla Regione Puglia e agli organismi di controllo, parla apertamente di una situazione «non più archiviabile come disservizio occasionale».
Secondo quanto segnalato dal Segretario Generale Provinciale Giovanni D’Ambra, i malfunzionamenti del sistema informatico starebbero compromettendo la normale attività dei laboratori, in particolare presso l’ospedale di Casarano, struttura che serve un vasto bacino di utenza del sud Salento.
«I continui crash del software stanno mettendo a rischio la tempestiva refertazione e la tracciabilità dei campioni biologici, con potenziali gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini», afferma D’Ambra.
Tra le criticità segnalate figurano il contingentamento dei prelievi, le lunghe file ai CUP, le prenotazioni bloccate e il rinvio a domicilio di centinaia di pazienti, spesso fragili o con difficoltà motorie.
Una situazione che, secondo il sindacato, scarica ancora una volta sui lavoratori il peso dei disservizi.
«Gli operatori sono sottoposti a uno stress lavoro-correlato insostenibile, costretti a gestire proteste, disagi e l’ansia di non poter svolgere correttamente il proprio lavoro», sottolinea il segretario CISAL.
La denuncia punta il dito anche contro la gestione complessiva dei sistemi informatici aziendali, definiti vulnerabili e strutturalmente inadeguati, nonostante gli ingenti fondi pubblici investiti per la digitalizzazione.
«Si annunciano cambiamenti tecnologici come grandi progressi, ma senza verificarne funzionalità, usabilità, sicurezza dei dati e interoperabilità. Così la digitalizzazione diventa un’involuzione che compromette le basi dell’assistenza sanitaria», accusa D’Ambra.
Nel mirino anche le difficoltà di accesso al sito istituzionale dell’ASL Lecce, spesso non raggiungibile perché “in manutenzione”, con ulteriori disagi per cittadini e dipendenti.
La CISAL Sanità chiede chiarimenti al Collegio Sindacale su eventuali profili di danno erariale, al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione sulla valutazione dello stress lavoro-correlato e denuncia una possibile violazione del CCNL Sanità per la mancata informazione preventiva alle organizzazioni sindacali sull’introduzione del nuovo software.
Con una formale diffida, il sindacato chiede il ripristino immediato della piena funzionalità dei sistemi, l’attivazione di punti di prenotazione e pagamento ticket direttamente nei laboratori, e un’informativa dettagliata entro sette giorni sulle cause dei disservizi e sulle eventuali penali applicate al fornitore.
«In assenza di risposte concrete ci riserviamo di adire le autorità competenti, dall’Ispettorato del Lavoro al Ministero della Salute fino alla Corte dei Conti», conclude D’Ambra.
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