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Turismo, Loredana Capone: “Siamo neonati ma stiamo crescendo”

Intervista esclusiva all’assessore regionale al turismo: “Pensiamo di confermare il trend di crescita degli ultimi tre anni avvicinandoci a regioni turistiche più mature della nostra. Puntiamo su enogastronomia, cultura, wedding, natura, sport e congressi

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Il flusso del turismo è un costante andamento lento. Come la marea, di anno in anno, continua inesorabile a salire ed a tracimare a riva bello e brutto del Salento; vitalità ed  inerzia, croce e delizia.


Sebbene i favorevoli ultimi dati (che ci danno in continua crescita) è indubbio che noi salentini dovremmo farci un contrito esame di coscienza: nonostante le reiterate denunce e le (poche) multe, continuiamo ad insozzare e deturpare la campagna, le coste e le strade della nostra terra; seguitiamo a perpetrare la politica dell’individualismo, costruendo (spesso) dove non si dovrebbe o, grazie al nostro ego, ci “curiamo il nostro orticello”, non capendo che prima o poi la “feccia del vicino” invaderà anche il nostro appezzamento. Se è assodato che, come spiega nell’intervista l’assessore regionale Loredana Capone, “il sistema turismo è ancora giovane e, a volte, improvvisato”, è pur vero che noi “giovani Tafazzi” godiamo nell’auto flagellarci e difficilmente cambiamo atteggiamento. Basta scorgere le denunce della Guardia di Finanza o i dati della raccolta differenziata per fare un tuffo nello spietato realismo, eppure non perdiamo occasione per pavoneggiarci, davanti all’ignorante turista, delle bellezze della nostra terra, del nostro mare, del nostro Salento. Se a tali considerazioni seguissero altrettante scosse di sano civismo, forse il nostro sistema ne gioverebbe e, se denunciassimo più spesso, anche senza farci scudo dell’anonimato, tutto e tutti potremmo beneficarne, potremmo correggere quegli errori di gioventù in una sana e durevole maturità di cui tutti potremmo beneficiare. È con questo spirito che abbiamo chiesto all’assessore regionale al turismo, Loredana Capone, di rispondere, senza freno al alcune domande. 


Dai primi dati provvisori dell’osservatorio sul turismo di Pugliapromozione, arrivano buone notizie: rispetto al primo trimestre dell’anno precedente, arrivi e presenze risultano cresciuti del +4,5 per cento e del +9 per cento (+11% e + 13 per gli stranieri). Quali le aspettative per la stagione in arrivo?


“Le premesse ci sono tutte perché si possa prevedere una stagione straordinaria e lo dimostra proprio la crescita dei primi mesi dell’anno, che sono normalmente ancora i più “tiepidi” dal punto di vista dell’incoming turistico. E di questi giorni la notizia della Puglia protagonista dell’estate italiana secondo Trip Advisor  che, a seguito della sua consueta Summer Vacations Value Report,  elegge nel 2018 la Puglia prima destinazione in Italia con ben tre località fra le top ten italiane: Ugento in seconda posizione, Porto Cesareo (7°) e Vieste (8°). Pensiamo di confermare il trend di crescita che negli ultimi tre anni sta portando la Puglia, da un lato ad allungare la stagione e dall’altro ad avvicinarsi alle cifre di regioni turistiche più mature di noi che siamo ancora neonati in questo settore. La Puglia d’altronde è sempre più collegata con le capitali europee. A giugno e luglio da Bari partiranno i nuovi voli per Mosca, Parigi, Londra Luton e Vienna, mentre da Brindisi per Vienna, Venezia e due voli con Easy Jet e Laudamotion per Berlino che rappresentano un importante conquista per il Salento. Consiglio anche agli operatori salentini di considerare, come opportunità, i mercati spagnolo, russo e polacco, in grande crescita e di attrezzarsi per il mercato cinese, perché stiamo chiudendo un accordo con il più grande tour operator di Stato cinese. La Regione sta facendo il massimo come strategia e come iniziativa politica, rendendo più accoglienti gli aeroporti e Brindisi, nel prossimo mese, avrà un nuovo look nell’infopoint, e nuovi interventi di accoglienza anche culturale per i passeggeri”.


Una volta si diceva che la “torta” del turismo fosse in gran parte una questione da dividere a fette tra Otranto e Gallipoli con le briciole da spartire sul resto del territorio. Oggi si è aggiunta solo Lecce o la vicenda riguarda finalmente tutto il territorio provinciale?


“Tutto il Salento sta crescendo. Il territorio si presenta come un territorio perfetto per rispondere al trend internazionale che vede sempre più turisti desiderare di viaggiare in luoghi  meno conosciuti dove vivere un’esperienza autentica. E questo anche grazie all’attenzione verso i borghi, non solo quelli sul mare ma anche dell’entroterra, e ai tanti eventi che attirano sempre più cittadini e viaggiatori, come la Notte della Taranta o il Locomotive Jazz Festival per esempio. La Regione ha appena chiuso due importanti bandi che hanno selezionato eventi, spettacoli e iniziative culturali che con cadenza triennale animeranno l’intero territorio salentino e pugliese, attraendo anche viaggiatori. Ripeto: siamo neonati come destinazione turistica, ma stiamo crescendo. Anche i territori che si percepiscono fuori possono rientrare nella grande crescita turistica che stiamo avendo. Anzi le destinazioni meno affollate possono programmare il futuro evitando i rischi di overtourism soprattutto d’estate, che rappresenta una delle difficoltà che abbiamo qui in Salento guardando a un futuro di sostenibilità”.


Si è sempre detto che è indispensabile mettere le nostre bellezze a sistema. La Puglia, ed il Salento per quanto ci riguarda, hanno il mare, ma anche parchi, chiese, centri storici incantevoli, musei enogastronomia e cultura. A che punto siamo con tale processo?


“Ci stiamo lavorando con gli operatori, le altre istituzioni, i comuni. A questo servono anche gli incontri, che sono partiti proprio dal Salento, del Piano strategico Puglia 365. La realtà salentina si è mostrata molto effervescente, d’altronde, è quella che partecipa di più ai bandi regionali che riguardano il turismo. Vogliamo supportare gli sforzi dei Comuni e degli operatori nell’accoglienza; vogliamo promuovere la formazione e la competenza. Ma abbiamo la necessità di stimolare i Comuni a fare Piani del turismo, indispensabili per migliorare l’accoglienza. Ci stiamo già lavorando. Oggi avvertiamo l’esigenza di supportare il miglioramento della qualità dell’accoglienza, con incentivi a fare squadra, ad animare il territorio tutto l’anno, a tenere aperti i monumenti, a realizzare attività culturali ed eventi di spettacolo 365 giorni l’anno. In questa direzione muovono i nostri bandi. Ma fondamentale è anche, come stiamo facendo, puntare sui prodotti turistici: enogastronomia, cultura, wedding, natura, sport, congressi. Per questa ragione ci siamo dotati di esperti nazionali, uno per ciascuna categoria di prodotto, per metterli a disposizione del sistema. La Regione Puglia sta investendo molto nella valorizzazione di palazzi storici, musei e siti archeologici,  che è stata alla base della rigenerazione dei borghi della Puglia che custodiscono un patrimonio immenso, e ancora poco conosciuto. La sfida lanciata è stata: non più un euro per il restauro, senza un progetto di fruizione. Da qui la scelta di intervenire sulla infrastrutturazione complessiva del sistema culturale, ma garantendo anche la fruizione dei beni. In quest’ottica viaggia  anche il progetto “Smart In” e, in particolare, le Biblioteche di Comunità che rappresentano la più grande operazione di infrastrutturazione culturale d’Italia.


Gli albergatori e operatori del settore continuano a lamentare la lontananza dall’aeroporto di Brindisi e i collegamenti con il Salento non proprio veloci e confortevoli.

Il problema dei collegamenti interni e con l’aeroporto è reale. Con il Patto per la Puglia abbiamo finalmente stanziato i fondi per l’elettrificazione della tratta Martina Franca – Gagliano del Capo per la metropolitana di superficie che attraversa un paesaggio molto gradevole e che vive un momento di grande interesse per il turismo slow, che sarà il tema del 2019. Ma la notizia più importante è che è stato finanziato il collegamento ferroviario tra aeroporto e stazione centrale di Brindisi che consentirà, come avviene a Bari, di avere un collegamento diretto tra l’aeroporto e il Salento, senza prendere l’auto”.


Capitolo a parte per Gallipoli. Ok l’attrazione turistica ma soprattutto ad agosto la Città Bella diventa una bolgia e i continui fatti di cronaca (furti, droga e quant’altro) rischiano di comprometterne l’integrità. Cosa si potrebbe fare secondo lei?


“Tutto il sistema è ancora giovane e a volte improvvisato. Bisogna attrezzarsi per un’organizzazione più efficiente nel rispetto assoluto delle norme. È necessario puntare alla tutela di diritti dei lavoratori e alla emersione del sommerso. La nostra azione di allungamento della stagione turistica potrà servire senz’altro a ridurre la precarietà del lavoro che é uno dei problemi del settore turistico. Tutta la Puglia, e il Salento in particolare, deve puntare sulla qualità dell’offerta turistica, investendo sulla formazione, facendo squadra tra pubblico e privato e puntando molto sull’organizzazione e sui servizi. Insomma, noi stiamo crescendo rapidamente, dobbiamo farlo anche qualitativamente. E Gallipoli, a mio avviso, ha bisogno di puntare su un target turistico più elevato sviluppando un’attrazione culturale, ben possibile vista la bellezza del centro storico e la presenza di luoghi di spettacolo molto belli”.


Xylella e vicenda Tap rischiano di influire sull’immagine del Salento nei circuiti nazionali ed internazionali del turismo?


“E inutile dire che siamo molto preoccupati per la vicenda Xylella e ci auguriamo che si stia facendo tutto quanto possibile per limitare i danni. Al momento, come dimostrano i dati, non vi sono influenze sui flussi turistici, ma alla lunga i danni per il paesaggio e per l’economia dell’olio potrebbero essere disastrosi e avere un effetto anche sui flussi turistici. A mio avviso le amministrazioni dovrebbero lavorare a veri piani di rigenerazione rurale specie adesso che è possibile il reimpianto di specie non a rischio.


La TAP avrebbe meritato un sito industriale dove approdare, non certo una di tale rilevanza turistica come San Foca”.


 


Luigi Zito 


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Auto-diagnosi: i sintomi che cerchiamo di più su Google

Secondo un’analisi svolta dagli esperti della vista di Lenstore, diarrea ansia e vertigine sarebbero i sintomi più ricercati

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 Gli esperti della vista di Lenstore hanno condotto una ricerca per scoprire quali sono i sintomi piú cercati su Google.


La ricerca mostra che le persone si rivolgono a Google per trovare le cause di sintomi di diarrea, ansia e vertigine con una media di 909.000 ricerche al mese.


Durante la pandemia, il  sintomo ‘perdita di gusto e olfatto’ è stato cercato su Google con un aumento del 73%.


Il 27% degli italiani ammette di avere usato Google per ricercare dei sintomi di un malessere nel passato e di essere giunti ad una diagnosi sbagliata o peggiore rispetto a quella fatta in seguito dal medico.


Tenendo questi dati in considerazione, è importante chiedersi quanto Google sia una fonte attendibile da consultare e quanto invece ricorrere al motore di ricerca sia causa di ansie e frustrazioni.


Gli Italiani si preoccupano per la loro salute in media due volte alla settimana e tutti almeno una volta hanno pensato di usare il motore di ricerca online per togliersi dei dubbi riguardo a una condizione di salute.


Lenstore ha analizzato 100 sintomi in 26 paesi per individuare quelli piú ricercati.


A seguire sono riportati i 10 sintomi piú cercati su Google:





















































SintomoNumero di Ricerche al Mese
Diarrea1.088.970
Ansia89.,660
Vertigini745.600
Emicrania713.430
Insomnia662.410
Mal di Gola616.980
Costipazione601.360
Mal di testa507.460
Febbre486.510
Bruciore di Stomaco456.490
Attacchi Epilettici346.960

*Dati basati sulla media di ricerche al mese negli ultimi 12 mesi


La Diarrea è il sintomo più ricercato al mondo, con circa 200.000 click in più al mese rispetto al secondo il classifica: l’ansia.


Con circa 284 milioni di persone al mondo affette dal disturbo d’ansia, non è strano che l’ansia sia uno dei sintomi piú ricercati in diversi paesi tra cui la Turchia (con 49.500 ricerche al mese), l’Italia (40.500 click) e la Norvegia (8.100).


Infine è interessante notare che sintomi come ‘Prurito vaginale’ e ‘Capezzolo rientrante’ abbiano entrambi un volume di ricerca mensile molto alto, con rispettivamente 214.400 e 178.930 ricerche.


Questo puó essere causato dal fatto che possa essere piú semplice parlare con il medico di determinati sintomi rispetto ad altri e che quindi il motore di ricerca venga usato piú spesso in queste occasioni.


Il 15% degli Italiani ha ammesso di non avere voluto visitare il proprio medico durante la pandemia per paura del COVID.


Sebbene sia noto che gli Italiani si preoccupano moltissimo per la loro salute, abbiamo voluto riportare qui sotto i 10 sintomi piú ricercati su Google dagli Italiani ed il loro corrispettivo volume di ricerca:
















































SymptomNumero di ricerche al mese
Ansia40,500
Mal di Gola33,100
Febbre27,100
Mal di Testa27,100
Lingua Bianca27,100
Diarrea27,100
Insomnia27,100
Raffreddore22,200
Emicrania18,100
Prurito Anale18,100

*Dati basati sulla media di ricerche al mese negli ultimi 12 mesi


Altre nazioni che mostrano un interesse simile per le cause di ‘Lingua bianca’ sono gli Stati Uniti (con circa 60.500 ricerche mensili), la Francia (con circa 22.200), il Regno Unito (14.800) e la Spagna (12.100)


I Sintomi di COVID-19


L’avvento del coronavirus ha aumentato esponenzialmente il volume di ricerca di alcuni sintomi.


Ad aprile,infatti, gli Italiani hanno cercato su Google il sintomo ‘Perdita di gusto’ con un aumento del 63% rispetto a gennaio.


La tabella a seguire mostra l’aumento graduale della ricerca di certi sintomi connessi al COVID, durante varie fasi della pandemia da gennaio ad aprile.













































SintomoGennaioFebbraioMarzoAprileIncremento %  da Gennaio ad Aprile
Perdita di gusto12,16012,21072,510113,630834.46%
Perdita di olfatto6,8706,71071,07050,230631.15%
Mancanza di fiato154,640165,580626,630407,490163.51%
Febbre484,190545,7701,393,410923,08090.64%

La Febbre é stato il sintomo più ricercato durante l’ultimo anno in Germania, Paesi Bassi e Svezia.


Roshni Patel, professionista e responsabile ai servizi a Lenstore commenta: « E’ interessante il fatto che le persone si affidano ad un motore di ricerca per avere un aiuto medico, piuttosto che rivolgersi ad uno specialista. E’ facile in questi casi lasciarsi spaventare dalle diagnosi di Google oppure prendere sottogamba una condizione di salute che necessita di attenzione medica immediata. Il fatto che abbiamo accesso immediato a queste fonti è positivo. Tuttavia quando si tratta di salute, è importante rivolgersi ad un medico specializzato piuttosto che fidarsi delle notizie sul web».


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L’accorato appello di un nostro connazionale di Lucerna

“Ci eravamo impegnati per raccogliere i fondi e rilevare la Casa d’Italia, ma Roma ci ha delusi…”

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


Dopo diverse telefonate ricevute in Redazione da parte del signor Ippazio Calabrese di Tiggiano, che ci esortava a pubblicare la lettera indirizzata alle istituzioni italiane per tramite di un suo console, abbiamo deciso di rendere pubblica questa denuncia (che molte redazioni di giornali hanno ricevuto), nella speranza che il grido d’aiuto dei tanti connazionali all’estero, nella fattispecie quelli del cantone Lucerna, in Svizzera, possano ricevere la dovuta attenzione, e che il danno per aver dovuto “abbandonare l’Italia” ieri non si trasformi in una sonora beffa oggi.


Lettera aperta al Console generale di Zurigo, dr. Giulio Alaimo 


Il Console di Zurigo, dr. Giulio Alaimo, tra qualche settimana si trasferirà  nel Principato di Monaco, dove ricoprirà  l’incarico di  Ambasciatore e vorremmo approfittare dell’occasione per portare a conoscenza della comunità italiana  alcuni particolari sull’operato dello stesso.


Era il 23 settembre del 2016, ad  appena 2 mesi dal suo insediamento, quando venne per la prima e ultima volta a trovarci alla Casa d’Italia di Lucerna, i connazionali erano onorati e contenti di fare la sua conoscenza. 


La Casa d’Italia, in quel periodo, ospitava l’asilo materno gestito dalle Suore Scalabriniane che accudivano diversi bambini. Il suddetto immobile, era stato comprato, nel 1939, dallo Stato italiano, grazie anche al contributo della comunità italiana locale che, così facendo, andava incontro alle esigenze dei tanti genitori che lavoravano, e potevano affidare i propri figli alle stesse suore che albergavano nella  struttura. 


Per motivi di sicurezza e fiducia, la Comunità affidò, in seguito, l’immobile nelle mani sicure dello Stato, ma  quest’ultimo ha preferito, (e siamo ad oggi, nel 2018), mettere all’asta l’edificio, senza interrogarsi come venire incontro agli interessi ed alle esigenze dei propri Connazionali.


La Casa d’Italia negli anni è stata sede  anche del consolato fino al 2000, diventata poi agenzia consolare ed infine assorbita dal Consolato di Zurigo. 


Inoltre, sempre nello stesso edificio, ha operato il corrispondente consolare, la Missione Cattolica, la Dante Alighieri, l’Unitre, le ACLI, il CASLI, la biblioteca italiana, il CONI, ed altro, financo un ristorante italiano gestito dalla Colonia Libera. 


Nel 2017 da Roma venne  deciso di chiudere e vendere l’edificio. Preoccupati della vendita avvenuta negli ultimi anni di altri immobili dello Stato italiano ubicati in Svizzera, e ci riferiamo a quelli  di Locarno, Bellinzona e San Gallo, subito ci siamo messi all’opera per racimolare la somma di denaro, corrispondente alla cifra della base d’asta, richiesta nel bando, affinché la casa rimanesse nelle mani degli italiani in Svizzera. 


Nonostante quell’immobile, come Lei è a conoscenza, pregiatissimo dr. Alaimo, racchiudeva 80 anni di storia dell’emigrazione italiana e, pertanto, meritava di essere salvato e tramandato alle future generazioni,  nonostante avessimo un accordo con la Farnesina, tramite una trattativa privata scritta, nonostante ci fossimo strenuamente battuti per racimolare il denaro, il Ministero degli Esteri non ci è venuto incontro e l’ha venduto al miglior offerente!


Adesso ci sentiamo traditi dalle Istituzioni: dall’allora Ambasciatore Del Panta, dai parlamentari eletti all’estero, dall’inutile CGIE  e dal Com.It.Es di appartenenza. 


Ci saremmo aspettati dal Presidente del Com.It.Es di Zurigo che, oltre che a scrivere lettere a destra e a manca (senza ricevere risposte), si fosse premurato di farsi ricevere, con spirito patriottico, dal Console Alaimo e dal precedente  Ambasciatore e, a nome della Comunità tutta, avesse contattato la Farnesina, per non far partire l’asta. 


Purtroppo tutto ciò non è stato fatto, per non contraddire le Istituzioni romane. 


Con rammarico dobbiamo evidenziare l’indifferenza di tutti i rappresentanti delle Istituzioni,  per non essere stati in grado  di fare squadra, per salvare quell’immobile dall’immenso valore umano-storico-culturale.  


Quello che più ci ha fatto arrabbiare è stato l’atteggiamento arrogante e denigratorio dello Stato italiano, che non si è degnato nemmeno di rispondere alle richieste di sospensione del bando di vendita all’asta della Casa d’Italia di Lucerna, e quello di concederci la priorità di acquisto. 

Purtroppo, con amarezza, dobbiamo affermare che la nostra richiesta di acquisto non è stata presa nemmeno in considerazione. 


Qual è il rispetto delle Istituzioni verso noi italiani all’estero?


E’ questa la stima, il rispetto ed il valore che ha Roma verso gli Italiani residenti all’estero? 


Abbiamo dovuto giustificare l’operato di Roma anche nei confronti della Città di Lucerna, che  aveva espresso per iscritto la  volontà di acquistarla ma non seguì nessuna risposta. Proviamo vergogna!


Nella comunità di Lucerna e cantoni limitrofi, non sappiamo dove organizzare eventi culturali  o commemorare le nostre feste nazionali. Ci  sentiamo abbandonati dallo Stato italiano con una profonda ferita che stenta a rimarginarsi, e ancora oggi attendiamo una replica per coprire l’assordante silenzio per quello che non è successo. 


Infine, vorremmo portare a conoscenza al dr. Alaimo, che nel novembre 2018 sono stati cancellati nella sola zona di Lucerna, Niedwalden, Obwalden e Uri ben 3 corrispondenti consolari.  Ne è rimasto  solo uno che, ora, deve fare il lavoro che, precedentemente,   svolgevano in quattro.


Dopo oltre vent’anni di  volontariato, queste persone  che la comunità apprezzava, sono state improvvisamente destituite dalle loro mansioni, senza una spiegazione. Sarebbe stato cortese se fosse giunto loro un ringraziamento per iscritto per il decennale lavoro di volontariato, svolto a costo zero.


Nonostante il caso fosse stato fatto presente in diverse occasioni alle riunioni del Com.It.Es, che Lei, dr. Alaimo, nell’ultimo anno (prima del coronavirus), non ha presieduto, facendosi sostituire da un funzionario del Consolato, finora non è stata presa nessuna decisione sull’argomento.


Ed è per questo che i firmatari in calce ne approfittano, per rivolgere un immenso grazie agli ex-corrispondenti consolari:  Andrea Nieddu, Pietro Razza e  Carmine Di Clemente.


Un’ ultima osservazione riguarda la ristrutturazione della Casa d’Italia di  Zurigo, ancora di proprietà dello  Stato, dove  Lei, dr. Alaimo, non si è prodigato più di tanto per riservare, in futuro, un piccolo spazio alle Associazioni e ai Connazionali, che prima della chiusura dell’immobile, del 2017, era stato ritrovo sicuro e punto di riferimento. 


Da persone educate e rispettose delle Istituzioni Le auguriamo ogni bene per il suo nuovo ruolo di Capo Missione nel Principato di Monaco.


Firmato:


Ippazio Calabrese Consigliere Com.It.Es /Zürich – Carmine Di Clemente ex-Corrispondente Consolare – Cavaliere Giulio Rossi – Carmela Sbaraglia 


Judith Conte – Angelo  Farina – Giuseppe  Carrubba – Franco Nuzzo – Richard Emmenegger – Carmelina Santangelo – Evangelo Perez  


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Ebrei a Tricase Porto, la storia che sfila tra le dita

Si chiamava Geltrude Kraus ed era una bella ragazza di origini austriache, ebrea, bionda, che sembrava…

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Le emozioni sono attimi fuggenti che sfilano tra le dita, come un nastro di seta che, scivolando via, ci accarezza la pelle e sprigiona sensazioni e suggestioni che permeano l’animo umano.


Sono briciole di storia sedimentata, attimi di letizia che riemergono dalla profondità dei ricordi che, solo col trascorrere del tempo, apprezziamo sempre di più.


Quelle dell’estate del 1945, anche se lontane nella memoria, cristallizzate nel racconto di Ercole Morciano e descritte con maestria, ci fanno riflettere sui momenti bui che quella generazione ha vissuto, ha saputo affrontare e superare, sul candore della fanciullezza e sul valore dell’amicizia che, nonostante tutto, vince su ogni obbrobrio che l’uomo genera.


Il libro Ebrei a Tricase-Porto è uno scrigno di racconti che immortala una breve storia tricasina di quegli anni; attimi di vita vissuta che scorrono via come nastri di seta fra le dita; avvincente come un giallo che cattura con piacevole leggerezza, riportandoci in quelle suggestive estati che hanno segnato la vita per tanti tricasini e molti altri “immigrati” di passaggio.


Luigi Zito


STORIE DI RAGAZZE TRICASINE ED EBREE


Ercole Morciano


Clara e Marisa Bleve abitano in Tricase, corso Roma, nei pressi del passaggio a livello ferroviario e sono entrambe pensionate.


Il racconto che segue è una delle tante storie – oltre cinquanta – che ho raccolto nel mio libro Ebrei a Tricase-Porto, pubblicato dalle edizioni del Grifo di Lecce. Sono storie accadute negli anni 1945-1947, quando alla marina di Tricase era attivo il D.P. Camp n. 39, per l’accoglienza dei profughi Ebrei alla fine della seconda guerra mondiale.


Le sorelle Bleve furono da me intervistate, nella loro casa, l’11 febbraio 2016. Segue il loro racconto:


“Al tempo in cui avvennero i fatti, [nell’immediato secondo dopoguerra, ndc] noi eravamo piccole. Nostro padre [Pippi] era dipendente delle Ferrovie del Sud-Est ed abitavamo a S. Eufemia, frazione di Tricase che ora è attaccata al paese, invece in quel periodo era ancora abbastanza separata.


La nostra famiglia era composta da nostro padre, nostra madre e quattro sorelle: Stella, Ornella, Clara e Marisa. Le prime due sono morte. In particolare Stella, la nostra sorella maggiore della quale vi parleremo, è morta trenta anni fa.


Stella nel 1946 frequentava la quinta elementare. In quel tempo gli alunni e le alunne della quarta classe elementare che volevano continuare fino alla quinta, dovevano recarsi alle scuole elementari di Tricase, perché nelle scuole di S. Eufemia la quinta classe non c’era.


Anche per questo motivo non tutti continuavano; la maggior parte si ritirava perché era più importante, per i genitori, che i figli andassero a lavorare in campagna.


Un giorno nostra sorella tornò da scuola molto contenta perché in classe era stata presentata dalla maestra una nuova alunna.

Si chiamava Geltrude Kraus ed era una bella ragazza di origini austriache, ebrea, bionda, che sembrava essere più grande di età perché era più alta. La maestra Elena Iannace aveva accolto molto bene la nuova alunna e aveva invitato tutti, compagni e compagne, ad essere gentili con lei che veniva da molto lontano e, a causa della guerra, aveva sofferto molto con la sua famiglia.


Geltrude era una ragazza molto socievole che faceva subito amicizia. Infatti nostra sorella, anche lei molto brava, legò subito con la nuova compagna. Geltrude veniva spesso a casa nostra per stare con nostra sorella e perciò anche noi l’abbiamo conosciuta.


Anche se eravamo più piccole, lei ci trattava molto bene e ricordiamo che era abbastanza affettuosa. Ricordiamo inoltre che spesso portava con sé cose buone da mangiare. A noi non mancava il necessario, ma aspettavamo Geltrude con una certa impazienza e chiedevamo a Stella «quando viene Geltrude?».


Lei ci portava infatti caramelle, cioccolata, ma le cose che aspettavamo di più, perché erano per noi una vera novità, erano le gomme americane da masticare, le “cingomme”: così le chiamavamo tutte contente.


Geltrude era una brava ragazza. Anche a scuola – ce lo diceva nostra sorella – era brava e riceveva dalla maestra buoni voti. Ricordiamo che parlava l’italiano discretamente.


Anche durante l’estate, l’amicizia con nostra sorella continuò. L’anno scolastico successivo papà iscrisse Stella alla scuola media di Tricase.


Per l’esame di ammissione le due amiche furono preparate dalla signora Jannace che abitava in via Stella d’Italia. Le due amiche si ritrovarono poi nella stessa classe e noi ne fummo contente.


Durante l’anno scolastico, nei primi mesi del 1947, Geltrude lasciò improvvisamente la scuola perché la sua famiglia andò via dalla casa di Tricase-Porto dove i Kraus abitavano. Stella aveva perduto la sua amica, ma anche noi rimanemmo dispiaciute perché non avremmo più rivisto Geltrude.


Di quel periodo ci rimase una foto di Geltrude, che col tempo purtroppo è andata perduta e un quaderno dalla copertina scura, regalo di Geltrude a Stella, dove c’è scritto “ […s]chool” e che ancora conserviamo con cura. Ci resta soprattutto il ricordo di un’amicizia che, nata spontanea, è rimasta cara alla memoria della famiglia perché ci lega alla nostra indimenticabile sorella maggiore e alla fanciullezza vissuta insieme”.


Albania, 1945-46. Geltrude Kraus è la terza da sn.


Le è a fianco un’altra ragazza, un po’ più grande d’età: Johanna Gerecter. Le due ragazze si ritrovarono nel campo di Tricase-Porto dove giunsero nel 1946 attraversando, con le loro famiglie, il Canale d’Otranto.


Il quaderno scolastico donato da Geltrude Kraus alla compagna di classe e poi amica Stella Bleve.


Elena Jannace Stefanachi, l’insegnante elementare che accolse nella classe quinta la profuga ebrea Geltrude Kraus.


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