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Attualità

Cuore Amico a Ruffano per Emanuele

Il piccolo ha 6 anni e convive dalla nascita con una malattia rara, la leucodistrofia multicistica. Ha un fratellino, Nicolò, e una sorellina, Angelica, ora possono andare in giro più facilmente grazie alla vettura con la pedana e con tutti i comfort per percorrere la strada in tutta sicurezza

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Una domenica speciale a Ruffano per la comunità che si è ritrovata in Piazza San Francesco, nei pressi della Chiesa Madre, raccolta in un abbraccio intorno alla famiglia del piccolo Emanuele Morello che ha ricevuto in dono l’auto dal cuore colorato, simbolo inconfondibile della concretezza del Progetto Salento Solidarietà della Onlus salentina Cuore Amico, che è stata benedetta dal parroco, don Nino Santoro, alla presenza del sindaco di Ruffano Antonio Cavallo e del presidente di Cuore Amico Paolo Pagliaro che ha consegnato le chiavi a mamma Angelica e papà Francesco.


«Questa è una bellissima giornata perché con un gesto concreto cerchiamo di dare una mano alla famiglia Morello che adesso potrà muoversi con più semplicità col piccolo Emanuele». La gioia del presidente Paolo Pagliaro: «come ripeto spesso donare fa rima con amare. Ed è bello vedere che grazie alla grande solidarietà dei salentini una bella famiglia può sorridere. Grazie a tutti i presenti e grazie a chi con i propri gesti permette di realizzare queste grandi azioni ed infine grazie a tutti i volontari che lavorano per tenere sempre in moto la grande macchina organizzativa di Cuore Amico».


Emanuele ha 6 anni e convive dalla nascita con una malattia rara, la leucodistrofia multicistica. Ha un fratellino, Nicolò, e una sorellina, Angelica, adesso possono andare in giro più facilmente grazie alla vettura con la pedana e con tutti i comfort per percorrere la strada in tutta sicurezza.


Sono state tantissime le emozioni; e la profondità dello sguardo delle persone presenti ha accarezzato la famiglia Morello al ritmo del battito del Cuore Amico del Salento, sempre pronto a testimoniare con gesti concreti la vicinanza ai bambini speciali e alle loro famiglie.






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Galatina si adegua al regolamento edilizio Tipo

Guglielmo Stasi, è  “un risultato molto importante ottenuto dopo 5 anni di immobilismo”

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Approvato in Consiglio Comunale il Regolamento adeguato al regolamento Edilizio Tipo, che permette a Galatina di dotarsi di uno strumento moderno ed efficace utile ad operare nel settore dell’edilizia e, più in generale, in tutte le attività ad essa legate.

Ad oggi Galatina è tra i pochissimi comuni (ventuno) su 257 in tutta la Regione ad averlo adeguato.

Per l’Assessore all’Urbanistica Guglielmo Stasi, è  “un risultato molto importante ottenuto dopo 5 anni di immobilismo. Basti pensare che l’obbligo di adeguamento al RET sancito dalla Regione Puglia è scaduto al 31 dicembre 2017“.

Si volta pagina, continua l’Assessore, “ora l’impegno sarà rivolto alle più urgenti varianti urbanistiche, e mi riferisco ai progetti di rigenerazione urbana, di riqualificazione dei comparti e di un nuovo sistema della viabilità in grado di far crescere questo bellissimo quanto trascurato territorio”.

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Nessuno è straniero a Tricase

“Sportello Persone Migranti”, aperto lunedì e mercoledì dalle 15,30 alle 17,30 e mercoledì dalle 10 alle 12 presso l’ex convento in Piazza Cappuccini,15, oggi sede della Caritas diocesana

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Nessuno è straniero: un messaggio che deve essere ripetuto con forza e determinazione ma che non serve a niente se non si traduce in azioni concrete e mirate all’accoglienza e all’integrazione di ciascuna persona.

A partire da questa idea si è scelto di dare sistema con l’apertura di uno Sportello per persone migranti presso l’ex convento di Tricase in Piazza Cappuccini,15 (Ex Convento), oggi sede della Caritas diocesana.

Sarà attivo lunedì e mercoledì dalle 15,30 alle 17,30 e mercoledì dalle 10 alle 12.

L’Associazione Form.ami è il soggetto attuatore, l’idea progettuale è stata sviluppata insieme  alla Caritas di Ugento-Santa Maria di Leuca, alla luce dei quattro verbi declinati da papa Francesco, accogliere, proteggere, promuovere e integrare-APRI- e con la collaborazione del  Consorzio Sale della Terra.

Le  attività previste saranno di supporto all’integrazione e promozione, cioè dall’orientamento legale, al supporto psicologico, dal sostegno all’abitare, al disbrigo di pratiche amministrative.

Si punterà anche alla formazione dei migranti, in modo particolare alla conoscenza della lingua italiana al fine di facilitarne l’integrazione culturale, al valorizzare delle loro competenze ed accompagnarli verso il potenziamento delle abilità personali e nell’inserimento lavorativo in modo dignitoso e anche all’auto impresa. Lo sportello sarà di supporto anche alle Istituzioni Pubbliche nell’approccio con le persone migranti.

«Un servizio importante per un territorio dove sono presenti 2400 migranti, molto spesso invisibili, non perché non contribuiscono all’economia di questo territorio, anzi, ma sono molto spesso messi ai margini e non sempre vengono rispettati nei loro diritti, sono sempre più convinto che il nostro futuro dipenderà anche dalla loro integrazione per la costruzione di una società più belle ed inclusiva» precisa il direttore di Caritas Don Lucio Ciardo.

Il  progetto  “Nessuno è straniero” è stato realizzato grazie al “Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo Settore (artt. 72 e 73 n. D. Lgs. N.117/2017) – Avviso Puglia Capitale Sociale 3.0”.

Per informazioni e contatti rivolgersi al numero cell. 3388371920 oppure scrivere a sportellomigranti@caritasugentoleuca.it

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Casarano, Processione del Venerdì Santo: «Caro Vescovo ci ripensi…»

Processione del Venerdì Santo. Monsignore ordina: «Non dovrà durare più di 90 minuti e niente figuranti in costume!». Le sembra giusto cancella re così una tradizione così cara ai casaranesi?

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Avete presente una qualsiasi vostra tradizione familiare?

Che ne so, il pranzo di Natale? quel rituale sempre uguale a sé stesso, con i posti assegnati, i ravioli, la tombola e il simpaticone che grida “ambo” già all’estrazione del primo numero…

Tradizioni apparentemente stucchevoli ma che nessuno vorrebbe mai cambiare perché appunto fanno parte della tradizione.

Ora immaginate che arrivi un estraneo nella vostra famiglia e che, in maniera perentoria, vi ordini di mangiare solo un piatto di pasta al burro e vieti di giocare a tombola.

Ecco, uscendo dalla similitudine, è più o meno ciò che sta accadendo a Casarano.

La famiglia è quella della Confraternita dell’Immacolata: confraternita fra le più numerose, che risale al 1619 e annovera fra i propri confratelli onorari Re di Casa Savoia, notabili, commendatori e migliaia di devoti.

Questa, però, è anche la confraternita che ha la responsabilità dell’organizzazione della Processione dei Misteri del Venerdì Santo.

Qualcuno obietterà che in fondo si tratta solo una Processione: ma non può comprenderne il significato di questa processione se non l’ha mai seguita dietro una delle sue antiche statue, se non ha mai cantato le note di “vieni o morte” o se non l’ha quantomeno vista almeno una volta; sia che l’abbia fatto con fede, per curiosità o appunto per tradizione.

In quella famiglia che stava per approntarsi a rinnovare la tradizione, irrompe però il forestiero dal fare perentorio che, in questo caso, indossa la tunica e la mitra del Vescovo, mons. Fernando Tarcisio Filograna (proprio lo stesso Vescovo che in questi giorni gira sorridente per Casarano a stringer mani e dispensare benedizioni), e lo fa con una lettera di poche righe con cui, di colpo, stravolge una tradizione antica e sentita da ogni casaranese: niente più figuranti e durata massima 90 minuti. Praticamente dai ravioli al sugo, alla pasta al burro.

Per chi non l’avesse mai vista, la Processione è composta da figuranti vestiti da soldati e centurioni romani, da ragazze vestite come le pie donne, da un devoto vestito da Gesù (che la pesante croce la porta per davvero per tutto il tragitto) e dalla banda che intona sempre un’unica canzone che un coro di devoti ripete all’infinito: quella “vieni o morte”, composta da un casaranese e che in un attimo ti riconduce nel clima appassionato del Venerdì Santo. No caro vescovo, non sono “pagliacciate”.

Lei ha inviato la sua missiva che il Priore Aronne De Nuzzo ha accettato con il rispetto istituzionale che le è dovuto ma, al contempo, ha cercato subito di farle comprendere che sarebbe stato un errore svilire così la manifestazione.

Ci hanno provato anche i componenti del comitato spontaneo che è sorto per cercare di proteggere un patrimonio di cultura e tradizione dalla sua smania semplificatrice e lo hanno fatto presentandole una relazione di 16 pagine in cui si ripercorre la storia della Processione (per inciso, firmata dagli stessi che ancora attendono quell’appuntamento da lei promesso e mai concesso per un confronto).

Vede Eminenza, forse non lo sa, ma far durare 90 minuti la processione del Venerdì Santo a Casarano, vuol dire far tornare in chiesa i primi fedeli mentre gli ultimi devono ancora partire, tanto è numerosa la partecipazione.

E quei portatori (che magari hanno fatto un voto che vorrebbero onorare) avrebbero cercato di spiegarglielo meglio.

Probabilmente lei reputa pagliacciate quei fedeli vestiti da antichi romani con le scope in testa ma sono tutti lì, con le gambe scoperte e vestiti leggeri a prendere il freddo come è tipico il Venerdì Santo e lo fanno per un atto di sacrificio.

Forse non è la fede che lei insegna dai suoi pulpiti ma è la fede bonaria della gente comune, probabilmente lontana dalle funzioni religiose ma che ad esse si avvicina proprio in queste circostanze.

Quei figuranti stimolano la curiosità di quei bimbi che, anno dopo anno, diventano poi padri e poi ancora nonni e fanno capire con le immagini reali ciò che è successo a Gesù.

E lo fanno capire molto meglio di quanto riuscirebbero ad apprendere nelle tante ore dei suoi catechismi. è chiaro Eminenza che lei è il capo negli ambiti che riguardano la fede e mai nessuno potrebbe contraddirla.

In questo caso, però, la fede (che comunque non è svilita ma che anzi viene esaltata, pur nella sua forma semplicistica), si intreccia con una tradizione antica che lei, con il dovuto rispetto, non ha alcun diritto di cancellare e nemmeno stravolgere.

La gente di Casarano glielo chiede unanime con quella stessa devozione con cui l’ha accolta nella sua visita pastorale: ci ripensi o metta in conto una pacifica e devota disobbedienza civile.

Antonio Memmi

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