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Attualità

Tricase, lavori in centro: una storia infinita

Nunzio Dell’Abate ricorda lo schizzo del 2020 di Enzo Ruberto, progettista incaricato, che ci dà l’idea dell’originaria tipologia dell’intervento previsto su via Cadorna… Riunita intanto la sesta Commissione consiliare con all’ordine del giorno i «Provvedimenti per la disciplina della viabilità a Tricase»

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Si arricchisce di un nuovo capitolo la discussa genesi dei lavori di “allargamento” del centro storico a Tricase con il rifacimento di via Thaon De Revel e via Cadorna.


L’ex consigliere provinciale e comunale Nunzio Dell’Abate ha fatto notare come nel 2020, l’architetto Enzo Ruberto (tecnico incaricato dalla precedente amministrazione della progettazione dell’intervento sulle predette vie con i fondi del Distretto Urbano del Commercio), aveva immaginato via Cadorna.


Schizzo che, secondo l’ex amministratore, «avrebbe potuto tranquillamente accomunare tutte le vie centrali di Tricase, comprendendo anche via Roma e altre arterie principali della città come via Stella d’Italia e via Siena».


«Questa», ha ironizzato Dell’Abate, «sarebbe stata la soluzione più logica e razionale ma a Tricase, evidentemente, non siamo avvezzi a queste prerogative».


E, «giusto per rimarcare l’irrazionalità», prosegue «il sindaco, proprio su “il Gallo”, aveva dichiarato che per ora si faranno i marciapiedi di via Thaon De Revel livellandoli a raso in basolato e mantenendo l’asfalto al centro, salvo poi intervenire in un secondo momento anche sulla strada. Ma perché intervenire due volte sullo stesso percorso? Oggi ci troviamo, nel centro con quattro tipologie di strade, quella di via Roma, quella di via Toma e via Caputo, quelle che domani diventeranno via Thaon de Revel e in via Cadorna, sino all’incrocio semaforico e quella della restante parte di via Cadorna».

«Veramente antiestetica», conclude non certo buttandola piano Nunzio Dell’Abate, «la lingua di asfalto al centro, sul modello piazza di Tutino per intenderci…».


Intanto, vista anche la preoccupazione manifestata da molti commercianti tricasini, è in corso proprio queste ore (convocazione per le 17) la sesta commissione consiliare.


All’ordine del giorno: «Provvedimenti per la disciplina della viabilità a Tricase – indirizzi, proposte e determinazioni» e con molta probabilità la discussione verterà proprio su via Tahon de Revel e via Luigi Cadorna.


I lavori della commissione si possono seguire in streaming sul sito ufficiale del Comune di Tricase.


Attualità

Bonifica, Cia Puglia: “Saldo e stralcio delle cartelle”

Gennaro Sicolo: “Azzerare lo scempio gestionale, strutturale e infrastrutturale dei Consorzi commissariati”

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«Azzerare completamente il pregresso attraverso il saldo e stralcio delle cartelle di pagamento degli ultimi anni e, contestualmente, porre fine una volta per tutte allo scempio dei Consorzi di Bonifica commissariati. Occorre mettere fine allo scempio gestionale, strutturale e infrastrutturale di questo sistema consortile. Non si potrà mai discutere di riforma se non si chiude questa amara stagione ormai lunga oltre un decennio».

Sono chiare e nette le parole di Gennaro Sicolo, presidente regionale di CIA Puglia e vice presidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani, sulla necessità di voltare pagina, una volta per tutte, sulla questione consorzi.

«La questione, ormai, ha assunto dimensioni e risvolti davvero insostenibili per le aziende agricole», ha spiegato Sicolo, «nei fatti, come abbiamo dimostrato anche recentemente, i Consorzi commissariati, da molti anni, non sono nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo e di erogare appieno i servizi per cui emettono le cartelle di pagamento. La manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio sono molto deficitarie, spesso del tutto assenti, per non dire delle opere di adeguamento e ammodernamento delle strutture irrigue, o della progettazione e del recepimento di fondi ordinari e straordinari indispensabili per affrontare la questione idrica e quella del contrasto al dissesto idrogeologico», ha aggiunto il presidente regionale di CIA Puglia, «la situazione non è più sostenibile: la sanatoria tombale è l’unica strada di buon senso».

CIA Agricoltori Italiani di Puglia è intervenuta già molte volte, nelle scorse settimane e da molti anni, sulla questione.

«Fatta eccezione per il Foggiano, dove funzionano gli unici due Consorzi non commissariati della nostra regione, i 2/3 della Puglia da troppo tempo scontano una situazione che si è fatta insostenibile e non è degna di uno dei sistemi agricoli regionali più importanti d’Italia. Abbiamo sollecitato più volte il varo dei nuovi piani di classifica, ci siamo fatti portavoce della necessità di fissare nuovi parametri per il calcolo dei tributi che, lo ribadiamo, devono essere ancorati ai servizi effettivamente svolti. Abbiamo chiesto che, in tutti i territori colpiti da Xylella, gli agricoltori siano esentati dal pagamento dei tributi. Negli anni scorsi, quando il problema non aveva ancora assunto le dimensioni drammatiche delle ultime stagioni, siamo stati i primi a lanciare l’allarme sui ritardi accumulati rispetto alla necessità di nuove infrastrutture irrigue. Ci siamo espressi chiaramente anche sull’eccessivo costo delle tariffe per l’acqua ad uso irriguo, con la mazzata degli ulteriori aumenti. Adesso è il momento che le cose cambino una volta per tutte, in modo definitivo. Auspichiamo», conclude Gennaro Sicolo, «che il presidente Michele Emiliano, l’assessore al Bilancio Piemontese e l’assessore all’Agricoltura Pentassuglia prendano in considerazione le nostre istanze e convochino le organizzazioni agricole, così come richiesto da diverse settimane, per affrontare e risolvere la situazione».

 

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Bonus edilizi: attenzione alla Soa

Obbligo dal 2023, anche per lavori del 2022. Migliaia di aziende pugliesi fuorigioco: sono appena il 10 per cento le imprese in possesso della qualificazione. Rischio anno nero per l’edilizia: i lavori di riqualificazione energetica degli immobili da tempo stretti in un “collo di bottiglia”. Il data analyst salentino Davide Stasi: «L’attestazione non è una certificazione di qualità. Se mancano i requisiti, non è possibile conseguirla e a pagarne le conseguenze saranno le famiglie che dovranno restituire l’importo dei bonus fiscali»

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Sarà un anno nero per l’edilizia.

I lavori di riqualificazione energetica degli immobili sono ormai da tempo stretti in un «collo di bottiglia».

quanto emerge da uno studio condotto dal data analyst Davide Stasi: «Non bastassero le procedure lunghe e farraginose tra autorizzazioni e varianti le asseverazioni sul rispetto dei requisiti tecnici, nonché quelle di congruità sulla spesa sostenuta per arrivare poi al visto di conformità necessario ai fini della cessione del credito o dello sconto in fattura. Oltre alla crescente difficoltà di trovare aziende edili disposte ad accollarsi il costo dei lavori, ora già molte ditte non potranno nemmeno più effettuarli. È stata introdotta, infatti, un’ulteriore stretta: l’attestazione Soa, già obbligatoria per gli appalti pubblici di importo superiore ai 150mila euro, è necessaria anche per i lavori privati per poter fruire dei bonus se di importo superiore ai 516mila euro».

La novità, in vigore dal primo gennaio di quest’anno, si pone l’obiettivo di aumentare il livello di qualificazione delle imprese che effettuano i lavori incentivati, considerato l’ingente ammontare delle risorse pubbliche investite dallo Stato.

Lo strumento scelto per portare avanti la selezione fra le imprese è l’attestato rilasciato da una Soa (acronimo di «Cocietà Organismo di Attestazione») che è un soggetto privato ma vigilato dall’Anac (acronimo di «Autorità Nazionale Anticorruzione»). Ne erano in possesso soltanto le aziende impegnate in opere pubbliche di importo superiore ai 150mila euro.

In Puglia, si contano ben 46.111 imprese nei registri delle camere di commercio, di cui 17.474 hanno sede legale nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani; 4.994 in quella di Brindisi; 7.334 in quella di Foggia; 10.704 in quella di Lecce e 5.605 in quella di Taranto.

Dall’analisi delle attestazioni presenti nel portale gestito dall’Anac, risultano circa 5mila aziende in possesso dell’attestazione, ma tra queste figurano anche quelle che non hanno più rinnovato il documento che ha una validità quinquennale oppure quelle che sono ormai in liquidazione.

Davide Stasi

«Per il rilascio della qualificazione Soa», spiega Davide Stasi, «viene dapprima verificata una lunga serie di requisiti, come, ad esempio, la regolarità contributiva previdenziale, oltre al rispetto delle norme in materia di prevenzione delle infiltrazioni mafiose e interdittiva antimafia. Ma si eseguono anche verifiche sulla capacità economica, misurando i lavori effettuati in passato, le attrezzature, il personale dipendente e non solo. Tagliando corto, è sostanzialmente impossibile che un’impresa appena costituita o improvvisata possa ottenere una qualificazione Soa».

Va detto che in base all’articolo 10-bis del decreto-legge 21/2022 «le imprese, ai fini del riconoscimento degli incentivi fiscali  devono possedere la qualificazione Soa oppure dimostrare l’avvenuta sottoscrizione di un contratto con una società organismo di attestazione finalizzato al rilascio della relativa attestazione nel periodo che va dal primo gennaio fino al 30 giugno prossimo (comma 1, articolo 10-bis) mentre dal primo luglio dovranno essere in possesso dell’attestazione (comma 2, articolo 10-bis). Più semplicemente, il semestre in corso è considerato come periodo transitorio durante il quale le imprese esecutrici devono, al momento dell’affidamento dei lavori, dimostrarne il possesso o la stipula di un contratto con una Soa. Ma l’avvio della procedura per ottenere l’attestazione non garantisce l’esito finale. Anzi, è tutt’altro che scontato. Così, le imprese che adesso stanno rispettando il nuovo adempimento semplicemente avendo avviato l’iter per qualificarsi, a luglio, quando sarà obbligatoria la Soa vera e propria, potrebbero finire in fuorigioco».

«L’attestazione», fa notare il data analyst salentino, «non è una certificazione di qualità o di sicurezza che, di solito, prevede un percorso alla fine del quale è comunque possibile certificarsi. Per la Soa, invece, se mancano i requisiti, non è possibile conseguire l’attestazione. Senza requisiti e attestazione, il rischio è che a pagarne le conseguenze siano i committenti, che perderebbero le detrazioni. L’unica difesa può essere quella di fare delle verifiche già adesso: assieme al contratto che avvia la procedura per il rilascio della Soa, bisognerà controllare che l’impresa abbia un curriculum compatibile con l’attestazione. Sono salvi solo i contratti relativi a interventi avviati e in corso di esecuzione al 21 maggio 2022 e i contratti i cui lavori non erano avviati al 21 maggio, ma la cui sottoscrizione risulti essere stata effettuata prima di quella data».

PREZZI E APPALTI PUBBLICI

L’inflazione e la guerra in Ucraina con le relative tensioni internazionali hanno reso insostenibile l’aumento dei prezzi delle materie prime. Senza un concreto e urgente intervento normativo per la revisione dei prezzi negli appalti così da far fronte agli esorbitanti incrementi (una sorta di compensazione) accadrà che alle gare pubbliche non parteciperà più nessuno oppure solo chi poi chiederà varianti con aumento dei prezzi. L’obiettivo deve essere quello di stabilire meccanismi che consentano di riguadagnare un equilibrio contrattuale, tenendo conto dei costi reali. Sarebbe meglio stabilire dei meccanismi trasparenti e sicuri di indicizzazione, così da favorire un’autentica libera concorrenza e apertura al mercato plurale. Va ribadito che la trasparenza non rallenta gli appalti, ma schiva aree grigie di opacità che penalizzano le imprese sane e riducono la concorrenza. Ma come primo effetto del decreto “Semplificazione” si continua a registrare un aumento di affidamenti diretti, senza la pubblicazione del bando, a scapito delle procedure aperte e di quelle negoziate.

 

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Un anno d’oro per gli Aeroporti di Puglia

Eccellente il dato dell’Aeroporto del Salento. A Brindisi  nel 2022 i passeggeri sono stati 3.058.999, il +13,56% rispetto al 2019. Di questi 2.290.634, cioè il 17,81%, in più rispetto al 2019, si riferiscono ai voli di linea nazionale

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Il 2022 si è chiuso per gli aeroporti pugliesi con numeri che sono andati al di là di ogni aspettativa: oltre 9 milioni di passeggeri (6.190,490 a Bari e 3.058.999 a Brindisi).

Complessivamente su Bari e Brindisi, i passeggeri in arrivo e partenza, sono stati 9.249.489, con un incremento del 12,45% rispetto a quanto registrato nel 2019, anno pre covid.

Su base annua il traffico di linea nazionale, tra Bari e Brindisi, è cresciuto del +17,06%; quello di linea internazionale ha segnato un +8,12% rispetto al 2019.

L’aeroporto di Bari ha superato un traguardo storico: nel 2022, infatti, i passeggeri in arrivo e partenza sono stati 6.190.490, il +11,91% rispetto al totale 2019.

Di questi 3.503.774 (+16,57%) si riferiscono ai voli di linea internazionali.

Eccellente anche il dato di Brindisi dove nel 2022 i passeggeri sono stati 3.058.999, il +13,56% rispetto al 2019.

Di questi 2.290.634, cioè il 17,81%, in più rispetto al 2019, si riferiscono ai voli di linea nazionale.

A questi si aggiungono i circa 7.100 passeggeri in arrivo e partenza da Foggia dall’avvio dei voli di linea dal mese di ottobre.

Soddisfazione per il traguardo raggiunto è stata espressa dal presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile: «Un dato inaspettato, ma al tempo stesso straordinario. Questi numeri da record, secondo le previsioni, avremmo dovuto raggiungerli nel 2026. Invece siamo andati al di là delle aspettative, grazie al lavoro di tutta la squadra di AdP, della Regione Puglia e all’avvio di nuove rotte. Lavoriamo costantemente per migliorare e accrescere il network delle rotte nazionali e internazionali e per offrire maggiori e migliori servizi ai passeggeri in transito nei nostri aeroporti. E il nostro impegno è stato premiato attraverso il raggiungimento di indici di crescita superiori alla media registrata dal sistema aeroportuale nazionale».

Nel 2022 negli aeroporti italiani sono transitati 164,6 milioni passeggeri più del doppio del 2021, anno in cui, tra effetti della pandemia e restrizioni alla circolazione, i viaggiatori furono solo 80,7 milioni.

Traffico aereo in ripresa dunque con volumi, per il sistema nazionale, pari all’85% di quelli del 2019.  Dall’analisi dei dati Assaeroporti (vedi tabella seguente) suddivisi per classi dimensionali in funzione dei flussi pre-pandemia, emerge che, nel 2022 a trainare la ripresa del traffico aereo sono stati gli aeroporti medi e piccoli, molti dei quali hanno superato i livelli del 2019.

Tra questi si segnalano gli scali di Milano Linate BariPalermo e Napoli per la fascia tra i 5 e i 15 milioni di passeggeri; gli aeroporti di Brindisi, Alghero, Olbia e Torino per la categoria tra 1 e 5 milioni di passeggeri; gli scali di Foggia, Bolzano,

 Trapani, Grosseto, Cuneo, per la classe con meno di 1 milione di passeggeri annui.

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