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Spiagge accessibili: 20mila euro ai Comuni virtuosi

In provincia di Lecce ammessi a finanziamento Alliste, Melendugno, Nardò, Racale, Taviano e Ugento per rendere accessibile alle persone con disabilità l’accesso alle spiagge libere a gestione municipale

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Sono in tutto quattordici i Comuni pugliesi che riceveranno un finanziamento di 20 mila euro per rendere accessibile alle persone con disabilità l’accesso alle spiagge libere a gestione municipale.

I Comuni che hanno proposto loro progettualità e che sono stati ammessi a finanziamento regionale sono Ischitella, Peschici, Vico del Gargano e Zapponeta in provincia di Foggia; Bisceglie e Margherita di Savoia nella provincia di Barletta-Andria-Trani; Molfetta in provincia di Bari; Alliste, Melendugno, Nardò, Racale, Taviano e Ugento in provincia di Lecce; Maruggio in provincia di Taranto. Il progetto del Comune di Castellaneta, in provincia di Taranto, potrà probabilmente essere recuperato in seconda battuta.

La procedura aperta dalla Regione Puglia dall’1 al 10 dicembre scorsi chiedeva alle amministrazioni di individuare almeno una spiaggia libera in cui prevedere parcheggi riservati, agevolazioni all’accesso in spiaggia, servizi igienici e spogliatoi accessibili, realizzati in legno o altro materiale eco-compatibile, docce esterne con maniglioni, supporti e pavimentazione tattile unicamente per il raggiungimento della battigia, ovviamente amovibili, segnaletica, corrimano e mappe tattili.

L’altro avviso, indirizzato a interventi su torri costiere e di avvistamento nella disponibilità dei Comuni e da valorizzare con finalità turistico-culturali pubbliche, ha selezionato i progetti dei Comuni di Nardò, Racale, Vico del Gargano e Zapponeta, che avranno 25 mila euro di contributi regionali per realizzare le opere entro 6 mesi dalla concessione del finanziamento.

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Camper in fiamme, un ferito

Prova a salvare il mezzo dall’incendio, si ustiona le gambe

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Disavventura per turista belga nella serata di ieri.

Il camper col quale era in vacanza in Salento, in sosta in un giardino di proprietà della sua compagna ad Alliste, ha preso fuoco ed è andato distrutto.

L’incendio è divampato attorno alle 21, probabilmente a causa di un corto circuito. Nel tentativo di bloccare il propagarsi delle fiamme l’uomo è rimasto ustionato alle gambe, ma senza gravi conseguenze. Il mezzo invece è andato distrutto.

È il secondo incidente occorso a turisti in poche ore a causa del fuoco. Nella mattinata di ieri infatti, a Otranto, una turista, in vacanza col compagno ed il figlio di 1 anno, era stata travolta da una esplosione ai fornelli a causa di una fuga di gas.

(immagine di repertorio)

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Melissano: fermati ladri di tufo

I due arrestati colti in flagrante dai carabinieri in contrada Cucuruzza mentre caricavano i conci rubati su un autocarro

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Avevano appena sradicato una cinquantina di conci di tufo dal muro di cinta di una discarica comunale in disuso a Melissano quando sono stati sorpresi dai Carabinieri.

In manette per furto aggravato: Michele Antonio Ricchello, 43 anni, nato a Casarano e residente a Felline di Alliste, attualmente affidato ai servizi sociali; Andrea Ricchello, 31 anni, nato Tricase, residente a Monteroni ma domiciliato a Felline.

I due sono stati colti in flagrante dai carabinieri in contrada Cucuruzza mentre caricavano i conci rubati su un autocarro Fiat 35 di proprietà di Andrea Ricchello.

L’autocarro è stato sottoposto a sequestro ed affidato depositeria giudiziale.

Gli arrestati, espletate lo formalità rito, sono stati accompagnati presso le rispettive abitazioni dove dovranno restare agli arresti domiciliari.

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Disperato S.O.S. da Alliste

La lettera: “Soffro di depressione agitata e disturbo ossessivo di personalità. Percepisco un sussidio mensile di 580 euro, riesco a far sopravvivere la mia famiglia circa 15 giorni e poi devo cominciare ad elemosinare, con le umiliazioni che ne conseguono”

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Una storia al limite quella raccontataci da S.D.L. di Alliste, una storia, però, come ce ne sono tante altre, magari con sfaccettature diverse ma sempre segnate dall’indigenza e dalla solitudine a cui le istituzioni non riescono a dare sollievo.

Ovviamente quanto pubblichiamo di seguito è la versione di chi scrive e saremo, come sempre, pronti ad accogliere eventuali, ulteriori testimonianze al merito, anche e soprattutto da chi è stato direttamente tirato in ballo per il ruolo istituzionale che ricopre.

Ci auguriamo che chi può aiuti quell’uomo e la sua famiglia e che S.D.L. non metta mai in atto il proposito enunciato più volte nella lettera di “mettere la parola fine a questa vita”.

Anzi, invitiamo i servizi sociali di Alliste a verificare la situazione e fare quanto nelle loro possibilità per evitare che ciò accada.

Alla redazione de “il Gallo”, provo a scrivere questa lettera con tanta amarezza nel cuore. Faccio fatica ha mettere insieme le parole, perché c’è tanta confusione nella mia mente; per questo mi scuso anticipatamente se, nello scrivere questa missiva, commetterò degli errori.

Ho 55 anni. La vita finora è stata dura con me. La definisco una “vita sbagliata”.

Da giovane avevo dei sogni: amavo la radio, il giornalismo, ecc.  Per qualche anno ho fatto lo speaker radiofonico presso varie emittenti locali. Poi tutto è svanito nel nulla, perché il “male dell’anima” si è  impossessato della mia persona, rovinandomi l’esistenza. La mia vita si è  interrotta 32 anni fa e, da allora, non mi sono più ripreso. Dal ‘92 sono in cura presso il Centro Igiene Mentale di Ugento. La mia patologia si chiama depressione agitata e disturbo ossessivo di personalità.

Da oltre venti anni sono iscritto nelle liste speciali degli invalidi civili presso l’ufficio di collocamento di Casarano. Non percepisco l’assegno di invalidità civile, nonostante avessi presentato la domanda. tre volte. La commissione medica ha valutato la mia situazione clinica solo del 55%. Dal ‘97 sono impegnato nei lavori socialmente utili, un progetto della Provincia di Lecce. Sperando, un giorno, nella stabilizzazione, che non arriva mai. Percepisco un sussidio mensile di 580 euro. Con questo denaro riesco a far “sopravvivere” la mia famiglia circa 15 giorni e poi devo cominciare ad “elemosinare”, con le umiliazioni che ne conseguono.

Nella mia casa le bollette da pagare si stanno accumulando. Dal 2012 non riesco più a pagare la Tari, un importo annuale di 260 euro.

Il Comune di Alliste continua a starmi col fiato sul callo. Più volte ho parlato con il sindaco Renato Rizzo, sperando di trovare una soluzione al problema. Purtroppo l’unica soluzione prospettatami è stata la rateizzazione del debito. Come se non bastasse, la mia casa cade a pezzi. Da anni ha bisogno di manutenzione. Ci sono crepe ovunque. Quando piove ci sono infiltrazioni d’acqua ed io non posso permettermi di fare niente date le mie precarie condizioni economiche. Tutte queste preoccupazioni hanno aggravato ulteriormente il mio stato di salute. Da tre anni ho problemi cardiaci e, dal mese di luglio, anche polmonari. Per una pleurite ho subito un intervento di toracentesi, per asportarmi il liquido che si era formato nel polmone destro. Dopo tredici giorni di ricovero in ospedale, quando sono stato dimesso, le raccomandazioni dei medici sono state di non sudare, vivere in un ambiente salubre, evitare gli sbalzi termici, ecc. Tutto questo, purtroppo, non posso permettermelo. Abito lontano dal paese. Ogni mattina devo percorrere dieci chilometri per raggiungere i1 posto di lavoro.

Quando non piove vado in bicicletta, quando piove a piedi, con l’ombrello. La mia vecchia auto non posso usarla, perché ha bisogno di diverse riparazioni. Poi ci sarebbero vari bolli da pagare e sono in attesa del fermo amministrativo. Nella mia casa tutto quello che sì rompe non si ripara. Ci sono anche alcune finestre prive di vetri e vi lascio immaginare quello che accade quando piove. A volte vorrei mettere la parola “fine” a questa vita. Non so fino a quando la mia psiche sopporterà tutto questo. Se quel giorno dovesse arrivare, non sarà un bello spettacolo, e qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. Ultimamente ho preso una decisione: se per lo Stato è un lusso possedere una casa, ho deciso di demolirla. La butterò giù personalmente. La mia famiglia userà 1’abitacolo della mia vecchia auto per dormire. Per non farmi mancare niente, il 31 dicembre di ogni anno, scade il contratto di lavoro per il progetto della Provincia di Lecce. Ci vogliono tre mesi di attesa per sapere se sarà rinnovato. Da gennaio a marzo come farò a sopravvivere? Indebitandomi ulteriormente? Sarebbe meglio morire…”.

S.D.L.

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