Approfondimenti
Ruffano: pandemonio eolico
Tolti i sigilli al parco eolico agli Occhiazzi. Rocco Toma: “Il Sindaco si dimetta”. Nicola Fiorito: “Il Parco eolico non centra, volevano colpire me”
Dopo una lunga battaglia, durata quasi 7 anni, e non ancora finita, sono stati tolti i sigilli al parco eolico di Ruffano, di proprietà dell’Antonio Srl, società facente capo all’imprenditore locale Rocco Fulvio Toma. Dopo un lungo iter giudiziario e infinite battaglie politiche, la Cassazione ha annullato le condanne a Toma, Nicola Fiorito (allora Sindaco) e Claudio D’Ippolito (ex Segretario comunale).
Il progetto prevedeva (e prevede) la realizzazione di 11 pale eoliche alte circa 80 metri, da installare a 350 metri di distanza l’una dall’altra, in località Occhiazzi, alle porte di Ruffano.
“Oggi”, commenta l’imprenditore, “dopo una battaglia durata anni, rimane l’ultimo scoglio da superare: il contenzioso al Consiglio di Stato tra noi e la Regione Puglia”. Da poco, intanto è stata ritirata l’autorizzazione ad operare perché scaduti i termini. “Bravi!”, tuona Toma, “Tre anni per ultimare i lavori… Come potevamo procedere se il sequestro è durato sette anni privandoci della facoltà d’uso del cantiere?”. Prova ne è “la certificazione emessa dal Tribunale Penale di Lecce, che dichiara che il sequestro è durato dal 05/07/2009 al 19/01/2015, e sul cantiere non è stata concessa la facoltà d’uso per il prosieguo dei lavori”. Secondo Toma quello della scadenza dei termini sarebbe stato un “suggerimento Sel… vaggio di qualche politico da strapazzo di caratura nazionale”.
Toma insiste sulla “battaglia politica, perché gli amministratori locali mi hanno ostacolato in ogni modo lecito e non, anche producendo o facendo produrre ad altri atti falsi. Un accanimento perpetrato nei riguardi miei e della mia azienda e di conseguenza alla mia famiglia. Spero davvero che la Procura possa accertare quanto da me esposto affinché venga a galla la verità dei fatti. Malgrado più volte io abbia scritto alla Procura di Lecce, per essere ascoltato, e far luce su come la stessa Procura stava prendendo un abbaglio sull’intero iter penale lontano anni luce dalle accuse, prive di fondamento di Gaetani, testimone assolutamente inattendibile come già dichiarato in altri processi dai giudici del Tribunale di Lecce e dalla Suprema Corte di Cassazione di Roma”.
Da noi sollecitato, Toma spiega anche alcuni aspetti della vicenda “che è importante chiarire: era pronto un investimento di 30 milioni di Euro con una significativa ricaduta in termini economici e di posti di lavoro tra cantiere, gestione delle pale ed indotto. Al Comune di Ruffano sarebbero andati dai 3 ai 5 centomila euro l’anno di royalties: in questi sette anni avrebbe già incassato da un minimo di 2,1 milioni ad un massimo di 3,5 milioni di Euro a beneficio della comunità, per mense gratis alle scuole e servizi sociali. Invece, al momento di inizio lavori noi, come da convenzione, abbiamo versato 44mila euro, una tantum ed a fondo perduto. E, a quanto mi risulta, questi soldi invece di spenderli a beneficio della comunità o per le persone bisognose sono stati usati contro la stessa azienda pagando le parcelle dei legali”.
Toma, rivolgendosi a coloro che hanno sollevato la questione ambientale, spiega: “Da sette anni pago 2 polizze obbligatorie, per il ripristino dei luoghi”. Vale a dire? “Chi installa le pale eoliche ha l’obbligo, dopo 20 anni, di smontare gli impianti e riportare il tutto esattamente come era prima. In pratica, la polizza obbligatoria è una sorta di fidejussione che garantisce la Regione Puglia ed il Comune di Ruffano in caso di mancanze della società investitrice. Intanto sarebbero già passati sette anni, tra 13 avrei smontato tutto e, nel frattempo abbiamo perso tante occasioni di crescita sociale e di cultura d’impresa”.
Rocco Toma è deciso anche a rivolgersi alla Corte di Giustizia europea “perché sono stati violati molteplici diritti alla base della libera imprenditoria. Il Sindaco del mio paese (Carlo Russo, NdA)”, punta il dito l’imprenditore, “ha ribadito che i ruffanesi avrebbero potuto dormire sonni tranquilli perché il parco eolico non sarebbe mai arrivato a compimento. Esulta perchè uccide la libera impresa locale? Oltre al senso della misura ha perso anche quello del ridicolo? Il sonno dei ruffanesi è agitato per la sua cattiva e disastrosa amministrazione che ha caricato i cittadini di tasse come nessun altro Comune d’Italia. Piuttosto dovrebbe vergognarsi”, attacca Toma, “per aver bloccato un imprenditore locale con un progetto che avrebbe portato delle ricadute importanti per il paese, lustro alla nostra comunità e beneficio per tutti ”.
C’è anche chi dice che l’imprenditore ha “pagato” l’amicizia con l’ex sindaco Nicola Fiorito: “Orgoglioso di essere suo amico, avessimo politici del genere sia a livello locale che nazionale”, replica deciso, “assurdo che si riduca tutto ad una questione politica. Dopo tutto quello che è accaduto, come faccio a guardare in faccia i miei figli e continuare a dire loro dell’importanza di valori come lealtà, giustizia e lavoro?”.
Fiorito: “Sono diventato la loro ossessione”
La sentenza della Cassazione ha ribaltato quella di primo e secondo grado. Niente più condanna, quindi, anche per l’ex sindaco Nicola Fiorito. “Quanto avvenuto”, dichiara Fiorito, “ha del clamoroso. La Cassazione con la sua sentenza ha ammonito i giudici di primo e secondo grado, sottolineando come non ci fossero i termini per una condanna: si sono basati solo su dichiarazioni di Pasquale Gaetani (facente parte dell’attuale maggioranza e “nemico storico” di Fiorito) non suffragate da prove concrete. Avrebbero dovuto far rifare il processo ma intanto è pervenuta la prescrizione”. La condanna nei precedenti gradi di giudizio faceva riferimento ad un assegno di 6mila euro intestato proprio a lei da Rocco Toma. “Ero il suo commercialista e, come avvenuto per gli altri clienti, una volta diventato Sindaco ho rinunciato all’incarico e incassato i sospesi, così come da regolare fattura. Questa era la prova che secondo i giudici di primo e secondo grado mi inchiodava…”. Secondo lei perché questa disparità tra primi gradi di giudizio e Cassazione? “Abbiamo assistito ad una strumentalizzazione di tipo politico corredata da accuse gravissime a miei danni: concussione, corruzione, ecc. Tutte accuse dalle quali sono stato assolto con formula piena nel febbraio del 2013 con la sentenza che ha rimarcato come tutto sia nato da un astio particolare del Gaetani nei miei confronti”.
Pasquale Gaetani ha tutta questa influenza sulla Magistratura? “Non lui direttamente, ma i suoi mentori politici. Nella fattispecie Alfredo Mantovano, allora sottosegretario agli Interni, che si prese la briga di sottoscrivere un’interrogazione con richiesta di risposta scritta al Ministero dell’Interno su un ricorso presentato dai Consiglieri di minoranza, tra cui Gaetani, per un concorso ad un posto di Vigile urbano. Vale la pena ricordare che a quel concorso, svoltosi molto tempo prima, aveva fatto domanda di partecipazione la moglie di un assessore che poi, per opportunità, non si presentò. Se un Sottosegretario all’Interno, nonostante i mille pensieri, si preoccupa di una cosa del genere…”. Lei continua, quindi, a pensare ad un complotto ai suoi danni. “Un complotto che ha avuto il suo culmine con la mia rimozione perchè ritenuto elemento pericoloso per il paese, per una presunta vicinanza ad una persona in odore di mafia”. E questo ci riporta ad una vecchia condanna. “Nei primi anni del nuovo secolo Ruffano non era ancora fornita di fogna dinamica: c’era una vecchia discarica fatta costruire dall’allora sindaco Rocco Stradiotti sul suolo di questo personaggio in odore di mafia a cui era affidata la gestione. La discarica in seguito fu chiusa ma, in un periodo di serrata dei depuratori, vivevamo una situazione di emergenza e, per evitare situazioni di pericolo, come massima autorità di igiene pubblica del paese, mi assunsi la responsabilità, insieme al sindaco di Supersano, Pino Stefanelli, di far riaprire in via del tutto eccezionale la discarica di cui sopra. Mi denunciarono, si è svolto il processo e pur riconoscendo l’urgenza, mi condannarono a cinque mesi al pari del sindaco Stefanelli, mentre la posizione di Stradiotti fu stralciata per prescrizione. Per questa vicenda mi hanno tacciato di avere rapporti mafiosi, dimenticando che qualche tempo prima avevo impedito allo stesso soggetto di partecipare ad una gara pubblica e per questo mi hanno bruciato per due volte la casa in campagna e più volte minacciato; per lo stesso motivo l’assessore Franco Margarito fu tenuto sotto scacco per una notte insieme alla famiglia sotto la minaccia di un mitra e gli furono bruciate due auto; così come, ad Antonio Cavallo, allora mio Assessore, bruciarono lo studio. Se quella era un’Amministrazione in combutta con la mafia…”. Lei comunque è stato rimosso addirittura con un decreto del Presidente della Repubblica. “Alle 9 del mattino del 28 maggio 2009, era un sabato, mi è arrivata a casa la comunicazione di Napolitano con la quale mi si diceva che costituivo un grave pericolo per il mantenimento dell’ordine pubblico a Ruffano. Questo perché avevo delle indagini in corso… Ora, però, che dopo sette anni sono stato assolto con formula piena, chi mi riabilita? Resta solo la mia convinzione che sia stata portata a compimento una strategia ben precisa per togliermi di mezzo”.
Scusi la provocazione: il Sindaco di Ruffano è così importante da richiedere una mobilitazione a certi livelli? “Forse semplicemente scomodo, perché non sono mai sottostato ai giochini politici sia che venissero dai miei avversari che dalla mia stessa parte. Oggi si parla di Patto del Nazareno: nessuno ricorda la mia Amministrazione che aveva al suo interno espressioni che andavano da Forza Italia a Rifondazione? Io cacciai dal mio ufficio il segretario provinciale di un partito che voleva impormi il nome di un Assessore…”. Torniamo alla vicenda del Parco eolico di Toma: secondo lei volevano farla pagare a Fiorito? “Certo. La loro ossessione sono io. Come se le pale eoliche fossero le mie… In quel periodo la mia Amministrazione approvò due progetti di eolico, prima quello della FRI-EL di Bolzano e poi quello di Toma. Avevo un progetto complessivo per Ruffano che prevedeva una disponibilità economica per il Comune di almeno 6-7centomila euro l’anno. Dopo aver installato impianti fotovoltaici su tutti i tetti degli edifici pubblici, era prevista, oltre ai parchi eolici, una “public company”, una sorta di azionariato popolare, per la produzione di energia attraverso la dissociazione molecolare dei rifiuti. Allora lo si faceva solo in Islanda (nella città di Húsavík), ora in Italia se ne vantano, giustamente, a Peccioli (Pisa) ed a Sondrio. È un impianto che consente di smaltire tutto il cosiddetto “tal quale”, vale a dire i rifiuti così come sono, attraverso un processo chimico che scompone la materia e produce energia, rilasciando solo vapore acqueo che, ovviamente, non ha alcun effetto collaterale. Per di più c’era anche il risparmio di quei soldi che oggi paghiamo per il conferimento in discarica… Io ci ero arrivato tanti anni fa ma non se ne fece nulla”. Come mai? “L’impianto costava all’epoca una cinquantina di milioni di euro ma avrebbe fruttato almeno 5 milioni l’anno con i benefici che si possono immaginare. Mi accusarono di fare tutto per interessi personali e scatenarono il pandemonio. Allora lasciai perdere…”. Riguardo al Parco eolico? “Nessuno disse alcunchè sulla FRI-EL, mentre l’impianto progettato da Toma era visto come fumo negli occhi. Sarebbe stato il primo imprenditore salentino a realizzare un Parco eolico in provincia di Lecce. Evidentemente preferiamo lasciare tutto in mano alle multinazionali…”. Qual era il motivo del contendere? “Gli oppositori ritenevano che le pale avrebbero avuto un impatto devastante per le Serre Salentine. Invece l’area in questione non interessa le Serre Salentine, né trattasi di zona di pregio ma solo di un terreno incolto che, tra l’altro, l’imprenditore, dopo vent’anni, avrebbe dovuto obbligatoriamente riportare allo stato dei luoghi. Però c’era Fiorito di mezzo e allora bisognava creare problemi… La richiesta di Toma fu accolta perché non c’erano vincoli particolari ma solo quelli generici di natura “B”. Il documento, sottoscritto da me e dal Segretario, fu inviato in Regione insieme al progetto e ai PUTT (Piano Urbanistico Territoriale Tematico). Puntuale arrivò la denuncia perché a loro dire avevo omesso di indicare il vincolo di tipo faunistico e per questo avremmo prodotto un falso… Come se non ci fossero state due Conferenze dei servizi della Regione con tanto di tecnici esperti a valutare ed approvare il tutto. La Regione, consultando i PUTT allegati fece notare che tre pale dovessero essere eliminate e, infatti, fu indetta una seconda conferenza dei servizi che approvò il progetto modificato. Nonostante tutti questi passaggi hanno mobilitato la Magistratura e bloccato i lavori per sette anni”. Con un’altra beffa: la Regione, quando Toma è tornato a bussare, ha risposto che erano scaduti i termini per eseguire i lavori e che quindi era necessario riprendere daccapo tutto l’iter. “Ecco perché si andrà al Consiglio di Stato. Toma è stato fermo perché la Magistratura ha bloccato tutto in attesa del processo e se avesse ignorato i sigilli avrebbe violato la legge”.
Giuseppe Cerfeda
Approfondimenti
Santu Pati, il Capodanno contadino del Salento
Il 17, 18 e 19 gennaio a Tiggiano la Festa di Sant’ippazio, patrono del piccolo borgo medievale e protettore della virilità e della fertilità maschile simboleggiate dall’ortaggio locale del periodo, la pestanaca, prezioso simbolo del paese e inserita dal 2004 nell’elenco nazionale PAT-prodotto agroalimentare tradizionale. Tre serate di musica, tradizione e gastronomia tipica con il Capodanno contadino del Salento. Grande festa di chiusura lunedì 19 , giorno del santo, con la fiera mercato tradizionale, il caratteristico rito dell’innalzamento dello stendardo di 6 metri portato in processione con il santo e I Calanti in concerto
È il vero Capodanno contadino del Salento, la festa di “Santu Pati” a Tiggiano.
Si celebrerà sabato 17, domenica 18 e lunedì 19 gennaio, con un programma intriso di tradizioni antiche, di saggezza arcaica e di quelle consuetudini contadine che, tra fede e goliardia, rendevano meno duro il lavoro nei campi.
Sant’Ippazio è protettore della virilità e della fertilità maschile, simboleggiate dall’ortaggio locale del periodo, la pestanaca, la carota giallo-violacea, coltivata esclusivamente nel territorio locale, diventata prezioso simbolo di Tiggiano e inserita dal 2004 nell’elenco nazionale PAT-prodotto agroalimentare tradizionale.
Il Comune salentino è l’unico d’Italia a celebrare Sant’Ippazio e anche quest’anno lo fa dedicandogli un intenso programma di riti religiosi e civili, una festa di devozione con grandi appuntamenti di intrattenimento per tutti.
Organizzata dal Comitato Festa Patronale della Parrocchia di Tiggiano con il patrocinio della Provincia di Lecce e del Comune di Tiggiano, in collaborazione con PugliArmonica, si svolge nel centro del paese, tra la Chiesa Madre Sant’Ippazio, Piazza Olivieri, Via Sant’Ippazio e Piazza Mario De Francesco.
Sabato 17 gennaio, alle 19, apertura dei festeggiamenti con accensione dei bracieri monumentali, al suono della Banda di Matino “V. Papadia”, e poi al via la prima delle tre serate di Capodanno contadino, a cura del Comitato Feste, con prodotti tipici e piatti tradizionali, come la paparotta, la “merenda contadina” di una volta, una minestra povera ma molto sostanziosa fatta di rape, piselli, pezzi di pane soffritto.
Alle ore 21 arriva anche l’intrattenimento in musica, in piazza Mario De Francesco, con Alta Frequenza Live Show.
Si entrerà nel vivo domenica 18.
Seconda serata per il Capodanno contadino e, dalle 21, la musica diventa colonna sonora di questa grande celebrazione del santo patrono, con Shocchezze in concerto.
Grande festa di chiusura lunedì 19 gennaio, giorno del santo, con un ricco programma di appuntamenti civili e religiosi tra cui, dalle ore 6 alle 13, la Fiera Mercato tradizionale, arricchita tra l’altro dalla musica del Concerto Bandistico Municipale Città di Taviano alle ore 9.
Alle ore 15 uno dei momenti più simbolici e caratteristici di questa festa, il pittoresco innalzamento dello stendardo di 6 metri, legato a un drappo rosso, portato in processione con la statua del santo. L’appuntamento con le diverse squadre di portatori è sul sagrato della chiesa, per contendersi l’onore di portare la statua e lo stendardo.
Una vera e propria contrattazione, che si conclude con un pittoresco rullo di tamburi e l’uscita dello stendardo, mantenuto in posizione parallela al suolo per tutto il tragitto, dalla chiesa del santo patrono fino alla chiesetta dell’Assunta, dove poi sarà issato con un solo e deciso gesto dal portatore, che assicura così al paese ai cittadini un’annata prospera e un raccolto generoso.
Una vera e propria prova fisica, salutata dalle campane e dagli applausi dei presenti, assiepati ai lati delle strade, che culmina nella processione accompagnata dalla banda e dai fuochi d’artificio.
Alle ore 18 di lunedì 19 gennaio la Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-S.Maria di Leuca. Poi, dalle 19, la continuazione del Capodanno contadino e, alle 20,30, il concerto de I Calanti, storica formazione di musicisti e ballerini che rinnovano una tradizione musicale di famiglia raccontando in musica la cultura e le tradizioni popolari del Salento.
Finale con lo spettacolo di fuochi d’artificio.
LA PESTANACA DELLA VIRILITÀ
Tiggiano è incastonato in un paradiso naturale, tra distese di grano e terra rossa, antiche pagghiare e masserie cinquecentesche, che ha incantato anche l’attrice premio Oscar Helen Mirren che, con suo marito, il regista Taylor Hackford, qui ha messo su casa, un buen retiro italiano, dove vivono circa sei mesi l’anno.
In questo piccolo comune (diventato un caso per l’aumento di popolazione, in controtendenza rispetto agli altri paesini del Sud) a dettare il tempo è ancora il ritmo del calendario agricolo, della vita contadina di una volta.
Non a caso anche la devozione per il patrono qui passa per un ortaggio, la pestanaca.
Cara al santo, la gustosa carota, sempre presente a pranzo e a cena, insieme a finocchi, carote, sedano, per un colorato miscuglio di subbrataula, è l’ortaggio simbolo del patrono della virilità e della fertilità maschile, taumaturgo, invocato contro l’ernia inguinale degli uomini.
La tradizione vuole che, ambasciatrici e intermediarie per vocazione, siano le donne a farsi da tramite perché il santo interceda e guarisca i mali degli uomini: con discrezione, strofinano la statua di Sant’Ippazio con un fazzoletto, lo stesso che passeranno poi sulla parte da guarire dell’uomo di casa interessato.
Per le mamme, invece, è consuetudine raccogliersi in preghiera insieme al piccolo maschietto di casa, nella chiesa di Sant’Ippazio, per evocarne la benedizione.
Fede, tradizione culinaria e rituali quasi pagani, si mescolano nei giorni della ricorrenza.
La cerimonia del santo patrono è anche un’importante vetrina commerciale, anche questa una consuetudine ereditata dalle “fere” di una volta, le fiere mercantili, appuntamenti importanti per i produttori locali.
Durante i giorni di festa, infatti, ci si ritrova davanti banchetti con “pestanache” in originali composizioni, nelle caratteristiche ceste di vimini. Un campionario di colori e genuinità, che punta alla salvaguardia della biodiversità alimentare, con la partecipazione degli agricoltori locali, fieri di fare sfoggio delle proprie produzioni.
Un ortaggio locale, quindi, per un santo mediorientale.
Il culto di Sant’Ippazio, d’origine turca, è infatti giunto insieme ai monaci basiliani nel Salento, dove è per tutti semplicemente “Santu Pati”, quasi un amico, un vicino di casa, ma soprattutto un confidente, un orecchio discreto al quale confessare le preoccupazioni più intime, i timori più nascosti, certi di trovare sempre ascolto e comprensione.
IL PROGRAMMA RELIGIOSO
10 – 18 GENNAIO – NOVENA
Ore 18:00 Celebrazione Eucaristica e Novena in Chiesa Madre
DOMENICA 18 GENNAIO – VIGILIA
Ore 18:00 – Chiesa Madre Celebrazione Eucaristica vigiliare e Novena
Ore 19:00 – Chiesa Madre Concerto dell'”Artistica Inclusione” della scuola di musica “W.A. Mozart” – direttore M. Antonio Mastria
LUNEDÌ 19 GENNAIO – SOLENNITÀ DI SANT’IPPAZIO
Ore 8:00 – 9:30 – 11:00 Celebrazioni Eucaristiche in Chiesa Madre
Ore 16:00 Inizio della processione secondo il seguente itinerario: Chiesa madre – via S. Ippazio – via V. Veneto – via XXIV Maggio – via del Mare – via Diaz – via Mazzini – Via M. di via Fani – via Volta – via Filzi – via Oberdan – via Battisti – via Solferino – via Petrarca – via V. Veneto – via Roma – p.zza Roma – via Cortina – p.zza M. De Francesco – via S. Ippazio – Chiesa Madre.
Al termine della processione, sul sagrato della Chiesa Madre, per la prima volta il Sindaco consegnerà le chiavi del paese al Santo Patrono
Ore 18:00 Concelebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca
IL PROGRAMMA CIVILE
SABATO 17 GENNAIO
Ore 19:00 – Via Sant’Ippazio
Apertura del capodanno contadino con l’accensione dei bracieri monumentali.
Stand gastronomici con prodotti tipici.
BANDA DI MATINO “V. PAPADIA” IN CONCERTO
Ore 21:00 – Piazza Mario De Francesco
ALTA FREQUENZA LIVE SHOW
DOMENICA 18 GENNAIO
Ore 21:30 – Piazza Carmine Olivieri
SHOCCHEZZE IN CONCERTO
Stand gastronomici con prodotti tipici
LUNEDÌ 19 GENNAIO – FESTA PATRONALE
Ore 6:00 – 13:00 – Vie centrali
Tradizionale Fiera mercato di Sant’Ippazio
Ore 9:00 – Vie centrali BANDA DI TAVIANO – GIRO MUSICALE
Ore 15:00 – Sagrato Chiesa Madre Tradizionale
Asta del Santo e dello stendardo
A seguire processione per le vie del paese accompagnata dalla BANDA DI TAVIANO
Ore 17:00 – Sagrato Chiesa Madre
Al rientro della processione lancio dei palloni aerostatici a cura della ditta Pulli di Veglie
Ore 20:30 – Piazza Mario De Francesco I CALANTI IN CONCERTO
Stand gastronomici con prodotti tipici
Ore 22:30 – Viale stazione
Spettacolo di fuochi d’artificio a cura della ditta Dario Cosma di Arnesano, donato dalla famiglia De Francesco Pietro
Luminarie a cura della ditta Arte e Luce di Scorrano.
Luna Park in Piazza Cuti.
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- Il pittoresco innalzamento dello stendardo
- La pestanaca
Approfondimenti
Lupini, carrubi e fichi i migliori figli spuri della terra salentina
Non c’è che dire, ieri, in un modello esistenziale più semplice, si aveva interesse, e attenzione, anche per beni “poveri” ma, con ciò, non meno utili di altri; oggi, il concetto di valore si è in certo senso ripiegato su se stesso e finalizzato a obiettivi e orizzonti di tutt’altra stregua, fra cui miraggi a portata di mano…
di Rocco Boccadamo
Sono frutti, prodotti, derrate, cui, adesso, si annette rilievo scarso, se non, addirittura nullo; si è quasi arrivati a ignorarne l’esistenza, la cura e l’uso.
Sulla scena delle risorse agricole locali, resistono appena, con alti e bassi, le granaglie, le olive, l’uva, gli agrumi, gli ortaggi e/o verdure.
Lupini, carrube e fichi sono, insomma, divenuti figli minori e spuri della terra, le relative coltivazioni appaiono rarefatte e, di conseguenza, i raccolti trascurati o abbandonati. Mentre, sino alla metà del ventesimo secolo ma anche a tutto il 1960/1970, rappresentavano beni indicativi per i bilanci delle famiglie di agricoltori e contadini ed elementi di non poco conto per le stesse, dirette occorrenze alimentari.
I primi, della sottofamiglia delle Faboidee, al presente richiamati solo sulla carta e nelle enciclopedie come utili ai fini della decantata “dieta mediterranea”, si trovavano diffusi su vasta scala, specialmente nelle piccole proprietà contadine attigue alla costiera, fatte più di roccia che di terra rossa, si seminavano automaticamente e immancabilmente senza bisogno di soverchia preparazione del terreno, né necessità di cure durante il germoglio e la crescita delle piante, dapprima in unità filiformi, poi robuste e ben radicate sino all’altezza di metri 1 – 1,50, recanti, alla sommità, rudi baccelli contenenti frutti a forma discoidale, compatti, di colore fra il giallo e il beige – biancastro.
Al momento giusto, le piante erano divelte a forza di braccia e sotto la stretta di mani callose e affastellate in grosse fascine o sarcine. A spalla, i produttori trasportavano quindi tale raccolto nel giardino o campicello, con o senza aia agricola annessa, più prossimo alla casa di abitazione nel paese, lasciandolo lì, sparso, a essiccare completamente sotto il sole.
Dopo di che, avevano luogo le operazioni di separazione dei frutti dai baccelli e dalle piante, sotto forma di sonore battiture per mezzo di aste e forconi di legno. Diviso opportunamente il tutto, con i già accennati discoidi, si riempivano sacchi e sacchetti.
Il prodotto, in piccola parte, era conservato per le occorrenze, diciamo così, domestiche: previa bollitura e aggiuntivo ammorbidimento e addolcimento con i sacchetti tenuti immersi nell’acqua di mare, i lupini diventavano una sorta di companatico o fonte di nutrimento di riserva e, in più, servivano ad accompagnare i “complimenti”, consistenti in panini, olive, sarde salate, peperoni e vino, riservati, in occasione dei ricevimenti nuziali, agli invitati maschi. Invece, l’eccedenza, ossia la maggior parte del raccolto, era venduta a commercianti terzi.
° ° °
Le carrube sono i favolosi e bellissimi pendagli, color verde all’inizio e marrone sul far della maturazione, donatici dagli omonimi maestosi alberi, taluni di dimensioni monumentali, tutti affascinanti.
Anche riguardo alle carrube, non si pongono attenzioni particolari, salvo periodiche potature delle piante, i frutti si raccolgono, al momento, purtroppo, da parte di pochi, attraverso tocchi con aste di legno, un’operazione denominata abbacchiatura, come per le noci.
Il prodotto, copioso e abbondante ad annate alterne e riposto in sacchi di juta, oggi è indirizzato esclusivamente alla vendita a terzi; al contrario, in tempi passati ma non lontanissimi, le carrube, dopo l’essiccazione al sole, erano in parte abbrustolite nei forni pubblici del paese e, conservate in grossi pitali in terracotta, insieme con le friselle e i fichi secchi, componevano le colazioni e, in genere, i frugali pasti in campagna dei contadini.
Piccola nota particolare, d’inverno, poteva anche capitare di grattugiare le carrube e, mediante la graniglia così ottenuta mescolata con manciate di neve fresca (beninteso, nelle rare occasioni in cui ne cadeva), si realizzava un originale e gustoso dessert naturale e sano.
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I fichi, al momento, purtroppo, lasciati, in prevalenza, cadere impietosamente ai piedi degli alberi, erano, una volta, oggetto di una vera e propria campagna di raccolta, ripetuta a brevi intervalli in genere sempre nelle prime ore del mattino, con immediato successivo sezionamento (spaccatura) dei frutti e disposizione dei medesimi su grandi stuoie di canne, “cannizzi”, e paziente fase di essiccazione sotto il sole.
Allo stesso modo delle carrube, in parte erano poi cotti nei forni e andavano a integrare le fonti dell’alimentazione famigliare, in parte erano somministrati agli animali domestici, in parte, infine, erano venduti.
Soprattutto, se non proprio, per i fichi, le famiglie avevano l’abitudine, in luglio e agosto, di spostarsi fisicamente dalle case di abitazione nel paese, nelle piccole caseddre di pietre situate nelle campagne, cosicché si risparmiavano le ore occorrenti per l’andata e il ritorno di ogni giorno a piedi e avevano, in pari tempo, agio di attendere direttamente e più comodamente a tutte le fasi della descritta raccolta.
Non c’è che dire, ieri, in un modello esistenziale più semplice, alla buona e intriso di spontanea connaturata operosità, si aveva interesse, e attenzione, anche per beni “poveri” ma, con ciò, non meno utili di altri; oggi, il concetto di valore si è in certo senso ripiegato su se stesso e finalizzato a obiettivi e orizzonti di tutt’altra stregua, fra cui miraggi a portata di mano.
Approfondimenti
Illuminare balconi e terrazzi: idee d’effetto anche per chi non ha il giardino
L’illuminazione esterna durante il periodo delle festività rappresenta un gesto di condivisione della gioia e un modo per estendere il calore domestico oltre le mura dell’abitazione. Spesso si crede che la creazione di allestimenti luminosi d’impatto sia un privilegio riservato a chi possiede ampi giardini, ma balconi e terrazzi, anche se di piccole dimensioni, offrono opportunità creative straordinarie. Con un’attenta pianificazione e l’utilizzo di soluzioni adatte, è possibile trasformare questi spazi in veri e propri palcoscenici luminosi. L’impiego strategico delle lucine di Natale è fondamentale per infondere magia e visibilità anche negli angoli più ristretti.
La sicurezza e la scelta dei materiali
Prima di procedere con qualsiasi allestimento luminoso esterno, è imperativo considerare gli aspetti legati alla sicurezza e alla durabilità. L’uso di prodotti certificati e specificamente contrassegnati per l’uso in esterni (con grado di protezione IP adeguato, generalmente IP44 o superiore) è essenziale per resistere all’umidità, alla pioggia e alle variazioni termiche. È altresì prudente optare per soluzioni a basso consumo energetico, come le luci LED, che non solo garantiscono una lunga vita operativa ma riducono anche l’impatto sulla bolletta elettrica. La scelta di alimentatori e prolunghe anch’essi resistenti alle intemperie assicura che l’installazione sia stabile e priva di rischi.
L’arte di definire i contorni
L’illuminazione efficace di un balcone o di un terrazzo si basa sulla capacità di definire e valorizzare i contorni dello spazio disponibile. Invece di installare le luci in modo casuale, è opportuno concentrarle lungo le ringhiere, le cornici delle finestre o i bordi del pavimento. Le catene luminose disposte orizzontalmente lungo la ringhiera creano un effetto visivo ordinato e accogliente, che demarca elegantemente lo spazio. Per un effetto più sontuoso e stratificato, si possono utilizzare le stalattiti luminose o le tende di luci, facendole scendere verticalmente dalla parte superiore del balcone. Queste soluzioni offrono una densità luminosa immediata e trasformano la facciata dell’edificio in una vera e propria tela festiva.
Sfruttare la verticalità e gli elementi esistenti
Nei piccoli terrazzi, la verticalità è la chiave per massimizzare l’impatto senza sacrificare lo spazio calpestabile. È possibile decorare le pareti esterne, se consentito dal regolamento condominiale, con reti luminose che simulano un effetto di cielo stellato o con motivi sagomati a tema festivo. I vasi e le fioriere esistenti possono diventare parte integrante dell’allestimento: luci a batteria possono essere posizionate all’interno dei vasi o avvolte attorno alle piante sempreverdi. L’utilizzo di rami luminosi inseriti in fioriere decorative offre un’alternativa sofisticata all’albero tradizionale, creando punti luce alti e sottili che non occupano spazio in larghezza.
L’uso di elementi decorativi a pavimento
Anche se lo spazio è limitato, è possibile introdurre elementi luminosi a pavimento che aggiungano profondità e magia. Le lanterne da esterno, alimentate a batteria o con candele a LED, possono essere posizionate negli angoli o vicino alla porta d’ingresso. Queste lanterne offrono una luce calda e diffusa che evoca un senso di intimità e accoglienza. Un’altra idea d’effetto è l’utilizzo di proiettori laser o LED a tema festivo, che proiettano fiocchi di neve o figure natalizie direttamente sulla parete esterna dell’edificio. Questa soluzione crea un grande impatto visivo con un ingombro fisico minimo.
Colore e temperatura: la scelta del tono emotivo
La temperatura del colore delle luci natalizie ha un’influenza decisiva sul tono emotivo dell’allestimento. Le luci bianco caldo, che tendono al giallo, sono preferite per creare un’atmosfera tradizionale, accogliente e rassicurante, che ricorda il tepore dei focolari. Al contrario, le luci bianco freddo o quelle blu e viola creano un effetto più moderno, glaciale ed elegante. Per un risultato armonioso, è generalmente consigliato non mescolare troppe temperature di colore diverse nello stesso spazio. La coerenza cromatica è essenziale per evitare un effetto caotico e per rafforzare la sensazione di ordine e cura nell’allestimento.
Soluzioni pratiche per l’alimentazione
Nei balconi dove le prese elettriche esterne sono insufficienti o assenti, le soluzioni a batteria o a energia solare sono una risorsa preziosa. Le catene luminose a batteria, spesso dotate di timer incorporato, consentono di programmare l’accensione e lo spegnimento, ottimizzando il consumo e liberando l’utente dall’onere di collegare o scollegare le luci ogni sera. I pannelli solari, sebbene meno performanti nelle brevi giornate invernali, sono ideali per i punti esposti al sole, offrendo una soluzione ecologica e totalmente autonoma dal punto di vista energetico. L’attenzione alla praticità operativa è fondamentale per assicurare che l’allestimento luminoso sia fonte di gioia e non di stress gestionale.
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