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Attualità

La puzza del pesce per fumare meno

L’olezzo del pesce in decomposizione può aiutare i fumatori a smettere

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Un nuovo studio sul Journal of Neuroscience suggerisce che le associazioni che il cervello fa mentre dorme possono avere effetti  nelle ore di veglia. I ricercatori hanno esposto alcuni volontari all’odore del pesce marcio e sigarette, mentre  dormivano ed hanno scoperto che arrivavano a fumare meno.


puzzaRicercatori provenienti da Israele e Stati Uniti volevano vedere se le associazioni cervello “imparate” nel loro sonno si potevano applicare alla vita quotidiana. Hanno testato 66 fumatori cercando di  farli smettere esponendoli a vari odori durante un pernottamento in un laboratorio del sonno. Un gruppo lo si è fatto dormire in un mix di fumo di sigaretta e cose come pesce marcio o uova. Un altro gruppo  ha avvertito quegli stessi odori, ma uno alla volta. Un terzo gruppo di volontari ha annusato la combinazione di sigarette e roba puzzolente quando erano svegli.In seguito è stato verificato quanti tra i partecipanti aveva fumato durante la settimana successiva, ed i ricercatori hanno scoperto che le persone esposte al mix di olezzi e fumo di sigaretta mentre erano addormentati avevano fumato meno sigarette rispetto a quelli degli altri due gruppi. Ciò è accaduto malgrado il fatto che quei soggetti non avevano alcun ricordo degli odori.Si tratta di una significativa scoperta, per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” che oltre  a svelare importanti aspetti sulle capacità cognitive apre significativi spiragli contro la lotta al tabagismo.

Attualità

Artefici del nostro destino. Questione di (s)palle

È il momento di riscrivere il sistema Salento, le nostre organizzazioni, governative e
non; di cercare ogni strada fino a scoprire la migliore che porta a ripensare presente e futuro

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Era ottobre, l’11 per la precisione, correva l’anno 1962, di un giovedì come tanti ed in occasione di uno storico Concilio, il Pontefice Giovanni XXIII, proferì queste parole: «A noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo».
Anch’io, (come il Papa Buono) non mi accoderò alla pletora di profeti di sventura che vogliono questa pandemia madre di tutte le iatture e figlia di ogni problema che incatena la nostra vita e tarpa le nostre ali.
Questo, certo, rimarrà un anno memorabile, al pari di tanti altri che nel corso della storia hanno funestato l’esistenza dell’essere umano. Allora, mi chiedo: se fosse l’alba di un nuovo avvenire? Se, come spesso accade, desse la stura ad un nuovo metodo e modo di concepire il futuro?
Con la nostra inchiesta (clicca qui) abbiamo cercato di sondare il midollo della spina dorsale economica, il commercio, del nostro Salento.
Tranne alcuni isolati sussurri, il coro dei rappresentanti del commercio ha bollato il periodo come «terribile, un dramma, una ecatombe, un periodo dal quale difficilmente ci si potrà risollevare».
Bene! Questa è la radiografia dello stato ad oggi, nulla di nuovo, l’avevamo già testato sulla nostra pelle nella scorsa primavera, ma per contro cosa abbiamo fatto allora e cosa stiamo cercando di fare oggi per trovare una via d’uscita?
Qui non si tratta di essere iperottimisti, di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, ma solo di essere realisti. Siamo gli artefici del nostro destino: il futuro sarà come lo disegneremo noi. Rimbocchiamoci le maniche, agiamo senza aspettare che qualcun altro si sporchi le mani per noi.
A cosa serve stare insieme, associarsi, fare comune se non a discutere e trovare, insieme, delle soluzioni?
Questo è il momento di riscrivere, insieme, il sistema Salento, le nostre organizzazioni, governative e non; di cercare, insieme, ogni strada fino a scoprire la migliore che porta a ripensare l’oggi ed i progetti futuri.
Chi, solo 15 anni fa, avrebbe scommesso 1 euro sulla buona riuscita del Salento, del suo turismo, dei suoi prodotti, della originalità e bellezze della nostra terra?
Chi nel mondo conosceva, che so, la puccia, la frisa, la paparotta, il tramonto (spettacolare) di Porto Cesareo, Otranto, o la piscina naturale di Marina Serra a Tricase?
Chi avrebbe scommesso sulle luminarie, le ceramiche salentine, che oggi adornano, nel mondo, i negozi Dior (grazie, Maria Grazia…)?
Tutto questo è frutto di menti visionarie, (vero) ma anche di onestà, di coraggio, di abilità e competenza.
Questo è quello di cui abbiamo bisogno, continuare a frignare non porta da nessuna parte. Cediamo il passo a chi nella comunità, nella politica, nell’associazionismo, mostra lungimiranza, mostra aperture, ricerca soluzioni ed è pronto a perseguire nuove strade.
Oggi il mondo lo si può bere in un bicchiere. La globalizzazione, la tecnologia, internet, i social, imbandiscono continuamente nuove tavole alle quali solo chi dimostrerà coraggio e perspicacia si potrà sedere: dimostriamo, insieme, come nella nostra vera natura di salentini, di avere tale reputazione e di saper essere all’altezza.




Luigi Zito


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Denuncia delle violenze patite: nelle caserme si accendono le “stanze arancioni”

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In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, da oggi saranno illuminate di arancione le caserme dell’Arma dei Carabinieri che ospitano le 150 stanze del progetto “Una stanza tutte per sé”, nato per assistere la donna nel delicato momento della denuncia delle violenze subite, grazie a una collaborazione istituzionale tra l’Arma e il Soroptimist International d’Italia, l’associazione di donne impegnate nel sostegno all’avanzamento della condizione femminile nella società.





“Una stanza tutta per sé” è un ambiente allestito in modo che la donna possa sentirsi a proprio agio nel raccontare di volta in volta le emozioni negative vissute, accolta in un luogo dedicato da personale specializzato.





Per questo il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Gen. Giovanni Nistri e la Presidente del Soroptimist Mariolina Coppola hanno sottoscritto un formale protocollo finalizzato a disciplinare l’attività di collaborazione nell’ambito del progetto “Una stanza tutta per sé”, contenente le linee guida per l’arredamento delle stanze che deve tener conto della psicologia dei colori e delle immagini. Ogni stanza, inoltre, è dotata di un sistema audio-video per la verbalizzazione computerizzata che evita alla vittima più momenti di testimonianza e che può servire per la fase processuale successiva. 




In ogni caserma, dove lo spazio lo ha consentito, è stato previsto un angolo per l’accoglienza o lo svago dei bambini che accompagnano la mamma, che potrebbero essere stati oggetto di violenza diretta o assistita. 





L’invito a una maggiore sensibilizzazione verso la violenza di genere e l’attività dei club locali del Soroptimist hanno consentito al progetto di estendersi in poco tempo in moltissime caserme italiane, oggi illuminate simbolicamente di arancione secondo quanto previsto dalla campagna internazionale “Orange the World”, a cui anche Arma dei Carabinieri e Soroptimist hanno aderito. 


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Vaccinazioni Covid: priorità per 49mila pugliesi

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Il piano di vaccinazione nazionale prevede delle categorie che per prime potranno vaccinarsi a fine gennaio, quando, secondo quanto anticipato dal ministro Roberto Speranza, dovrebbe essere consegnata la prima tranche di dosi, per circa 1,7 milioni di dosi.





Sono circa 49mila i pugliesi che rientrano nella fascia di coloro che potranno sottoporsi per primi alla vaccinazione anti Covid. Come indicato in una lettera inviata dalla Regione Puglia al commissario straordinario Domenico Arcuri, si tratta degli operatori sanitari, poco più di 35mila, degli anziani ospiti delle Rsa, circa 10mila, e dei collaboratori e dipendenti delle residenze sanitarie, poco più di 4mila.




Le strutture pugliesi che dispongono di frigoriferi capaci di raggiungere temperature molto basse, sino a -80 gradi, e, quindi, nella possibilità di conservare i vaccini anti Covid sono state individuate. Sono in tutto 22.


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