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Castrignano del Capo

Aumentano i contagi Covid: spicca Castrignano del Capo

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Sono 16mila e 794 gli attualmente positivi al Covid-19 in provincia di Lecce.





Questi i numeri sui contagi registrati ad oggi dall’ASL e resi noti nel report settimanale.





Numeri che, ovviamente, contano solo quanti hanno riscontrato la loro positività attraverso canali ufficiali, come ospedali e farmacie.





Non vengono qui conteggiati quanti positivi fuori dal cosiddetto tracciamento, ossia positivi a tamponi rapidi effettuati in ambiente domestico o positivi che non si sottopongono a test.




Il totale sale ancora rispetto ad una settimana fa e vede Castrignano del Capo registrare il tasso più alto di contagi per abitanti.





Nel documento che è possibile consultare cliccando qui di seguito, il dato completo dai singoli Comuni della provincia di Lecce.






Alessano

Statale 275, arriva l’ora del secondo lotto

La prossima settimana la Conferenza dei Servizi a Bari: 6 Comuni si preparano a discutere del tratto tra Montesano e Castrignano del Capo

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Mentre l’iter per il primo lotto della nuova strada statale 275 continua la sua corsa contro il tempo, si avvicina l’ora del secondo.

Se infatti il tratto a nord (da Maglie a Tricase), quello ritenuto più urgente, punta l’estate per l’affidamento dei lavori, il restante lotto, quello a sud che andrà da Montesano a Castrignano del Capo, si approssima ad una data importante.

Il prossimo 20 gennaio a Bari infatti si terrà la Conferenza dei Servizi in merito ai lavori della 275 che interesseranno il percorso che attraversa i Comuni di Montesano, Andrano, Tricase, Alessano, Gagliano del Capo e Castrignano del Capo. Una lingua di asfalto meno vicina ai centri nevralgici della provincia e meno trafficata di quella primo lotto che, per questi motivi, nel tempo, è stata considerata non prioritaria rispetto al tratto tra Maglie e Tricase (secondo alcuni un suo rifacimento sarebbe addirittura superfluo).

Si tratta tuttavia di un’opera anche qui importantissima. Perché se è vero che la sua importanza strategica può (secondo alcuni) risultare inferiore a quella del primo lotto, è anche vero che in questo tratto la strada statale 275 si annoda in un pericoloso intreccio con i centri abitati dei Comuni interessati. Molti dei quali vedono il cuore dei loro paesi attraversato quotidianamente dal traffico della 275, con gli annessi e connessi che ne conseguono. Senza dimenticare altre rilevanti peculiarità della zona, come ad esempio quella di Leuca che con il suo porto rappresenta un importante snodo turistico tra Ionio e Adriatico.

I Comuni sopra citati prederanno parte alla Conferenza dei Servizi della prossima settimana, che possiamo considerare una prima immateriale pietra a posa dell’opera. In vista dell’appuntamento di Bari, sono previsti Consigli Comunali nei vari Municipi, al fine di raccogliere richieste e proposte da presentare in Conferenza. L’appuntamento sarà occasione, per ciascuno, per dar valore alle necessità del proprio centro abitato e per tutelarne interessi e ristori.

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Attualità

Il Natale di una volta, il racconto di…

Lo scrittore e poeta di Castrignano del Capo ricorda come erano le festività natalizie quando lui era bambino

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Quanto era bello per noi bambini, con quelle solenni ma genuine festività natalizie di una volta!
L’ansia iniziava già molti giorni prima di Natale. In ogni casa ci si organizzava, se pur in modo semplice e con piccole cose casarecce per lo svolgimento di tutte le feste Natalizie. Il profumo dei candidi gelsomini si spandeva in ogni luogo. Sembrava fiorissero apposta per Natale, nelle campagne del sud Salento e nei giardini crescevano in quantità e venivano raccolti in abbondanza, per ornare case e chiese.
Nella Parrocchia ecclesiale, l’Altare veniva addobbato di questi fiori già da quando iniziava la novena, con noi bambini felici di essere presenti a quelle funzioni serali.
Era bello intonare tutti insieme i canti dedicati a Gesù bambino, particolarmente Tu scendi dalle stelle: l’inno di Natale tradizionale che si cantava dappertutto, anche nelle scuole.
Il clima delle festività si permeava nell’aria e tra la gente, come l’attesa di una vita nuova piena di speranza e di amore tra le persone che si pacificavano per qualche screzio avuto precedentemente.
Dai camini fuoriusciva il fumo aromatizzato di frittelle, “pittule, purcidduzzi, cartellate” e altre delizie tipo lo stoccafisso (pesce secco), alimento tradizionale per il cenone di Natale. Veniva tagliato a pezzetti una settimana prima e messo a mollo per ammorbidirlo. Vettovaglie che allora erano esclusività solo per Natale e Capodanno.

LA MESSA DI MEZZANOTTE

E poi la celebrazione della messa solenne nella notte: a mezzanotte in punto si scopriva da un drappo di stoffa bianca il giaciglio dove era adagiata la statuetta di Gesù bambino.
Subito partiva il grande applauso, sia dai presenti in Chiesa che dalle case, dove anche gli abitanti aspettavano davanti al fuoco, che doveva essere abbondante, per riscaldare l’ambiente e la Madonna quando avrebbe partorito.
Rimanevamo tutti svegli, aspettando la mezzanotte, trascorrevamo il tempo raccontando storielle o festeggiando con giochi fatti in casa, finché contemporaneamente all’orario stabilito, si ripeteva anche lì, il rito dell’avvento.
Intanto, fuori nelle piazze del paese si era accumulato la enorme catasta di legname di ogni tipo, e già un’ora prima era stato acceso il grosso falò (la fòcara o fuoco di Natale) con tutta la gente intorno a festeggiare e cantare in allegria. Cominciavano ufficialmente così, le feste Natalizie: quindici giorni gioiosi con giochi e scambi di regali che consistevano soprattutto in delizie e provviste di cibo oppure in vestiario.
Bambini e ragazzi, per i regali, dovevano ancora aspettare fino al giorno della Befana.
Anche in questo caso si trattava per lo più di caramelle, cioccolatini e, a volte, di un po’ di… carbone.
Tuttalpiù nelle famiglie con più possibilità, nella calza vi erano bamboline per le femminucce e delle piccole pistole da cowboy per i ragazzini. Erano talmente graditi che diventavano un pregio gelosamente custodito, giocattoli che resistevano integri per anni come fossero preziosi, quasi sacri. Ricordo nelle scuole le poesie e le letture, che raccontavano tutta la storia della notte di Natale, quando Giuseppe, Maria e l’asinello giravano per Betlemme in cerca di un rifugio. E la poesia più declamata era La Notte Santa di Guido Gozzano (…).

LA LETTERIA DI NATALE

Altre poesie venivano insegnate agli scolari e imparate a memoria per poi recitarle in casa o nelle occasioni di festeggiamenti in comitiva. Più importante, per noi ragazzi, era la letterina di Natale o i pensierini dettati dalle suore ai più piccoli.
Mentre a noi che andavamo già a scuola, veniva dettata dagli insegnati, ma solo nei primi anni, successivamente, ognuno la doveva scrivere da solo.
La letterina aveva il pregio dell’intimità tra figli e genitori, in occasione della nascita di Gesù bambino.
Oltre ad augurare benessere e salute, ci apprestavamo a chiedere perdono di tutte le mancanze fatte ai danni di mamma e papà, con la promessa che saremmo stati più bravi e ubbidienti. Una promessa sincera… solo per quel giorno, ma dimenticata già quello dopo!
Respiro ancora l’ansia nell’attesa di leggere quella letterina che doveva rimanere segreta fino quando non si era tutti al pranzo di Natale, seduti intorno allo stesso tavolo. Ogni bambino aveva la sua, che veniva segretamente nascosta sotto il piatto.
Ci guardavamo negli occhi per stabilire chi doveva cominciare per primo.
Si aspettava il momento buono, quando tutti erano presi dalle bontà servite in tavola; scattava il via e subito il primo si alzava in piedi, prendeva la lettera da sotto il piatto e, come se fosse una sorpresa, cominciava a declamarla nel silenzio più assoluto. Finito di leggere, faceva il giro del tavolo partendo dai genitori, li baciava per primi e poi man mano faceva lo stesso con gli altri. Ognuno ripeteva lo stesso rito ricevendo un regalino, un soldino o delle lusinghe di bravura, elargite con affetto e con amore.
Come con la letterina di Natale, si scriveva anche quella per Capodanno, col solito rito e il solito intento di chiedere perdono per tutte le mancanze dell’anno vecchio e la promessa di essere più bravo e ubbidiente nel nuovo anno.

PIRIPORTO QUANTI NE PORTO?

Finito di mangiare, dopo aver sistemato tutto, ci si organizzava per giocare tutti insieme. Spesso si univano anche altri parenti o vicini di casa, più gente c’era, meglio si stava. Ricordo i primi giochi innocenti, quelli con i ceci arrostiti o con mandorle di pigne.
Consisteva nello stringerne un numero da uno a dieci, nel pugno della mano, e fare indovinare al concorrente di turno il numero esatto.
La Frase in gergo era “Piriporto quanti ne porto?”. Se si azzeccava il numero esatto, si prendeva quel contenuto, diversamente si doveva restituirne lo stesso numero. Oppure si giocava con tutte e due le mani chiuse a pugno, di cui una vuota mentre l’altra conteneva la posta in gioco. La frase, sempre in gergo, era “Piripì- piripà, in quale mano sta?”. Si giocava a turno, ognuno con le stesse opportunità. Le pigne erano l’articolo più diffuso per quasi tutti i giochi. Frutto che per tutto il mese di dicembre e oltre, era venduto in quantità sia ai mercati con cataste messe per terra, che nei negozi di frutta. Inizialmente il costo variava dalle 5 alle 10 lire, in base al numero e alla grossezza del frutto.

DALLE CARTE ALLA TOMBOLA

Anche le carte da gioco si prestavano all’uso. Spesso per noi ragazzini, erano quei mazzetti di carte economiche, a taglio piccolo. Si giocava in diversi modi.
A mazzetto era il più frequente, in modo che potessimo giocare tutti insieme. La posta in palio, erano le solite mandorle quando i giocatori erano misti, piccoli e grandi; mentre, con le carte grandi, normali giocavano gli adulti, con in palio i soldini, da 5 o 10 Lire.
La tombola giunse qualche anno dopo. Questo nuovo gioco fu molto gradito, prese subito piede nei raduni organizzati dalla Parrocchia o altre associazioni in diverse serate. Finché, pure nelle case private, la tombola si faceva preferire a tutti i giochi precedenti. Spesso per segna-numeri, si utilizzavano i fagioli o i chicchi di grano. In palio, inizialmente, erano le solite mandorle, finché i soldi diventarono più disponibili e seducenti.
Solo in seguito arrivarono le prime radio ed i giradischi e quelle poche case in cui risuonava la musica, si riempivano di grandi e piccini. Si ballava e si cantava, senza distinzione di età, tutti affascinati dalla misteriosa novità. Finiva così l’era dei giochi innocenti e genuini che ci riempivano il cuore di gioia e la mente di soddisfazione. Sostituiti dal fascino degli apparecchi tecnologici che aumentavano in modo veloce seguendo a ruota l’innovazione sempre più sofisticata, fino all’invasione della tecnologia.
Attualmente le feste natalizie, pur conservando la solennità, si riducono ad uno stimolo al consumo a scapito dell’antico raduno, senza distinzione di età. Le famiglie, oggi, subiscono separazioni generazionali che spezzano l’armonia.
Lasciando così entrare la solitudine nelle case e l’amarezza nell’animo. Molto peggio della miseria economica dei tempi passati che si superava con quella unità che riempiva il cuore di gioia vera, affetto, allegria e amore, che lasciavano tracce indelebili nell’animo di ognuno di noi.

Vittorio Buccarello

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Attualità

Flagging Out: yacht con bandiere straniere sconosciute al fisco nei porti salentini

Le fiamme gialle indagano: nei nostri porti 11 imbarcazioni da diporto battenti bandiera estera; per otto di esse (5 belghe, 2 francesi ed una inglese), la mancata compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi da parte dei rispettivi titolari, per un valore complessivo di circa 714mila euro. Scoperti due evasori totali, proprietari di imbarcazioni di lusso

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Nel corso di un’attività di controllo delle coste e degli approdi pugliesi, i finanzieri della Sezione Operativa Navale di Otranto, con il coordinamento del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari, hanno individuato, nei porti salentini, undici imbarcazioni da diporto battenti bandiera estera, di fatto appartenenti a cittadini italiani.

Tale circostanza ha fatto scattare la verifica degli obblighi fiscali che disciplinano la proprietà di imbarcazioni all’estero, riscontrando, per otto di esse (5 belghe, 2 francesi ed una inglese), la mancata compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi da parte dei rispettivi titolari, per un valore complessivo di circa 714mila euro.

Gli ulteriori approfondimenti di natura tributaria e fiscale finalizzati alla verifica di coerenza delle dichiarazioni dei redditi con la reale capacità reddituale/contributiva hanno consentito di scoprire due evasori totali, proprietari di imbarcazioni di lusso.

Il considerevole incremento di bandiere estere issate sulle imbarcazioni da diporto di proprietà di cittadini italiani, rilevato dalle Fiamme Gialle aeronavali della Puglia negli ultimi periodi, è riconducibile al cosiddetto fenomeno del flagging out, che consiste nella condotta posta in essere da parte di taluni proprietari e armatori di yacht i quali, al fine di contenere i costi complessivi di gestione di una unità navale, ricercano registri navali esteri per conseguire una riduzione delle voci di spesa relative, ad esempio, alle dotazioni di sicurezza, equipaggiamenti, assicurazioni e/o imposte.

Infatti, molti proprietari di imbarcazioni da diporto, in alcuni casi yacht di lusso, preferiscono emigrare, solo sulla carta, verso registri navali esteri, dismettendo così la bandiera nazionale, nel tentativo di realizzare una notevole riduzione dei costi di gestione e di occultarne il possesso al Fisco italiano.

La costante azione di sorveglianza della flotta aeronavale della Guardia di Finanza mira a presidiare il mare, lo spazio aereo sovrastante e i circa 800 km di costa pugliese, in stretto e continuo coordinamento con i Reparti territoriali, investigativi e speciali presenti sul territorio.

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