Connect with us

Approfondimenti

Ci sono più di due auto ogni tre leccesi

I 95.253 residenti risultano intestatari di ben 66.915 auto. Tutti i dati sul parco veicolare in città e in  provincia, suddiviso per categorie e tipo di alimentazione

Pubblicato

il

Uno studio condotto dal data analyst, Davide Stasifotografa i veicoli circolanti in provincia di Lecce.


Se ci fossero 63.502 vetture intestate ai residenti del capoluogo, vorrebbe dire che sarebbero esattamente due ogni tre abitanti, considerato che i cittadini sono 95.253 (dato aggiornato al 31 dicembre 2021). Ma i leccesi risultano proprietari di ben 66.915 auto, pari al 12,9 per cento del totale provinciale (520.374, in base al Pubblico registro automobilistico). Nel 2015 si contavano 63.532 veicoli e, dunque, in questi anni sono anche aumentati.


L’attuale indice, espresso in termini percentuali, si attesta al 70 per cento. In altre parole, è come se il 70 per cento della popolazione leccese avesse e guidasse una macchina, compresi i minorenni e gli anziani.


In dettaglio, ci sono 8.175 vetture immatricolate prima del 31 dicembre 1992 e sono indicate come “euro 0”. Rappresentano il 12,2 per cento del totale (66.915) ma non è detto che siano tutte ancora circolanti perché alcune di queste sono anche da collezione.


Ci sono, poi, 1.555 auto che rispettano la normativa “euro 1»”, in quanto immatricolate a partire dal primo gennaio 1993 e corrispondono al 2,3 per cento. Sono 5.385 i veicoli che osservano la normativa “euro 2” (sono state immatricolate dal primo gennaio 1997) e corrispondono all’8 per cento. Sono 8.280 le auto che rispettano la normativa “euro 3” (sono state immatricolate dal primo gennaio 2001) e sono pari al 12,4 per cento.


La maggior parte, vale a dire il 26,7 per cento del dato complessivo, segue la “euro 4” (sono state immatricolate dal primo gennaio 2006): si tratta di 17.851 mezzi. Ed ancora, 10.989 veicoli rispettano la “euro 5” (sono state immatricolate dal primo gennaio 2011), pari al 16,4 per cento. Altre 14.582 osservano la normativa “euro 6” (immatricolate dal primo settembre 2015) e corrispondono al 21,8 per cento del dato complessivo, a cui se ne aggiungono 98 non definite, per un totale di 66.915 auto.


Sempre intestati ai leccesi risultano 12.398 motocicli, pari al 15,8 per cento del totale provinciale (78.266) e 7.353 veicoli commerciali, pari all’11,4 per cento del totale provinciale (64.758). Ci sono anche 166 trattori stradali, pari al 13,4 per cento del totale provinciale (1.236) e 147 autobus, pari al 12,6 per cento del totale provinciale (1.170)

I salentini residenti in provincia posseggono 679.829 mezzi, di cui 520.374 autovetture; 78.266 motocicli; 57.057 autocarri per il trasporto delle merci; 10.815 motocarri e quadricicli per il trasporto delle merci; 7.701 autoveicoli speciali; 2.018 rimorchi e semirimorchi per il trasporto delle merci; 1.236 trattori stradali o motrici; 1.170 autobus; 698 rimorchi e semirimorchi speciali; 494 motoveicoli e quadricicli speciali.


Davide Stasi


«In generale», spiega Davide Stasi, «la consistenza del parco veicolare leccese è aumentata negli ultimi anni e si è anche lentamente rinnovata, grazie soprattutto agli eco-incentivi, introdotti al fine di poter rispettare le direttive europee in materia di emissioni di anidride carbonica. L’incremento delle auto ibride ed elettriche, seppur in crescita, rappresenta ancora una quota di nicchia. Dal punto di vista del tipo di alimentazione, infatti, almeno fino agli ultimi due anni, le auto alimentate a gasolio continuavano ad aumentare, mentre per le auto alimentate a benzina si verificava il contrario. A Lecce, così come nel resto della provincia, la gran parte delle auto consuma gasolio (262.146 auto) che ha scavalcato la benzina (203.794). Alcune macchine montano motori esenti dal pagamento del bollo, ma non sempre c’è di mezzo la passione per le auto storiche; a volte, ci si arrangia per pura necessità».


C’è, però, un aspetto da tenere in considerazione: la sicurezza stradale.


«Il rinnovo del parco auto», aggiunge Stasi, «non solo riduce le emissioni inquinanti, ma soprattutto aumenta i livelli di sicurezza. Sulle vetture di nuova fabbricazione, infatti, è obbligatorio installare dispositivi sempre più efficienti. Riguardo ai provvedimenti che possono agevolare il ricambio dei mezzi in circolazione, si va dagli incentivi alla rottamazione per l’acquisto di veicoli con migliori prestazioni, ai disincentivi all’uso di mezzi obsoleti (con premi assicurativi e pedaggi autostradali più elevati), nonché ricorrendo alla defiscalizzazione per le aziende che si dotano di flotte più ecologiche».



Approfondimenti

Come proteggere da virus e batteri con la mascherina chirurgica

Pubblicato

il

Mascherina Chirurgica

A seguito della pandemia da Covid-19 la mascherina chirurgica è divenuta obbligatoria al fine di ridurre la diffusione del virus così da proteggere la salute non solo propria ma anche degli altri.
Nonostante non sia più obbligatorio indossarla né al chiuso né all’aperto, salvo casi eccezionali come i trasporti pubblici, gli ospedali e qualsiasi altra struttura sanitaria, la stessa ha svolto un ruolo fondamentale in questo particolare periodo storico dal momento che ha ridotto la diffusione del virus.
Per acquistare dispositivi sicuri e di qualità, è bene affidarsi a realtà specializzate nel settore che sappiano indirizzare l’utente verso l’articolo più adatto alle proprie necessità. A tal riguardo, è possibile fare riferimento alla mascherina chirurgica su Rs Components, azienda leader nel settore industriale ed elettronico nel cui catalogo è presente un’ampia gamma di prodotti relativi alla sicurezza, tra cui quelli per la protezione per vie respiratorie.

Portali e-commerce: i diversi modelli di mascherina

Il portale sopra menzionato offre ai propri utenti differenti tipologie di mascherine da poter utilizzare in più contesti lavorativi: dai trasporti alla sanità, come anche le pulizie domestiche e commerciali o la ristorazione. Tutto ciò fa sì che chi è tenuto ad indossarla nello svolgimento della propria professione può trovare l’articolo giusto adatto a tutelare la salute propria e degli altri avendo, tra l’altro, l’opportunità di applicare appositi filtri (colore, marchio, veli, quantità per confezione, taglia/dimensione, strato e molti altri) risparmiando tempo, energia e denaro.
Naturalmente, nella suindicata pagina web vi sono, oltre alla mascherina chirurgica, quelle riutilizzabili e monouso caratterizzate da diversi materiali come polipropilene, tessuto, poliestere o polietilene.

Inoltre, i consumatori hanno a loro disposizione i medesimi prodotti aventi differenti livelli di spessore; infatti, possono avere maschere facciali da uno a quattro veli in base alle loro necessità. Ad esempio, le mascherine a tre o quattro veli sono le più idonee a contrastare batteri o virus in quanto i molteplici strati sono in grado di proteggere tutti coloro che ne usufruiscono sia dai germi che dalla polvere. Oltretutto, questi prodotti sono stati progettati in modo da poter non solo assorbire sudore, acqua o saliva, ma, al contempo, di resistere al sangue o ai fluidi corporei, a dispetto delle altre le quali essendo meno spesse non risultano essere perfette per tutelare l’incolumità fisica degli interessati. Per tale ragione, queste ultime sono utilizzate, principalmente, nei settori domestici o industriali escludendo gli ambiti sanitari.

Perché è importante rivolgersi ai migliori portali di riferimento del settore?

Come detto, emerge chiaramente quanto sia importante rivolgersi ai giusti professionisti prima di procedere all’acquisto in modo che le esigenze dei potenziali acquirenti possano essere soddisfatte.
Oltre a ciò, i succitati e-commerce assicurano agli utenti innumerevoli servizi: innanzitutto, trattandosi di store online i consumatori possono selezionare gli articoli desiderati comodamente dalla propria dimora o dalla sede lavorativa senza doversi recare fisicamente al negozio potendo, altresì, servirsi sia di diverse modalità di pagamento eseguite in totale sicurezza informatica che di consegne rapide e, altrettanto, sicure.

Da ultimo, e non per minore importanza, nel rispetto dei principi di trasparenza e di garanzia, i clienti hanno la possibilità di contattare i succitati portali attraverso contatti telefonici o indirizzi di posta elettronica ordinaria così da poter ottenere informazioni o eventuali delucidazioni che consentono a costoro di saper valutare la qualità del prodotto. Per giunta, tali pagine web offrono agli utenti schede tecniche e materiale didattico per ciascun articolo inserito nel catalogo affinché costoro possano capire in autonomia il funzionamento di taluni prodotti.

Continua a Leggere

Approfondimenti

Il potere dei legumi: tutti i benefici di un cibo buono e salutare

Il loro basso contenuto di grassi e la percentuale praticamente nulla di colesterolo, uniti all’importante apporto proteico, fanno dei legumi…

Pubblicato

il

I legumi sono l’ingrediente perfetto per ogni stagione. Con il loro carico di proteine naturali possono aiutarci a creare piatti ricchi e saporiti: in inverno creando zuppe con l’aggiunta di ortaggi e odori differenti, mentre per i climi più caldi si possono inventare insalate di qualsiasi tipo. 

I benefici dei legumi

I segreti per un perfetto utilizzo dei legumi in cucina sono diversi e possono aiutarci per variare diete e menù a piacimento. C’è infatti la possibilità di poter contare su una vastissima gamma di tipologie, sapori e preparazioni. 

Il loro basso contenuto di grassi e la percentuale praticamente nulla di colesterolo, uniti all’importante apporto proteico, fanno dei legumi uno tra gli ingredienti più salutari che si possono utilizzare in cucina. Da non sottovalutare poi l’alto contenuto di fibre di cui sono provvisti: assumere alimenti ricchi di fibre rientra infatti tra i consigli per prendersi cura della flora batterica intestinale, come si può leggere in vari contenuti informativi, ed è essenziale per assicurarsi una sana regolarità. 

Essendo i legumi un alimento molto saziante e povero di grassi, sarebbe opportuno portarli in tavola fino a tre volte alla settimana, così da abbassare il senso di fame e garantire al corpo un apporto sostanzioso di nutrienti. 

Un aspetto che non molti conoscono è quello inerente al contenuto di calcio, relativamente alto e importante per il benessere delle ossa e dei denti. Insomma, scegliere di cucinare un piatto a base di legumi è positivo sia dal punto di vista del gusto che da quello del benessere.

Quali sono e che tipologie esistono

Come riconoscere però i differenti tipi di legumi, da cui dipendono le varie preparazioni? Come visto, i legumi sono di molti tipi e questo li rende degli ingredienti ideali per ricette sfiziose e variegate. È innanzitutto importante distinguere tra quelli freschi e quelli secchi. 

I primi sono più rapidi da cucinare e non hanno bisogno di essere lasciati in ammollo, tuttavia si conservano per meno tempo rispetto agli altri. Grazie alla loro importante concentrazione d’acqua, i legumi freschi sono decisamente più salutari, visto che hanno una minore concentrazione di calorie. 

Quelli secchi si conservano più a lungo e hanno bisogno anche di una notte in ammollo per poter essere cucinati. Secondo i nutrizionisti, i legumi secchi sono dei veri e propri integratori naturali, vista la grande concentrazione di nutrienti che portano con sé. 

Quelli in scatola, invece, sono i più semplici da portare in tavola. Tra questi particolarmente in voga sono i ceci, spesso utilizzati per guarnire insalate e alla base di moltissime preparazioni. Il liquido, che spesso viene scartato, è commestibile e utilissimo per una giusta conservazione. Essendo già precotti, i legumi in scatola non hanno bisogno di lunghe cotture, e spesso possono essere consumati appena estratti dalla confezione. 

In molti tendono ad accomunare ortaggi e legumi, non distaccandosi troppo dalla realtà: i legumi, infatti, sono delle verdure che appartengono al gruppo di ortaggi da seme. E come le verdure fanno benissimo al nostro organismo.

Continua a Leggere

Approfondimenti

La politica, il localismo, il distacco dei cittadini e il non voto

Il 12 Giugno si vota per i Referendum e le Amministrative. Disamina di come cambia la poilitica ed i cittadini

Pubblicato

il

Il prossimo 12 giugno si voterà per i referendum sulla giustizia e per le amministrative in centinaia di Comuni italiani (16 i comuni in provincia di Lecce).
Prescindendo in questo momento dal problema dei referendum, è opportuno soffermarsi sul senso che possono assumere le amministrative.

In linea di principio, queste ultime, al di là dal loro significato intrinseco, possono costituire per vari aspetti un test sulla tenuta del governo e dei partiti.
Tuttavia le cose non stanno proprio così o quanto meno la situazione è molto più fluida di quanto potrebbe sembrare a prima vita.

Di fatto, sono ormai molti anni che nelle amministrative si è accentuato, particolarmente nei Comuni, i quali per quello che qui ci riguarda sono quelli leccesi, il localismo o come si dice oggi il civismo, ossia il formarsi di liste strettamente rivolte ad affrontare i bisogni del Comune di appartenenza di là da ogni militanza nei cosiddetti partiti nazionali.

Certo, una volta le liste civiche erano liste d’appoggio a quelle ufficiali di un partito o d’appoggio ad un particolare candidato presidente o sindaco.
Ed in realtà oggi anche questo accade, ma per rendersi conto di ciò che sta veramente avvenendo bisogna tener presente il numero dei non-votanti, un numero sempre crescente nelle elezioni politiche e che comincia ad essere significativo anche nelle amministrative, particolarmente nelle grandi città.

Ciò rivela un distacco di buona parte dei cittadini dalla vita politica e dalla stessa fiducia nei partiti. Si tratta di un fenomeno che si è accentuato nella Penisola con la fine delle ideologie che hanno dominato il secolo scorso.

Tale fine ha generato una scissione tra ideale e reale e l’attività politica è stata da molti considerata in funzione di interessi di persone o gruppi e non più come bene collettivo.

Il non-voto è pertanto la testimonianza drammatica di una sfiducia di fondo verso il mondo della politica e l’espressione di una impotenza che sembra far registrare la crisi della democrazia, intendendo quest’ultima come la consapevole partecipazione di tutti alla vita pubblica.

Ma vi è di più: il fenomeno dell’assenteismo elettorale mostra che in Italia (e non solo in Italia) l’andare a votare era frutto non tanto di una sentita educazione civica quanto di una interiore paura di sanzioni.

Paradossalmente (ma non tanto) il non-voto è espressione di una acquisita libertà e di distanza nei confronti di una vita pubblica che si giudica in termini negativi, legati a particolari interessi. In altri termini, è un po’ la visione che fu di Benedetto Croce, ossia della attività politica connessa all’utile e al particolare e non all’universale. Un’attività tra le altre, per dirla in modo drastico, legata soprattutto ad interessi di parte e quindi destinata a coinvolgere come protagonisti i mestieranti di tale attività.
Di qui un sottinteso dualismo di fondo tra la vita del politico di professione e quella del privato cittadino, dualismo che ha permeato gran parte della nostra esistenza repubblicana e soprattutto è stato vissuto all’interno delle coscienze di molti.

Naturalmente questo non vuol dire che le ideologie sono veramente finite. Quelle del passato sono state sostituite da altre, le quali esistono sotto altra forma; si pensi, in sede etica, al relativismo e agli effetti di una globalizzazione vissuta in chiave economica e quindi di sudditanza alle regole del mercato.

Il processo di omologazione in atto su scala mondiale, che vede i suoi effetti nel cancel culture, nel politically correct e così via, comporta una effettiva sudditanza ad un potere anonimo ma estremamente incisivo, che si riscontra molte volte nei social e che praticamente annulla, nella sbandierata democrazia, ogni libertà di analisi critica svolta da competenti. Si tratta di quella che più di settant’anni fa i filosofi Horkheimer e Adorno avevano chiamato industria culturale, ove è chiaro che una cultura che diventa industria (ossia produzione di massa, omologazione) non è più tale.

Ecco allora, di rimando, l’attenzione al recupero dei bisogni concreti, di un agire non astratto ma legato a reali esigenze, capace di affrontare e risolvere situazioni altrimenti stagnanti. Insomma uno spostare l’impegno su ciò che è dimostrabile e fattibile, nella speranza di una condivisione responsabile.

Posizione certamente comprensibile e corretta, ma che non esclude, come ogni umana azione, difficoltà.

In questa prospettiva più ampia e complessa, si può comprendere il favore che ha incontrato, in particolar modo nelle amministrative, la formazione di liste civiche legate, quando va bene, ad un articolato programma e composte da persone che hanno un certo peso da un punto di vista quantitativo (il bacino degli elettori) e qualitativo.

Naturalmente ci può essere il rischio di casi in cui prevalga un velleitarismo di maniera, i cui effetti non potranno che essere negativi.

Di conseguenza esiste una situazione variegata che cambia da Comune a Comune e che non consente prospettive su larga scala. Sono, infatti, liste che si formano secondo i vari contesti e che reclamano come loro forza il voler dare risposte ai bisogni del proprio ambiente.

Tali liste non vanno confuse con i movimenti federalisti e autonomistici come, per il Salento, il Movimento Regione Salento che intende rivitalizzare e riorganizzare in maniera organica tutta l’antica Terra d’Otranto e che pertanto ha uno “Statuto” e un “Manifesto” ben visibili ed un orientamento politico di ampio respiro.

Ciò, invece, che in questa sede si sta prendendo in considerazione è il fenomeno dell’accorpamento di persone in liste con finalità meramente municipali.

Ciò fa sì che in esse possano confluire individui appartenenti a diversi indirizzi politici, generando orientamenti per così dire multidirezionali, anche perché i sindaci neo-eletti per la vita del loro Comune dovranno interagire con rappresentanti dei partiti politici del territorio e della regione.

Per tutte queste ragioni il risultato delle amministrative potrà essere giudicato non soltanto in funzione del rapporto coi partiti nazionali, la maggior parte dei quali attualmente uniti in una alleanza a termine e strumentale, se non proprio rissosa, ma in ragione del significato stesso del reggimento di città che non riescono più a vivere dialetticamente con la vita nazionale e si rinchiudono in se stesse sperperando energie che andrebbero finalizzate verso obiettivi di portata molto più vasta.
Hervé Cavallera

Continua a Leggere
Pubblicità

Più Letti

Copyright © 2019 Gieffeplus