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Cronaca

Due fucili con matricole abrase in casa: 39enne di nuovo nei guai

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Nella tarda serata di ieri, gli Agenti del Commissariato di Taurisano, hanno arrestato Cera Giacomo, un 39enne del luogo per detenzione illegale di armi.
Da qualche tempo l’uomo, già noto alle forze dell’ordine per i numerosi precedenti penali a suo carico, era finito sotto la lente degli agenti con il sospetto che detenesse armi. Sospetto divenuto certezza a seguito della perquisizione eseguita a carico dell’uomo che ha permesso di rinvenire nel giardino pertinente alla sua abitazione due fucili da caccia con matricola abrasa sulle canne e sul castello. Uno dei fucili era stato modificato con il taglio delle canne, Accorgimento, questo, che ne facilita il trasporto. Le armi, apparentemente in ottimo stato, erano occultate tra varie cianfrusaglie che l’uomo accumulava in una sorta di deposito all’aperto e saranno sottoposte ai dovuti accertamenti al fine di risalire alla matricola ed all’eventuale utilizzo in qualche grave delitto.
Le armi sono state, quindi, sequestrate e l’arrestato è stato condotto presso la Casa Circondariale Borgo San Nicola di Lecce a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

Cronaca

Uccisero 22enne a Melissano: in due condannati all’ergastolo

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Condannati alla pena dell’ergastolo Daniele Manni, 39 anni di Casarano, e Angelo Rizzo, 23enne di Melissano, ritenuti colpevoli dell’omicidio di Francesco Fasano, il 22enne di Melissano ucciso il 24 luglio del 2018.





Premeditazione e motivi abietti e futili sono stati riconosciuti dai giudici della Corte d’Assise quali aggravanti.




Freddato con un colpo di pistola alla tempia in un agguato, Fasano fu ucciso nell’ambito dello scontro tra due fazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti a Melissano e nei paesi vicini. Manni rispondeva anche del tentato omicidio dello stesso Fasano e di Pietro Bevilacqua. Manni e Rizzo erano accusati anche di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.


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Aradeo

Catena al cane e 500 euro di multa!

Applicata la legge Regionale n.2/2020 che prevede una sanzione amministrativa da 500 a 1500 euro. Il proprietario dei cani dovrà anche migliorare il luogo in cui tiene gli animali

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Cinquecento euro di multa perchè teneva costretto un cane ad una catena.

Con l’entrata in vigore della legge Regionale n.2/2020 i cani non possono più essere tenuti a catena.

A seguito di una segnalazione, le guardie zoofile Agriambiente di Nardò unitamente al Servizio Veterinario ASL area “c” Lecce nord, sono intervenute ad Aradeo presso un terreno dove vi erano detenuti tre cani, uno dei quali legato con una catena.


Per questa ragione le guardie hanno applicato la nuova normativa che prevede una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 1500 euro.

Il Servizio Veterinario ASL, dopo gli accertamenti del caso, ha anche disposto delle prescrizioni a cui il proprietario dei cani dovrà ottemperare per migliorare il luogo in cui tiene gli animali.

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Cronaca

Maxi sequestro a mafioso

Guardia di Finanza opera sequestro preventivo a un bar, di un circolo ricreativo, nonché le autovetture (tra cui una fiammante Porsche Macan), l’abitazione ed i conti correnti personali, incoerenti con il reddito mensile di poche centinaia di euro dichiarato dal nucleo familiare

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I militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza del Comando Provinciale di Lecce, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo salentino, stanno dando esecuzione ad un provvedimento di sequestro di prevenzione, emesso dalla II Sezione Penale del Tribunale di Lecce, ai sensi del d.lgs. n. 159 del 2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) nei confronti dì un appartenente ad una famiglia mafiosa egemone in alcuni paesi salentini.

La misura scaturisce dallo screening da tempo in corso ad opera della Guardia di Finanza di Lecce nell’ambito dell’attività di monitoraggio e contrasto alla criminalità organizzata ed alle sue infiltrazioni nell’economia legale in costanza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 ancora in atto, anche per impedire che risorse pubbliche possano diventare oggetto di illecita appropriazione.

In tale contesto, sono stati avviati mirati accertamenti tesi a verificare l’esistenza dei presupposti soggettivi (pericolosità sociale) ed oggettivi (sperequazione redditi-investimenti) su un gruppo familiare di Surbo  e soprattutto verificare se gli investimenti ed il tenore di vita,  compresa  la  gestione di un bar, di un circolo ricreativo, nonché le autovetture (tra cui una fiammante Porsche Macan), l’abitazione ed i conti correnti personali, fossero coerenti con il reddito mensile di poche centinaia di euro dichiarato dal nucleo familiare.

All’esito dell’attività, svolta dai Finanzieri del G.I.C.O. di Lecce, è stata avanzata alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce proposta per l’applicazione della misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e il sequestro finalizzato alla confisca di tutti i beni mobili ed immobili il cui valore non ha trovato giustificazione nei redditi dichiarati dal proposto e dai familiari conviventi, risultandone il frutto delle attività delittuose poste in essere, ovvero il risultato del loro reinvestimento.

Particolare attenzione è stata inoltre rivolta a dimostrare la “pericolosità qualificata” del destinatario della misura posto che lo stesso era già stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, nonché l’attualità della sua pericolosità sociale che è stata evidenziata dalle recenti denunce per reati comuni.

In conclusione, l’Autorità Giudiziaria di Lecce, facendo proprie le argomentazioni prodotte dai Finanzieri ha ravvisato la presenza di tutti i presupposti per l’applicazione della misura patrimoniale ed ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di un’abitazione, riconducibile al proposto ed alla sua famiglia, sita a Surbo, ritenendo che, al pari degli altri investimenti famigliari, non possa che essere il frutto del reimpiego dei guadagni scaturenti dalle attività criminose nelle quali il soggetto risulta tuttora essere dedito.

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