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Cronaca

Tra ritardi e polemiche: il secondo giro di tamponi nella scuola di Tricase

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Si sta tenendo stamattina il secondo giro di tamponi sui bambini e sul personale della scuola materna di via Pertini a Tricase.





Gli stessi che la settimana scorsa, in due turni, erano stati già sottoposti ad un primo test ed erano risultati tutti negativi.





I primi tamponi sono stati effettuati dall’Asl proprio nel plesso scolastico dopo che una docente era risultata positiva al Covid.





Ora, come da prassi, arriva il momento del secondo test per tutti i contatti, quindi per bambini e personale scolastico.




Alla giornata di oggi si è arrivati tra forti polemiche. Nonostante infatti sia previsto un secondo tampone per appurare definitivamente la negatività riscontrata nel primo, diversi genitori si sarebbero opposti al sottoporre i proprio figli nuovamente al test.





Vicissitudini di questi giorni alle spalle, stamani è partito il secondo turno, ma non senza intoppi: la convocazione per le famiglie era alle 9e30 ma l’Asl ha effettuato i primi tamponi attorno alle 11.





L’attesa di gruppo ha fatto crescere la tensione. In un momento già delicato, come quello vissuto da due settimane a questa parte dagli interessati, una nuova fila non ha certo restituito tranquillità.





Ora non resta che attendere l’esito degli esami di oggi per poter definitivamente archiviare il caso e tirare un sospiro di sollievo.


Cronaca

Uccisero 22enne a Melissano: in due condannati all’ergastolo

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Condannati alla pena dell’ergastolo Daniele Manni, 39 anni di Casarano, e Angelo Rizzo, 23enne di Melissano, ritenuti colpevoli dell’omicidio di Francesco Fasano, il 22enne di Melissano ucciso il 24 luglio del 2018.





Premeditazione e motivi abietti e futili sono stati riconosciuti dai giudici della Corte d’Assise quali aggravanti.




Freddato con un colpo di pistola alla tempia in un agguato, Fasano fu ucciso nell’ambito dello scontro tra due fazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti a Melissano e nei paesi vicini. Manni rispondeva anche del tentato omicidio dello stesso Fasano e di Pietro Bevilacqua. Manni e Rizzo erano accusati anche di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.


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Aradeo

Catena al cane e 500 euro di multa!

Applicata la legge Regionale n.2/2020 che prevede una sanzione amministrativa da 500 a 1500 euro. Il proprietario dei cani dovrà anche migliorare il luogo in cui tiene gli animali

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Cinquecento euro di multa perchè teneva costretto un cane ad una catena.

Con l’entrata in vigore della legge Regionale n.2/2020 i cani non possono più essere tenuti a catena.

A seguito di una segnalazione, le guardie zoofile Agriambiente di Nardò unitamente al Servizio Veterinario ASL area “c” Lecce nord, sono intervenute ad Aradeo presso un terreno dove vi erano detenuti tre cani, uno dei quali legato con una catena.


Per questa ragione le guardie hanno applicato la nuova normativa che prevede una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 1500 euro.

Il Servizio Veterinario ASL, dopo gli accertamenti del caso, ha anche disposto delle prescrizioni a cui il proprietario dei cani dovrà ottemperare per migliorare il luogo in cui tiene gli animali.

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Cronaca

Maxi sequestro a mafioso

Guardia di Finanza opera sequestro preventivo a un bar, di un circolo ricreativo, nonché le autovetture (tra cui una fiammante Porsche Macan), l’abitazione ed i conti correnti personali, incoerenti con il reddito mensile di poche centinaia di euro dichiarato dal nucleo familiare

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I militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza del Comando Provinciale di Lecce, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo salentino, stanno dando esecuzione ad un provvedimento di sequestro di prevenzione, emesso dalla II Sezione Penale del Tribunale di Lecce, ai sensi del d.lgs. n. 159 del 2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) nei confronti dì un appartenente ad una famiglia mafiosa egemone in alcuni paesi salentini.

La misura scaturisce dallo screening da tempo in corso ad opera della Guardia di Finanza di Lecce nell’ambito dell’attività di monitoraggio e contrasto alla criminalità organizzata ed alle sue infiltrazioni nell’economia legale in costanza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 ancora in atto, anche per impedire che risorse pubbliche possano diventare oggetto di illecita appropriazione.

In tale contesto, sono stati avviati mirati accertamenti tesi a verificare l’esistenza dei presupposti soggettivi (pericolosità sociale) ed oggettivi (sperequazione redditi-investimenti) su un gruppo familiare di Surbo  e soprattutto verificare se gli investimenti ed il tenore di vita,  compresa  la  gestione di un bar, di un circolo ricreativo, nonché le autovetture (tra cui una fiammante Porsche Macan), l’abitazione ed i conti correnti personali, fossero coerenti con il reddito mensile di poche centinaia di euro dichiarato dal nucleo familiare.

All’esito dell’attività, svolta dai Finanzieri del G.I.C.O. di Lecce, è stata avanzata alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce proposta per l’applicazione della misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e il sequestro finalizzato alla confisca di tutti i beni mobili ed immobili il cui valore non ha trovato giustificazione nei redditi dichiarati dal proposto e dai familiari conviventi, risultandone il frutto delle attività delittuose poste in essere, ovvero il risultato del loro reinvestimento.

Particolare attenzione è stata inoltre rivolta a dimostrare la “pericolosità qualificata” del destinatario della misura posto che lo stesso era già stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, nonché l’attualità della sua pericolosità sociale che è stata evidenziata dalle recenti denunce per reati comuni.

In conclusione, l’Autorità Giudiziaria di Lecce, facendo proprie le argomentazioni prodotte dai Finanzieri ha ravvisato la presenza di tutti i presupposti per l’applicazione della misura patrimoniale ed ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di un’abitazione, riconducibile al proposto ed alla sua famiglia, sita a Surbo, ritenendo che, al pari degli altri investimenti famigliari, non possa che essere il frutto del reimpiego dei guadagni scaturenti dalle attività criminose nelle quali il soggetto risulta tuttora essere dedito.

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