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Copertino

In giro con la pistola carica: in tre in manette

Fermati mentre sfrecciavano con una Lancia Y e un’arma detenuta illegalmente

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I militari della Tenenza di Copertino hanno, questa mattin,a tratto in arresto in flagranza di reato tre ragazzi per detenzione di arma da guerra ed arma clandestina e relativo munizionamento.


Si tratta di Giovanni Savina, 19enne, Costica Brinzoi, rumeno 20enne e Gianmarco Calcagnile, 27enne, tutti e tre di Copertino.


Nella mattinata odierna, sulla via che da Copertino porta a Sant’Isidoro, i militari , nel corso di un servizio di controllo del territorio, hanno visto muoversi a velocità sostenuta una Lancia Y con a bordo i tre ragazzi, ed hanno deciso quindi di procedere al fermo dell’autovettura.


Immediatamente riconosciuti dai militari, in quanto già noti alle forze dell’ordine per precedenti attività illecite, in particolare diversi reati contro il patrimonio (furti e rapine) i tre hanno iniziato a dimostrare un eccessivo nervosismo che ha portato i carabinieri ad effettuare una perquisizione personale e veicolare.


Sul fondo del sedile, lato passeggero, in un doppio fondo all’uopo realizzato, i carabinieri hanno trovato una pistola semiautomatica di costruzione cecoslovacca, calibro 9 parabellum, con matricola abrasa. L’arma aveva il colpo in canna ed il caricatore con 10 proiettili.


Immediatamente condotti in caserma i tre ragazzi sono stati tratti in arresto per il reato di detenzione abusiva di arma da guerra (le armi calibro 9 parabellum sono quasi tutte rientranti in questa categoria) e arma clandestina ed alterata (per via della matricola abrasa). Sono stati condotti, dopo gli accertamenti di rito, presso la casa circondariale di Lecce.


Indagini sono in corso al fine di capire perché i tre giovani stessero circolando a quell’ora con quell’arma in macchina mentre approfonditi accertamenti tecnici, balistici e scientifici verranno effettuati dagli uomini dell’Arma sulla pistola sequestrata al fine di verificare se sia stata impiegata in precedenti atti criminosi.






Attualità

Hervé Cavallera, le prossime elezioni e l’inesistente formazione politica

La speranza è in una ripresa della partecipazione politica e di scelte responsabili che tengano presenti effettive capacità operative. Ma è solo una sentita speranza…

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Le dimissioni personali di Draghi e il conseguente richiamo al voto per il 25 settembre prossimo hanno scatenato una serie di problemi, a prescindere dalle ragioni della crisi del governo e di qualunque considerazione sul medesimo.

In primo luogo i tempi brevi e il periodo della campagna elettorale. Tutto deve essere fatto durante la calura estiva e in una Penisola in cui è sempre insidiosa la presenza del covid-19 (per non dire del rischio di incorrere nel vaiolo delle scimmie). Ciò, si capisce, non è molto piacevole, ma quello che particolarmente colpisce è che i partiti si sono rivelati come sorpresi dall’evento con ripercussioni interne insospettabili per i più e con frenetiche ricerche di alleanze.

Così se da una parte le “diserzioni” e i conseguenti cambi di schieramento di noti ministri manifestano dei malanimi sotterranei e gestioni personalistiche, dall’altra si assiste alla volontà di un “abbracciamoci” meramente legato alla difesa nei confronti del comune nemico, abbraccio che vuol mettere da parte, al momento, delle divergenze radicali.

Il tutto, nel mondo dei social, accompagnato ad un confuso e prepotente fiume di parole che contrasta con la siccità dei veri corsi d’acqua. E di fronte ad un centrodestra che elettoralmente tende a presentarsi coeso, ecco allora il centrosinistra cercare di superare i tanti non secondari distinguo, mentre, sempre al momento, il contiano “Movimento 5 stelle” fa parte a sé.

Tutto ciò induce ad una serie di riflessioni. In primo luogo il fallimento del movimentismo rivoluzionario portato al potere dalle utopie di Beppe Grillo.

In secondo luogo la persistenza di numerosi contrasti che rendono molto difficile l’esistenza in Italia di un reale bipolarismo, il quale poi esiste nel contingente soltanto in funzione di alleanze per la vittoria.

In realtà, ed è questo l’aspetto che in questa sede sembra giusto sottolineare, un reale bipolarismo è storicamente sorto, in Gran Bretagna prima (fine del XVII secolo coi tories e whigs)  e negli Stati Uniti poi, in quanto si trattava di un contrasto di interessi all’interno dell’alta borghesia e della nobiltà (una parte più legata allo sfruttamento della proprietà terriera e l’altra più rivolta al libero commercio). Una contrapposizione politica, insomma, non permeata da visioni ideologiche, come successivamente è accaduto nel resto d’Europa, soprattutto in seguito al declino delle monarchie.

Ciò spiega come oggi in Italia si corra alla formazione di patti elettorali che spesso non scaturiscono da un idem sentire, ma dalla necessità di far fronte comune in nome di vicinanze per così dire post-ideologiche. In questo scenario, qui naturalmente solo tracciato a grandi linee, gioca poi un ruolo prepotente il personalismo, il fascino del leader, accentuato dal mondo della comunicazione di massa.

In tal modo, il cittadino non sempre politicamente addottrinato può scegliere tra Meloni, Salvini, Berlusconi, Letta, Renzi, Calenda, Di Maio, Conte e così via in funzione della capacità empatica di costoro, senza affatto curarsi di analizzare se presentano un articolato programma e cosa questo prevede (e se sono in grado di realizzarlo). Così letteralmente scopriamo che vi sono tanti partiti e partitini, e tanti aspiranti leader che certo rendono più confuse le menti.

E infine vi sono delle parole chiave che si accettano a priori e che vengono agitate come slogan. Si pensi alla cosiddetta Agenda Draghi che sembra essere invocata come un testo sacro e che è semplicemente un programma di lavoro su temi – certamente molto importanti – come il completamento del Pnrr, la riforma del codice degli appalti e la questione energetica, temi che naturalmente qualunque governo post-draghiano dovrà affrontare.

A tutto questo si deve aggiungere (ed è un problema che non riguarda solo l’Italia, ma le nazioni democratiche in generale) l’inesistente formazione politica (non partitica) del cittadino, il quale vota semplicemente in quanto ha raggiunto la maggiore età.

Come se per valutare una concezione della vita, quale dovrebbe essere quella espressa da un partito politico, basti semplicemente essere maggiorenne. Di qui, come si può agevolmente vedere, la presenza su diversi periodici di presunti opinionisti che discettano su tutto, come se il loro punto di vista fosse suffragato da qualche certezza scientifica.

Negli anni si è spesso parlato in Italia, per quanto riguarda la scuola, dell’insegnamento dell’educazione civica, ma tale insegnamento non ha mai avuto un grande successo, anche perché è stata inteso come mera illustrazione del dettato costituzionale.

Insomma, ci si trova di fronte ad un quadro abbastanza frastagliato, amplificato sino allo spasimo dai media, come si tratti di uno spettacolo e non invece di un momento importante della nostra vita civile in quanto si ha più che mai bisogno, in libere elezioni, di una scelta oculata di programmi e persone capaci di realizzarli.

Ciò non è stato mai facile, lo si sa già, ma non si deve deflettere e favorire l’astensionismo dilagante che sta diventando prevalente in tutto il mondo occidentale. Non si va più a votare – si potrebbe dire – perché non ci si fida abbastanza dei politici e si giudica il voto un inutile rito, ma non votando si conferma proprio lo scollamento tra la classe politica, che pur rimane e gestisce la res publica, e i cittadini con il conseguente danno della società tutta.

La speranza è che le future elezioni segnino una ripresa della partecipazione politica e di scelte responsabili che tengano presenti effettive capacità operative. Ma è solo una sentita speranza. Nel futuro occorre non solo un impegno per affrontare i numerosi problemi concreti del presente, ma anche pensare alla formazione di una più oculata e partecipata vita politica.
Hervé Cavallera

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Copertino

Finiscono fuori strada in auto: grave passeggera di 17 anni

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Brutto incidente stradale nella serata di ieri sulla Leverano-Copertino.

Alle 21e30 lo schianto che ha visto protagonista un’Audi A3. La vettura, uscita fuori strada e cappottatasi per poi rimanere adagiata su una fiancata, trasportava due persone: un ragazzo, all guida, ed una ragazza, passeggera.

I vigili del fuoco di Veglie sono accorsi sul luogo del sinistro per estrarre dalle lamiere la donna, una giovane di appena 17 anni.

Grave quest’ultima, condotta in codice rosso in ospedale. Il 118 ha trasportato in nosocomio anche il conducente, che ha patito conseguenze meno gravi ed è stato sottoposto ai test di rito per verificare l’idoneità delle condizioni in cui si è messo alla guida.

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Copertino

Con l’auto contro la rotatoria: grave ragazza

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Ha perso il controllo dell’auto, è finita contro una rotatoria ed è stata ricoverata in gravi condizioni.

Questa mattina, a Copertino, una 20enne originaria di Sannicola, si è schiantata a bordo della sua Fiat 500L.

Per cause ignote, è finita contro l’aiuola di una rotatoria. Complice probabilmente la velocità, la vettura si è ribaltata più volte, terminando la corsa su una fiancata.

La giovane è stata soccorsa dal 118 e subito condotta al “Vito Fazzi” di Lecce in condizioni critiche.

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