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Cronaca

Pronto il centro vaccini a Tricase

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Pronto nei tempi indicati il centro vaccinazioni anticovid di Tricase, realizzato negli edifici dell’ex consorzio Acait (seguono foto).





Il sindaco Antonio De Donno commenta così:





“Oggi è un bel giorno per la nostra comunità. Nelle prossime ore, riceveremo le comunicazioni ufficiali da parte di ASL su calendario e modalità delle vaccinazioni. Il Direttore del Distretto Socio sanitario di Gagliano del Capo dott. Rocco Palese – che ringrazio per la disponibilità – ha effettuato un ulteriore sopralluogo per verificarne l’immediata attivazione. Permettetemi di ringraziare i volontari, la Giunta, gli Uffici e tutti coloro che hanno lavorato senza sosta per rendere immediatamente attivabile il punto vaccinale della nostra città non appena giunto il via libera da parte del Distretto”.





















Cronaca

Pulmino di comunità per minori si cappotta: tragedia sfiorata

Auto fuori strada, contro muretto e ribaltata sul rettilineo della provinciale che collega i due Comuni della Grecìa

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Brutto incidente sulla Martano-Soleto nel tardo pomeriggio.





Lungo la provinciale che collega i due Comuni con un lungo rettilineo a due corsie, in senso di marcia opposto, si è registrato uno schianto che ha visto un pulmino finire fuori strada. Il mezzo si è cappottato mentre dal mare tornava a Zollino, finendo contro un muro a margine della carreggiata e rimanendo adagiato sul tettuccio.





Vigili del fuoco e ambulanza sul posto, in soccorso dei coinvolti. Il conducente avrebbe perso il controllo del mezzo: nessun’altra vettura è rimasta coinvolta nel sinistro. A bordo, assieme all’autista, 7 ragazzi. Grande spavento ma, fortunatamente, nessuna grave ferita.




Notizia in aggiornamento.





Foto di Protezione Civile Salento


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Attualità

Centro vaccinale di Gagliano: “Houston abbiamo un problema!”

Altro che “la Puglia ti Vaccina”! Clima da saloon, trambusto “da chiazza” sgarbo diffuso, Sembrava di essere alla corte del Re Sole, o se preferite nel film il Marchese del Grillo, nella celebre frase: “Ahò, io so io, e voi non siete un c…”.

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di Luigi Zito

La Puglia ti vaccina, è il claim scelto dalla nostra Regione. Male, rispondo io.

Sono passati mesi dall’inizio della campagna vaccinale e, nonostante tutto, a qualcuno sembra non sia bastato per accumulare esperienza e comportarsi da servizio pubblico.

Anzi, sembra sia stato solo tempo perduto.

Da giorni si susseguono in Redazione appelli (scritti e non) a vigilare su quanto accade presso il centro vaccinale di Gagliano del Capo.

L’ultimo testo pervenuto racconta di «una situazione da caos, che da quando sono arrivate le dosi di Pfizer, medici e infermieri accolgono persone senza prenotazione per farsi vaccinare e, visto l’andazzo, ci sono corridoi pieni di persone non distanziate nonostante chi si reca con regolare prenotazione, attende ore prima del vaccino».

Questa è la cronaca, quelle che sono alcune voci che quotidianamente arrivano al giornale.

Ora prendetevi 6 minuti, vi voglio portare con me, e farvi vivere la mia esperienza vissuta ieri, 10 maggio, ore 18,20.

Essendo fragile ed avendo, ahimè, superato i 60, mi sarei dovuto vaccinare più di un mese fa, perché, come dice lo slogan: “La Puglia ti vaccina”.

Ebbene, oltre un mese fa mi son recato mio medico curante per informarmi su come poter aiutare la Puglia.

Laconica risposta: «Mi dispiace, lo so che sei nella categoria fragili, ma al di là dello slogan, a noi medici di base non arrivano vaccini».

E quindi? Che faccio? Mi prenoto online sul sito la Puglia ti vaccina?  «Vedi un po’ tu, cosa è meglio…».

Armato di santa pazienza, mi collego, cerco di prenotarmi ma scopro, mio malgrado, che la categoria fragili, online non c’è!

Decido così di effettuare comunque la prenotazione, compilando il form con tutti i dati della tessera sanitaria, omettendo la fragilità, e, “la Puglia ti vaccina” mi prenota circa un mese dopo, per il 10 maggio 2021, ore 18,20.

Alle 18,15 della data concordata, giungo al centro vaccinale di Gagliano del Capo, una via crucis di transenne mi fa approssimare al primo check point, dove chiedo ad alcuni ragazzi della Protezione Civile lumi su come devo cataminarmi, citando Montalbano.

Un piglio svogliato, o se volete la prima nota di indolenza, mi pervade la faccia; chiedo con fare garbato, dopo aver esposto la prenotazione: cosa devo fare, come mi devo comportare?

Con alito di scocciatura mi indicano il percorso, con fare incredulo prima di dirigermi verso la Puglia ti vaccina, chiedo: a quale nucleo di Protezione civile appartenete? Corsano, mi rispondono.


Seguo la via crucis e, come me tanti altri cittadini in attesa: chi seduto, chi no; c’è chi, come me, si reca fiducioso, seguendo un percorso tracciato, verso le scale.

Primo piano, secondo check point: un Oss, asettico come i saponi che usiamo ripetutamente, ci spiega qualcosa, dandoci degli ordini blandi e ci affida ad un terzo figuro della Protezione civile che, con la stessa clonata lena che avevamo saggiato pochi attimi prima, ci impartisce degli altri ordini, facendoci accomodare in una sala d’attesa.

Nel frattempo, catapultato nel trambusto da chiazza, incredulo, cerco di fotografare la scena, di realizzare se fosse vero quello che vedevo e ascoltavo o se invece degli attori stessero girando scene da film: infermieri impazziti che berciavano: «Tu vieni, siediti qui. Che devi fare? No, li non puoi stare! Chi deve fare il vaccino per la prima volta?».

Nel frattempo, man mano che ci avvicinavamo al luogo preposto alla inoculazione, arrivati davanti alla porta, sempre aperta, medici, infermieri, addetti a non so cosa, si affaccendavamo avanti ed indietro, come se l’Apollo 11 stesse per partire a momenti e loro fossero parte della fatidica Nasa: Houston abbiamo un problema!

Chi entrava, chi usciva, chi indicava, chi accompagnava, chi, riconosciuto l’amico, il parente, il conoscente, ritrovava la serenità perduta, giusto il tempo per assecondare l’astante nell’attesa e, magari, farlo passare avanti.

Nel mentre, nella stanza adiacente a quella della vaccinazione (due metri), un medico stanco, frustrato, avulso dal contesto, come se l’avessero caricato di tutti i guai del mondo (compreso di essere un medico al servizio della Asl, un bene pubblico), dopo avermi fatto accomodare, salace, sardonico, ma felice come i bambini che stanno per azzannare un gelato, mi riprende: «Lei mi dice che è fragile, che è stato qui già tre volte… cosa me lo comprova se non mi portate le carte?».

«Credevo fossimo nell’era digitale», abbozzo io, gentilmente, «che una volta digitato i dati nel form della prenotazione, compresi quella della tessera sanitaria, aveste tutti i miei guai! Ma se non è così chiamo subito i miei medici e…».

Il mio medico risponde, certifica allo zelante collega quello che gli avevo appena raccontato ed egli, quasi dispiaciuto, mi abbozza: «Aspetti qui!». Come i cagnolini, di fianco a lui.

Nel mentre fa accomodare un’altra signora fragile, avanti con gli anni, accompagnata dalla figlia e dal marito. Anche lei, come me, aveva auto l’ardire di non portare le carte. Apriti cielo! «Ma lei se si presenta ad una commissione per la pensione, va così, senza carte?!».

Stranito, attonito, stupito, perplesso e scandalizzato, non trovo le parole per intervenire, ma colgo lo sguardo affranto della povera donna che già mi aveva confidato, durante l’attesa, della fifa e del coraggio che a piene mani aveva attinto dalla figlia e dal marito per venire a fare il vaccino e, dallo sguardo, leggo: «Furmine a mie te quannu su vanuta. Messi stata a casa menu!».

Mi giro verso il corridoio, altro parapiglia. Un altro fragile prenotato, che aveva ricevuto delle informazioni lunari, lamentava di aver atteso al piano terra dalle 16 e, dopo 3 ore, poiché le dosi di Pfizer contenute in una fiala non bastavano, sempre gli stessi medici (bontà loro), gli avevano fatto sapere, fra abboccamenti, decisioni urlate senza contegno, aria da saloon, di non volerne aprire altre e che, quindi, se ne sarebbe potuto andare.

Sembrava di essere alla corte del Re Sole, o se preferite nel film il Marchese del Grillo, nella celebre frase: «Ahò, io so io, e voi non siete un c…».

Spero di aver riportato fedelmente la mia esperienza, senza mancare di rispetto a nessuno, ma mi chiedo e lo chiedo alle autorità competenti: «È questo il servizio pubblico? Stiamo chiedendo qualcosa che non ci spetta? Siamo noi pazienti (!) fuori luogo o c’è qualcuno che dovrebbe vigilare, farsi un esame di coscienza e, forse, chiedere scusa?».

Chi, come me, ha i mezzi per difendersi può anche cavarsela, ma pensate a quanti vostri padri, madri, fratelli, sorelle, per pudore, dignità, vergogna, garbo, sottomissione, ingurgitano la fiala di veleno senza fiatare! E sono la maggioranza! Non meritano, cari sanitari, il vostro rispetto, la vostra stima?

D’altronde se voi siete servizio, il pubblico siamo noi; e senza spirito di favore non c’è nessuna simbiosi.

Le date per le vaccinazioni continueranno a lungo, armiamoci di Santa Pazienza (tutti), ritroviamo il senso civico perduto ed andiamo avanti.

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Cronaca

Padre Pino ha il covid. Chiuso Santuario di Parabita

Il rettore del santuario, padre Francesco: ««I nostri tamponi sono risultati negativi. Osserviamo la quarantena ringraziandovi per la vostra vicinanza. Vi chiedo di pregare per il nostro confratello p. Pino. In questo momento siamo preoccupati per la sua salute»

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La positività al covid di Padre Pino uno dei religiosi della basilica santuario Maria santissima della Coltura, a Parabita ha indotto il rettore del santuario, padre Francesco alla chiusura al pubblico.

È stato lo stesso rettore ad annunciare la chiusura con un avviso urgente rivolto alla comunità locale.

«Cari fedeli, mi corre l’obbligo di avvisarvi che domani il santuario resterà chiuso per una sanificazione completa», ha postato ieri rettore della basilica santuario «e comunque fino a esito negativo del tampone di tutti i frati. Purtroppo è di poco fa la notizia che padre Pino è ricoverato all’ospedale di Tricase per una polmonite da Covid. Vi invito tutti a pregare per la sua salute già gravemente compromessa. Certo che l’esito del tampone ci consentirà di riaprire presto, affido la nostra comunità alla vostra preghiera».

La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano nazionale di ispirazione cattolica, “L’Avvenire”.

Oggi l’aggiornamento, sempre sul sito internet e sulla pagina facebook della basilica santuario. Prima la buona notizia: «I nostri tamponi sono risultati negativi. Osserviamo la quarantena ringraziandovi per la vostra vicinanza». Poi l’invito ai fedeli: «Vi chiedo di pregare per il nostro confratello p. Pino. In questo momento siamo preoccupati per la sua salute. Preghiamo uniti per lui».

Ricordiamo il santuario della Madonna della Coltura, luogo di culto molto amato dalla comunità locale, fu elevato a basilica minore nel novembre del 1999 da papa Giovanni Paolo II.

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