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Attualità

Degrado delle case popolari: la segnalazione da Galatina

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Come ad Ugento, anche a Galatina gli abitanti delle case popolari non se la passano benissimo.





Dal consigliere d’opposizione Giampiero De Pascalis, le seguenti foto sullo status degli edifici popolari. Una segnalazione che è anche un auspicio: quello di un pronto intervento.





















Attualità

A Tricase la “Scuola Senza Zaino”

Nella scuola di via Apulia il rivoluzionario percorso educativo didattico: appuntamento mercoledì 12 per la presentazione dell’offerta formativa presso la sede scolastica nell’ex tribunale

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“Tricase – Via Apulia”, Scuola Senza Zaino: ospitalità, comunità, responsabilità

Senza Zaino, ma con tanto entusiasmo. È così che la scuola, “Tricase Via Apulia”, si è approcciata al modello nazionale sin dall’anno scolastico 2018/19, rivoluzionando il percorso educativo-didattico, tenendo ben dritta la barra verso quelli che sono i traguardi da raggiungere.

«I nostri alunni», spiega la dirigente scolastica Rina Mariano, «diventano responsabili nella comunità che li ospita».

Sono proprio i tre i valori di questo modello e strettamente connessi tra loro: ospitalità, comunità, responsabilità.

Un ambiente ospitale è a misura di bambino, colorato e accogliente «e per renderlo tale c’è grande collaborazione tra scuola, famiglia ed ente locale». 

Gli arredi sono funzionali alle esigenze degli alunni, ma anche armoniosi tra loro e nell’aula.

Alunni, personale scolastico e genitori sono il cuore pulsante, non c’è comunità senza un obiettivo comune che è quello di educare gli alunni alla cittadinanza attiva. 

I genitori e le docenti sono costantemente in contatto e in sintonia nelle decisioni educative per la classe e lavorano insieme ai loro bambini nel giorno del Senza Zaino Day.

I docenti collaborano tra loro per progettare esperienze significative che siano generatrici di un percorso multidisciplinare. 

Gli alunni, disposti in piccoli gruppi, usano il materiale condiviso, costruiscono insieme il loro sapere, confrontandosi tra loro e poi con l’intera classe, propongono alle insegnanti attività e modalità esecutive, stabilendo insieme il time table quotidiano.

Come può un alunno essere domani un buon cittadino se non si educa sin da subito all’assunzione delle responsabilità? Ecco che nella Scuola Senza Zaino ci si prodiga per far assumere agli alunni, sin da subito e a rotazione, piccoli incarichi, come la cura di animali e piante, la gestione del lavoro ai tavoli e della biblioteca di classe, la pulizia dell’aula…

Non manca lo sviluppo dell’autonomia personale come l’indossare il grembiule a scuola, gestire le uscite dall’aula per il bagno, sistemare il proprio materiale scolastico.

«Aldilà della descrizione sommaria di quello che è il modello Senza Zaino», riferisce ancora la dirigente scolastica Mariano, «la gratificazione più importante è quella di veder entrare gli alunni a scuola con un sorriso smagliante ed ascoltare la descrizione del loro stato d’animo, dopo aver attaccato gli emoticon sul pannello delle emozioni: “Maestra, sono felice di venire a scuola!”».

I bambini, i genitori e le docenti e la dirigente scolastica parteciperanno attivamente, mercoledì 12 ottobre, dalle 17 alle 19,30 presso la sede di Piazzale XXV Aprile (ex Tribunale) per la presentazione dell’offerta formativa delle classi della scuola primaria del modello Senza Zaino.

Modello adottato di recente anche da due prime e due seconde della primaria, dell’Istituto comprensivo di Alessano, Montesardo e Specchia inseritasi l’anno scorso nella rete.

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Attualità

Cuore Amico a Racale per Marika

Marika, che convive con l’Atrofia Muscolare Spinale, SMA 2, finalmente è libera di salire e scendere dall’auto con più facilità e in tutta sicurezza

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In Piazza San Sebastiano a Racale il parroco della Chiesa di San Giorgio ha benedetto l’auto attrezzata che Cuore Amico ha donato a Marika.

Le chiavi dell’auto sono state consegnare dal presidente della Onlus salentina, Paolo Pagliaro, ai genitori della bambina, la mamma Maria Rosaria e il papà Carmine.

«È una giornata di festa ogni volta che riusciamo a donare un sorriso ai nostri bambini e ragazzi speciali. Meravigliosa Marika, nei suoi occhi troviamo la forza per continuare ad impegnarci», sottolinea Pagliaro, «tutto questo è possibile grazie alla generosità dei salentini e alle donne e agli uomini che dedicano il loro tempo al nostro grande progetto che ci tengo a ringraziare. Ribadisco un concetto a noi tutti caro: la nostra associazione è una grande famiglia e siamo tutti emotivamente e fattivamente coinvolti per il benessere dei nostri bambini».

Marika, che convive con l’Atrofia Muscolare Spinale, SMA 2, finalmente è libera di salire e scendere dall’auto con più facilità e in tutta sicurezza.

Come spesso si ribadisce in casa Cuore Amico, «donare fa rima con amare».

L’associazione Cuore Amico, da oltre vent’anni solida realtà salentina, opera al fianco delle famiglie che devono convivere con la disabilità dei propri bambini per donare sollievo e attenzioni.

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Attualità

Xylella: “Per il Salento ormai è tardi”

Il prof. Luigi De Bellis. L’ex direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (DiSTeBA) dell’Università del Salento: «L’unica via quella di colture diverse»

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Esclusiva dal nostro ultimo numero cartaceo

Com’è arrivato il batterio nel Salento? È stato fatto tutto il possibile per salvare i nostri ulivi. Esiste ancora un margine di intervento. Di questo e di tutta la questione Xylella  ne abbiamo parlato con il prof. Luigi De Bellis, ex direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (DiSTeBA) dell’Università del Salento

Dopo tanti anni possiamo dire con certezza come ha avuto inizio la fine dei nostri ulivi con la Xylella? Come è arrivato il batterio nel Salento?

«Piante infette provenienti dal Sud America hanno permesso l’ingresso del batterio nel Salento, dove ha trovato un ambiente favorevole nella ampia (quasi) monocoltura di olivo, pianta non solo suscettibile, ma durante l’estate anche una tra le più disponibili piante “verdi” sulle quali possono andare a nutrirsi le sputacchine, gli insetti vettori. Comunque, la fine dei nostri olivi non è ancora scritta, molti spariranno ma la natura, magari con l’aiuto dell’uomo e delle Istituzioni, provvederà a far tornare fiorenti e produttivi oliveti entro qualche decennio. Già ora sono state individuate varietà “resistenti” che subiscono l’infezione, ma manifestano nel tempo sintomi ridotti, sono ‘Leccino’ e ‘FS-17’ (nota anche come ‘Favolosa’). Queste varietà sono autorizzate e possono essere utilizzate per nuovi impianti».

Salvatore Infantino, dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale, ha dichiarato poche settimane fa che la “sputacchina” propagherebbe velocemente la Xylella perché portata in giro dai copertoni di camion e autovetture. Secondo lei è possibile?

«Difficile che siano i pneumatici a diffondere in modo veloce o massale le sputacchine, gli insetti dovrebbero rimanere attaccati all’interno delle scanalature dei pneumatici, evitando di essere schiacciati, e pazientemente attendere che il veicolo si fermi per uscire dal nascondiglio al momento opportuno. Vero comunque che le sputacchine possono posarsi sui vestiti, tra i capelli ed essere trasportati all’interno di auto, ma in assenza di risultati scientifici consolidati il fenomeno di diffusione degli insetti in questo modo non può che essere considerato di limitata importanza.

Il fatto che un maggior numero di piante infette sia stato individuato lungo le strade principali e secondarie può essere legato semplicemente alle modalità di campionamento delle piante, i campionatori si muovono ovviamente lungo le strade ed è più probabile la selezione di piante più vicine alle sedi stradali piuttosto che a maggiore distanza.

Infine, se fosse accertato il ruolo dei pneumatici nel trasporto delle sputacchine, occorrerebbe sanificare i pneumatici delle auto dei campionatori e dei furgoni per la distribuzione dei campioni di piante ai laboratori che effettuano le analisi, e soprattutto, in ottemperanza al principio di precauzione che funge da guida nel contrasto alla Xylella, sarebbe necessario limitare il trasporto dei campioni esclusivamente verso laboratori posizionati in zona infetta o comunque molto prossimi ad essa per evitare di diffondere accidentalmente il patogeno in aree ancora indenni».

All’inizio sembrava quasi un problema circoscritto ad una limitata area geografica poi il patogeno batterico ha attecchito ovunque invadendo tutto il Salento, inteso come province di Lecce, Brindisi e Taranto (quasi tutta) e arrivando anche nel barese. Davvero non si poteva fare nulla quando ancora interessava solo pochi alberi di ulivo? Dal suo punto di vista come è stata gestita l’emergenza? Cosa è stato fatto, cosa si poteva fare e non è stato fatto?

«Certo che si poteva fare qualcosa di meglio, ma occorrevano decisioni rapide e impopolari (principalmente il taglio immediato degli alberi nelle aree allora infette) accompagnate da rapidi risarcimenti per i proprietari degli olivi, oltre a spiegare agli agricoltori (incluse le loro associazioni) e a tutti i cittadini che la necessità degli abbattimenti scaturiva dal fatto che la Xylella fastidiosa è un patogeno molto dannoso (ora lo abbiamo verificato) oltre che organismo da quarantena per il quale è obbligatorio applicare misure fitosanitarie, inclusa l’immediata rimozione delle piante infette, a tutela di colture agrarie e ornamentali (non solo olivo).

La gestione dell’emergenza da parte del generale Silletti è stata corretta, ma è stato mal consigliato ed ha applicato pedissequamente una norma che già in partenza ho giudicato inapplicabile e, pertanto, inefficace, ovvero il taglio degli alberi nel raggio di 100 metri dalla pianta infetta. Questa regola determina automaticamente il taglio di 3,14 ettari di oliveto intorno alla pianta infetta, una enormità, perché finisce per interessare il taglio di molti alberi, al momento magari sani e non infetti, su diverse proprietà adiacenti. Inoltre, a causa del ritardo nella individuazione del patogeno, era necessario applicare la regola dei 100 metri su una notevole porzione del territorio Salentino, così da dover abbattere un numero estremamente elevato di alberi percepiti ancora come non a rischio ed apparentemente sani; questo ha fatto perdere la collaborazione degli agricoltori e ha innescato proteste di ambientalisti e cittadini che hanno bloccato, ostacolato e ritardato i lavori di abbattimento con molteplici iniziative, inclusi ricorsi al TAR, favorendo così la diffusione della malattia.

A suo tempo ho considerato eccessivo il taglio nel raggio di 100 metri dalla pianta infetta perché il buon senso suggerisce che misure drastiche senza condivisione risultano impossibili da applicare. Occorreva invece un compromesso che garantisse rapidamente una rapida riduzione dell’inoculo presente nel territorio; allo scopo ho suggerito che il taglio fosse imposto nel raggio di 10 metri immaginando che gli agricoltori avrebbero collaborato, eliminando rapidamente le poche piante incluse nei 10 metri dalla pianta infetta per proteggere le altre presenti nei loro oliveti ed in quelli adiacenti. In aggiunta, grazie ad un rapporto collaborativo, il taglio sarebbe stato rapido e non collegato alle operazioni burocratiche di notifica o all’invio di squadre esterne insieme a forze dell’ordine. Tagliate le piante nel raggio di 10 metri, successive analisi avrebbero verificato lo stato sanitario delle piante vicine per proseguire eventualmente l’opera di abbattimento nel raggio di ulteriori 10 metri, e così via. In questo modo, pur non ottenendo una eradicazione del patogeno (evento improbabile vista la grande area di insediamento già ipotizzata nel 2014), la diffusione della malattia sarebbe stata molto rallentata. La dimostrazione che l’idea fosse sensata e la regola iniziale eccessiva, è stata la successiva riduzione da 100 a 50 metri del raggio dell’area dove procedere alla rimozione delle piante».

Ad un certo punto è stata imposta l’eradicazione degli alberi di ulivo da lei contestata sul piano scientifico. Ci spiega perché?

«Non contestavo l’abbattimento degli alberi /eradicazione, ma le modalità definite allo scopo (come descritto in breve nella risposta precedente) e alcuni argomenti portati a supporto dell’eradicazione, che in quel momento non trovavano ancora un riscontro consolidato in dati scientifici validati da altri laboratori; inutile e complicato ritornare ora sugli argomenti di anni fa. Ripeto, l’eradicazione è prevista e necessaria per gli organismi patogeni da “quarantena” ed è la misura principale per ritardare la diffusione di un patogeno eliminando l’inoculo presente nelle piante infette».

Anche “se i buoi sono già scappati” come si può oggi provare a “chiudere la stalla”?

«Come indicato, occorre ritrovare la collaborazione con gli agricoltori / proprietari rivedendo le regole, soprattutto provvedendo a immediati indennizzi; ma questo vale solo per la provincia di Bari e le aree a nord di Bari, allo scopo di salvare quanto rimane dell’olivicoltura Pugliese ed il resto degli olivi italiani. Per il Salento è ormai tardi, occorrerebbe (già ieri) che Regione e Ministero dell’Agricoltura finanziassero sistematicamente progetti di ricerca sulla Xylella da realizzare in loco (l’area infetta è infatti un laboratorio a cielo aperto dove il rischio di diffusione della malattia è nullo) e finanziassero in Salento reali test di diverse e nuove (per il territorio) colture arboree, così da indicare agli olivicoltori quali specie o varietà andare ad impiantare in sostituzione degli olivi in un territorio dove le risorse idriche sono scarse. Suggerire infatti colture tropicali quando le estati risultano sempre più calde e siccitose è il classico facilmente prevedibile insuccesso annunciato. Infine, i finanziamenti per nuovi impianti o nuove filiere dovrebbero essere indirizzati esclusivamente agli olivicoltori ed ai soggetti della filiera olivicola che hanno subito danni in conseguenza della pandemia di Xylella, non ad altri soggetti».

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