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Approfondimenti

Compostaggio industriale: favorevoli o contrari?

A Soleto si infiamma il dibattito: da un lato il Sindaco Graziano Vantaggiato e l’Amministrazione, convinti sostenitori della sua realizzazione, dall’altro, il “Movimento 5 Stelle”, che ribadisce con forza le ragioni della convinta opposizione

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Secondo l’International Solid Waste Association (l’associazione mondiale che riunisce gli operatori del settore trattamento e smaltimento), attualmente nel mondo vengono prodotti circa 4 miliardi di tonnellate di rifiuti ogni anno. La metà è rappresentata da rifiuti urbani (quelli prodotti dalle famiglie), mentre l’altra metà riguarda i rifiuti cosiddetti speciali, provenienti cioè da attività industriali e produttive.


impiantoUna gestione non corretta dei rifiuti porta a gravi fenomeni di inquinamento, al contrario, da una loro gestione corretta che miri a sensibilizzare le nuove generazioni alla responsabilità sociale e alla cura del territorio, si può recuperare energia, riutilizzando i materiali ed utilizzandoli come combustibile. La complessa problematica dei rifiuti e la loro gestione rivestono un’importanza fondamentale nelle politiche ambientali comunitarie. Devono essere sviluppate per i rifiuti biodegradabili efficaci metodologie di gestione. La strada che più facilmente si presta a tale scopo è quella del compostaggio. Compostaggio si, dunque, ma industriale o domestico (o agricolo o di prossimità)? Proprio su questa questione si infiamma il dibattito a Soleto: da un lato il sindaco Graziano Vantaggiato e l’Amministrazione, convinti sostenitori della realizzazione di un impianto industriale di compostaggio, dall’altro, il “Movimento 5 Stelle” di Soleto, la cui portavoce, Serena Fiorentino, ribadisce con forza le ragioni della convinta opposizione alla realizzazione dell’impianto.


Il Sindaco di Soleto: “Per noi sarebbero solo vantaggi”


Il sindaco di Soleto, Graziano Vantaggiato

Il sindaco di Soleto, Graziano Vantaggiato


L’idea dell’impianto di compostaggio”, esordisce il Sindaco di Soleto, Graziano Vantaggiato, “nasce nell’inverno dell’anno scorso, in piena emergenza rifiuti in corso. L’Amministrazione precedente ne aveva presentata un’ipotesi all’ATO. A settembre del 2014 l’ATO2 (che include tutti i paesi dell’area centrale del Salento), ha deliberato di individuare per la localizzazione dell’impianto la zona industriale di Galatina e Soleto. La soluzione ci aggrada perché in questo modo avremmo più controllo sull’impianto: meglio essere noi a decidere piuttosto che subire le decisioni di altri”.

Di mezzo ci sono anche i 2.450.000 euro finanziati dalla Regione. “Nella politica degli impianti di compostaggio la Regione ha stanziato 10.000.000 € da dividere su tutto il territorio provinciale ed ha individuato tre aree: una a Cavallino nelle immediate vicinanze dell’attuale discarica, una a Soleto-Galatina e l’altra a Tricase. Tuttavia la rendicontazione di queste somme dovrebbe avvenire entro il 30 giugno, (cosa umanamente impossibile da realizzare) per cui questi soldi non sono ancora stati erogati, ma solo stanziati. L’Assessore Regionale Nicastro ha affermato che questi soldi non sono mai stati erogati perché non c’erano i progetti. Ma come possono le Amministrazioni commissionare progetti senza copertura finanziaria?”.

A suo parere l’impianto inquina? “Un impianto di compostaggio per quanto grosso non inquina, o non inquinerebbe più di una discarica. Dal momento che per realizzare un impianto bisogna modificare un’area, è stata identificata un’area industriale, la quale è già tipizzata per questi tipi di investimenti. In un impianto di compostaggio, fatto con i sani criteri di una buona impresa, si dovrebbe fare una prima selezione, nella quale il rifiuto organico viene diviso da tutto il resto. Un impianto di selezionamento poi dovrebbe servire a dividere quello che è umido da quello che non lo è. Fatto questo l’umido dovrebbe andare in una condizione anaerobica, dalla quale si produrrebbe un gas metano.

Un impianto di compostaggio dovrebbe nascere con un digestore anaerobico prima con produzione di un gas metano e poi in una seconda fase aerobico per la produzione di compost di qualità. Secondo alcuni il compost non è di qualità ma è un rifiuto anch’esso: ci sono delle normative o dei protocolli secondo i quali per essere dichiarato di qualità deve seguire delle prescrizioni, deve avere delle caratteristiche. E’ chiaro che l’impianto, qualora venisse realizzato, il condizionale è d’obbligo, deve avere dei requisiti, altrimenti avremmo creato un’altra cattedrale inquinante nel nostro territorio. La differenza è che, se mai dovesse essere realizzato, non ci dovranno essere camini, ovvero, il biometano prodotto dovrà essere venduto o immesso nella rete della Snam. A differenza di altri, questo impianto non dovrà bruciare nulla: qui il biogas verrà venduto o immesso in rete. Qualcuno vuol fare l’avvocato del diavolo e dire “e se non si vende, e se si infiltra la mafia, ecc.” ma con i “se” e con i “ma” non ci sarà mai sviluppo. Bisogna avere un progresso consapevole e non dire no a prescindere”.


Quale dovrebbe essere il bacino di utenza? “Servirebbe circa 100mila abitanti per 30mila tonnellate l’anno. Senza i finanziamenti della Regione per il FEARS, si potrebbe pensare ad un impianto più ridotto, anche per limitare l’impatto visivo (“l’unico impatto”) importante. L’idea è quella di ottimizzare il sistema della raccolta dei rifiuti. Le 30.000 tonnellate sono il massimo, ma può darsi che siano meno. A chi pensa che se il bacino di utenza non garantisce le 30.000 tonnellate si dovrebbero far arrivare i rifiuti da altre parti, dico che questo non accadrà, l’impianto funzionerebbe solo per i Comuni dell’ARO”.


Il problema delle emissioni maledoranti? “Se funziona in maniera efficiente non ci sono odori: si mescolano i rifiuti organici con gli sfalci di potatura e l’impianto è chiuso e sigillato in una maniera ermetica. Nell’aerobico c’è puzza perché nella trasformazione si produce il gas metano che si perde nell’aria insieme all’odore. Nell’anaerobico la stessa produzione di gas viene estratta ed incanalata nei contenitori del biometano”.

Sul piano del traffico avete individuato nuove soluzioni? “Già esiste un’ordinanza di divieto assoluto di transito dei mezzi pesanti nel centro abitato di Soleto che è circondata da strade importanti: la tangenziale di Galatina e la bretella di collegamento della Gallipoli-Maglie. Per i Comuni a sud di Soleto il transito potrebbe avvenire o dalla bretella per poi riconnettersi alla S.S. 362, oppure immettendosi nella tangenziale di Galatina. Ci dicono che i terreni nelle immediate vicinanze dell’impianto varrebbero poco, bisogna, però, considerare che già siamo in una zona industriale circondata da terreni agricoli, non credo che una industria in più o in meno possa fare la differenza”.

E il percolato? “Nelle discariche è un punto interrogativo. Qua viene raccolto e smaltito in maniera corretta”.

Quali i benefici socio-economici? “Ci sarebbe un abbattimento della tariffa: paghiamo 130 euro a tonnellata, si ipotizza un abbattimento di 50 euro di costo per il conferimento. Oltre ad un ristoro di natura economica per il Comune ospitante che è quantificabile in 1 euro o 1,70 a tonnellata. La legge dice che sono 3 euro ma saranno divisi a metà con Galatina. Una piccola parte dovrà andare al Comune di San Donato di Lecce, come deciso dall’ATO”.


E il controllo dell’impianto? “Lo faranno gli organi preposti: Arpa, NOE, ecc. Siccome, però, abbiamo l’obbligo di tutelare il territorio, anche noi andremmo a controllare l’impianto”.


Il Movimento 5 Stelle: “Inutile e sovradimensionato”


Serena Fiorentino, portavoce del m5s di Soleto

Serena Fiorentino, portavoce del m5s di Soleto


Serena Fiorentino, portavoce del Movimento 5 Stelle di Soleto, non ha dubbi: “È inutile e il monte-tonnellate di rifiuto umido è assolutamente sovradimensionato rispetto a quello che andremo a produrre. Mi chiedo, poi, come facciano a fare tutti questi calcoli, considerato che una raccolta dell’umido ad oggi non c’è. Anche se non dovesse inquinare”, continua, “sarebbero 30.000 tonnellate di rifiuto umido in viaggio su gomma tutti alla volta di Soleto, traducibili in inquinamento, traffico, incidenti, manutenzione delle strade. E perché? Per concentrare tutta l’immondizia in un unico punto, quando già la Regione prevede che i Comuni al di sotto dei 4mila abitanti risolvano con il compostaggio di comunità e con il compostaggio domestico. Trattiamola lì dove è questa spazzatura, perché concentrarla? Da una buccia di banana, ci ritroveremmo con un terriccio che per essere commercializzato a norma di legge deve essere ritrattato, con un gas che è impuro e con del percolato: avevamo un rifiuto, ed ora ne abbiamo tre! Inoltre stiamo parlando di un finanziamento iniziale di 2.450.000 euro: quando ci sono queste cifre, la criminalità organizzata prova a metterci lo zampino, io non voglio dire che ci riesca, però se riusciamo ad eliminare anche questo minimo dubbio è meglio, anche perché l’alternativa è meno costosa, a impatto zero e chiude effettivamente il ciclo. La Provincia di Lecce è un insieme di piccoli Comuni che con al massimo tre compostiere di prossimità e il compostaggio domestico risolverebbero la questione. C’è un problema, però”, aggiunge sibillina la portavoce del M5S, “con il compostaggio di prossimità ci guadagna il cittadino, con il mega saranno le solite multinazionali”. E ancora: “Se l’impianto non è impattante perché l’Ato ha già deciso che dovremmo pagare un ristoro al Comune di San Donato di Lecce? Se non inquino perché devo pagare una penale? E c’è anche il rischio diventi una nuova cattedrale nel deserto e noi saremmo obbligati da contratto a mantenere l’impianto e conferirvi i rifiuti fino al 2025!

Per il compostaggio domestico, agricolo o di prossimità è, però, necessaria la messa in sicurezza. “Vogliamo mettere la messa in sicurezza di una casetta di legno con dentro gli scarti alimentari di 15 famiglie”, risponde la Fiorentino, “con quella di un impianto da 30.000 tonnellate in cui nessuno saprebbe cosa ci scaricano?”.

Sull’eventualità dei posti di lavoro, Edoardo Serra, anche lui attivista del m5s, aggiunge: “Un impianto porterebbe circa 15 nuovi posti di lavoro. Tre casette, controllate da una persona, per ognuno dei 100 Comuni della Provincia, fanno 100 persone impiegate! Abbiamo fatto una proposta al nostro Comune e siamo stati completamente ignorati”.

La Fiorentino poi si chiede: “Perché un progetto su Soleto lo presenta l’Amministrazione di Galatina? E su suolo non industriale, ma agricolo, infatti dovranno passare da una conferenza dei servizi”. Serra ci mette in carico da undici “Corre voce che stiano cominciando gli espropri, per ora sono solo voci di paese…”. E Serena Fiorentino aggiunge: “L’impianto lo vogliono fare qua, perché è l’unico luogo in cui è possibile farlo in tutta la provincia. Quella del Sindaco che dice che lo vogliono qui perché lo possono controllare è solo una storiella”.

Edoardo Serra ritiene sia “importante non solo opporsi ma cercare un dialogo e un confronto. Capisco quali siano le difficoltà degli Amministratori degli enti locali quando si devono poi confrontare con gli Amministratori delle Regioni, da lì arrivano i diktat. Capisco si trovino tra incudine e martello, tra una Regione che li obbliga e i cittadini che insorgono. Devono cercare di mediare in qualche maniera… Penso, però, che qualche volta un Sindaco dovrebbe avere anche la forza di dire: datemi una motivazione valida e io lo faccio, ma finché le cose stanno così io non la faccio”.

I due esponenti del m5s concludono con una riflessione: “Finché saremo sotto ATO, ARO, e non avremo una libera autonomia nella gestione del rifiuto vero e proprio”, concludono i due esponenti del m5s, “non andremo da nessuna parte”.


Donatella Valente


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Ebrei a Tricase Porto, la storia che sfila tra le dita

Si chiamava Geltrude Kraus ed era una bella ragazza di origini austriache, ebrea, bionda, che sembrava…

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Le emozioni sono attimi fuggenti che sfilano tra le dita, come un nastro di seta che, scivolando via, ci accarezza la pelle e sprigiona sensazioni e suggestioni che permeano l’animo umano.

Sono briciole di storia sedimentata, attimi di letizia che riemergono dalla profondità dei ricordi che, solo col trascorrere del tempo, apprezziamo sempre di più.

Quelle dell’estate del 1945, anche se lontane nella memoria, cristallizzate nel racconto di Ercole Morciano e descritte con maestria, ci fanno riflettere sui momenti bui che quella generazione ha vissuto, ha saputo affrontare e superare, sul candore della fanciullezza e sul valore dell’amicizia che, nonostante tutto, vince su ogni obbrobrio che l’uomo genera.

Il libro Ebrei a Tricase-Porto è uno scrigno di racconti che immortala una breve storia tricasina di quegli anni; attimi di vita vissuta che scorrono via come nastri di seta fra le dita; avvincente come un giallo che cattura con piacevole leggerezza, riportandoci in quelle suggestive estati che hanno segnato la vita per tanti tricasini e molti altri “immigrati” di passaggio.

Luigi Zito

STORIE DI RAGAZZE TRICASINE ED EBREE

Ercole Morciano

Clara e Marisa Bleve abitano in Tricase, corso Roma, nei pressi del passaggio a livello ferroviario e sono entrambe pensionate.

Il racconto che segue è una delle tante storie – oltre cinquanta – che ho raccolto nel mio libro Ebrei a Tricase-Porto, pubblicato dalle edizioni del Grifo di Lecce. Sono storie accadute negli anni 1945-1947, quando alla marina di Tricase era attivo il D.P. Camp n. 39, per l’accoglienza dei profughi Ebrei alla fine della seconda guerra mondiale.

Le sorelle Bleve furono da me intervistate, nella loro casa, l’11 febbraio 2016. Segue il loro racconto:

“Al tempo in cui avvennero i fatti, [nell’immediato secondo dopoguerra, ndc] noi eravamo piccole. Nostro padre [Pippi] era dipendente delle Ferrovie del Sud-Est ed abitavamo a S. Eufemia, frazione di Tricase che ora è attaccata al paese, invece in quel periodo era ancora abbastanza separata.

La nostra famiglia era composta da nostro padre, nostra madre e quattro sorelle: Stella, Ornella, Clara e Marisa. Le prime due sono morte. In particolare Stella, la nostra sorella maggiore della quale vi parleremo, è morta trenta anni fa.

Stella nel 1946 frequentava la quinta elementare. In quel tempo gli alunni e le alunne della quarta classe elementare che volevano continuare fino alla quinta, dovevano recarsi alle scuole elementari di Tricase, perché nelle scuole di S. Eufemia la quinta classe non c’era.

Anche per questo motivo non tutti continuavano; la maggior parte si ritirava perché era più importante, per i genitori, che i figli andassero a lavorare in campagna.

Un giorno nostra sorella tornò da scuola molto contenta perché in classe era stata presentata dalla maestra una nuova alunna.

Si chiamava Geltrude Kraus ed era una bella ragazza di origini austriache, ebrea, bionda, che sembrava essere più grande di età perché era più alta. La maestra Elena Iannace aveva accolto molto bene la nuova alunna e aveva invitato tutti, compagni e compagne, ad essere gentili con lei che veniva da molto lontano e, a causa della guerra, aveva sofferto molto con la sua famiglia.

Geltrude era una ragazza molto socievole che faceva subito amicizia. Infatti nostra sorella, anche lei molto brava, legò subito con la nuova compagna. Geltrude veniva spesso a casa nostra per stare con nostra sorella e perciò anche noi l’abbiamo conosciuta.

Anche se eravamo più piccole, lei ci trattava molto bene e ricordiamo che era abbastanza affettuosa. Ricordiamo inoltre che spesso portava con sé cose buone da mangiare. A noi non mancava il necessario, ma aspettavamo Geltrude con una certa impazienza e chiedevamo a Stella «quando viene Geltrude?».

Lei ci portava infatti caramelle, cioccolata, ma le cose che aspettavamo di più, perché erano per noi una vera novità, erano le gomme americane da masticare, le “cingomme”: così le chiamavamo tutte contente.

Geltrude era una brava ragazza. Anche a scuola – ce lo diceva nostra sorella – era brava e riceveva dalla maestra buoni voti. Ricordiamo che parlava l’italiano discretamente.

Anche durante l’estate, l’amicizia con nostra sorella continuò. L’anno scolastico successivo papà iscrisse Stella alla scuola media di Tricase.

Per l’esame di ammissione le due amiche furono preparate dalla signora Jannace che abitava in via Stella d’Italia. Le due amiche si ritrovarono poi nella stessa classe e noi ne fummo contente.

Durante l’anno scolastico, nei primi mesi del 1947, Geltrude lasciò improvvisamente la scuola perché la sua famiglia andò via dalla casa di Tricase-Porto dove i Kraus abitavano. Stella aveva perduto la sua amica, ma anche noi rimanemmo dispiaciute perché non avremmo più rivisto Geltrude.

Di quel periodo ci rimase una foto di Geltrude, che col tempo purtroppo è andata perduta e un quaderno dalla copertina scura, regalo di Geltrude a Stella, dove c’è scritto “ […s]chool” e che ancora conserviamo con cura. Ci resta soprattutto il ricordo di un’amicizia che, nata spontanea, è rimasta cara alla memoria della famiglia perché ci lega alla nostra indimenticabile sorella maggiore e alla fanciullezza vissuta insieme”.

Albania, 1945-46. Geltrude Kraus è la terza da sn.

Le è a fianco un’altra ragazza, un po’ più grande d’età: Johanna Gerecter. Le due ragazze si ritrovarono nel campo di Tricase-Porto dove giunsero nel 1946 attraversando, con le loro famiglie, il Canale d’Otranto.

Il quaderno scolastico donato da Geltrude Kraus alla compagna di classe e poi amica Stella Bleve.

Elena Jannace Stefanachi, l’insegnante elementare che accolse nella classe quinta la profuga ebrea Geltrude Kraus.

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Fitto: la morte dell’on Gorgoni merita rispetto

Un atto vile e spregevole

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 “’Una società che non conserva il culto dei morti fra i suoi valori spirituali più preziosi, non merita di sopravvivere’, affido alle parole di Foscolo tutta l’amarezza che provo dopo aver appreso la notizia che un gruppo di cittadini di Cavallino ha festeggiato, addirittura con una torta, la morte dell’ex parlamentare e sindaco, Gaetano Gorgoni.

“Si può essere avversari politici e non condividere l’operato di un amministratore, ma la morte, anche del peggior nemico, merita rispetto. Sono vicino alla famiglia e a tutta la comunità di Cavallino per questo vile e spregevole gesto”.

Raffaele Fitto

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Inail e l’Iss riscrivono le regole per la balneazione e la ristorazione

Stabilimenti aperti con entrata su prenotazione, per lettini e sdraio non posizionati sotto l’ombrellone garantita la distanza di almeno due metri, e per i ristoranti…

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Così sarà la balneazione, e la ristorazione, secondo i due doumenti tecnici pubblicati dall’Inail (istituto nazionale del lavoro) e dall’Iss (istituto superiore della sanità).

ECCO NEL DETTAGLIO:

Piscine chiuse negli stabilimenti – Sarà vietato l’uso delle piscine negli stabilimenti. “Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia, si legge, la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l’utilizzo di piscine eventualmente presenti all’interno dello stabilimento”.

Negli stabilimenti con prenotazione – Stabilimenti aperti con entrata su prenotazione, ombrelloni distanziati di almeno cinque metri, piscine chiuse e igienizzazione dei lettini se si danno a un nuovo utente. “Per consentire un accesso contingentato agli stabilimenti balneari e alle spiagge attrezzate si legge in una nota dell’Inail – viene suggerita la prenotazione obbligatoria, anche per fasce orarie. Si raccomanda, inoltre, di favorire l’utilizzo di sistemi di pagamento veloci con carte contactless o attraverso portali/app web. Vanno inoltre differenziati, ove possibile, i percorsi di entrata e uscita, prevedendo una segnaletica chiara. Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia – prosegue – la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È opportuno anche privilegiare l’assegnazione dello stesso ombrellone ai medesimi occupanti che soggiornano per più giorni. In ogni caso è necessaria l’igienizzazione delle superfici prima dell’assegnazione della stessa attrezzatura a un altro utente, anche nel corso della stessa giornata. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l’utilizzo di piscine eventualmente presenti all’interno dello stabilimento”.

Distanza lettini sulla battigia due metri – Per lettini e sdraio non posizionati sotto l’ombrellone dovrà essere garantita la distanza di almeno due metri. La distanza minima tra le file degli ombrelloni sarà pari a cinque metri mentre sarà di 4,5 metri sulla stessa fila. Sdraio e lettini dovranno essere distanti di almeno due metri e le distanze potranno “essere derogate per i soli membri del medesimo nucleo familiare o co-abitante”. Per le cabine, va vietato l’uso promiscuo ad eccezione dei membri del medesimo nucleo familiare o per soggetti che condividano la medesima unità abitativa. E’ da vietare – si legge nel documento – l’attività ludico sportiva, i giochi di gruppo, le feste e gli eventi. Saranno chiuse le piscine e per la fruizione di servizi igienici e docce andrà rispettato il distanziamento sociale di almeno 2 metri, a meno che non siano previste barriere separatorie fra le postazioni.

Prenotazione mare anche per fasce orarie – Per favorire un accesso contingentato negli stabilimenti “la prenotazione, anche per fasce orarie, preferibilmente obbligatoria, può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti, favorendo altresì un’agevole registrazione degli utenti, anche allo scopo di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi”.

Bambini in spiaggia con distanziamento sociale – “Deve essere garantita vigilanza sulle norme di distanziamento sociale dei bambini in tutte le circostanze”- Lo si legge nel documento Inail-Iss sulla balneazione e gli stabilimenti balneari nella fase due dell’emergenza da Covid 19. Nel documento si ricorda anche che bisogna nel complesso ” evitare promiscuità nell’uso di qualsiasi attrezzatura da spiaggia, possibilmente procedendo all’identificazione univoca di ogni attrezzatura”.

Su spiagge libere decisioni locali – Tenendo conto delle specifiche caratteristiche delle spiagge libere “dovranno essere localmente definite puntualmente le modalità di accesso e di fruizione, individuando quelle più idonee ed efficaci”. Dovranno essere affissi nei punti di accesso alle spiagge libere – si legge – cartelli in diverse lingue contenenti indicazioni chiare sui comportamenti da tenere, in particolare il distanziamento sociale di almeno un metro ed il divieto di assembramento. Va mappato e tracciato il perimetro di ogni allestimento (ombrellone/sdraio/sedia), – ad esempio con posizionamento di nastri – che sarà codificato rispettando le regole previste per gli stabilimenti balneari, per permettere agli utenti un corretto posizionamento delle attrezzature proprie nel rispetto del distanziamento ed al fine di evitare l’aggregazione. Tale previsione permetterà di individuare il massimo di capienza della spiaggia anche definendo turnazioni orarie e di prenotare gli spazi codificati, anche attraverso utilizzo di app/piattaforme on line.Tale modalità favorirà anche il contact tracing nell’eventualità di un caso di contagio. Dovranno poi” essere valutate disposizioni volte a limitare lo stazionamento dei bagnanti sulla battigia per evitare assembramenti”. Devono essere assicurate opportune misure di pulizia della spiaggia e di igienizzazione delle attrezzature comuni, come ad esempio i servizi igienici, se presenti. È opportuno, ove possibile, conclude il documento, affidare la gestione di tali spiagge ad enti/soggetti che possono utilizzare personale adeguatamente formato, valutando altresì la possibilità di coinvolgimento di associazioni di volontariato, soggetti del terzo settore, etc., anche al fine di informare gli utenti sui comportamenti da seguire”.

4 metri a cliente in ristoranti, no a buffet – Lo spazio per ogni cliente nei ristoranti deve più che triplicare passando da 1,2 metri a quattro mentre dovrà essere eliminato il servizio a buffet. Nel documento di Inail e Iss sulla ristorazione si sottolinea anche l’importanza dell’introduzione della prenotazione obbligatoria. ” Il layout dei locali di ristorazione – si legge – andrebbe rivisto garantendo il distanziamento fra i tavoli – anche in considerazione dello spazio di movimento del personale – non inferiore a 2 metri e garantendo comunque tra i clienti durante il pasto (che necessariamente avviene senza mascherina), una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets e per contatto tra persone, anche inclusa la trasmissione indiretta tramite stoviglie, posaterie. Va definito un limite massimo di capienza predeterminato, prevedendo uno spazio che di norma dovrebbe essere non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente, fatto salvo la possibilità di adozioni di misure organizzative come, ad esempio, le barriere divisorie. La turnazione nel servizio in maniera innovativa e con prenotazione preferibilmente obbligatoria può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti di persone in attesa fuori dal locale”. Vanno eliminati – si legge ancora – modalità di servizio a buffet o similari.

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