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Attualità

La Puglia che speriamo

Condivisa dalla Diocesi di Ugento la nota della Conferenza Episcopale pugliese: dallo “stare al balcone” all’impegno per il bene comune redatta in vista delle prossime elezioni regionali

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L’Ufficio della Pastorale Sociale e del lavoro, Giustizia e pace, Custodia del creato della Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, condivide la nota della Commissione regionale presieduta dall’Arcivescovo Metropolita di Taranto, Mons. Filippo Santoro, della CEP – Conferenza Episcopale Pugliese, dal titolo «La Puglia che speriamo: dallo “stare al balcone” all’impegno per il bene comune” redatta in vista delle prossime elezioni regionali».


Un documento frutto anche delle proposte degli Uffici Diocesani della Puglia, soprattutto, negli argomenti di urgente attualità: dal lavoro, anche a causa dell’emergenza prodotta dal COVID-19, alla difesa dell’ambiente, dalla Xylella alla sanità, sino alla crisi del turismo e al microcredito.


«Da un’iniziale regolarizzazione dei migranti stagionali», si legge in una nota a firma di Don Lucio Ciardo (Direttore dell’Ufficio Diocesano Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Custodia del Creato) «la dignità del lavoro risulta essere ancora ferita e, ancora continuano forme di caporalato, lavoro nero, ecomafie e agromafie, e i più deboli, come tanti giovani immigrati presenti sul nostro territorio, continuano ad essere vessati dagli artefici dei fenomeni devianti».


La Puglia è considerata una delle più belle mete per bellezze ambientali e monumenti storici, purtroppo, però, a causa della pandemia è una delle più danneggiate nel settore turistico e continua a dover fronteggiare alcune emergenze sul piano ambientale che si scontrano con la meraviglia che caratterizza la stragrande maggioranza del territorio.

«Da anni, soprattutto nel Salento, si assiste alla devastante distruzione degli olivi secolari, avvenuta per il progressivo diffondersi della Xylella, forse tragicamente sottovalutata, un grave problema che attende ancora una strategia efficace di soluzione, allo stesso tempo deve essere tempestiva una politica per ripopolare e sostenere finanziariamente gli agricoltori e le aziende del settore, spettatori della dolorosa e sofferta distruzione di un capitale ambientale, senza che si intraveda qualche prospettiva positiva».


Secondo don Lucio «negli ultimi anni, il settore turistico pugliese si è rivelato vitale per l’economia della regione, ma l’emergenza sanitaria lo ha portato ad essere fortemente compromesso. Nei prossimi tempi essenziale sarà sostenere finanziariamente il comparto (alberghi, villaggi turistici, stabilimenti balneari e termali, ristoranti), senza trascurare il patrimonio immateriale pugliese legato alla memoria storica, alla cultura e al folclore locale, considerando le difficoltà di tanti lavoratori stagionali e non che rischiano di veder perdere l’occupazione e cambiare il loro futuro».


L’altro aspetto che in questi anni ha visto impegnate alcune Diocesi è stato il microcredito, la costituzione di fondi di garanzia, per la creazione d’impresa dei giovani non bancabili; «nella nostra Diocesi», chiarisce Don Lucio, «tutto ciò è stato sviluppato dalla Fondazione Mons. De Grisantis. L’emergenza sanitaria del Covid-19, in questi ultimi tempi ha fatto riscoprire l’importanza della salute come bene sociale e globale, che può essere tutelato solo con la cooperazione e la solidarietà di tutti, ma ha anche rilevato una sanità pubblica in evidente stato di affanno. Occorre rendere più umane le cure e, soprattutto,deve essere un obiettivo primario ridurre i tempi di attesa degli esami diagnostici, delle visite specialistiche e degli interventi chirurgici, in quanto la qualità della vita dell’essere umano non può ignorare la riorganizzazione dei presidi ospedalieri e il rafforzamento qualitativo e quantitativo del personale sanitario».


Attualità

Quell’alieno che minaccia pini ed ecosistema pugliese

L’entomologo, prof. Francesco Porcelli: « La Cocciniglia Tartaruga è un Alieno Invasivo e la sua presenza in Puglia è preoccupante perché minaccia i nostri pini e l’ecosistema in generale»

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Recente ritrovamento della Toumeyella parvicornis, la Cocciniglia Tartaruga del pino.

Il professor Francesco Porcelli, entomologo, afferma che da «Una sua occasionale recente osservazione, e campioni consegnati per l’identificazione da operatori sul territorio, confermano la presenza in Puglia della dannosissima cocciniglia che infesta il Pino da pinoli. La Cocciniglia Tartaruga è un Alieno Invasivo e la sua presenza in Puglia è preoccupante perché minaccia i nostri pini e l’ecosistema in generale».

«La cocciniglia», spiega il prof. Porcelli, «vive in dense e popolose infestazioni. Le grandi quantità di melata imbrattano le piante e i luoghi, annerendoli con la fumaggine. La Toumeyella si adatta facilmente a diversi ambienti, invadendo nuovi territori nei quali tende a uccidere le piante ospiti. L’Alieno compie diverse generazioni per anno nelle aree urbane che sono particolarmente minacciate da questa specie».

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Alliste

Il matrimonio ai tempi del Coronavirus

“La felicità è amore, nient’altro” (Hermann Hesse)

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore

Quanto è difficile far coincidere oggigiorno il sacramento del matrimonio con la sua “epifania” direbbero gli ecclesiasti; con la sua manifestazione originale: “suggello” della semplicità e della gioia. Non è sempre scontato accomunare entrambe le cose!

Oggigiorno poi gestire e pianificare un tale evento rispettando i principi che ho sopra riportato è ancora più complesso,per via della pandemia del  “Coronavirus” che ha reso ostativo e riduttivo ogni avvenimento. Non parlo del sacramento di per se stesso che diviene auto – celebrativo ed indissolubilmente eccelso nel momento in cui gli sposi compaiono in chiesa sull’altare dinanzi a Dio a promettersi il principio”della sola carne, della sola anima”!

Parlo invece dell’aspetto meramente umano che bene si accompagna, bene si accomuna quando da esso sgorga la “GIOIA” in tutte le sue caratteristiche,in tutte le sue espressioni,in tutti i suoi fasti: allegria,risa,sberleffi!

Perché, come affermava un saggio del passato, la gioia è amore! Dico questo perché mi è capitato qualche volta di essere presente ad un matrimonio, e constatare poi – eccetto per il rito religioso – che i festeggiamenti rituali del ristorante non rispondessero sempre all’insegna dell’autenticità, della prospettiva e aspettativa sognate.

Insomma diciamolo pure a chiare lettere: ci sono matrimoni intrisi di empatia,di divertimento,ed emozioni mentre altri meno suggestivi,meno interessanti! Seguono un “protocollo” decisamente rigido,e talvolta retorico. Nei giorni passati sono stato invitato al matrimonio d’una coppia di Felline, nel circondario di Gallipoli: Giuseppe e Giada che conosco da un po’ di tempo, i quali con il Bon Ton che li caratterizza da sempre mi hanno chiesto di partecipare al rito della loro unione. Così senza indugio ho aderito con piacere al loro invito,sapendo di fare buona cosa. Ho immaginato però di dovere assistere al solito schematico modulo… al solito clichè mentre invece ho ravvisato l’insolito!  quello cioè che rende singolare e piacevole al tempo stesso un evento così unico, per il suo valore universale.

Insieme agli sposi in primo luogo,che hanno reso speciale l’evento, alcuni convitati con un’indole particolarmente ironica e benevolmente gioconda,hanno reso allegra l’atmosfera riempiendola di simpatia. Una specie di allegoria pittorica estemporanea dalla quale sono usciti: un “nonno tenore”, un ometto panciuto che con l’aiuto probabilmente d’un bicchiere di troppo …ha intonato alcune canzoni rendendo omaggio con la sua simpatia agli sposi e inondando di simpatia i presenti; poi è stata la volta d’un amico che conosco da tempo,esibendosi in una storica parodia di Renato Zero  attraverso la mimica che ha reso da subito l’atmosfera divertente e simpatica. E’ toccato poi ad un ometto con la bombetta, un tipico personaggio che, per la sua personalità, ha fatto pensare ad una piacevole figura fiabesca, a quei racconti popolari d’un tempo passato. Era così rubicondo nel viso che faceva pensare altresì a quel famoso quadro di Teomondo Scrofalo “Il bevitore”! Ha incominciato ad inscenare un balletto particolare nel quale prorompeva tutta la sua allegria,il suo divertimento,la sua ebbrezza nell’accezione più ampia delle parola! Sembrava quasi una danza propiziatoria. Un matrimonio il cui “contagio” è stato l’allegria! Elemento che ha generato in tutti ed in special modo gli sposi  “Gioia”.Sentimento riconosciuto anche nelle Sacre Scritture (Cantico dei Cantici) quale sintesi di vera unione,di vero amore.

Ecco ciò che ho visto e ravvisato al matrimonio di Giuseppe e Giada: un sentimento nuovo, un nuovo “modus vivendi “ il matrimonio, che ha saputo congiungere gli sposi agli invitati in un’unica atmosfera quella dell’autentica della GIOIA. Auguri ragazzi!

Alberto Scalfari

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Attualità

Partiamo per non tornare: il Sud che si spopola e perde identità

Orgogliosi dei figli che lavorano al nord, ignoriamo il più grande processo di sradicamento della nostra terra, assimilabile a quanto accaduto con gli ulivi e la Xylella

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Parto (io generico). Mi lascio alle spalle, insieme a molti altri prima di me e insieme a me e probabilmente dopo di me, la mia terra. Saluto il mio mare, il mio sole e il calore dei miei affetti per costruire un futuro migliore.

È in corso il più grande e pericoloso processo di migrazione umana che il nostro Sud abbia conosciuto e sperimentato. È un’emigrazione maldestramente non definita come tale ma come “scelta lavorativa”, traducibile nella frase e nel pensiero comune, che spesso pronunciamo con latente e doloroso orgoglio: “Mio figlio lavora al Nord“. 

Partiamo per non tornare come i nostri nonni. Siamo la metafora vivente del processo di sdradicamento e snaturalizzazione che con freddo calcolo sta cancellando il nostro territorio. Siamo come i nostri ulivi, attaccati dal batterio  della Xylella e privati della nostra linfa vitale e della nostra identità.

Perdiamo, vittime di un processo costruito e programmato, la nostra identità, la nostra storia, le nostre secolari e storiche radici per rinascere come sotto nuova identità; non più ulivi secolari ma nuovi e produttivi alberi da frutto o leccini.

Ci arrabbiamo e protestiamo contro l’illuminismo scientifico (o presunto tale) che ci suggerisce di vaccinarci, reclamiamo libertà e dignità nel mentre facciamo convergere il nostro risentimento nella direzione programmata. È la rabbia del nuovo proletariato alienato e spersonalizzato, globalizzato attraverso le strade ferrate e i cieli delle nostre mete che nessuno osa definire tale.

Descriviamo l’immigrato come altro da noi e lo immaginiamo come diverso da noi. Eppure anche noi lo siamo. La nostra è un’emigrazione certamente più gentile e bieca. Non avviene sulle navi della tratta umana, anch’essa dogmaticamente giustificata e promossa dalle logiche economiche, del guadagno e dello sfruttamento e definita “accoglienza”.

Eppure siamo la generazione che guarda al futuro rinnegando la filosofia inutile e la vetusta storia, la poesia e l’arte. Investiamo nei laboratori ma con prudenza nell’innovazione. E così ci allontaniamo sempre più dal pensiero attivo e dalla sua pericolosità. Non pensiamo più e dunque non siamo più; viviamo gioiosi di una vita diversa.

Eugenia Leone

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